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IL GIUDEO-CRISTIANESIMO
Agobardo
SiSi-NoNo, N° 19,
del 15
Novembre 2007
Ubi Veritas et
Iustitia, Ibi Caritas
GIUDEO-CRISTIANI E GIUDAIZZANTI
Oggi si parla molto (e a sproposito) di
origini giudaico-cristiane dell’ Europa. Dal punto di vista
teologico e di fede (dacché sine Fide non remanet
theologia) tale termine è erroneo e contraddittorio in
se stesso (è come parlare di un cerchio-quadrato). Cerchiamo
di vedere che cosa ci dice la Rivelazione, la Patristica e
il comune insegnamento dei teologi ed esegeti approvati su
questo argomento.
Il
termine “giudeo-cristiani” alle origini del
Cristianesimo si applica in senso stretto ai “cristiani nati
ebrei, i quali ritenevano che la Legge cerimoniale
dell’Antico Testamento non fosse abrogata e sono entrati
così in conflitto non solo con san Paolo ma con il
Cristianesimo stesso”. Mentre la parola “giudaizzanti”
etimologicamente indica “i pagani convertiti al
Cristianesimo che imitavano i costumi ebraici […] e
ritenevano obbligatoria per salvarsi l’osservanza, totale o
parziale, della Legge [cerimoniale] mosaica; di fatto, però,
furono quasi tutti cristiani di sangue ebraico”.
Le
pretese giudeo-cristiane si fondavano – materialmente ed
erroneamente – sulle promesse fatte da Dio ad Abramo e ai
Patriarchi, sul fatto che il Messia, nato dalla razza
ebraica, avrebbe stabilito sulla terra un regno, il quale
era quello di Israele, e che Cristo era venuto per compiere
la Legge dell’antico Israele. Il giudeo-cristianesimo (di
cui si parla tanto oggi, teologicamente e politicamente,
senza definirne il significato) voleva così “ricalcare il
Cristianesimo sul giudaismo, chiedendo ai popoli di
affiliarsi – tramite la circoncisione [e le altre osservanze
della Legge cerimoniale] – alla nazione ebraica. Inoltre i
proseliti o convertiti dal paganesimo, secondo i
giudeo-cristiani, sarebbero stati cristiani di seconda
serie, con un’ inferiorità ontologica nell’ordine della
salvezza.
Dio
stesso intervenne visibilmente a dirimere la gravissima
questione affinché la Chiesa rispondesse immediatamente e
fermamente a quest’insidia che minacciava di soffocare
l’universalità della Redenzione.
COME IL GIUDEOCRISTIANESIMO FU ESPULSO DALLA CHIESA
a) Il
battesimo del centurione romano Cornelio (Atti X-XI)
Un
angelo appare in Cesarea al pio centurione Cornelio della
coorte Italica perché invii dei messi in Joppe a Simone
soprannominato Pietro. Questi, intanto, rapito in estasi,
vede calare dal cielo un grande lenzuolo contenente animali
di ogni specie, inclusi quelli dichiarati impuri dalla Legge
mosaica; una voce gli ordina: “Uccidi e mangia!”, ma
Pietro protesta: “Non sia mai, o Signore! Nulla, infatti,
ho mai mangiato di profano e d’impuro”. La voce gli
replica: “Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo
impuro”. La visione si ripete tre volte, ma resta un
mistero per Pietro finché non giungono i messi del
centurione Cornelio. Egli li segue e non esita ad entrare
nella casa di questo incirconciso dicendo: “Voi sapete
come è illecito ad un giudeo l’unirsi o accostarsi a uno
straniero, ma Dio mi ha insegnato a non chiamare profano o
impuro alcun uomo” e, quando sa dell’angelo apparso a
Cornelio, esclama: “In verità, io riconosco che Dio non
fa distinzione di persone, ma in ogni nazione chi lo teme e
opera la giustizia è accetto a Lui!”. Mentre Pietro
annunzia il perdono dei peccati per chiunque crede in Nostro
Signore Gesù Cristo, lo Spirito Santo discende sugli
incirconcisi che lo ascoltano con grande stupore dei “fedeli
della circoncisione”, cioè dei cristiani provenienti dal
giudaismo venuti con Pietro e questi domanda loro: “Può
alcuno mai negare l’acqua del Battesimo a questi che
ricevettero lo Spirito Santo come noi?”.
L’episodio di Cornelio attesta che dei pagani sono entrati,
per ordine di Dio, nella Chiesa senza passare per la
circoncisione e quindi per la Sinagoga. Si può essere
cristiani senza essere ebrei di sangue (giudeo-cristiani) e
senza neppur sottomettersi al cerimoniale ebraico
(giudaizzanti). L’antica Legge è stata abrogata, il “muro di
separazione” (Ef., II, 14) tra ebrei e gentili è
caduto, la Chiesa è aperta a tutti, senza distinzione o
primati di razza, non ci sono “fratelli maggiori” o minori,
ontologicamente parlando.
b) Il
Concilio di Gerusalemme (Atti, XV; Gal. II,
1-10)
«Quando
Pietro fu risalito a Gerusalemme, i [cristiani]
venuti dalla circoncisione si misero a litigare con lui
dicendo:“Sei entrato da uomini incirconcisi e hai mangiato
con loro”». Udito, però, da Pietro l’ intervento divino
“si calmarono e glorificarono Dio dicendo: “Dunque anche
ai Gentili Dio ha concesso il ravvedimento e la vita”.
