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10
Agosto, 2008
Houston - All’età di sessantasette anni è morto il poeta
palestinese Mahmoud Darwish, in seguito a delle
complicazioni durante un intervento a cuore aperto
nell’ospedale di Houston. Mahmoud Darwish è stato uno dei
più grandi poeti in lingua araba di sempre, ma soprattutto
ha cantato in modo appassionato la tragedia del popolo
palestinese. La vita di Mahmoud Darwish è stata la vita di
ogni palestinese: scacciato nel ’48 con la famiglia dal
villaggio di Al-Birweh, in Galilea, subito distrutto dalle
milizie israeliane, divenne uno dei tanti profughi in
Libano. Fu arrestato molte volte per aver letto le sue
poesie in pubblico, quando sconfinava illegalmente in
Israele. Durante l’esilio fu direttore di alcune riviste
palestinesi al Cairo, a Beirut e ad Amman ed è stato un
importante dirigente politico dell’OLP fino al 1993, quando
si dimise perché contrario agli accordi di Oslo.
Si è sempre battuto per la causa dei profughi palestinesi,
perché fosse garantito il loro diritto al ritorno, ed ha
sostenuto la seconda Intifada, tema dominante della sua
ultima raccolta poetica "Stato d’assedio" (2002). Darwīsh in
lingua farsi significa letteralmente "cercatore di porte",
ma più propriamente vuol dire "povero, mendicante". Mahmoud
Darwish ha cercato per tutta la vita le porte della
liberazione del popolo palestinese, in politica e nell’arte,
uomo capace di ascoltare e di interpretare con l’aiuto della
poesia le mille difficoltà della sua terra. Difficoltà che
soprattutto nel momento attuale fanno piangere ancora di più
la sua scomparsa. Darwish disapprovava la divisione del
potere fra i palestinesi, e criticava la recrudescenza con
cui Hamas era salita al potere nella striscia di Gaza. Si
era allontanato ancora di più dalla vita politica, lui da
sempre laico combattente di ogni pretesa verità teista.
Anche lui piangeva la povertà del clima politico, ma
soprattutto del clima umano che si respira in Palestina.
Così dichiarava in un’intervista a "Carta" del giugno 2007:
"Io spero fortemente che ci sia una terza via: laica, aperta
e rappresentativa della società civile. Una forza che porta
avanti le vere rivendicazioni di indipendenza del popolo ma
con mezzi al servizio del popolo e in armonia con l'epoca in
cui viviamo. Non una forza che impone le sue convinzioni
politiche o religiose con la forza. Noi speriamo che il
popolo palestinese possa, ed è indispensabile che possa,
esprimere una forza di questo genere. Ma alla luce del
risultato delle ultime elezioni, abbiamo visto che le forze
alternative, laiche e sociali rappresentano una parte infima
della scena politica. La bipolarità rimane tra Hamas e
Fatah. […] Si combattono per un potere che non esiste.
Dobbiamo ricordarci che siamo tutti sotto occupazione e che
la pace che ci avevano promesso ad Oslo tanti anni fa non
c'è e non ha portato a niente".
Il Presidente palestinese Abbas ha ufficializzato tre giorni
di lutto nazionale in memoria di Darwish, ma non è chiaro se
Hamas, che controlla la striscia di Gaza, accetterà l’invito
del rappresentante di Fatah. Ad ogni modo martedì prossimo
saranno celebrati in Cisgiordania i funerali di Stato, onore
che prima di lui era stato reso solo ad Arafat. Ricordo che
in una fiaba del poeta turco Nazim Hikmet dal titolo "Il
nuvolo innamorato" il mondo veniva creato dal suono del
flauto di un derviscio. Che la tua musica e le tue parole,
Mahmoud Darwish, ci accompagnino nella creazione di un mondo
nuovo, e che la tua lotta sia ispirazione per questa
generazione di afflitti affinché non cedano alle lusinghe
della superficialità, dell’interesse e dell’asservimento.
Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta d’identita’ e’ la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono arrivera’ dopo l’estate.
V’irriterete?
Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle vostre porte
Ne’ mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete irritati?
Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell’apertura delle ere
prima dei pini, e degli alberi d’olivo
E prima che crescesse l’erba.
Mio padre…viene dalla stirpe dell’aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
ne’ ben cresciuto, ne’ ben nato!
Mi ha insegnato l’orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia casa e’ come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!
Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell’usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!
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