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Riflessione ed analisi della manifestazione in Campidoglio
indetta dal “Riformista”.
mercoledì 4 giugno 2008
Raccolgo qui in maniera possibilmente ordinata impressioni
raccolte dal vivo ed ancora fresche. Tornato a piedi dal
Campidoglio a casa, ho trovato nella mia posta la richiesta
di un Lettore che mi chiedeva un commento dei resoconti del
TG. Era indignato e voleva una mia analisi dei servizi
giornalistici di stato. Gli ho risposto che mi sono goduto
lo spettacolo dal vivo e che perciò non avevo potuto vedere
i telegiornati. Data l'ora tarda, ho promesso al Lettore che
avrei scritto sull’evento appena alzato, di prima mattina.
Certo di avere almeno un Lettore voglioso dei particolari
dell’evento, dedico proprio a lui la ricostruzione e
testimonianza oculare che segue e che andrò via via
rielaborando alla bisogna, corredando il testo con le
numerose foto originali da me scattate con la mia Canon Ixus
55, ma soprattutto tentando di comprendere un evento
indubbiamente intriso di “pura ipocrisia”: non sono mie
parole, ma di Francesco Cossiga che ormai all'apice della
sua carriera politica può permettersi di parlare senza
riguardi e senza peli sulla lingua. Nel frattempo, chi legge
e freme di sdegno, se vuole fa sempre in tempo ad aderire al
Contrappello, cliccando
qui e seguendo il percorso. Non vi è dubbio che la
manifestazione è stata programmata a tavolino da tempo: come
quando (ma anche prima) nella “Casa Rosa” gli Undici di cui
parla Ilàn Pappe progettarono la pulizia etnica. Poiché la
vanità è spesso più forte della prudenza, in piazza del
Campidoglio si sono contesi, fra Antonio Polito e Riccardo
Pacifici, la palma di chi andasse il “maggior merito” della
manifestazione. Noi li gratifichiamo con un ex aequo.
Chiaramente ciò che per Politi e Pacifici è un merito
costituisce per me un demerito come pure son certo per i
palestinesi di Gaza e dei campi profughi sorti dalla Nakba
in poi, per non parlare poi di tutto il popolo
iraniano, certamente non rappresentato dai “dissidenti”
raccattati in piazza. Di certo, l’evento è stato pianificato
a tavolino seguendo una strategia e giocando sulla sorpresa
ed impreparano altrui: come per la Nabka. Ma come per la
Nabka noi abbiamo il tempo e la memoria per ricorda. Non è
però tardi per organizzare una “risposta” che non poteva
precedere quanto gli Ipocriti andavano tramando. Bisognava
aspettare che l'opera loro si compisse. Il tempo è giunto.
Ultim’ora. Non ho potuto vedere i telegiornali di
ieri sera, ma ho appena visto ed ascoltato il tg2 delle 13
ed il tg1 delle 13.30, dove pare sia disponibile la versione
integrale dell’intervista ad Ahmadinejad. Intanto posso
notare un’estrema e vergogna faziosità della tv di regime,
ben conscia di essere coperta dai suoi mandanti. A chi
presta un poco di attenzione salta subito agli occhi il
contrasto fra il cappello introduttivi dell’intervistatore
(tanto al tg1 quanto al tg2) e la dichiarazione
effettivamente resa dal presidente iraniano. Ho finora
sentito di terza e quarta mano fino allo spasimo una
dichiarazione di “distruzione” da parte di Ahmadinejad di
Israele. Cioè vi sarebbe stata una minaccia diretta,
presentata come tale da tutti i vertici della politica
italiana, in primis il politico dell’«ovviamente”,
Gianfranco Fini ora assurta alla ambita carica di Presidente
della Camera, ma non per questo divenuto più
rapprentativo, secondo l’accezione politologica data da
Sartori. Ahmadinejag ha detto nei due tg e ai due diversi
intervistatori che gli hanno posto la stessa domanda una
cosa ben diversa da quella che gli viene attribuita. Lo
stato di Israele è destinato ad estinguersi, ad implodere
per contraddizione interna, non a seguito delle minacce di
Ahmadinejag. Se ben si riflette e ci si documenta, si vedrà
che la critica di Ahmadinejad non è una cosa nuova rispetto
a quanto già si sapeva e soprattutto non è sostanzialmente
diversa da quella dell'ebreo tedesco Avraham Burg, che aveva
parlato di Stato alla nitroglicerina a proposito dello stato
“ebraico”, costruito cioè su un fondamento razziale, con
maggiore accentuazione di quel Blut und Boden (sangue
e suolo) che aveva caratterizzato l’ideologia nazista. A
rifiutare la natura “sionista” dello stato ebraico sono non
pochi ebrei, come ad esempio Ilàn Pappe, autore della
“Pulizia etnica della Palestina”, che i nostri politici che
ieri sera hanno parlato a vanvera farebbero bene a leggere
ed a confutare, ove ne siano capaci. È vergognosa
l’informazione di regime ed è evidente come si siat facendo
di tutto per indurre l'opinione pubblica italiana ad
accettare l’idea di una guerra all’Iran. Di quanto sia
servile questo genere di informazione ne ho avuto un
particolare conferma l'altro giorno, quando a proposito
della condanna dell'Italia da parte di Onu e Vaticano per
l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, uno
dei due tg (l’altro si è poi corretto) ha iniziato dando per
prima e con risalto la notizia della condanna proveniente
dal Vaticano e solo per seconda e con minore rilievo la
notizia della condanna dell’Onu. Questa è il nostro sistema
“democratico” di informazione, questo il regime che in
quanto “democratico” ci rende il più felice popolo di questa
terra, una felicità che i nostri politici non dobbiamo
trattenere egoisticamente tutta per noi, ma dobbiamo
esportare con le armi, esercvitando il “diritto di
ingerenza” (così ha detto il corpulento politico del PD di
cui mi sfugge ora il nome, forse Bellini, ma ne do qui sopra
la foto: lo stesso era gia presente alla manifestazione di
piazza Navona, organizzata dal “Riformista” insieme con i
radicali di Bordin, una coppia siamese). Non vi è dubbio che
l’informazione che sta passando sia quanto mai “sporca” e
che i cittadini che non vogliono trovarsi coinvolti in una
guerra debbano esercitare la massima e mobilitazione di cui
sono capaci: della Casta non vi è assolutamente di che
fidarsi.