Quando, però, Barbara e Paolo compiono nuove e numerose
conquiste tra i pagani, il fermento si riaccende più vivo: «alcuni,
venuti dalla Giudea, presero a insegnare ai fratelli: “Se
non venite circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete
salvarvi”». Ne nasce “non piccolo contrasto” con
Paolo e Barnaba, i quali salgono a Gerusalemme affinché gli
Apostoli definiscano tale questione. Ha luogo così il primo
concilio nella storia della Chiesa, il quale, fondandosi sul
battesimo di Cornelio e della sua famiglia (“Dio… ha
sentenziato a loro favore dando loro lo Spirito Santo
siccome a noi, e non ha fatto differenza alcuna fra noi e
loro purificando con la fede i loro cuori”)
riconobbe ai gentili la libertà di entrare nella Chiesa,
senza passare per il giudaismo; essi non sarebbero neppure
stati dei “fratelli minori”, né minorati, ossia non
avrebbero avuto un rango secondario nella Chiesa.
c)
L’incidente di Antiochia (Gal. II, 11-21)
Pietro, venuto in Antiochia mangia con i cristiani
provenienti dal paganesimo. Ma poi, giunti alcuni
giudeo-cristiani da Gerusalemme, se ne astiene “per
timore dei circoncisi” e attira nella “sua
simulazione” anche Barnaba ed altri Giudei, quasi che
essi si credessero ancora obbligati dalle osservanze legali
mosaiche. Paolo, mosso da zelo apostolico, in pubblica
adunanza rimprovera a Pietro l’incoerenza della sua
condotta. Noi – egli dice in sostanza – benché Giudei di
origine, sapendo che per la salvezza a nulla giovano le
osservanze della Legge mosaica, ma è necessaria la fede,
abbiamo creduto in Gesù Cristo lasciando le osservanze
legali. Come possiamo, dunque, obbligare i Gentili alle
osservanze che noi abbiamo con ragione lasciate? Se noi
ritornassimo alla Legge, dicendo che essa è necessaria alla
salvezza, noi riedificheremmo ciò che prima abbiamo
demolito, e con ciò stesso ci riconosceremmo colpevoli di
trasgressione. No – conclude l’Apostolo – io non voglio
render vana la grazia che Dio ci ha fatta in Gesù Cristo,
perché se tornassi alla Legge mosaica come se essa potesse
salvarmi, Gesù Nostro Signore sarebbe morto invano.
I
cristiani, provenienti dal paganesimo, dunque, si salvano
senza obbligo di sottomettersi alla Legge cerimoniale
mosaica; basta la fede in Gesù Cristo e la carità (le buone
opere). Anche i cristiani, provenienti dal giudaismo, si
salvano per la medesima via, né il sangue conferisce loro
una dignità ontologica maggiore. San Paolo insegna che “la
circoncisione è nulla” (Gal. VI, 15) e che ciò
che salva è “la fede che agisce mediante la carità” (Gal.
V, 6).
Così
il giudeo-cristianesimo fu espulso dalla Chiesa, mentre oggi
si cerca di farvelo rientrare con la teoria dei “fratelli
maggiori”, dell’Antica Alleanza “mai revocata”, delle radici
“giudaico-cristiane” dell’Europa e facendo celebrare ai
poveri fedeli sprovveduti la Pasqua giudaica in diverse
parrocchie cattoliche. Occorre fare attenzione perché il
vecchio errore non si riproduca. La “catastrofe” (in ebraico
shoah) più grande sarebbe proprio il ritorno del
“giudeo-cristianesimo” o la “nuova giudaizzazione”della
Chiesa. Non bisogna perciò dimenticare la dottrina
apostolica e occorre mantenere alta la guardia e riprovare
ogni forma di discriminazione di stampo
giudaico-cristianista, che sarebbe, in quanto particolarismo
razzista, un vero peccato contro l’umanità intera a favore
di una nazione o di un popolo. San Paolo nell’epistola ai
Romani insegna che “il ruolo d'Israele è oramai finito. Dio,
irritato dalla sua condotta, l’ha abbandonato. Verrà un
tempo in cui un resto d’Israele si salverà. Ora le promesse
divine passano ai gentili”.
IL GIUDEO-CRISTIANESIMO NELLA DIVINA RIVELAZIONE
La dottrina sul pericolo del giudeo-cristianesimo è esposta
specialmente nelle Epistole di san Paolo. Questi nel suo
secondo viaggio apostolico (nel 50 circa) arrivò nella
Galazia del nord (con capitale Ankara). Ritornandovi tre
anni dopo, si accorse che coloro che aveva evangelizzato nel
primo incontro, si “erano lasciati abbindolare dai fanatici
giudeo-cristiani, abbracciando le pratiche del giudaismo
(circoncisione, ecc.) quasi necessarie alla salvezza”.
