Riportiamo un articolo del
direttore nazionale della Lega Antidiffamazione
americana (ADL of B’nai B’rith) nel quale risulta
evidente una presa di coscienza sempre più ampia, di
larghi strati del mondo della cultura, e dell’opinione
pubblica americana, di quanto una certa lobby di potere
possa avere influenza e determinare la vita politica ed
economica globale. Ovviamente Foxman nega, con
affermazioni che rasentano il ridicolo se non fossero
tragiche
("...perché
vede in Israele il desiderio di pace..."),
ma senza apportare alcuna motivazione seria per riuscire
a smentire ciò che eminenti studiosi, professori,
politici, e addirittura ex-Presidenti USA asseriscono
con prove e documentazione certa: l’ingerenza e la
manipolazione di forze filosioniste, ebraiche deviate e
cristianiste, nella politica e nelle decisioni cruciali
della storia umana.
Certo che quando il Foxman asserisce che
“….
Le idee secondo le quali gli ebrei controllano il
Congresso ed il Presidente…quando si diffondono…e
radicano nel cuore dell’establishment
americano, devono essere prese tremendamente sul serio”,
senza rendersene conto dice
una grande verità, che terremo sicuramente in gran
considerazione.
(NdR).

I teorici della "cospirazione ebraica"
risorgono negli Stati Uniti
di
Abraham H. Foxman
I
dibattiti che riguardano il Medio Oriente - cosa fare
con l’Iraq, il problema del nucleare in Iran, il
conflitto israelo-palestinese, la minaccia continua
dell’estremismo e del terrorismo - sono troppo
importanti per essere soggetti ad attacchi semplicisti,
o per essere risolti ricorrendo ad un capro espiatorio.
Sfortunatamente, negli ultimi anni abbiamo assistito ad
un numero imprecisato di attacchi simili: più
specificamente, si tratta dell’esposizione di teorie
cospiratorie che avrebbero come obiettivo la lobby
israeliana e la comunità ebrea americana. Tutto ebbe
inizio nel 2003, quando il Deputato Jim Moran (Virginia)
addossò la responsabilità del conflitto in Iraq ai
neoconservatori di origine ebraica. A lui seguì
l’articolo di due eminenti professori che appartenevano
ad atenei prestigiosi, John Mearsheimer dell’Università
di Chicago e Stephen Walt di Harvard, i quali
sostenevano come lo smisurato potere della lobby
pro-Israele stava conducendo la politica americana
contro gli stessi interessi degli Stati Uniti. Poi l’ex
Presidente Jimmy Carter nel
suo libro
Palestine:Peace or
Apartheid, ed ancora una volta
Mearsheimer e Walt nel loro
libro
The Israel Policy and
U.S. Foreign Policy - tratto
dall’articolo scritto in precedenza -, andarono a
rafforzare la volontà di individuare un capro espiatorio
in Israele, la lobby israeliana e gli ebrei americani.
Quanto affermato sinora in quanto nozione di
“cospirazione ebraica” è
problematico - in primo luogo, perché distorce la
verità. Secondo le dichiarazioni di Edward S. Walker
Jr., un tempo ambasciatore in Egitto e in Israele, e
Dennis Ross, ex inviato speciale per il processo di pace
in Medio Oriente - dunque individui che per lungo tempo
hanno partecipato alle fasi cruciali delle politiche
mediorientali - le accuse del controllo della politica
da parte degli ebrei o dei filoisraeliani non hanno
nessun fondamento reale. Qualsiasi dibattito autorevole
ed informato sui processi decisionali della politica
mediorientale mostrerà tutta una serie di fattori,
interni ed esterni, che influenzano le circostanze.
Non importa quanto si tenti di imbellire le accuse: il
faro puntato sugli ebrei americani ha il colore di una
classica istigazione alla cospirazione, ed illumina
faziosamente il potere degli ebrei, la loro slealtà, ed
il loro agire cabalistico. Incolpare della guerra in
Iraq la comunità ebraica - comunità che peraltro
annovera numerosi esponenti dimostratisi apertamente
critici verso la guerra stessa - significa dare agli
ebrei neoconservatori più potere di coloro che realmente
decidono la politica estera statunitense: George W.