In una
precedente occasione, nel febbraio 2007, di cui redassi
ampio articolo, poi non più terminato secondo il vasto
impianto progettato (in pratica un libro online), avevo
posto proprio a Polito in compagnia di Fini alla
presentazione di un libro di Ottolenghi, un quesito al quale
né Polito né Fini seppero rispondere. Il quesito he si può
ascoltare anche nella registrazione che ne fece allora radio
radicale e che ora torna di estrema attualità csuona era
consì congegnato:
chiarita la distinzione filosofica fra legalità (ad
esempio: mero riconoscimento diplomatico di Israele da parte
tutti o solo taluni Stati) e legittimità (riconoscimento
spontaneo di un diritto sulla base di motivi etici e
convinzioni morali propri del singolo), posto che (citando
un leit motiv di Marco Pannella) che Israele rappresenta
solo lo 0,2 per cento e di popolazione e di territorio del
mondo arabo, chi avrebbe dovuto ricoscere ad Israele la sua
legittimità ad esistere? Gli stessi Polito e Fini, nella
serata ebraica, organizzata per presentare il
propagandistico libro di Ottolengi, in un ritrovo di via
Ostiense? Oppure quel 99,8 per cento di stati e popoli arabi
confinanti con Israele?
Alla domanda non fu data risposta e ricordo molto bene
l’aria di Antonio Polito che non sapendo e non volendo
rispondere mi guardava come se fossi appena giunto da Marte.
L’ambiente in cui mi trovavo era pressoché ebraico ed io con
la mia domanda ero effettivamente capitato nel posto
sbagliata. A salvarmi da situazione incresciose fu
l’assoluta mitezza del mio eloquio e la volontà preordinata
di non poter replicare alle mancate o elusive risposte. In
effetti, la risposta spudorata che sia Gianfranco Fini sia
Antonio Polito avevano in mente era la seguente:
È sufficiente che Israele abbia il riconoscimento e
l’appoggio degli Usa e dei suoi fedeli e servili alleati. Il
riconoscimento da parte araba è del tutto ultroneo (Testuale
Fini: “certo, è meglio, se il riconoscimento viene dato
anche dagli Stati arabi…”). A costoro, popoli incivili di
selvaggi in attesa di rieducazione democratica, il
riconoscimento lo si imporrà con la forza, con le buone o
con le cattive.
In pratica, in una logica imperiale (leggi l’«Impero» di
Hardt/Negri), di disponeva degli altri come mero oggetto
della propria politica. La solfa dei “diritti umani” è una
volgarissima ideologia imperiale utilizzata per reclamare un
“diritto di ingerenza” (così il corpulento signore della
foto di sopra), senza chiaramente riconoscere il reciproco a
paesi di altra civiltà che dal loro punto di vista
potrebbero giudicare negativamente il nostro livello di
civiltà e di sensibilità morale. Nella piazza del
Campidoglio, ieri sera, le massime personalità della Casta
hanno tentato il colpaccio. In passato, si aggredivano altri
popoli in nome del Vangelo, oggi quel tipo di argomentazione
religiosa, non più praticabile dopo l’esperienza delle
guerre di religione fondative del moderno Stato laico, viene
sostituita dalla ideologia quanto mai insipida dei “diritti
umani”, che non si sa bene cosa siano e che ordinariamente
vengono violati proprio da chi li proclama con alta e
solenne retorica.
Colloco qui una riflessione or ora sopraggiunta sulla natura
di una testata come «Il Riformista» che ha promossa una
manifestazione decisamente antiraniana come pochi mesi prima
un’altra anticinese. Stesso discorso può farsi per il
«Foglio» ed in qualche misura anche per Radio radicale. Sono
questi organi di informazione nel senso dello Stato di
diritto liberale del XIX secolo? La loro funzione è quella
di fornire informazioni quanto più possibilmente neutre ed
soggettive al fine di consentire ai cittadini la libera
formazione del giudizio, presupposto per la loro azione
politica? Che il «Riformista» non sia un organo di
informazione nel senso sopra detto non mi sembra abbia
bisogno di una grande dimostrazione. Abbiamo assistito con
il concorso dei politici e dei poteri interessati ad
un’operazione che proprio non ha nulla a che fare con
l’informazione. Oltrettutto, una manifestazione come quella
del «Riformista» non aveva nessun contraddittorio. Si è poi
toccato il ridicolo e la stupidità per lamentare il caso del
giornalista ex-iraniano che non “era stato gradito” da uno
dei protagonisti (soggetti necessari) del meeting quando
proprio tutta la manifestazione del “Riformista” è stato
concepita fin dall’inizio per dire ad Ahmadinejad che era
“sgradito”. Mi stupisco come non sia stato colto il senso
della necessaria reciprocità: io ti insulto e devi sorbiti
le mie offese e le mie menzogne, ma tu non mi puoi
respingere. Aggiungo ancora che quando ho sentito in piazza
ciò che aveva in testa il giornalista ex-iraniano, iscritto
a quell’Albo che mi auguro venga quanto prima abolito, non
mi sono affatto stupito per il presunto non gradimento da
parte iraniana e l’ho trovato assolutamente plausibile sotto
il profilo etico, diplomatico, politico, giornalistico. La
foto del Tizio, di cui non sono riuscito a memorizzare il
nome, la si trova come illustrazione di questo paragrafo.
