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Scene da un matrimonio: truppe inglesi fanno strage di
civili.
Afghanistan del sud: tank inglesi fanno strage di civili a
Sangin, nella provincia di Helmand
Peacereporter
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22 agosto 2008
Mentre le autorità afgane denunciano l'ennesima strage
di civili da parte dei militari Isaf, avvenuta
la notte scorsa nella provincia di Herat dove in
un bombardamento (che i bollettini militari
spacciavano per una operazione che aveva coinvolto
solo la guerriglia) hanno perso la vita settantasei
civili, PeaceReporter ha raccolto in esclusiva la
testimonianza di un'altra strage, di cui non si
possono ancora fornire numeri.
Lashkargah, giovedì 21 agosto. Un neonato, quattro
bambini, una ragazza e quattro donne, una di loro
incinta. Tutti colpiti dalle schegge dei razzi che
sono caduti sulla loro casa durante una festa di
matrimonio, e ricoverati giovedì mattina nel Centro
chirurgico di Emergency a Lashkargah. I parenti delle
vittime, che nei loro racconti riportano un
imprecisato ma notevole numero di morti, denunciano:
"Sono stati i soldati inglesi".
Questo è il periodo migliore dell’anno per sposarsi,
il grande caldo è passato e i fiori colorano ancora il
paesaggio. La festa inizia il mercoledì e si va avanti
per tre giorni ininterrottamente, uomini all’esterno,
donne e bambini all’interno, rigorosamente separati.
Bisogna affrettarsi, tra poco inizierà il Ramadan.
In un paese in guerra bisogna rinunciare a qualche
usanza locale, come sparare in aria colpi di fucile
per evitare di diventare un facile bersaglio, e la
festa può avere inizio.
Sono le 9:30 a Sangin, provincia di Helmand, sud
dell’Afghanistan. Qualcosa è andato storto: le
precauzioni non sono bastate, il via vai di moto e
macchine ha attirato l’attenzione. "E' stata una
pattuglia di tank britannici – racconta un testimone -
il primo razzo ha colpito una macchina che stava
uscendo dalla casa dei festeggiati, gli altri sono
stati tutti diretti verso l’edificio in cui si
trovavano le donne e i bambini".
Non c’è tempo di pensare e di guardarsi indietro, la
prima macchina con due bambine e una donna parte alla
volta di Lashkargah, correndo contro il tempo.
Dopo tre ore di viaggio il mullah Baseer arriva
all’ospedale di Emerge ncy: la moglie incinta di sei
mesi, la figlia di tre anni e la nipote sono in gravi
condizioni, ma sopravviveranno. Il vestito bianco
della festa è pieno di macchie di sangue, quello che
ha visto gli si legge in faccia: "C’erano tre corpi di
bambini dilaniati, le gambe erano da una parte e il
busto da un’altra. Sono scappato tropp o velocemente
per rendermi conto di quello che stava succedendo e
non volevo vedere nient’altro", racconta toccandosi la
lunga barba bianca.
Sabawoon, cugino dello sposo, arriva poco dopo con
un’altra macchina con quattro feriti a bordo. La
storia che racconta e il dramma nei suoi occhi sono
sempre gli stessi: "Gli inglesi erano a due chilometri
dal matrimonio e i razzi sono arrivati a poca distanza
l’uno dall’altro, non c’è stato il tempo di scappare e
noi uomini all’esterno non abbiamo potuto fare nulla
per salvare mogli e figlie". Con lui all’ospedale sono
arrivate due zie della sposa, un bambino di tre anni e
un neonato di pochi mesi. Hanno corso abbastanza
velocemente contro il tempo. Sabawoon poco dopo saprà
che anche la zia, che è stata immediatamente
trasferita in sala operatoria, se la caverà.
Le informazioni corrono veloci, non si ha il tempo di
farsi troppe domande che l’ultima macchina arriva al
cancello. Wadaan è alla guida, è il figlio del mullah
Baseer. Con lui in macchina altre due bambine e
Bakhtawara, la madre dello sposo. Sono in ritardo,
hanno preso una decisione difficile: anziché correre
direttamente all’ospedale di Lashkargah si sono
fermati in una piccola clinica a Grishk, a un’ora di
distanza dall’ospedale. Il tempo che hanno perso è
stato fatale: la madre dello sposo muore pochi minuti
dopo essere entrata nel pronto soccorso.
