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Anno III,  Comunicato   65, del 6  SETTEMBRE   2008

 

 

 

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Banca Mondiale: Israele sta impedendo la ripresa economica palestinese

Ma’an News Agency, 9 maggio 2007



Betlemme – La politica israeliana di chiusura e restrizione dei movimenti ha "ostacolato" la ripresa economica palestinese. A dichiararlo è la Banca Mondiale in un rapporto molto critico di 18 pagine, pubblicato il 9 maggio.

Il rapporto accusa Israele di stare utilizzando il suo sistema di chiusura per "espandere e proteggere l’attività degli insediamenti".

"È spesso difficile conciliare l’uso della chiusura per ragioni di sicurezza con il suo uso mirato a espandere e proteggere l’attività degli insediamenti e il movimento relativamente illimitato dei coloni dentro e fuori del West Bank", afferma il rapporto. Il rapporto fa notare che attualmente c’è un numero doppio di coloni che risiedono nel West Bank occupato - con l’esclusione di Gerusalemme est - rispetto ai tempi degli accordi di Oslo.

La Banca Mondiale rileva che, nel dicembre 2004, il governo di Israele si aveva convenuto con l’Autorità Palestinese (Ap) che la ripresa economica palestinese fosse indispensabile.

In ogni caso, "la libertà di movimento e di accesso per i palestinesi all’interno del West Bank rappresenta l’eccezione piuttosto che la regola", afferma il rapporto, rilevando che questo è "il contrario degli impegni" raggiunti tra Israele e Ap. Per esempio, gli accordi di Oslo stabilivano che il movimento delle persone e dei mezzi all’interno del West Bank “sarà libero e regolare, e non avrà bisogno di essere compiuto mediante checkpoint o posti di blocco”, ricorda la Banca Mondiale.


"cantoni separati"

Attualmente, comunque, la chiusura nel West Bank viene "attuata attraverso un insieme di politiche, procedure e impedimenti fisici che hanno frammentato il territorio in cantoni anche più piccoli e separati", nota la Banca Mondiale.

Il rapporto sottolinea anche la gamma di impedimenti e ostacoli alla libertà di movimento e accesso al West Bank occupato, sottolineando "la facilità con cui gli impedimenti fisici possono essere rimossi in una forma e reinseriti in un’altra".

"Ciò era sottolineato dall’ammissione dell’Idf (Forze di difesa israeliane, ndt) nel gennaio 2007, secondo cui 44 impedimenti che aveva dichiarato di avere rimosso come parte di un piano per agevolare i movimenti in realtà non esistevano" ricorda il rapporto della Banca Mondiale.

Il rapporto critica Israele per il fatto di limitare l’attenuazione delle sue restrizioni al movimento a "passi marginali", che la Banca Mondiale dice "non sono in grado di condurre ad alcun miglioramento duraturo" perché "mancano di stabilità e certezza e possono essere facilmente revocati o rimpiazzati da altre limitazioni".

La Banca Mondiale si chiede anche il perché del sistema di strade separate tra coloni israeliani nel West Bank e la popolazione palestinese, che "garantisce che i coloni possano viaggiare tra il West Bank e Israele e tra gli insediamenti con relativa facilità, ma al tempo stesso ha costretto i palestinesi a un sistema subalterno di strade che spesso comprendono un percorso lento e tortuoso", e comporta "che il peso stragrande del controllo e delle restrizioni cade sulla popolazione palestinese." Ci sono 700 chilometri di strade nel West Bank occupato il cui utilizzo è proibito ai palestinesi, afferma il rapporto.


"politiche di permesso draconiane"

La Banca Mondiale definisce il controllo del registro della popolazione palestinese effettuato dal governo israeliano, come "il cuore del sistema di ostacoli amministrativi" notando che questo controllo supporta il regime estensivo dei permessi che – come afferma il rapporto - "può essere usato per controllare quasi tutti gli aspetti dei movimenti dei palestinesi fuori da un villaggio o da un’area municipale vicina".