Avvalendomi del costume dei «Corretti Informatori» invio a
tutti gli indirizzi della redazione del “Riformista”:
m.gallo@ilriformista.it,
a.calvi@ilriformista.it,
s.cappellini@ilriformista.it,
f.desposito@ilriformista.it,
a.deangelis@ilriformista.it,
t.labate@ilriformista.it,
l.mastrantonio@ilriformista.it,
t.mastrobuoni@ilriformista.it,
p.rodari@ilriformista.it,
info@ilriformista.it
di nuovo lo stesso quesito, più attuale che mai, dentro i
300 caratteri:
Caro Polito, sono impegnato in un ampio resoconto critico
della sua manifestazione di ieri che non posso finire in
breve tempo. Ma le ripropongo nuovamente e pubblicamente
quella mia domanda alla quale Lei e Fini non foste capaci di
dare risposta nel febbraio del 2007 (vedi links interni).
del modulo di invio di questo post, ancora in progress, ma
che che mi ha già stancato al punto da rendere necessaria
una pausa di ristoro. Il mio Lettore spero sia generoso da
volermi concedere una pausa di riposo. Posso assicurargli
che nella mia testa c’è quanto basta per redigere un romanzo
alla James Joyce, ma la cosa richiede il suo tempo.
Cronaca della manifestazione
Sommario: 1.
Arrivo in piazza. – 2.
La falsa non violenza dei radicali. – 3.
La dissoluzione dell’unità politica di un popolo. – 4.
Il silenzio sulla tragedia palestinese. – 5.
La dichiarazione di inimicizia al popolo iraniano. – A)
CRITICA DELLA STAMPA: 1.
Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – 2.
Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – 3.
L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro.
– 4.
La faziosità sionista di Bordin, rassegnista stampa radicale.
– B)
APPENDICE FOTOGRAFICA.
1. Arrivo in piazza. –Sono arrivato
puntuale alle ore 20 meno pochi minuti. Visto da sotto la
piccola splendida piazza con la statuta di Marco Aurelio al
centro sembrava gremita. Invece ho poi verificato che la
piccola folla si era tutta assembrata all'ingresso della
piazza. Ho notato parecchie persone con il testa il tipico
copricapo ebraico. Che a costituire la non grande folla
riunatasi in Campidoglio fossero per la gran parte tutti
appartenenti alla comunità ebraica romana: me lo ha
confermato l’anziana signora che stava accanto a me in
primissima fila davanti all'improvvisato palco, costituito
dalla sopraelevazione di tre gradini davanti al palazzo
centrale. Le ho anche chiesto se nella piazza gli ebrei
presenti erano tutti gli elettori di Riccardo Pacifici. “Non
tutti”, mi ha risposto. In questo blog è stata seguita la
vicenda della pensione privilegiata riconosciuta agli ebrei
romana, a seguito di una iniziativa apparsa su “Striscia la
notizia”, dove erano apparsi in veste di propagonisti che si
erano dati da fare per un verso Riccardo Pacifici e per
l’altro Clemente Mastella, che aveva fatto sapere di aver
utilizzato in parte fondi del suo ministero per raggiungere
lo scopo. Come nella generalità dei casi, riguardante gli
altri cittadini (mia madre compresa) l’INPS aveva tolto ciò
che riteneva non dovuto. Quindi, una provvida legge ha
sancito un privilegio. Questo per dire quale fosse in buona
parte la folla raccoltasi in Piazza ad inveire contro il
popolo iraniano. Al momento sento parlare, su radio radicale
in una intervisto-filo diretto al ministro Larussa, di
un’ipotesi di intervento militare contro l’Iran, per
bombardare basi dove sarebbe in preparazione la bomba
atomica.
Ho potuto camminare per la piazza riconoscendo via via che
arrivano diversi personaggi pubblici, che erano chiaramente
venuti lì per esternare, per donare al mondo ed ai media la
loro parola. Il pubblico degli effettivamente presenti, come
sempre in queste occasione, era per loro una materia vile.
Avvicinarsi loro, se già non li si conosce per più strette
frequentazioni, non è buona norma. Si finisce nel migliore
dei casi per essere trattati con molto sufficienza. Nel
peggiore dei casi con tanta polizia presenza si può correre
qualche rischio. Idealmente, immagino qui di essermi
avvicinato e di aver posto qualche domanda. Ad esempio, a
Furio Colombo avrei avuto avvicinarmi solo per verificare
l'esattezza di alcune mie letture che lo riguardano e che
per me caratterizzano il personaggio il tutto il suo
significato. Credo che si debba a lui la famigerata legge
sulla Giornata della Memoria, che è diventato un veicolo di
ideologia nelle scuole e che ha fortemente compromesso
l'autonomia critica di docenti e discenti. Il solo ad
opporsi all’istituzione della Giornata della Memoria fu il
filosofo Lucio Colletti, allora parlamentare di Forza
Italia. Le scuole mutatis mutandis non sono cosa
diversa da ciò che erano durante il fascismo: l’ideologia di
regime, non importa quale, è parte integrante e
costititutiva dei programmi scolastici. In Roma poi, già con
Veltroni e probabilmente lo stesso con Alemanno, ogni anni
vengono mandati a spese del comune 300 studenti in visita ad
Auschwitz, dove posso edificarsi e rafforzarsi nello
spirito. In Francia poco ci mancava che ad ogni studente,
fin dalla più tenere età, venisse imposta l’adozione di un
bimbo morto in Auschwitz. La demenzialità dell’idea pare
fosse troppa per lo spirito cartesiano dei francesi. Il
successivo discorso di Furio Colombo mi ha confermato nel
giudizio dell’uomo, con il quale per la prima ed ultima
volta nella mia vita ho incrociato il mio essere fisico.