All’esterno dell’ospedale, Bakhtawar , Ghamay e Wadaan
sono troppo stanchi per disperarsi e per piangere,
insieme portano via il cadavere di Bakhtawara. Ancora
vestito a festa.
I luoghi e i fatti descritti dai protagonisti sono
stati riportati fedelmente. I nomi dei testimoni sono
stati cambiati per proteggere la loro identità. |
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Link:
www.peacereporter.com/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11987
Afghanistan: 76 civili, quasi tutti bambini, uccisi in raid
aereo Usa a Herat
Peacereporter
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22 agosto 2008
Il ministero dell'Interno afgano ha dichiarato che il
bombardamento aereo Usa della scorsa notte su
Shindand, nella provincia occidentale di Herat (sotto
comando italiano) non ha causato la morte di 30
talebani come annunciato dai comandi Nato, ma ha
ucciso ben 76 civili, in maggioranza donne ma
sopratutto bambini.
Saeed Sharif, un anziano membro del locale consiglio
tribale, aveva dichiarato che attorno alle due di
notte le bombe hanno colpito un edificio affollato di
fedeli riuniti per ascoltare una recitazione del
Corano.
Secondo un portavoce del ministero della Difesa
afgano, il raid aereo è stato ordinato per supportare
le truppe Nato a terra che stavano conducendo
un'operazione che aveva come obiettivo un comandante
talebano, Mullah Sadiq, che secondo i comandi Usa
stava preparando un attacco in grande stile contro la
base Usa di Ghorian, tra Herat e il confine iraniano. |
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Link:
www.peacereporter.com/dettaglio_articolo.php?idart=11993
ImpantaNato:
L'Occidente sta perdendo la guerra in Afghanistan
Enrico Piovesana,
Peacereporter
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21 agosto 2008
"Gli ultimi attacchi dimostrano che la strategia
occidentale in Afghanistan sta fallendo, e sta
mostrando la reale forza dei talebani, che ormai
controllano gran parte del Paese e sono in grado di
muovere rapidamente verso la capitale Kabul".
All’indomani delle micidiali offensive talebane contro
i parà francesi alle porte di Kabul (Surobi) e contro
la principale base Usa sul confine pachistano (Khost),
il think tank
internazionale
Senlis Council riconosce un'evidenza ormai
innegabile: la Nato e gli Stati Uniti stanno perdendo
la guerra in Afghanistan.
E
non potrebbe essere diversamente, visto che tutti i
fattori in gioco sono in questo momento a vantaggio
della guerriglia afgana.
La debolezza degli alleati.
Gli Stati Uniti, con Bush ormai a fine corsa e le
elezioni in vista, non hanno la forza politica di dare
una svolta militare al conflitto, disimpegnandosi
decisamente dal fronte iracheno per impegnarsi su
quello afgano. Gli alleati della Nato, tranne la
Francia di Sarkozy, hanno chiaramente dimostrato di
non avere alcuna intenzione di farsi carico di questa
guerra: anche Gran Bretagna e Canada, i due paesi che
finora hanno dato di più sul fronte afgano, mostrano
segni di stanchezza. Il risultato, sul terreno, è la
sempre più evidente incapacità dei
50mila soldati
occidentali di far fronte alla
situazione. Senza nemmeno poter contare sull'aiuto
dell'esercito afgano, dimostratosi del tutto incapace
di fornire quel contributo alla guerra che il
Pentagono aveva messo, ingenuamente, in conto.
La retrovia pachistana.
A peggiorare drasticamente la situazione, a tutto
vantaggio dei talebani, è intervenuta negli ultimi
mesi la crisi politica pachistana. L'uscita di scena
del generale Musharraf, che negli anni passati aveva
tenuto militarmente impegnati i talebani rifugiati
nelle Aree Tribali pachistane, ha permesso a questi
ultimi di usufruire di una tregua che ha consentito
loro di riorganizzarsi e di concentrarsi totalmente
sul fronte afgano, portando la guerra fino alle porte
di Kabul. Adesso è nella retrovia pachistana che gli
Stati Uniti si giocano l’esito della guerra in
Afghanistan, spingendo l’esercito di Islamabad a
reimpegnare i talebani nelle Aree Tribali, dove
infatti da due settimane il generale pachistano Kyani
ha scatenato una nuova offensiva, che ha già provocato
cinquecento morti e 200mila sfollati. |
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