Dunque, da Efeso (nel 54 circa) s. Paolo – divinamente
ispirato - scrive loro confutando gli errori del
giudeo-cristianesimo e dei giudaizzanti.
Nell’Epistola ai Galati insegna: “Mi meraviglio che
così presto vi siete allontanati da Colui che vi ha chiamato
nella grazia di Cristo, passando ad un vangelo diverso…,
vi sono alcuni che gettano lo scompiglio in mezzo a voi e si
propongono di stravolgere il Vangelo di Cristo. Ora se anche
un Angelo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che
noi stessi vi abbiamo annunciato, sia anatema!” (I, 6-8).
I
Padri, i Dottori e gli esegeti approvati nella Chiesa
spiegano in tal senso il passaggio paolino: i giudaizzanti
disertano e abbandonano il Vangelo di Cristo, predicato dai
suoi Apostoli, per aderire ad un altro vangelo contrapposto
a quello cristiano. Il giudeo-cristianesimo vuole disertare
o abbandonare Dio, che chiama gli uomini nella grazia
ottenutaci da Cristo con la sua Passione e morte, e
rimpiazzarlo con l’osservanza delle cerimonie legali
antiche. La salvezza, invece, si ottiene solo grazie alla
fede in Cristo (vivificata dalla carità). I giudaizzanti
sono bestemmiatori e votati alla dannazione; tal è, infatti,
il significato dell’anatema (v. 8) equivalente all’herem
ebraico, che designava gli scomunicati come votati alla
perdizione per motivi religiosi. Neppure un Apostolo e s.
Paolo stesso potrebbe sfuggire alla dannazione, se
predicasse il contro-vangelo giudeo-cristiano.
Nel capitolo II ai versi 3-4, l’Apostolo ricorda che nel 50
circa era salito al concilio apostolico di Gerusalemme
assieme a Tito, il quale, essendo greco, non era circonciso.
I giudaizzanti gridarono allo scandalo, poiché la presenza
di un incirconciso a Gerusalemme e ad un concilio era
ritenuta da loro intollerabile e quindi chiesero che fosse
circonciso. Ma Paolo vi si oppose recisamente perché Nostro
Signore Gesù Cristo ci ha liberati dalla schiavitù della
Legge mosaica: “Ad essi noi non cedemmo neppure un istante
affinché si conservasse intatta la verità del Vangelo”.
L’Apostolo qualifica i giudaizzanti come “falsi fratelli
intrusi” (v. 4), [non maggiori], “che si erano
infiltrati per attentare alla libertà nostra, che
abbiamo in Gesù Cristo, e renderci schiavi” (v. 4). Il loro
scopo, cioè, era d’imporre la Legge giudaica come necessaria
alla salvezza, negando così valore alla grazia che rende
liberi dal peccato in Gesù Cristo. I cristiani giudaizzanti
più che a Cristo credevano al vecchio cerimoniale mosaico,
ma l’antico cerimoniale è oramai – con l’avvento di Gesù –
incapace di santificare; esso è stato rimpiazzato dalla
grazia di Cristo in virtù dei Suoi meriti: “Se la
giustificazione vien dalla Legge cerimoniale [mosaica],
certamente Gesù è morto invano o senza scopo” (v. 21). Il
giudeo- cristianesimo è l’annullamento radicale e totale del
Sacrificio di Gesù e della grazia cristiana che ne
deriva; in breve è l’apostasia e la distruzione del
Cristianesimo apostolico: “Se vi lasciate circoncidere,
Cristo non vi gioverà a nulla” (V, 2).
* * *

È
evidente che, propriamente parlando, l’Europa non ha “radici
giudeo-cristiane”, ma ha radici cristiane semplicemente. Né
ha solo “radici”, perché l’albero del Cristianesimo, sempre
in piedi e vitale, continua a produrre foglie, fiori e
frutti per le anime di buona volontà, malgrado l’apostasia
degli Stati e delle istituzioni pubbliche e malgrado che
questa apostasia abbia finito con l’investire ai nostri
giorni anche parte del mondo cattolico.
È
altresì evidente che il Cristianesimo è per sua natura
universale e, pur avendo difeso questa sua universalità
dall’insidia del giudeo-cristianesimo, resta nondimeno
aperto a tutti, inclusi gli ebrei che credono in Cristo e
attendono la loro salvezza dai Suoi meriti, e non dalla
razza e dalle pratiche giudaiche.
Agobardo
SiSi-NoNo, N° 19,
del 15
Novembre 2007
I
testi dei Padri possono essere consultati in
Cornelius A Lapide,
Commentarii in Sacram Scripturam. Epistolas sancti Pauli
Apostoli, Amsterdam,
1681; come pure in
san Tommaso d’aquino,
Super Epistolas Sancti Pauli Lectura, 2 voll.,
Torino, Marietti, 1951.
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