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1947: le Nazione Unite non avevano la competenza per dividere la
Palestina
Henry Cattan, Traduzione dal francese di
resistenze.org
Centro di Cultura e Documentazione Popolare,
15 febbraio 2009
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novembre 1947: il complotto internazionale contro la Palestina
Traduzione del capitolo
6 del libro di Henry Cattan, The Palestine Question,
Croom Helm, London, New York, Sydney; 1988, Henry Cattan;
pagine: 32-40.
Henry Cattan altri non è
che il portavoce dell'Alto comitato arabo che rappresentò il
popolo della Palestina durante il dibattito che si articolò
sulla questione della Palestina alle Nazioni Unite nel 1947.
La Palestina e le Nazioni Unite
Nella sua lettera al
Segretario generale delle Nazioni Unite datata 2 aprile 1947,
il governo britannico chiese che la Questione palestinese
fosse iscritta all'ordine del giorno della successiva sessione
dell'Assemblea Generale, durante la quale sarebbe stata
chiamata a pronunciare delle raccomandazioni, secondo
l'articolo 10 della Carta, sul futuro politico della
Palestina. Una sessione speciale dell'Assemblea Generale per
trattare questo problema venne fissata per il 28 aprile 1947.
Cinque stati arabi,
Egitto, Iraq, Siria, Libano e Arabia Saudita chiesero al
Segretario Generale di includere all'ordine del giorno della
sua sessione speciale, la fine del mandato sulla Palestina e
la dichiarazione della sua indipendenza.
Il Mandato si conclude con lo scioglimento della Società delle
Nazioni
Dobbiamo considerare che
il mandato sulla Palestina era oramai legalmente giunto alla
sua conclusione a seguito dello scioglimento della Società
delle Nazioni (SDN) nell'aprile 1946. Il mandato era
esercitato in quanto potere tutelare sotto l'egida della SDN.
In una risoluzione adottata nella sua ultima riunione, il 18
aprile 1946, la SDN ricordava che l'articolo 22 della
Convenzione inerente ai territori posti sotto mandato,
garantiva: il principio al benessere e allo sviluppo dei loro
abitanti nei termini di un sacro impegno civilizzatore, e
riconosceva anche che, al termine dell'esistenza della SDN, le
sue funzioni relative ai mandati sarebbero state destinate a
concludersi. La SDN registrò le intenzioni dei suoi membri che
amministravano i territori sotto mandato di continuare ad
amministrarli per il benessere e lo sviluppo delle relative
popolazioni fino a che si fossero trovate le idonee
sistemazioni tra le Nazioni Unite e le potenze mandatarie
conformemente alla Carta delle Nazioni Unite. Alcuni paesi
sotto mandato dichiararono la loro intenzione di concludere
degli accordi di amministrazione secondo la Carta, ma la
delegazione egiziana spiegò che il mandato si era concluso con
lo scioglimento della SDN e, per tanto, la Palestina non
sarebbe potuta essere posta sotto amministrazione.
I
procedimenti alle Nazioni Unite nel 1947: il piano di
spartizione della Palestina
Quando la questione
della Palestina fu discussa alle Nazioni Unite nel 1947, gli
ebrei ed i palestinesi furono invitati ad esporre i loro punti
di vista. I primi, rappresentati dal rabbino Hillel Silver,
chiesero la ricostituzione del focolare nazionale ebraico in
Palestina conformemente alla Dichiarazione di Balfour, facendo
riferimento al martirio degli ebrei durante la seconda guerra
mondiale e lanciando un appello per lo stabilimento di uno
stato ebraico in Palestina. L'autore di queste righe [Henry
Cattan, vecchio giurista ed avvocato in Palestina prima della
creazione di Israele, in Siria, in Giordania ed in Libano,
N.d.T.] presentò il punto di vista della Palestina in qualità
di portavoce dell'Alto comitato arabo che rappresentava il
popolo della Palestina. Si oppose al piano di spartizione e
sottolineò che gli arabi della Palestina avevano diritto alla
loro indipendenza sulla base della Carta e dei loro diritti
naturali ed inalienabili.
