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I bambini di Shatila: senza futuro e senza passato
di Curtis Bell , Live from Lebanon,
19 febbraio 2009
Traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq
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Un bambino nel campo profughi di Shatila
Mia moglie Linda e io siamo tornati di recente a Beirut, in
Libano, per visitare la American Community School in
cui mi sono diplomato negli anni cinquanta. Uno dei consiglieri
della scuola, un Americano di nome David Bakis, ha avviato un
progetto per portare un sorriso nelle vite dei bambini dei campi
profughi palestinesi nei pressi di Beirut. Certo, non un compito
agevole.
Ogni domenica pomeriggio, David porta in gita una ventina di
bambini di uno dei campi profughi palestinesi, a bordo di uno
scuola-bus. Una domenica, abbiamo accompagnato David nel campo
profughi di Shatila. Shatila è il campo in cui, nel 1982,
durante l’invasione israeliana del Libano nel mezzo della guerra
civile, una milizia cristiana di destra massacrò uomini, donne e
bambini palestinesi. Le stime sul numero di morti nel campo di
Shatila e in quello vicino di Sabra variano da 500 a 3mila.
L’esercito israeliano all’epoca occupava Beirut e aveva
circondato I campi. Consentirono alla milizia di entrare nel
campo e, quando seppero cosa stava accadendo, non fermarono il
massacro.
Quando siamo arrivati, i bambini tra gli 8 e i 10 anni di
Shatila ci stavano aspettando. Mentre saltavano David, erano
pieni di sorrisi, di risate e di aspettative. Erano molto
eccitati per il film che stavano andando a vedere quel
pomeriggio nel centro di Beirut. I volti luminosi e sorridenti
dei bambini erano in contrasto con le facce perlopiù scure degli
adulti che passeggiavano attorno. I volti felici dei bambini
contrastavano anche con le squallide condizioni del campo. Il
campo è fatto di blocchi di edifici in cemento realizzati in
maniera rischiosa separati da anguste vie di passaggio non
lastricate in cui due persone non possono passare senza
toccarsi. L’acqua che arriva al campo è salmastra e giunge in
maniera discontinua, così come le fognature e l’elettricità.
David se ne sono andati con l’autobus per andare a vedere il
film, mentre Linda e io abbiamo visitato il campo con due dei
suoi abitanti. Abbiamo visto un monumento del massacro e una
casa in cui una madre single viveva con la sua bambina in una
sola stanza principale con un locale piccolo a lato per
cucinare. Per I profughi palestinesi in Libano il presente è
terribile e il futuro è un’incognita. Non possono tornare in
Palestina e non sono ben accetti in Libano. Il Libano non
consente loro di diventare cittadini o di possedere terreni.
Settanta mestieri, ossia i lavori migliori, gli sono proibiti.
Una delle maggiori cause di questa esclusione è la natura
"confessionale" della Costituzione libanese che bilancia
accuratamente il potere tra i diversi credi, basandosi sulla
popolazione. Dare la cittadinanza ai 400mila palestinesi, in
larga parte musulmani sunniti, sovvertirebbe l’attuale
equilibrio di poteri tra cristiani, sciiti e sunniti. Vi è la
convinzione diffusa in Libano che i palestinesi gli sono stati
imposti dall’esterno e (i libanesi) non hanno abbastanza lavori
e risorse per il loro stesso popolo.
David ha un amico che è nato in un campo profughi palestinese in
Giordania ed è finito in Libano per ragioni familiari. Ma il
Libano non riconosce la sua carta di identità rilasciata dalle
Nazioni Unite e non intende emettere nuove carte di identità. È
stato messo in prigione due volte per non avere una carta di
identità valida, l’ultima volta per cinquanta giorni. Ho sentito
alter storie simili.
Ai palestinesi viene negato sia un passato che un futuro. I
campi e le scuole all’interno dei campi sono in larga parte
sostenute dall’Unrwa, l’Agenzia Onu per i profughi palestinesi.
L’Unrwa non consente più l’insegnamento della storia moderna
della Palestina. Due studenti ci hanno detto che non possono
portare bandiere, spille, bracciali o altri accessori con
emblemi palestinesi a scuola, sebbene l’Unrwa non abbia una
politica ufficiale a riguardo.
Abbiamo incontrato molti palestinesi nel campo che, come i loro
bambini, erano positivi e pieni di risorse nonostante le
condizioni pressoché impossibili. Gli esseri umani sono
ottimisti per natura e non possono sostenere un’esistenza in
stato di depressione. Ma non dovrebbe essere consentito che la
tragedia umana della vita nei campi continui di generazione in
generazione così come è avvenuto dal 1948. Ai meravigliosi
bambini di Shatila, così come a tutti i bambini, deve essere
dato un futuro di opportunità e speranza.
Curtis Bell
ex-scienziato e attivista per la pace. Vive a Portland, in
Oregon. È nato in Bahrain e ha frequentato le scuole superiori a
Beirut, in Libano
Link
originale :
www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=7184
Traduzione di Carlo M.
Miele per Osservatorio Iraq
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/BambiniShatila.htm
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