Bush, Donald Rumsfeld, Colin Powell, Dick Cheney,
Condoleezza Rice - nessuno dei quali è ebreo. È una
bugia antisemita.
Si
sostiene che in America la lobby israeliana soffochi il
dibattito sul Medio Oriente, e che ai palestinesi manchi
la possibilità di esprimere il proprio pensiero.
Tuttavia basta accendere il televisore ogni giorno,
leggere un quotidiano, collegarsi ai siti internet ed ai
vari blog, o visitare i campus universitari, per
constatare la pluralità dei punti di vista - molti dei
quali sono critici verso Israele.
Considerare gli ebrei come capro espiatorio è un
comportamento che ha radici profonde, e spiacevoli.
Viene alla luce periodicamente, quando l’aria si colma
di ansietà - così come accadde con l’11 settembre 2001.
Appare come un tentativo di intimidazione verso i
sostenitori di Israele, affinché abbandonino i propri
sforzi. È anche una manovra pericolosa, in quanto
rischia di distogliere attenzione dalle decisioni
politiche realmente difficili che il nostro paese deve
affrontare.
Per questo motivo ho scritto il libro
The Deadliest Lies:
The Israel Lobby and the Myth of Jewish Control.
Spero che i lettori comprenderanno non solo quanto le
teorie cospiratorie siano dannose per gli ebrei
americani, ma anche come esse potrebbero portare gli
Stati Uniti nel futuro a seguire vie decisamente
irrazionali.
Il
mio libro si basa sulla nozione che l’America
fondamentalmente appoggia Israele non in virtù di una
qualche lobby, ma perché si identifica nello Stato di
Israele e nei suoi valori, perché vede in Israele il
desiderio di pace, e perché Israele rappresenta un
valido alleato per gli Stati Uniti in una zona altamente
instabile. La maggior parte degli americani non è
interessata ad addossare colpe ad una comunità con la
quale condivide così tanti obiettivi e valori.
Il
fenomeno Mearsheimer-Walt-Carter si inserisce in una
fase storica nella quale le teorie sulle cospirazioni
degli ebrei stanno tornando alla ribalta. Secondo
recenti sondaggi Gallup, milioni di persone credono che
gli ebrei o Israele, e non Osama Bin Laden, siano
responsabili per gli attacchi alle Torri Gemelle. La
negazione dell’Olocausto comune a molte parti del mondo
arabo e mussulmano diviene con crescente frequenza parte
di articoli di giornale e dichiarazioni politiche. Le
più note sono quelle del Presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad, il quale non solo ha dubitato della realtà
storica dell’Olocausto, ma ha persino organizzato una
conferenza di negazionisti che si sono recati a Teheran
per fornire ulteriore legittimazione a questa insidiosa
bugia.
Immagini tratte direttamente dai Protocolli degli
Anziani di Sion, l’infame falsificazione antisemita,
vengono diffuse in televisione e nelle vignette dei
quotidiani in vari Stati arabi. Persino nell’Europa
occidentale, un’alta percentuale della popolazione crede
che gi ebrei siano più leali verso Israele che verso il
paese nel quale vivono e del quale hanno preso la
cittadinanza. Credono anche che gli ebrei abbiano
un’influenza esagerata nel mondo della politica e degli
affari.
Per questo motivo è stato importante per me rettificare
le inesattezze, le storture e le osservazioni inadeguate
che trattano del processo politico decisionale in Medio
Oriente. Le idee secondo le quali gli ebrei controllano
il Congresso ed il Presidente, e si occupano solo del
loro interesse privato - vale a dire Israele - piuttosto
che di cosa è meglio per l’America, sono estremamente
dannose per il popolo ebraico, e lo sono state per
generazioni. È molto grave quando tali opinioni si
diffondono in altri paesi. Ma quando radicano nel cuore
dell’establishment
americano, devono essere prese tremendamente
sul serio.
Abraham H. Foxman
è direttore nazionale della Lega Antidiffamazione
americana.
Traduzione di Alia K. Nardini
http://www.loccidentale.it/node/7982 |