Gli stati arabi
spiegarono che l'unica soluzione per le Nazioni Unite
consisteva nel riconoscimento della fine del mandato insieme
all'indipendenza della Palestina. Tuttavia, a seguito delle
manovre dei sionisti e dei loro amici, la proposta araba non
ottenne la maggioranza richiesta. Al suo posto, l'Assemblea
Generale costituì il 15 maggio 1947 un Comitato speciale sulla
Palestina (UNSCOP) per redigere un rapporto sulla Questione
della Palestina da sottoporre alla successiva sessione.
Tuttavia, i palestinesi boicottarono l'UNSCOP e non
parteciparono alle sue inchieste. L'UNSCOP propose due piani,
uno maggioritario, l'altro di minoranza. Il piano
maggioritario prevedeva la fine del mandato e la spartizione
della Palestina, la creazione di uno stato arabo e di uno
ebraico, con un'unione economica tra loro ed un corpus
separatum per la città di Gerusalemme, che sarebbe stata
posta sotto regime speciale internazionale amministrato dalle
Nazioni Unite. Anche il piano minoritario contemplava la fine
del mandato, ma proponeva la creazione di uno stato federale
che avrebbe compreso uno stato arabo ed ebraico con
Gerusalemme come capitale della federazione. Durante il
dibattito che ne seguì, gli arabi rigettarono la proposta di
spartizione, considerando il problema della competenza o
potere delle Nazioni Unite di raccomandare la spartizione
della loro patria in due stati e di conseguenza violare la sua
integrità territoriale. Sollevarono anche la questione della
nullità della Dichiarazione di Balfour e del mandato. Il
Sotto-comitato II per la Commissione ad hoc sulla Questione
della Palestina raccomandò che questi punti fossero sottoposti
al parere della Corte Internazionale di giustizia. Tuttavia,
questa raccomandazione così come le numerose richieste degli
arabi di sottoporre tali punti alla Corte Internazionale di
giustizia furono scartate dall'Assemblea Generale.
L'opposizione degli ebrei alla spartizione
La spartizione della
Palestina fu rigettata non solo dagli arabi palestinesi ma
anche dagli ebrei ortodossi nativi della Palestina, che
avevano vissuto in buoni rapporti con i loro vicini arabi. In
effetti, il concetto di focolare nazionale ebraico era
estraneo agli ebrei ortodossi originari della Palestina.
Ronalds Storrs, il primo governatore britannico della
Palestina, scrisse: "I religiosi ebrei di Gerusalemme e di
Hebron ed i Sefarditi si opponevano violentemente al sionismo
politico". Opposizione anche per gli uomini politici ebrei. Le
più notevoli opposizioni tra quante osteggiavano la
spartizione erano di Sir Herbert Samuel, il primo Alto
commissario in Palestina, e J. L. Magnes, presidente
dell'Università ebraica di Gerusalemme. I due si opponevano al
fatto che la Dichiarazione di Balfour potesse condurre ad uno
stato ebraico. In un discorso alla Camera dei Lord il 23
aprile 1947, Sir Herbert Samuel, allora Visconte Samuel,
disse: "Non sostengo la spartizione, perché, data la mia
possibilità di conoscere il paese, ciò sembra essere
geograficamente impossibile. Questo creerà altrettanti
problemi di quanti ne potrebbe risolvere". Nella sua
deposizione davanti al Comitato anglo-americano d’inchiesta
sulla Palestina, J. L. Magnes dichiarò: "Gli arabi possiedono
importanti diritti naturali in Palestina. Sono stati là per
secoli. Le tombe dei loro antenati sono là. Ci sono tracce
della cultura araba in ogni angolo. La Moschea di El-Aqsa è la
terza moschea sacra dell'Islam…".
In un memorandum
all'UNSCOP datato 23 luglio, L. J. Magnes spiegava la sua
opposizione alla spartizione in questi termini: "Ci viene
chiesto il perché della nostra opposizione alla spartizione
della Palestina… Pensiamo che una vera separazione sia
impossibile. Ovunque vogliate mettere i confini dello stato
ebraico, ci sarà sempre una minoranza araba molto grande… è
impossibile tracciare dei confini soddisfacenti dal punto di
vista economico… Più lo stato ebraico è grande, più
l'esistenza economica dello stato arabo risulta impossibile"…
"Se l'obiettivo è di
promuovere la pace, delle frontiere accettabili non possono
essere determinate. Laddove porrete queste frontiere,
troverete personalità radicali dai due lati della frontiera.
