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Banca Mondiale: Israele sta impedendo la ripresa economica
palestinese
Ma’an News Agency, 9 maggio 2007
Betlemme – La politica israeliana di chiusura e restrizione
dei movimenti ha "ostacolato" la ripresa economica
palestinese. A dichiararlo è la Banca Mondiale in un rapporto
molto critico di 18 pagine, pubblicato il 9 maggio.
Il rapporto accusa Israele di stare utilizzando il suo sistema
di chiusura per "espandere e proteggere l’attività degli
insediamenti".
"È spesso difficile conciliare l’uso della chiusura per
ragioni di sicurezza con il suo uso mirato a espandere e
proteggere l’attività degli insediamenti e il movimento
relativamente illimitato dei coloni dentro e fuori del West
Bank", afferma il rapporto. Il rapporto fa notare che
attualmente c’è un numero doppio di coloni che risiedono nel
West Bank occupato - con l’esclusione di Gerusalemme est -
rispetto ai tempi degli accordi di Oslo.
La Banca Mondiale rileva che, nel dicembre 2004, il governo di
Israele si aveva convenuto con l’Autorità Palestinese (Ap) che
la ripresa economica palestinese fosse indispensabile.
In ogni caso, "la libertà di movimento e di accesso per i
palestinesi all’interno del West Bank rappresenta l’eccezione
piuttosto che la regola", afferma il rapporto, rilevando che
questo è "il contrario degli impegni" raggiunti tra Israele e
Ap. Per esempio, gli accordi di Oslo stabilivano che il
movimento delle persone e dei mezzi all’interno del West Bank
“sarà libero e regolare, e non avrà bisogno di essere compiuto
mediante checkpoint o posti di blocco”, ricorda la Banca
Mondiale.
"cantoni separati"
Attualmente, comunque, la chiusura nel West Bank viene
"attuata attraverso un insieme di politiche, procedure e
impedimenti fisici che hanno frammentato il territorio in
cantoni anche più piccoli e separati", nota la Banca Mondiale.
Il rapporto sottolinea anche la gamma di impedimenti e
ostacoli alla libertà di movimento e accesso al West Bank
occupato, sottolineando "la facilità con cui gli impedimenti
fisici possono essere rimossi in una forma e reinseriti in
un’altra".
"Ciò era sottolineato dall’ammissione dell’Idf (Forze di
difesa israeliane, ndt) nel gennaio 2007, secondo cui 44
impedimenti che aveva dichiarato di avere rimosso come parte
di un piano per agevolare i movimenti in realtà non
esistevano" ricorda il rapporto della Banca Mondiale.
Il rapporto critica Israele per il fatto di limitare
l’attenuazione delle sue restrizioni al movimento a "passi
marginali", che la Banca Mondiale dice "non sono in grado di
condurre ad alcun miglioramento duraturo" perché "mancano di
stabilità e certezza e possono essere facilmente revocati o
rimpiazzati da altre limitazioni".
La Banca Mondiale si chiede anche il perché del sistema di
strade separate tra coloni israeliani nel West Bank e la
popolazione palestinese, che "garantisce che i coloni possano
viaggiare tra il West Bank e Israele e tra gli insediamenti
con relativa facilità, ma al tempo stesso ha costretto i
palestinesi a un sistema subalterno di strade che spesso
comprendono un percorso lento e tortuoso", e comporta "che il
peso stragrande del controllo e delle restrizioni cade sulla
popolazione palestinese." Ci sono 700 chilometri di strade nel
West Bank occupato il cui utilizzo è proibito ai palestinesi,
afferma il rapporto.
"politiche di permesso draconiane"
La Banca Mondiale definisce il controllo del registro della
popolazione palestinese effettuato dal governo israeliano,
come "il cuore del sistema di ostacoli amministrativi" notando
che questo controllo supporta il regime estensivo dei permessi
che – come afferma il rapporto - "può essere usato per
controllare quasi tutti gli aspetti dei movimenti dei
palestinesi fuori da un villaggio o da un’area municipale
vicina".