In aggiunta alle "politiche di permessi sempre più draconiane" di Israele, ulteriori misure ad hoc, comunicate a voce ai palestinesi, "creano un sistema di restrizione dei movimenti non trasparente e altamente imprevedibile", constata il rapporto.

"Essere in possesso di un permesso valido non garantisce necessariamente la possibilità di attraversare un checkpoint" continua il rapporto. "I requisiti possono essere cambiati senza preavviso a un determinato checkpoint e chiusure globali, che proibiscono tutti i movimenti, possono essere imposte in ogni momento".

Il rapporto critica anche Israele per la sua politica di rifiuto del (re)ingresso ai possessori di passaporto straniero, specialmente a quelli di origine palestinese, che desiderano entrare nel territorio palestinese occupato, nemmeno per ragioni familiari o di lavoro. "Dato che la grande maggioranza dei nuovi investimenti nel West Bank e a Gaza dalla firma degli accordi di Oslo (1993) è avvenuta attraverso palestinesi espatriati, queste pratiche e l’alto grado di incertezza ad esse legato condurrà inevitabilmente a una perdita degli investimenti stranieri a una fuga di cervelli e a un’ulteriore contrazione dell’economia palestinese", avverte la Banca Mondiale.

Conclusione: necessario "ripristino della presunzione di movimento"

La Banca Mondiale conclude che una "ripresa economica duratura rimarrà irraggiungibile se larghe parti del West Bank restano inaccessibili per gli interessi economici e le restrizioni di movimento rimangono la norma per la grande maggioranza dei palestinesi e degli investitori palestinesi dall’estero".

Il rapporto non fa menzione solo degli insediamenti israeliani e della loro giurisdizione municipale come corresponsabili della "altamente frammentata economia palestinese". La “zona di congiunzione” (il territorio intrappolato tra il Muro di separazione e la Linea verde, in cui vivono 50 mila palestinesi), la valle del Giordano e altre cosiddette “aree ristrette”, che sono imprevedibili, rendono al momento la ripresa economica quasi impossibile.

La Banca Mondiale segnala che "la ripresa economica e la crescita sostenibile richiederanno una fondamentale revisione delle procedure di chiusura, un ripristino della presunzione di movimento, e un riesame del registro di controllo israeliano della popolazione e altri mezzi di imposizione della residenza dei palestinesi all’interno del West Bank e di Gaza, come previsto negli accordi esistenti tra governo di Israele e Olp (Organizzazione di liberazione della Palestina)".

Israele: chiusure dovute al terrorismo

Secondo l’Associated Press, Israele ha ribadito che le chiusure sono dettate solo da preoccupazioni legate alla sicurezza.

"Non abbiamo alcun interesse nell’assistere a un fallimento dell’economia palestinese", ha detto all’Ap il portavoce del ministro degli Esteri israeliano Mark Regev. "Molti dei problemi attuali sono una conseguenza diretta del terrorismo, della violenza e dell’instabilità politica all’interno dei territori palestinesi... E dell’anarchia totale che vi regna".


(Traduzione di Carlo M. Miele)


Articolo originale

 

World Bank: Israel preventing Palestinian economic recovery

Ma’an News Agency, 9 maggio 2007

Bethlehem - Ma'an - Israel's policy of closure and movement restrictions has "stymied" Palestinian economic revival, the World Bank says in a harshly critical 18-page report, issued 9 May.

The report accuses Israel of using its closure system to "expand and protect settlement activity."

"It is often difficult to reconcile the use of closure for security purposes from its use to expand and protect settlement activity and the relatively unhindered movement of settlers in and out of the West Bank," the report states. The report points out that there is currently double the number of Israeli settlers residing in the occupied West Bank, excluding east Jerusalem, than at the time of the Oslo Accords.

The World Bank notes that, in December 2004, the government of Israel agreed with the Palestinian Authority that Palestinian economic revival was essential.

