7 Settembre 2009
Mentre
i pezzi grossi americani ed europei si preoccupano di come fare per
proteggere in Afghanistan le loro vie di comunicazione, gli afgani
pagano questo con fiumi di sangue innocente: il sangue dei civili, dei
loro bambini e delle loro donne. L’ultimo di questi incessanti bagni di
sangue è stato l’incursione aerea NATO di Venerdì nella provincia di
Kunduz. L’attacco ha fatto almeno 90 vittime, per lo più civili, come il
comando della NATO è riluttante ad ammettere.
Nondimeno, si nega che questo attacco micidiale sia avvenuto sotto le
direttive del nuovo comandante della NATO in Afghanistan generale
Stanley McCrystal. Recentemente il generale aveva dato ordine alle sue
truppe di evitare attacchi quando delle vite civili erano a rischio,
implicita ammissione dei massicci massacri di civili conseguenti alle
operazioni della coalizione.
Tale ordine era stato emesso anzitutto per liberarsi dalle conseguenze
negative di questi massacri della guerra della NATO in Afghanistan, come
l’ordine dato recentemente dal capo dei Talibani Mullah Omar alle sue
truppe. Ciò perché, pur essendo le operazioni dei Talibani dirette
principalmente contro obiettivi militari, le loro bombe stradali, le
bombe suicide, le imboscate, e gli attacchi frontali, finiscono
anch’essi col causare anche un pesante numero di vittime civili.
Ma il lato più triste di questo colossale massacro di civili in
Afghanistan è l'assenza di lacrime negli occhi degli occidentali. Essi
sembrano tenere un meticoloso elenco dei loro soldati caduti, ma non si
preoccupano minimamente di calcolare quanti civili afgani sono stati
ammazzati. Fino a questo momento non un solo controllore occidentale dei
Diritti Umani ha toccato l’argomento di questa carneficina di civili.
Persino organizzazioni internazionali di rispetto come Amnesty
International e la Human Rights Watch sono rimaste zitte. I cuori degli
occidentali si affliggono soltanto per i morti loro. E se in occidente
la guerra in Afghanistan sta diventando sempre più impopolare, ciò si
deve solo al crescente numero di morti e di vittime nelle file dei
militari occidentali.
Gli inglesi sono irritati col loro governo perché non fornisce alle
truppe apparecchiature salva-vita, automezzi corazzati ed elicotteri per
aumentare la loro potenza letale. E nei loro mezzi di informazione essi
mostrano con insistenza scene patetiche di funerali dei loro soldati
uccisi in Afghanistan, facendo vedere tutti i loro parenti in lacrime.
Frattanto il Segretario della Difesa americano Robert Gates è
ingarbugliato in un’aspra diatriba con l’agenzia d’informazione
americana The Associated Press per avere essa dato pubblicità alla foto
di un soldato americano mortalmente ferito, sostenendo che ciò ha
ulteriormente addolorato la famiglia del soldato. Anche gli afgani
piangono i loro morti; certamente non danzano né cantano. E in
Afghanistan la morte violenta di un ucciso non la piangono soltanto i
suoi parenti stretti, perché per v ia dei legami di sangue è tutta la
tribù che partecipa al lutto. Anche gli afgani hanno delle persone care,
e molte.
E poi c’è la questione: gli invasori capeggiati dagli americani, in
Afghanistan cosa ci stanno a fare? Se l’invasione era una risposta
all’attentato terrorista dell’undici Settembre, allora l’Afghanistan non
era il candidato giusto, perché l’attacco non era stato progettato in
Afghanistan e in esso non erano implicati afgani. L’attacco venne
organizzato in Germania ed eseguito da giovani arabi che avevano
studiato in università occidentali e erano stati addestrati in scuole di
volo americane. Se invece l’invasione riguardava al-Qaeda, gli invasori
non l’avevano localizzata né avevano cercato di eliminarla, anzi, le
avevano consentito di riaggrupparsi. Nel 2005 gli americani hanno
persino sciolto il gruppo speciale [della CIA] costituito "per catturare
bin Laden vivo o morto".
Ormai dobbiamo convivere con gli stupidi imbrogli delle potenze
occidentali, che si sono arrogate il diritto di bollare come "canaglie"
popoli interi e poi di tiranneggiare e ricattare quelli che hanno
bollato in questo modo. Così hanno fatto in Irak con Saddam Hussein.
Hanno bollato l’Irak come "stato canaglia", e poi sono seguiti i pogroms
[attacchi alle minoranze etniche] dei civili iracheni, effettuati
dapprima col manipolare micidiali sanzioni delle Nazioni Unite che hanno
fatto morire migliaia di bambini iracheni imponendo una critica mancanza
di cibo e di medicine di cui avevano bisogno, e poi con lo scatenare una
guerra disapprovata dal Consiglio di Sicurezza delle stesse Nazioni
Unite, guerra che ha ucciso innumerevoli civili. Se al mondo esistesse
una giustizia, l’intero partito degli Stati Uniti favorevole a questa
guerra andrebbe processato per crimini contro l’umanità.
In che differiscono i Talibani di oggi dai loro cugini che combatterono
gli invasori sovietici con una guerra che lo stesso Occidente chiamò
Jihad (Guerra Santa) e che i sovietici chiamavano terrorismo? Dov’è la
differenza fra coloro che allora l’Occidente chiamava combattenti della
libertà e Mujahiddin (Guerrieri Sacri), e che i sovietici chiamavano
banditi?
Lasciamo agli storici di decidere su questo punto. Per ora,
l’Afghanistan è sommerso da fiumi di sangue di civili massacrati. Ed è
triste riconoscere che non sono pianti da chi sta lontano.