Se vi fosse stato contraddittorio avrei voluto contestare
all’illustre Comunista la totale mancanza di sincronica e
diacronica. Aveva infatti posto una connessione diretta fra
le prime espulsioni di studenti ebrei dalle scuole italiane
ed il lager di Auscwitz, alla cui “normalità” forse ci
abitueremo via via che prenderanno consistenza i centri
regionali per gli immigrati clandestini. In fondo, Hitler
nel 1933 creando i primi campo non faceva altro che
risolvere a suo modo un problema che noi proprio con questo
ultimo governo, con i Gasparri ed i Caldaroli, stiamo
appunto scoprendo. Ma è anche vero, se la memoria non mi
inganna, che finchè il fascismo fu al potere, cioè fino
all’8 settembre non vi fu mai nessun rastrellamento di
ebrei. E quindi si imputa al fascismo qualcosa che non ha
commesso. Quanto poi al problema della razza e del razzismo,
che sta ritornando in forme diverse e forse peggiori, si
trattava in fondo di un prodotto della cultura del tempo che
ereditando una lunga tradizione dall’Ottocento, se non
prima. Ci si dibatteva fra idee come nazione, popolo,
moltitudine, razza, razzismo, sovranità, omogeneità sociale,
minaccia interna ed esterna, e simili. Si potrà capire cosa
successe allora, come e perché successe, solo quando quando
sarà posto termine alla demonizzazione del nostro passato
storico ed il pensiero storico potrà fare il suo lavoro
faticoso del concetto. Ma ciò non sarà possibile finché
questa classica politica, la Casa, avrà bisogno della
demonizzzazione di quel passato per trarre in questo mondo
la sua legittimazione ai vantaggi ed ai fasti del potere. Di
certo lumi da Furio Colombo sarà inutile aspettarsene e sarà
già molto se per sua mano chi pretende di pensare potrà
scampare alla prigione.
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2. La falsa non violenza dei radicali.
– Per la piazza, incantevole piazza meta prediletta della
mie passeggiate, si aggirava prima che la manifestazione
ancora iniziasse Rita Bernardini con una bandiera di
Israele. In passato, avevo avuto con lei qualche scambio di
parole, approdato a nulla, anche se i radicali almeno per un
paio di anni hanno intascato i non pochi soldi della mia
tessera. Non ho voluto avvicinare Rita, ora deputato, pur
trovandola non intenta a colloqui con altre persone ivi
convenute. Avevo la consapevolezza di essere assolutamente
fuori posto. Avrei dovuto non trovarmi lì perchè sapevo già
di essere agli antipodi di ciò che lì stavano organizzando e
la mia venuta non poteva essere certo una forma di adesione.
Ho fatto un grande sforzo di autocontrollo, coronato da
riconosciuto successo. Assolutamente non volevo passare per
un provocatore o anche soltanto un disturbatore della “loro”
manifestazione. Ho perciò evitato di parlare con
chicchessia, finendo per tradire il mio pensiero ed il mio
dissenso. Non ero però di certo una spia ed non ho nascosta
la mia diversa parrocchia alla signora ebrea che mi aveva
rivolto la parola. Le ho perfino chiesto di controllare lei
la mia compostezza. A Rita però avrei voluto chiedere il
senso della bandiera israeliana che lei parlamentare della
repubblica italiana portava in spalla. Fosse stata la
bandiera italiana o anche quella del suo partito non avrei
avvertito il senso di fastidio e di provocazione che la
bandiera israeliana suscitava in me. Immagino quale avrebbe
potuto essere la risposta di Rita. Voleva lanciare un
segnale destinato a chiunque la vedesse. Ma allora le avrei
chiesto se avesse lei potuto accettare un diverso segnale
che io avrei potuto restituirle, parlando per simboli.
Considerando che grazie all'oltraggio alla bandiera italiana
fatta da Bossi, il reato del codice fascista a tutela della
sacralità di ogni bandiera di un qualunque stato è stata
rubricata a sanzione amministrativa, avrei fortemente
desiderato bruciare in piazza del Campidoglio una bandiera
israeliana. Il cattolicesimo insegna che si può peccare
anche con il solo pensiero. Ebbene, io mi sono permesso quel
peccato ed è come se idealmente lo avessi compiuto. Dopo
aver cosparso di benzina la bandiera, avrei chiesto a
Massimo Bordin che mi passavo accanto l'uso del suo sigaro
per attizzare il fuoco.
La scena è solo da immaginare. Neppure per un momento ho
pensato di tradurre in realtà questo vagabondaggio della
mente. Il mio scopo principale era di capire il la mente e
la strategia del “nemico”. Che quelli fossero dei miei
nemici non avevo alcun dubbio. E mi trovavo nel campo
nemico, dove avrei corso tutti i rischi. Con i radicali ho
tuttavia avuto ed ho forti vicinanze in tema di diritti
civili. Di Pannella ho davvero una grande stima. Credo che
sia il solo pensatore di area radicale. Bordin è solo il suo
lustrascape. Nell’ultima rassegna stampa non è stato neppure
in grado di notare l’acutezza dell'intervista di Pannella,
quando a domanda rispondeva che le dichiarazioni
antisraeliane di Ahmadinejad non erano una novità. Ed anche
per questo si può riconoscere la premeditazione della
manifestazione inscenata dalla galassia delle organizzazioni
sioniste-radicali. Se anche Ahmadinejad fosse venuto con il
ramoscello d’olivo, il presidente iraniano non avrebbe
trovato migliore accoglienza. Sono troppo forti ed evidenti
i disegni imperiali di Israele, che ha vitali bisogno che
qualcuno (per suo conto) le tolta di mezzo l’unica potenza
Mediorientale che possa ostacolare le sue mire. La malafede
in piazza del Campidoglio si tagliava a fette e si pesava a
chili.