Le posizioni radicali conducono quasi sempre alla guerra… C'è
chi dice che dobbiamo accettare la spartizione adesso, perché
'le frontiere non sono eterne’… In altri termini, la Palestina
ebraica frazionata potrebbe essere il primo passo di una
futura conquista di tutto il paese".
"Molti ebrei sono a
favore della spartizione…Però, ci sono molti ebrei, siano
moderati oppure estremisti, religiosi o no, che si oppongono…
Imporre la spartizione potrebbe essere un'impresa rischiosa"
"Per tutte queste
condizioni, troviamo strano che nessuno pretenda una
spartizione che sia, almeno per quanto lo riguarda,
definitiva. Ci sembra non essere altro che l’inizio di una
guerra reale… forse tra ebrei, e di una guerra tra ebrei ed
arabi".
Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica appoggiano la spartizione
Benché l'ambizione
sionista di creare uno stato ebraico non fosse condivisa da
tutti gli ebrei, i sionisti mobilitarono tutte le loro forze
per garantire un voto delle Nazioni Unite favorevole alla
spartizione. Riuscirono a portare dalla loro parte Harry
Truman, presidente degli USA, che per ragioni elettorali
legate al voto ebraico impiegò la sua immensa influenza per
convincere parecchi membri delle Nazioni Unite a votare in
favore della spartizione. Anche l'Unione Sovietica ha favorito
la spartizione essenzialmente per due ragioni: in primo luogo
per mettere fine all'amministrazione britannica in Palestina
e, secondariamente, per il fatto che la grande maggioranza
degli emigranti ebrei in Palestina veniva da Unione Sovietica,
Polonia ed Europa centrale, e sperava in uno stato ebraico suo
alleato in Medio Oriente. Sotto l'influenza congiunta di Stati
Uniti, Unione Sovietica, e dei loro satelliti, l'Assemblea
generale adottò il 29 novembre 1947 la Risoluzione 181 (II)
per la spartizione della Palestina in uno stato arabo ed uno
stato ebraico, con 33 voti a favore, 13 contro e 10
astensioni. Il Regno Unito si astenne. I voti contrari erano
quelli degli stati arabi: Egitto, Iraq, Libano, Arabia
Saudita, Siria e Yemen; di quattro paesi musulmani:
Afghanistan, Iran, Pakistan, Turchia; più Cuba, Grecia e
India.
Le frontiere tra i due
stati furono fissate nella risoluzione. Secondo queste, la
superficie dello stato arabo avrebbe dovuto essere di 11.800
km² cioè il 42% della superficie totale della Palestina,
mentre allo stato ebraico sarebbero andati 14.500 km² che
rappresentano il 57% della Palestina. Inoltre, la risoluzione
ha previsto un corpus separatum per la città di
Gerusalemme che sarebbe stata sottoposta ad uno speciale
regime internazionale sotto l’amministrazione delle Nazioni
Unite. La risoluzione stipulava inoltre la formazione di
un’unione economica tra i due stati dal momento che, senza di
essa, la spartizione avrebbe reso lo stato arabo
irrealizzabile.
