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Anno III,  Comunicato   65, del 6  SETTEMBRE   2008

 

 

 

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Scene da un matrimonio: truppe inglesi fanno strage di civili.
Afghanistan del sud: tank inglesi fanno strage di civili a Sangin, nella provincia di Helmand

Peacereporter

22 agosto 2008

Mentre le autorità afgane denunciano l'ennesima strage di civili da parte dei militari Isaf, avvenuta la notte scorsa nella provincia di Herat dove in un bombardamento (che i bollettini militari spacciavano per una operazione che aveva coinvolto solo la guerriglia) hanno perso la vita settantasei civili, PeaceReporter ha raccolto in esclusiva la testimonianza di un'altra strage, di cui non si possono ancora fornire numeri.

Lashkargah, giovedì 21 agosto. Un neonato, quattro bambini, una ragazza e quattro donne, una di loro incinta. Tutti colpiti dalle schegge dei razzi che sono caduti sulla loro casa durante una festa di matrimonio, e ricoverati giovedì mattina nel Centro chirurgico di Emergency a Lashkargah. I parenti delle vittime, che nei loro racconti riportano un imprecisato ma notevole numero di morti, denunciano: "Sono stati i soldati inglesi".


Questo è il periodo migliore dell’anno per sposarsi, il grande caldo è passato e i fiori colorano ancora il paesaggio. La festa inizia il mercoledì e si va avanti per tre giorni ininterrottamente, uomini all’esterno, donne e bambini all’interno, rigorosamente separati. Bisogna affrettarsi, tra poco inizierà il Ramadan.
In un paese in guerra bisogna rinunciare a qualche usanza locale, come sparare in aria colpi di fucile per evitare di diventare un facile bersaglio, e la festa può avere inizio.

Sono le 9:30 a Sangin, provincia di Helmand, sud dell’Afghanistan. Qualcosa è andato storto: le precauzioni non sono bastate, il via vai di moto e macchine ha attirato l’attenzione. "E' stata una pattuglia di tank britannici – racconta un testimone - il primo razzo ha colpito una macchina che stava uscendo dalla casa dei festeggiati, gli altri sono stati tutti diretti verso l’edificio in cui si trovavano le donne e i bambini".

Non c’è tempo di pensare e di guardarsi indietro, la prima macchina con due bambine e una donna parte alla volta di Lashkargah, correndo contro il tempo.
Dopo tre ore di viaggio il mullah Baseer arriva all’ospedale di Emerge ncy: la moglie incinta di sei mesi, la figlia di tre anni e la nipote sono in gravi condizioni, ma sopravviveranno. Il vestito bianco della festa è pieno di macchie di sangue, quello che ha visto gli si legge in faccia: "C’erano tre corpi di bambini dilaniati, le gambe erano da una parte e il busto da un’altra. Sono scappato tropp o velocemente per rendermi conto di quello che stava succedendo e non volevo vedere nient’altro", racconta toccandosi la lunga barba bianca.

Sabawoon, cugino dello sposo, arriva poco dopo con un’altra macchina con quattro feriti a bordo. La storia che racconta e il dramma nei suoi occhi sono sempre gli stessi: "Gli inglesi erano a due chilometri dal matrimonio e i razzi sono arrivati a poca distanza l’uno dall’altro, non c’è stato il tempo di scappare e noi uomini all’esterno non abbiamo potuto fare nulla per salvare mogli e figlie". Con lui all’ospedale sono arrivate due zie della sposa, un bambino di tre anni e un neonato di pochi mesi. Hanno corso abbastanza velocemente contro il tempo. Sabawoon poco dopo saprà che anche la zia, che è stata immediatamente trasferita in sala operatoria, se la caverà.

Le informazioni corrono veloci, non si ha il tempo di farsi troppe domande che l’ultima macchina arriva al cancello. Wadaan è alla guida, è il figlio del mullah Baseer. Con lui in macchina altre due bambine e Bakhtawara, la madre dello sposo. Sono in ritardo, hanno preso una decisione difficile: anziché correre direttamente all’ospedale di Lashkargah si sono fermati in una piccola clinica a Grishk, a un’ora di distanza dall’ospedale. Il tempo che hanno perso è stato fatale: la madre dello sposo muore pochi minuti dopo essere entrata nel pronto soccorso.
All’esterno dell’ospedale, Bakhtawar , Ghamay e Wadaan sono troppo stanchi per disperarsi e per piangere, insieme portano via il cadavere di Bakhtawara. Ancora vestito a festa.