Un fastidio crescente mi procura il motivo per il quale
secondo i radicali tutti quanto dovremmo schierarci con
Israele e contro tutti gli altri popoli in quanto israele
sarebbe una democrazia e gli altri paesi non sono
democratici. Come possa circolare un argomento così idiota,
è per me duro da sopportare, facendo finta di niente.
Infiniti problemi sorgono già ad ogni tentativo di definire
cosa la democrazia sia. Ma anche nel significato più banale
della parola contesto che Israele sia una democrazia. Fin
dalla sua gestazione il sionismo aveva valutato la questione
demografica ed una componente palestinese avrebbe potuto
essere accettata solo in quanto minoranza marginalizzata: un
vero e proprio razzismo programmato. Per non parlare poi
della vita da delatori a cui sono stati costretti i
palestinesi che non sono scappati durante la Nakba. Per non
parlare poi dell'autentico terrore che i profughi possano
tornare ai loro villaggi e con la forza del ventre diventare
maggioranza all'interno di uno stato unico. Tutto questo è
razzismo e nessun dei ciarlatani professionali che hanno
parlato sotto la statua della Minierva potrò dimostrarmi il
contrario. Ma se per assurdo Israele meritasse il nome di
democrazia, allora a perderci sarebbe proprio l’idea di
democrazia. Si dovrebbe distinguere fra buona democrazia e
cattiva democrazia. Un democrazia non è di per se garanzia
di giustizia. E volendo sono state grandi democrazie il
fascismo fascismo, nazismo, comunismo.
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3. La dissoluzione dell’unità politica
di un popolo. La nozione schmittiana di unità politica
rinvia necessariamente ad un concetto di popolo che non ha
nulla a che fare con il concetto di moltitudine. Quando si
vuol distruggere un popolo senza far ricorso alla bomba
atomica o ad un genocidio in senso fisico – come Israele ha
fatto in buona parte – con i palestinesi, il metodo più
efficace è la sua trasformazione da popolo in moltitudine.
Questi concetti non sono farina del mio sacco, ma hanno una
solidissima tradizione scientifica che risale perlomeno ad
Hobbes. I nostri Liberatori del 1945 ci hanno politicamente
distrutto trasformando i popoli europei in mere moltitudini.
Il mito intoccabile dell‘«Olocausto» è lo strumento di
questo operazione politico-culturale. Acquista senso così la
prigione e le ripetute condanne ad un Faurisson che contesta
siano mai esistite le camere a gas, strumento principe di
quello sterminio, che costituisce il perenne capo di
imputazione per la identità e consapevolezza politica
europea. Ma la riduzione a moltitudine è lo scopo che si
prefigge l'ideologia dei diritti umani, con la quale il
Pentagono ed i suoi ideologi pretendono di scompaginare
culture giuridiche e politiche che sono sorte e si sono
sviluppare su ben altre basi. Questa processo di
destabilizzazione interna delle potenze non soggette lo
chiamano lega delle democrazie, uno strumento associativo
con il quale si tenta di rimpiazzare l'Organizzazione delle
Nazioni Unite, che includendo quasi tutti gli stati della
terra pretende di essere qualcosa d’altro che uno strumento,
una foglia di fico, delle potenze vincitrici della seconda
guerra mondiale.
I radicali sono dei falsi non violenti i quanto le loro
campagne per i cosiddetti diritti umani o una nozione
meramente ideologica di democrazia sono una preparazione del
terreno alla successiva aggressione militare vera e propria.
Ciò che si sta preparando in questi giorni, cioè che si è
inteso fare con la manifestazione capitolina, è una
giustificazione mediatico per l'intervento militare che non
puà dirse scongiurato neppure dopo il rapporto del NIE. Lo
si sta aggirando e si tenta di stravolgerlo. Ma quando anche
fosse che l’Iran sia in procinto di possedere una difesa
atomica, le ragioni del diritto e della giustizia non
consentono l’aggressione preventiva. Una ministra tedesca è
stata brutalmente costretta alle dimissioni per aver detto
che non vi è nessuna differenza fra la guerra preventiva di
Bush e quella di Hitler. Ed una recente storiografia ci sta
dicendo che la storia non è quella che i vincitori hanno
avuto interesse a scrivere, ma che è ben diversa la verità.
Ogni persona che abbia autonomia e capacità di giudizio può
decidere al riguardo se può pensare con la sua testa in un
regime di libertà che invece manca del tutto. Mi sono
persuaso che sotto questo aspetto i nostri radicali sono
degli ideologi violenti al servizio di una potenza
straniera.
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4. Il silenzio sulla tragedia palestinese. – Chi ha
assistito alla manifestazione della coppia Pacifici-Polito
ha potuto notare la totale assenza di parole come Palestina,
Gaza, Nabka e simili. Ci si preoccupa della cancellazione di
Israele, ma si ignora una distruzione ed un genocidio già
consumato: quello del popolo palestinese. La parola “pura
ipocrisia” è uscita in questo contesto della visita del
presidente Ahmadinejad dalla bocca del presidente emerito
Francesco Cossiga. Su questa corretta analisi non è da
stupirsi che sia calato il silenzio mediatico. Nel
Notiziario radicale si è data la notizia ma la si è
svalutata dicendo che è in “controtendenza”. E certo! Noi
sappiamo qual è la tendenza. Siamo in ansia perché giorno
per giorno valutiamo se il chiaro disegno andrà in porto.
Sempre Cossiga ha rilevata che, fortunatamente, l’Italia non
è quella grande potenza che con Frattini scimmiotta di
essere. Il nostro ruolo è al seguito delle salmerie, se
l’Imperatore Bush con un colpo di coda deciderà l’intervento
militare prima della scadenza del suo mandato. Probabilmente
è questa la vera speranza ed il segreto disegno dei cattivi
politici che si sono avvicendati sotto la statua della
Minerva in piazza del Campidoglia.