Era stato previsto che
questi due stati ed il regime speciale di Gerusalemme
avrebbero visto la luce due mesi dopo la fine dell'evacuazione
delle forze armate mandatarie. Nel dicembre 1947, il governo
britannico informò le Nazioni Unite che il 15 maggio 1948
avrebbe messo fine al mandato e ritirato le sue forze. Il
ruolo giocato dagli USA e dall'Unione Sovietico
nell’influenzare il voto in favore della spartizione è stato
riconosciuto dal Dipartimento di stato americano nel Rapporto
del suo staff di programmazione politica riguardo
l'atteggiamento degli USA nei confronti della Palestina, in
data 19 gennaio 1948. Questo rapporto dice in sostanza: "Gli
USA e l'URSS hanno giocato un ruolo determinante nel voto
favorevole alla spartizione. Senza la leadership americana e
le pressioni che sono state esercitate nel corso delle
deliberazioni sulla Palestina, la maggioranza dei due-terzi
necessari al voto non si sarebbe ottenuta… E’ stato dimostrato
che le personalità e le organizzazioni americane non
governative, ivi compresi i membri del Congresso, soprattutto
alla fine della sessione dell'Assemblea, hanno esercitato
pressioni su diversi delegati stranieri e sui loro governi per
spingerli a sostenere l'atteggiamento degli USA sulla
Questione palestinese. Prove a questo riguardo sono presenti
in allegato"
Malgrado gli USA abbiano
sostenuto la spartizione della Palestina e la creazione dello
stato ebraico, sarebbe importante per la storia segnalare le
voci dissonanti di almeno tre alti rappresentanti
dell'amministrazione americana. James Forrestal, segretario
alla Difesa, condannò nei suoi memoriali le manovre utilizzate
per assicurare il voto favorevole alla spartizione. Forrestal
affermava che "la nostra politica palestinese è stata dettata
da sordide mire politiche"… Warrin Austin, rappresentante
americano alle Nazioni Unite, si oppose alla spartizione nelle
discussioni con la sua delegazione. Questo documento lo
attesta: "In linea col principio dichiarato degli USA di
sostenere le Nazioni Unite nella difesa dell’indipendenza e
dell’integrità politica, l'ambasciatore Austin non vedeva come
fosse possibile tagliare un pezzo di terra per farne uno stato
partendo da un territorio esso stesso troppo piccolo per uno
stato. Pensava che un simile stato si sarebbe di certo dovuto
difendere per sempre con le baionette, fin quando sarebbe
morto nel sangue. Gli arabi, sosteneva, non avrebbero mai
accettato al loro interno uno stato così piccolo".
Una critica più severa
al piano di spartizione della Palestina è stata espressa da
Lord Henderson, direttore dell'Ufficio del Medio Oriente e
degli Affari africani al Dipartimento di Stato. In una
relazione al Segretario di stato del 22 settembre 1947,
criticò il rapporto di maggioranza dell'UNSCOP che sosteneva
la spartizione, dichiarando che non era negli interessi degli
USA sostenere il piano di spartizione o la creazione di uno
stato ebraico. Fece riferimento all'inchiesta del Comitato
anglo-americano che non appoggiava la spartizione. Loy
Henderson proseguiva affermando: "Non abbiamo obblighi nei
confronti degli ebrei per creare uno stato ebraico. La
Dichiarazione Balfour ed il mandato non prevedevano uno stato
ebraico, ma un focolare nazionale ebraico". Sottolineò inoltre
che la spartizione sarebbe avvenuta "in totale violazione di
diversi principi previsti nella Carta, come dei principi su
cui si basano le idee americane di politica".
Nullità della risoluzione di spartizione
Sulla Risoluzione che
decise la spartizione pesano grossolane irregolarità che
possono essere riassunte nel seguente modo:
1) Non competenza
dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella divisione
della Palestina. Le Nazioni Unite non avevano alcuna sovranità
sulla Palestina, né il potere di privare il popolo della
Palestina del diritto all'indipendenza su tutta la propria
patria, come di lederne i diritti nazionali. Da allora, la
risoluzione delle Nazioni Unite per la spartizione della
Palestina non possiede alcun valore, nel diritto o nei fatti,
così come riconosciuto da numerosi ed eminenti giuristi. P. B.
Potter ha notato che "Le Nazioni Unite non hanno alcun diritto
di stabilire una soluzione in Palestina…" […]
2) Ingiustizia per il
rifiuto da parte dell'Assemblea Generale nei riguardi di
numerose istanze di sottoporre al parere della Corte
Internazionale di giustizia le questioni dell'incompetenza
dell'Assemblea Generale o dell'illegalità della Dichiarazione
di Balfour, o del Mandato. P. B. Potter ha notato che tale
diniego "tende a confermare la violazione della legge
internazionale". Questa trasgressione costituisce una
negazione della giustizia che ha svuotato la Risoluzione sulla
spartizione di ogni valore giuridico".
3) Violazione
dell'articolo 22 della Convenzione della SDN che riconosceva
provvisoriamente l'indipendenza del popolo palestinese e
prendeva in considerazione un mandato temporaneo sulla
Palestina con l’obiettivo di indirizzare i suoi abitanti verso
una totale indipendenza.