In aggiunta alle "politiche di permessi sempre più draconiane"
di Israele, ulteriori misure ad hoc, comunicate a voce ai
palestinesi, "creano un sistema di restrizione dei movimenti
non trasparente e altamente imprevedibile", constata il
rapporto.
"Essere in possesso di un permesso valido non garantisce
necessariamente la possibilità di attraversare un checkpoint"
continua il rapporto. "I requisiti possono essere cambiati
senza preavviso a un determinato checkpoint e chiusure
globali, che proibiscono tutti i movimenti, possono essere
imposte in ogni momento".
Il rapporto critica anche Israele per la sua politica di
rifiuto del (re)ingresso ai possessori di passaporto
straniero, specialmente a quelli di origine palestinese, che
desiderano entrare nel territorio palestinese occupato,
nemmeno per ragioni familiari o di lavoro. "Dato che la grande
maggioranza dei nuovi investimenti nel West Bank e a Gaza
dalla firma degli accordi di Oslo (1993) è avvenuta attraverso
palestinesi espatriati, queste pratiche e l’alto grado di
incertezza ad esse legato condurrà inevitabilmente a una
perdita degli investimenti stranieri a una fuga di cervelli e
a un’ulteriore contrazione dell’economia palestinese", avverte
la Banca Mondiale.
Conclusione: necessario "ripristino della presunzione di
movimento"
La Banca Mondiale conclude che una "ripresa economica duratura
rimarrà irraggiungibile se larghe parti del West Bank restano
inaccessibili per gli interessi economici e le restrizioni di
movimento rimangono la norma per la grande maggioranza dei
palestinesi e degli investitori palestinesi dall’estero".
Il rapporto non fa menzione solo degli insediamenti israeliani
e della loro giurisdizione municipale come corresponsabili
della "altamente frammentata economia palestinese". La “zona
di congiunzione” (il territorio intrappolato tra il Muro di
separazione e la Linea verde, in cui vivono 50 mila
palestinesi), la valle del Giordano e altre cosiddette “aree
ristrette”, che sono imprevedibili, rendono al momento la
ripresa economica quasi impossibile.
La Banca Mondiale segnala che "la ripresa economica e la
crescita sostenibile richiederanno una fondamentale revisione
delle procedure di chiusura, un ripristino della presunzione
di movimento, e un riesame del registro di controllo
israeliano della popolazione e altri mezzi di imposizione
della residenza dei palestinesi all’interno del West Bank e di
Gaza, come previsto negli accordi esistenti tra governo di
Israele e Olp (Organizzazione di liberazione della
Palestina)".
Israele: chiusure dovute al terrorismo
Secondo l’Associated
Press, Israele ha ribadito che le chiusure sono
dettate solo da preoccupazioni legate alla sicurezza.
"Non abbiamo alcun interesse nell’assistere a un fallimento
dell’economia palestinese", ha detto all’Ap il portavoce del
ministro degli Esteri israeliano Mark Regev. "Molti dei
problemi attuali sono una conseguenza diretta del terrorismo,
della violenza e dell’instabilità politica all’interno dei
territori palestinesi... E dell’anarchia totale che vi regna".
(Traduzione di Carlo M. Miele)
Articolo originale
World Bank: Israel preventing Palestinian economic recovery
Ma’an News Agency, 9 maggio 2007
Bethlehem - Ma'an - Israel's policy of closure and movement
restrictions has "stymied" Palestinian economic revival, the
World Bank says in a harshly critical 18-page report, issued 9
May.
The report accuses Israel of using its closure system to
"expand and protect settlement activity."
"It is often difficult to reconcile the use of closure for
security purposes from its use to expand and protect
settlement activity and the relatively unhindered movement of
settlers in and out of the West Bank," the report states. The
report points out that there is currently double the number of
Israeli settlers residing in the occupied West Bank, excluding
east Jerusalem, than at the time of the Oslo Accords.
The World Bank notes that, in December 2004, the government of
Israel agreed with the Palestinian Authority that Palestinian
economic revival was essential.
However, "freedom of movement and access for Palestinians
within the West Bank is the exception rather than the norm,"
the report states, noting that this is "contrary to the
commitments" made between Israel and the PA. For example, the
Oslo Accords said that the movement of people and vehicles in
the West Bank “will be free and normal, and shall not need to
be effected through checkpoints or roadblocks,” the World Bank
recalls.