Gli sciagurati hanno cantato vittoria per la villania fatta
ad Ahmadinejad senza ben valutare che essa è stata una
dichiarazione di inimicizia fatta a 70 milioni di iraniani,
che non sono certo rappresentati dai traditori all’estero
spesso al soldo ed al servizio della CIA. La regola classica
secondo cui non ci si mette all’estero dalla parte dei
nemici del proprio paese non è stata per nulla rispettata da
patetici personaggi di cui non voglio neppure neppure
imparare a scrivere e pronunciare il loro nome: tanta è la
pena che la loro vista mi produce. I traditori non hanno mai
avuto e meritato neppure il rispetto di quelli che se ne
servono. Come cittadino italiano non sono tenuto a conoscere
le leggi, gli usi ed i costumi degli iraniani più di quanto
questi non siano tenuti a saper ballare la tarantella. Come
cittadino italiano i basta conoscere due date della storia
iraniana della seconda metà del Novecento: il 1953 quando il
governo dello Scià reza Pahlevi fu instaurato con il
concorso determinate della CIa; il 1979 quando gli iraniani
si liberarono di quel fantoccio imposto loro dal nemico,
recuperando la loro sovranità e dando così inizio ad una
legittima e sovrana evoluzione costituzionale interna,
facendo del loro diritto di autodeterminazione, negato da
chi sotto la statua della minerva ha dichiarato un diritto
all’ingerenza, certo non dell’Italia, che non ne avrebbe la
forza, ma da parte del padrone americano.
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5. La dichiarazione di inimicizia al
popolo iraniano. – La virtuale dichiarazione di
inimicizia pronunciata dai nostri politici
irresponsabili, privi di senso dello stato e sensibili
unicamente ai loro privilegi, unici ingranaggi del loro
cervello, è qualcosa che si deposita nella memoria dei
popoli quale che sia il loro governo governo. Quanto mai
ipocrite e menzognere le parole di chi in piazza del
Campidoglio ha preteso che l'immonda gazzarra da loro
inscenata sia stata rivolto non contro il popolo iraniano ma
contro il loro presidente, che è certamente molto più
rappresentativo di quanto siano i “nominati” in parlamento
convenuti in piazza per una vergognosa passerella mediatica.
In piazza del Campidoglio non c’era il popolo italiano. La
gente che forma la stragrande maggioranza del popolo
italiano la si trova invece nei negozi di generi alimentari
a leggere le etichette dei prezzi, sapendo che a stento
arriverà alla fine del mese. Di questi rumori di guerra la
stragrande maggioranza del popolo italiano non sa
assolutamente nulla. Se ne accorgerà solo quando “dieci,
cento, mille Nassiriya” produrrano un ritorno di bare in
ogni angolo del paese. Questo slogan apparso anni addietro
in qualche manifestazione è stato volutamente frainteso e
strumentalizzato dai politici della Casta. Mi rifiuto di
credere che esista un solo cittadino italiano che auguri la
morte ai suoi figli, parenti, amici. È quanto mai
significativo il commento del padre del soldato amputato nel
piede in Afghanistan: ma cosa ci stava a fare lì? Quello
slogan, che in quanto cartello anonimo, deve essere solo
interpretato. L’interpretazione dipende dall’interprete. Ma
se lo si vuol intendere come una prognosi, allora ciò
significa che in piazza del Campidoglio hanno condotto
un’operazione assai sporca in nome di un popolo italiano del
tutto estraneo a ciò che gli viene attribuito e che
malauguratamente sarà ad accorgersi di ciò che è stato fatto
quando vedrà le bare dei suoi figli o altre calamità piovere
sul suo capo. Con la guerra gli italiani hanno sempre solo
saputo combinare disastri e tragedie. Il solo Stato italiano
che non ha mai fatto una guerra in tutta la sua storia fu il
Regno delle Due Sicilie, nei tempi felici e prosperi in cui
non esisteva ancora l’Italia.
(segue)
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A.
CRITICA DELLA STAMPA
1.
Il trionfalismo programmato sulla manifestazione. – È da
dire che molto spesso i giornalisti scrivono i loro pezzi
senza neppure essere stati presenti agli eventi o aver
ascoltato i discorsi. Un articolo di stampa su un qualsiasi
evento è spesso qualcosa che si integra allo stesso evento.
Così chi ha organizzato l’accoglienza di Ahmadinejad ha pure
programmato quali giornali e giornalisti “amici” avrebbero
fornito le necessaria copertura mediatica. Io non sono stato
a piazza Navona o in altri luoghi, ma sono stato presente
tutto il tempo nel luogo principale della manifestazione che
era a piazza del Campidoglio dalle 20 in poi. Io mi sono
piazzato in faccia agli oratori e non li ho mai perso di
vista. Nessuno più di me ha potuto avere il polso
dell’evento. Da rilevare che in piazza vi erano
prevalentemente, se non esclusivamente, ebrei della comunità
romana ed assai probabilmente l’elettorato di Riccardo
Pacifici. Il popolo romano puà darsi che non si sia accorto
della presenza in Roma di Ahmadinejad, ma assai più
certamente non si è accorto degli ebrei che manifestavano
per i fatti loro e non per gli interessi dell’Italia e del
popolo italiano. Sfido ogni altro a provare il contrario. Vi
erano certamente le star della politica. Ma chi dice che
costoro rappresentano gli italiani? In fondo, abbiamo messo
solo una croce, segno di analfabetismo. Alemanno l’ho votato
anche io, non sapendo cosa altro fare. Trovandomelo davanti
a parlare in nome dei romani che lo hanno votato, e cioè
anche io, cosa avrei dovuti dirgli: “A Gianni? E che?”.