4) Violazione della
Carta delle Nazioni Unite e del principio di
autodeterminazione del popolo della Palestina.
5) Violazione dei più
elementari principi di democrazia, ignorando in modo flagrante
la volontà della maggioranza degli abitanti originari, che si
opposero alla spartizione della Palestina.
6) Influenza illegittima
esercitata dall'amministrazione americana, e personalmente dal
presidente degli USA, per garantire il voto dell'Assemblea
Generale in favore della spartizione.
7) Palese ingiustizia
del piano di spartizione.
Da un lato, più di mezzo
milione di palestinesi sarebbero stati assoggettati al potere
ebraico in uno stato ebraico per opera degli immigrati portati
in Palestina contro la volontà delle popolazioni d’origine.
Come delineato nel piano di spartizione, la popolazione del
prospettato stato ebraico consisteva in 509.780 musulmani e
cristiani e 499.020 ebrei. Secondo le statistiche fissate dal
governo palestinese, alla fine del Mandato gli ebrei
possedevano 1.491.699 dunums di terra (1 dunum equivale a
1000m²) su un totale di 26.323.023 dunums, che rappresentano
la superficie della Palestina, ovvero il 5,66%. Questo è stato
riconosciuto da David Ben Gurion, allora Presidente
dell'Agenzia ebraica e più tardi Primo ministro di Israele,
nella sua testimonianza davanti all'UNSCOP nel 1947. Ha
dichiarato: "Gli arabi possiedono il 94% della terra, e gli
ebrei solamente il 6%".
Malgrado ciò, gli ebrei,
che rappresentavano solo meno di un terzo della popolazione
totale della Palestina e che per la maggior parte erano
stranieri, hanno avuto diritto ad una porzione di territorio
dieci volte maggiore di quanto realmente possedevano. Questa
non si chiama spartizione, ma spoliazione.
Gli Stati arabi hanno
proclamato la loro opposizione alla Risoluzione di spartizione
perché la considerarono una violazione della Carta e
illegittima. I palestinesi rigettarono anche la spartizione
della loro patria, mentre gli ebrei la accettarono "con
riserva". I palestinesi e gli arabi sono stati accusati in
generale di intransigenza, di mancanza di spirito di
compromesso e di errore a causa del loro rifiuto della
spartizione, mentre gli ebrei sono stati lodati per il loro
atteggiamento conciliante e per la loro stessa accettazione "a
malincuore"della spartizione. Questa critica è stata confutata
da un osservatore neutrale nella persona di J. Bowyer Bell in
questi termini: "È troppo facile parlare a posteriori degli
errori degli arabi, delle loro opportunità fallite, della loro
intransigenza. È tuttavia troppo facile chiedere ad altri di
dare la metà del loro pane. Le argomentazioni degli arabi sono
sicuramente giustificate … Semplificata, la posizione dei
sionisti appare come quella di coloro che, di fronte al
dilemma palestinese, propongono di tagliare la mela in due,
mentre gli arabi vorrebbero averla per intero. Così ingenuo,
così furbo, tuttavia, quest’argomento finisce per spingere il
punto di vista arabo verso il lato sbagliato. La cosa più
grave in tutto ciò, è che ha ben funzionato".
La Risoluzione sulla
spartizione potrebbe sembrare ad alcuni come un tipico
giudizio salomonico. Per tanto, quando il re Salomone fu
chiamato a dare il suo giudizio sulla disputa tra due donne
che reclamavano entrambe lo stesso bambino, ordinò di
tagliarlo in due, per "darne metà ad una e metà all’altra" (1
Re 3,25). Con ciò egli volle solamente fare esplodere la
verità e conoscere la vera madre del bambino. Quando riuscì
nel suo intento, ordinò di non sacrificare il bambino ma di
renderlo alla sua vera madre. Ma nel caso della Palestina, la
saggezza del re Salomone non è stata applicata, e la Palestina
è stata tagliata effettivamente in due e da allora, difatti,
non ha più smesso di sanguinare.
Articolo originale:
www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2009-01-01%201
0:26:23&log=lautrehistoire
Link alla traduzione :
www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9b12-004499.htm
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/1947ONUnoncompetente.htm
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