"disconnected cantons"
Currently, however, closure in the West Bank, is "implemented
through an agglomeration of policies, practices and physical
impediments which have fragmented the territory into ever
smaller and more disconnected cantons," the World Bank notes.
The report also outlines the range of impediments and
obstacles to freedom of movement and access in the occupied
West Bank, highlighting "the ease by which physical
impediments can be removed in one form and reinstated in
another."
"This was underlined by the admission by the IDF in January
2007 that forty-four impediments it claimed to have removed as
part of a plan to ease movement did not actually exist," the
World Bank report recalls.
The report criticizes Israel for limiting its relaxation of
movement restrictions to "incremental steps," which the World
Bank says "are not likely to lead to any sustainable
improvement" because they "lack permanence and certainty and
can be easily withdrawn or replaced by other restrictions."
The World Bank also questions why the system of separate roads
for Israeli settlers in the West Bank and the Palestinian
population, which "ensures that settlers can travel between
the West Bank and Israel and between settlements with relative
ease, but at the same time has forced Palestinians on to an
inferior set of roadways which often involve a slow and
circuitous route," means "the overwhelming onus of control and
restriction falls on the Palestinian population." There are
700km of roads in the occupied West Bank that Palestinians are
restricted from using, the report states.
"draconian permit policies"
The World Bank describes the government of Israel's control of
the Palestinian population registry, as "the core of the
system of administrative obstacles," noting that this control
supports the extensive permit regime which, as the report
states, "can be used to control nearly all facets of
Palestinian movement outside of an individual’s immediate
village or municipal area."
In addition to Israel's "increasingly draconian permit
policies," further ad hoc measures, communicated verbally to
Palestinians, "create a system of movement restrictions which
is non-transparent and highly unpredictable," the report
finds.
"Holding a valid permit does not necessarily guarantee the
ability to cross a checkpoint," the report continues.
"Requirements can be changed without notice at particular
checkpoints and comprehensive closures, banning all movement,
can be imposed at any time."
The report also criticizes Israel for its policy of denying
(re-)entry to foreign passport-holders, particularly those of
Palestinian background, wishing to enter the occupied
Palestinian territory, either for work or family reasons.
"Given that the vast majority of new investment in WB&G [West
Bank and Gaza] since the signing of the Oslo Accords [1993]
has been through overseas Palestinians, such practices and the
high degree of uncertainty connected to them will inevitably
lead to a loss of foreign investment and knowledge transfer
and a further contraction of the Palestinian economy," the
World Bank warns.
Conclusion: "restoration of the presumption of movement"
needed
The World Bank concludes that "sustainable economic recovery
will remain elusive if large areas of the West Bank remain
inaccessible for economic purposes and restricted movement
remains the norm for the vast majority of Palestinians and
expatriate Palestinian investors."
The report mentions not just the Israeli settlements and their
municipal jurisdiction as contributing to the "highly
fragmented Palestinian economy." The “seam zone” (the
territory trapped between the Separation Wall and the Green
Line, in which some 50,000 Palestinians live), the Jordan
Valley and other so-called “closed areas”, which are
unpredictable, make economic recovery currently almost
impossible.
The World Bank recommends that, "Economic recovery and
sustainable growth will require a fundamental reassessment of
closure practices, a restoration of the presumption of
movement, and review of Israeli control of the population
registry and other means of dictating the residency of
Palestinians within WB&G [West Bank and Gaza] as embodied in
the existing agreements between GOI [Government of Israel] and
the PLO [Palestine Liberation Organization]."
Israel: closures due to terrorism
According to Associated Press, Israel is insisting that the
closures are driven by security concerns alone.
"We have no interest whatsoever in seeing a failed Palestinian
economy," Israeli Foreign Ministry spokesman Mark Regev told
AP. "Many of the current problems are a direct result of
terrorism, violence and political instability inside the
Palestinian territories ... And the overall anarchy that
exists."
Rapporto completo della Banca Mondiale
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