Purtroppo, la cosiddetta democrazia, quella che vogliamo
esportare in Iran, come se non avessimo altro a cui pensare,
è una clamoroso presa per i fondelli. E questo lo sa bene
ognuno, eccetto gli imbroglioni di professione che pensano
di poterci governare con le chiacchiere. Ma forse questi
tempi sono finiti e se i nostri olimpici parlamentari
accettano di scendere sulla terra sapranno cosa i comuni
cittadini pensano di loro. Hanno per giunta dato e danno
ogni giorno prova di grande insipienza: sono al di sotto
della media di chi dovrebbero rappresentare. La loro abilità
consiste in una spiccata attitudine a mentire ed una
congenita predisposizione all'opportunismo. Nel caso degli
ebrei si sono persuasi che qualsiasi cosa dicano e facciano
è meglio non averli contro. Fanno ciò sacrificando gli
interessi ed i sentimenti degli altri cittadini, finché
questi non aprono gli occhi. Io mi considero un cittadino
non nemico di ebrei in quanto tali, ma un cittadino che non
intende farsi prendere per i fondelli da altre categorie di
cittadini o ristrette fasce di privilegiati, siano o non
siano essi ebrei. Soprattutto, in quanto cittadino italiano,
non intendo essere minimamente coinvolto in guerre lontano,
opprimendo popoli pacifici (con p minuscola e senza alcun
riferimento al Pacifici che pacifico non è). Per il
Caldarola con cui i «Corretti Informatori» aprono la loro
rassegna (vai sul link) mi limito a dire che è un loro uomo,
da cui è ingenuo aspettarsi altro che una amplificazione
dell’evento. Lo stesso dicasi per gli articoli che appaiono
sul «Riformista», che non è un organo di informazione in
senso proprio, ma uno strumento di propaganda e di
pressione. Ed ancora dico a Peppino che esordisce con i
“volenterosi della libertà”: chi sarebbero questo
“volenterosi della libertà” che cercano la libertà non ha
casa propria ma in quella altrui. A questi “volenterosi
della libertà” che possono prendere per i fondelli solo loro
stessi ricordo il lager Gaza/Auschwitz di cui farebbe meglio
a chieder al loro mandante, cioè Israele. Se un articolo
inizia in un modo simile forse è meglio non perdere altro
tempo leggendo oltre. Nel caso voglio farlo qualche mio
lettore per me, potrò rispondere ad eventuali quesiti sul
merito. Quanto a quelli che parlano male del loro paese
proprio con i nemici dichiarati del loro paese, mi fanno
pensare troppo ai traditori e mi deprime troppo ascoltarli e
vederli. Capisco che si possa essere critici verso il
proprio governo e nessuno lo è più di me nei confronti del
governo che ho perfino votato, ma il tradimento della patria
è un’altra cosa. Socrate ha insegnato a quanti hanno
ricevuto una formazione classica che o ci si riduce ad
un’esistenza da “idiotes” (ci si rifugia angustamente nel
particulare e nella vita privata) oppure se si ci si vuole
interessare della cosa pubblica, allora si accetta la morte
stando in patria lottando lealmente contro chi si giudica
perfino un tiranno. Se vi sono tanti usulmano che si danno
la morte come kamikaze, a maggior ragione uno dovrebbe
accettare il rischio supremo contestando positivamente (per
il bene della patria, non per la propria ambizione) il
proprio governo. Ma nella condizioni date io non posso non
pensare che ogni cosiddetto dissidente altro non sia che non
prezzolato della CIA. Al convegno di madonna Fiammetta
costoro hanno pure fatto il presso del “dissenso”
(tradimento), cioè un miliardo di dollari. Ed allora chi
pretende di dare loro del critico, vuol dire che fa parte
del giro.
2.
Non solo oppositori ad Ahmadinejad. – Sembra di capire
che Ahmadinejad non ha perso il suo tempo ed ha fatto quello
che forse avrebbe fatto Berlusconi: ha badato agli affari
del suo paese. Ed agli affari badavano all’Hotel Hilton
anche i numerosi imprenditori che si sono affollati per
cogliere le opportunità offerte da un paese che in fondo
vuol fare solo del commercio con altri paesi: attività del
tutto legittima e che si traduce nel benessere dei popoli. A
piazza del Campidoglio nel frattempo recitavano la farsa
della libertà sionista (libertà per se e campi profughi per
i sopravvissuti della Nakbam con qualche speranza di
miglioramento se fanno i buoni). Chissà quanti posti di
lavoro Alemanno sarà capace di produrre. Per fortuna, lui
intanto il lavoro (ben pagato) per almeno cinque anni lo ha.
Poi si vedrà. In fondo, Ahmadinejad è da ammirare, se ha
pensato ha fare affari nell'interesse del suo paese,
piuttosto che andare a mangiare da Berlusconi. Può darsi che
fra pochi anni anche l’Iran ci superi come già ci hanno
superato tanti altri paesi, lasciandoci nella mondezza. Si
sa che noi siamo tanto bravi ad acchiappare farfalle
ebraico-sioniste.
3.
L’altra stampa: voci critiche di giornalisti fuori del coro.
Ecco finalmente riportata una dichiarazione autentica di
Ahmadinejad, il cui senso è del tutto diverso da quello
attribuito e nei termini dati del tutto ineccepibile:
«Presidente Ahmadinejad, lei continua
a dire che Israele è destinato a sparire dalla faccia della
terra. Non si accorge che è un linguaggio intollerabile per
il mondo civile?
«Non la penso così. Le nostre
posizioni sul regime sionista sono un bene per tutte le
nazioni, per il nostro popolo. I sionisti sono il male
all´interno della comunità internazionale. I crimini che
vengono commessi in Palestina sono un danno per tutta
l´umanità. Quei crimini dovrebbero sparire. Qualcuno può
appoggiare questi crimini? Può appoggiare i terroristi? Io
ripeto la nostra idea: organizziamo un referendum tra i
palestinesi per decidere davvero chi abbia diritto di vivere
in quella regione. Il risultato, qualunque esso, sia
dovrebbe essere accettato, mentre gente che non ha radici
nella regione non dovrebbe avere uno Stato da quelle parti.