However, "freedom of movement and access for Palestinians within the West Bank is the exception rather than the norm," the report states, noting that this is "contrary to the commitments" made between Israel and the PA. For example, the Oslo Accords said that the movement of people and vehicles in the West Bank “will be free and normal, and shall not need to be effected through checkpoints or roadblocks,” the World Bank recalls.

"disconnected cantons"

Currently, however, closure in the West Bank, is "implemented through an agglomeration of policies, practices and physical impediments which have fragmented the territory into ever smaller and more disconnected cantons," the World Bank notes.

The report also outlines the range of impediments and obstacles to freedom of movement and access in the occupied West Bank, highlighting "the ease by which physical impediments can be removed in one form and reinstated in another."

"This was underlined by the admission by the IDF in January 2007 that forty-four impediments it claimed to have removed as part of a plan to ease movement did not actually exist," the World Bank report recalls.

The report criticizes Israel for limiting its relaxation of movement restrictions to "incremental steps," which the World Bank says "are not likely to lead to any sustainable improvement" because they "lack permanence and certainty and can be easily withdrawn or replaced by other restrictions."

The World Bank also questions why the system of separate roads for Israeli settlers in the West Bank and the Palestinian population, which "ensures that settlers can travel between the West Bank and Israel and between settlements with relative ease, but at the same time has forced Palestinians on to an inferior set of roadways which often involve a slow and circuitous route," means "the overwhelming onus of control and restriction falls on the Palestinian population." There are 700km of roads in the occupied West Bank that Palestinians are restricted from using, the report states.

"draconian permit policies"

The World Bank describes the government of Israel's control of the Palestinian population registry, as "the core of the system of administrative obstacles," noting that this control supports the extensive permit regime which, as the report states, "can be used to control nearly all facets of Palestinian movement outside of an individual’s immediate village or municipal area."

In addition to Israel's "increasingly draconian permit policies," further ad hoc measures, communicated verbally to Palestinians, "create a system of movement restrictions which is non-transparent and highly unpredictable," the report finds.

"Holding a valid permit does not necessarily guarantee the ability to cross a checkpoint," the report continues. "Requirements can be changed without notice at particular checkpoints and comprehensive closures, banning all movement, can be imposed at any time."

The report also criticizes Israel for its policy of denying (re-)entry to foreign passport-holders, particularly those of Palestinian background, wishing to enter the occupied Palestinian territory, either for work or family reasons. "Given that the vast majority of new investment in WB&G [West Bank and Gaza] since the signing of the Oslo Accords [1993] has been through overseas Palestinians, such practices and the high degree of uncertainty connected to them will inevitably lead to a loss of foreign investment and knowledge transfer and a further contraction of the Palestinian economy," the World Bank warns.

Conclusion: "restoration of the presumption of movement" needed

The World Bank concludes that "sustainable economic recovery will remain elusive if large areas of the West Bank remain inaccessible for economic purposes and restricted movement remains the norm for the vast majority of Palestinians and expatriate Palestinian investors."

The report mentions not just the Israeli settlements and their municipal jurisdiction as contributing to the "highly fragmented Palestinian economy." The “seam zone” (the territory trapped between the Separation Wall and the Green Line, in which some 50,000 Palestinians live), the Jordan Valley and other so-called “closed areas”, which are unpredictable, make economic recovery currently almost impossible.

The World Bank recommends that, "Economic recovery and sustainable growth will require a fundamental reassessment of closure practices, a restoration of the presumption of movement, and review of Israeli control of the population registry and other means of dictating the residency of Palestinians within WB&G [West Bank and Gaza] as embodied in the existing agreements between GOI [Government of Israel] and the PLO [Palestine Liberation Organization]."

Israel: closures due to terrorism

According to Associated Press, Israel is insisting that the closures are driven by security concerns alone.

"We have no interest whatsoever in seeing a failed Palestinian economy," Israeli Foreign Ministry spokesman Mark Regev told AP. "Many of the current problems are a direct result of terrorism, violence and political instability inside the Palestinian territories ... And the overall anarchy that exists."


Rapporto completo della Banca Mondiale