I luoghi e i fatti descritti dai protagonisti sono stati riportati fedelmente. I nomi dei testimoni sono stati cambiati per proteggere la loro identità.

 

Link: www.peacereporter.com/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11987

 

Afghanistan: 76 civili, quasi tutti bambini, uccisi in raid aereo Usa a Herat

Peacereporter

22 agosto 2008

Il ministero dell'Interno afgano ha dichiarato che il bombardamento aereo Usa della scorsa notte su Shindand, nella provincia occidentale di Herat (sotto comando italiano) non ha causato la morte di 30 talebani come annunciato dai comandi Nato, ma ha ucciso ben 76 civili, in maggioranza donne ma sopratutto bambini.

Saeed Sharif, un anziano membro del locale consiglio tribale, aveva dichiarato che attorno alle due di notte le bombe hanno colpito un edificio affollato di fedeli riuniti per ascoltare una recitazione del Corano.
Secondo un portavoce del ministero della Difesa afgano, il raid aereo è stato ordinato per supportare le truppe Nato a terra che stavano conducendo un'operazione che aveva come obiettivo un comandante talebano, Mullah Sadiq, che secondo i comandi Usa stava preparando un attacco in grande stile contro la base Usa di Ghorian, tra Herat e il confine iraniano.

 

Link: www.peacereporter.com/dettaglio_articolo.php?idart=11993

 

 

ImpantaNato:
L'Occidente sta perdendo la guerra in Afghanistan

Enrico Piovesana, Peacereporter

21 agosto 2008

"Gli ultimi attacchi dimostrano che la strategia occidentale in Afghanistan sta fallendo, e sta mostrando la reale forza dei talebani, che ormai controllano gran parte del Paese e sono in grado di muovere rapidamente verso la capitale Kabul". All’indomani delle micidiali offensive talebane contro i parà francesi alle porte di Kabul (Surobi) e contro la principale base Usa sul confine pachistano (Khost), il think tank internazionale Senlis Council riconosce un'evidenza ormai innegabile: la Nato e gli Stati Uniti stanno perdendo la guerra in Afghanistan.    

E non potrebbe essere diversamente, visto che tutti i fattori in gioco sono in questo momento a vantaggio della guerriglia afgana.

 

La debolezza degli alleati. Gli Stati Uniti, con Bush ormai a fine corsa e le elezioni in vista, non hanno la forza politica di dare una svolta militare al conflitto, disimpegnandosi decisamente dal fronte iracheno per impegnarsi su quello afgano. Gli alleati della Nato, tranne la Francia di Sarkozy, hanno chiaramente dimostrato di non avere alcuna intenzione di farsi carico di questa guerra: anche Gran Bretagna e Canada, i due paesi che finora hanno dato di più sul fronte afgano, mostrano segni di stanchezza. Il risultato, sul terreno, è la sempre più evidente incapacità dei 50mila soldati occidentali di far fronte alla situazione. Senza nemmeno poter contare sull'aiuto dell'esercito afgano, dimostratosi del tutto incapace di fornire quel contributo alla guerra che il Pentagono aveva messo, ingenuamente, in conto.

 

La retrovia pachistana. A peggiorare drasticamente la situazione, a tutto vantaggio dei talebani, è intervenuta negli ultimi mesi la crisi politica pachistana. L'uscita di scena del generale Musharraf, che negli anni passati aveva tenuto militarmente impegnati i talebani rifugiati nelle Aree Tribali pachistane, ha permesso a questi ultimi di usufruire di una tregua che ha consentito loro di riorganizzarsi e di concentrarsi totalmente sul fronte afgano, portando la guerra fino alle porte di Kabul. Adesso è nella retrovia pachistana che gli Stati Uniti si giocano l’esito della guerra in Afghanistan, spingendo l’esercito di Islamabad a reimpegnare i talebani nelle Aree Tribali, dove infatti da due settimane il generale pachistano Kyani ha scatenato una nuova offensiva, che ha già provocato cinquecento morti e 200mila sfollati.