Io dico all´Italia: guardate che ho solo annunciato qualcosa
che è scritto, ho anticipato che il regime sionista è in via
di estinzione. Se l´Olocausto c´è stato, parliamo solo di
una parte dei 60 milioni di morti che ha fatto la Seconda
guerra mondiale. Dopo 60 anni dobbiamo aprire la scatola
nera del regime sionista. Noi abbiamo soltanto detto che
questo regime di occupazione deve finire».
Quanto al resto ci sarebbe poco da stupirsi se non vivessimo
noi in una situazione afflitta da gravi patologie e da una
sostanziale mancanza di indipendenza politica e morale.
4. La faziosità sionista di
Bordin, rassegnista stampa radicale. – Anche Radio
radicale prende soldi pubblici, più o meno meritati rispetto
a testate come il «Riformista», «l’Opinione», il «Foglio».
Ad una stessa categoria di spesa potrebbe venire aggiunto il
quotidiano «Rinascita» diretto da Gaudenzi, ma questo
quotidiano non ha mai avuto la pubblicità aggiuntiva di
Radio radicale. Sembra che una sola volta il quotidiano di
Gaudenzi finì in un’importante rassegna stampa, ma poi
l’incauto giornalista venne richiamato. “Rinascita” ha ben
altro orientamenti di quelli prima citati. A mio avviso,
giudicando sui contenuti, possono essere considerati dirette
emanazioni del governo israeliano. Se poi vi siano concreti
ed organici collegamenti, non mi è dato sapere e non mi
occorre sapere. Ho appena ascoltato la rassegna stampa di
Massimo Bordin – al quale manderò queste righe – e mi
chiedo: ma come Bordin intende la sua rassegna stampa,
pagata con fondi pubblici, dunque anche miei? Se almeno si
limitasse a fare una cernita di articoli e quindi a
leggerli, si potrebbero solo criticare i suoi criteri di
selezione. La critica non sarebbe facile perché non si può
togliere a chi fa la rassegna stampa la necessaria
discrezionalità della selezione. Ma i commenti? Bordin legge
e poi spesso aggiunge il suo commentino a ciò che legge.
Così ha dato ellitticamente del cretino a Vauro per la sua
vignetta a Fiamma Frankenstein, quella Nirenstein con cui
Bordin schignazza settimanalmente sulla pelle dei
palestinesi, che continuano a morire come mosche da 60 in
barba a tutta la retorica dei diritti e alle crociate
antiraniane di questi giorno. Altrettanto ellitticamente
rimandai il cretino che avendolo tirato fuori dalla chiostra
dei suoi denti era bene che vi rientrasse e tornasse al suo
legittimo proprietario.
In questo momento mentre da la notizia “controtendenza” di
un certo Fiore che parla della legittimità della critica
antisionista non si limita ad informare ma dileggia e
sghignazza, lasciando intende a chi ascolta che la notizia
non ha dignità. È un modo per disinformare e per nascondere
la sua partigianeria. Ed in effetti Bordin circolava con il
suo sigaro in piazza del Campidoglio. È stato fra gli
organizzatori della giornata sionista di Polito e ne ha dato
la pubblicità massima che poteva dare, mentre tenta di
oscurare la controtendenza De Fiore, tentando di infangarlo
ad ogni modo. Pensa di poterlo fare dando risalto ad un
articolo di Francesco Merlo, che però non riesce a dire (per
bocca di Bordin) altro che non ha titoli scientifici per
parlare di Foibe. Ma è una critica “cretina” perché i
“politici” parlano e sparlano su tutti gli argomenti dello
scibile senza avere mai nessuna specifica competenza: la
loro è appunto una presenza politica. L’incompetenza
specifica di quanti hanno parlato in piazza del Campidoglio
si poteva pesare a quintali. Hanno fatto uscire pure le
vedove, il cui unico titolo è quello di essere rimaste
vedove di morti ammazzati e per questo risarcite con un
seggio in parlamento a spese dei contribuenti. Di competenze
“specifiche” dei politici se ne trovano assai poche.
Chiunque sia Fiore o De Fiore, mai prima sentito benché
“parlamentare” (unico titolo per incominciare ad essere
qualcosa, secondo il cervello sionista di un Bordin e
l’immensa fame radicale di visibilità) ha però detto
qualcosa di apprezzabile: si può e si deve essere antionisti
con la stessa legalità e legittimità con cui ci si professa
antifascisti, antinazisti, anticomunisti, antiradicali. Se
poi Bordin facesse qualche sforzo di pensiero, partendo dai
concetti di “Blut und Boden”, con i dovuti passaggi,
troverebbe delle impressionanti affinità fra “nazismo” e
“sionismo” e chissà che non riconosca nel “sionismo” la
riuscita versione mediorientale del “nazismo”. Al posto
degli ebrei basta mettere i palestinesi. Al posto di
Auschwitz e dei lager basta mettere Gaza ed i campi
profughi, al posto della propaganda goebbelsiana basta
mettere una lunga serie di soggetti che non indico ma che
lascio intuire, e così via. Basta cambiare i nomi a persone,
luoghi e situazioni per poter giustificare pienamente la
liceità di una posizione (costituzionalmente parlando
“antisionista”. La senile equiparazione presidenziale fra
antisemitismo e antisionismo è stato poi ritirata con la
precisazione che è assolutamente lecito criticare il governo
e la politica di Israele, che come sappiamo è una politica
“sionista”, a meno il sempre ridens Massimo Bordin
non sia capace di spiegarci diversamente, magari con
l’autorevole consulenza di Madonna Fiammetta. Alla prossima
intanto inoltro a chi non riceve o dice di non ricevere.
http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/06/abbiamo-fame-di-libert-no-avete-fame-di.html
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