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Un simbolo della lotta non-violenta popolare

 

 

Un simbolo della lotta non-violenta popolare

Fonte : http://www.bilin-village.org

 

di Achraf Aboul-Hol

11/06/2008

Israele ha dato il via alla costruzione di nuove colonie a Gerusalemme in violazione degli accordi internazionali. La giudaizzazione dei territori continua. Bil’in, villaggio vicino Ramallah, resiste a questa politica e simboleggia la lotta in favore della terra palestinese.

Era un giorno del 2005… Bil’in, un villaggio palestinese come molti altri. Un villaggio situato à ovest di Ramallah e popolato da poco più di 3000 persone. Fino a quel giorno, un villaggio sconosciuto che oggi rappresenta un problema per la colossale impresa coloniale israeliana, un emblematico centro di resistenza pacifica contro il Muro dell’apartheid.

La colonizzazione giudaica ha inghiottito la maggior parte della Palestina storica e si è estesa per comprendere i territori occupati nel giugno 1967, Gerusalemme-Est, le sue periferie, Hebron, Betlemme, Bil’in e altri.

Dall’arrivo dei primi sionisti in questo villaggio, giunti per volontà israeliana, al fine di impossessarsi del 75% della sua superficie, annetterla a una colonia vicina e costruire una parte del Muro di separazione, la resistenza si è avviata e senza il minimo colpo di fucile. Questo territorio, che non supera i 1000 feddans (un feddan: 0,42 ettari) ha organizzato la sua prima campagna contro i tentativi sionisti e, da quel momento, ha goduto di una celebrità mondiale. Tutti i venerdì si svolge una campagna di resistenza per attirare l’attenzione del mondo sul suo dramma. La partecipazione alla marcia del venerdì è divenuta una parte integrante della resistenza. Così, per oltre tre anni e mezzo, questo villaggio, polo delle attività in favore dei diritti dell’uomo di Palestina, perfino del mondo intero, si oppone alle forze di occupazione israeliana.

A Tel-Aviv il portavoce del ministro dell’Ambiente Eran Sidis dice: «stiamo per costruire 121 abitazioni a Har Homa, 763 a Pisgat Zeev, alcuni quartieri di colonie eretti a Gerusalemme-Est». Inoltre, il ministro dell’Ambiente, Zeev Boïm, ha annunciato al governo la pubblicazione, per la settimana successiva, di proposte per la vendita dei terreni. Ha precisato che quest’annuncio è stato fatto in occasione della celebrazione del «41esimo anniversario della riunificazione della città»… In poche parole, la conquista e l’annessione della sua parte orientale a Israele nel giugno 1967. Il 30 luglio 1980, una «legge fondamentale» votata dal Parlamento israeliano ha proclamato Gerusalemme «riunificata e capitale eterna di Israele».

A Bil’in, la partecipazione del vice-presidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini e del giudice italiano, Giulio Toscano, e del Nobel della pace Mairread Corrigan, oltre a decine di attivisti palestinesi non ha impedito agli israeliani di lanciare gas lacrimogeni contro questa marcia opposta alla colonizzazione. Ci sono dei feriti, ma la partita di calcio tra attivisti palestinesi ed europei non è stata annullata.

Questo venerdì si è tenuta la terza conferenza internazionale della resistenza popolare… Occasione per dimostrare la determinazione dei palestinesi di voler restare attaccati alle loro terre contro tutte le misure israeliane di colonizzazione, di giudaizzazione e di modifiche dell’assetto geografico.

Jebril Rajoub, anziano capo della sicurezza preventiva è pronto a dare il calcio di inizio; accanto a lui la parlamentare europea… nello stesso giorno iniziano gli Europei di calcio 2008. Il messaggio è chiaro: qui c’è un popolo che non ha la possibilità di divertirsi sul suo proprio terreno perchè confiscato. Pochi minuti dopo, il fischio dell’arbitro dà il via alla partita, ma il campo è immediatamente bombardato da gas lacrimogeni e il match è sospeso.

Il giorno successivo, il corteo sfila fino al Muro. Nell’occasione Salam Fayad, capo del governo palestinese, lancia un messaggio agli israeliani: «La politica di colonizzazione non realizzerà la sicurezza per Israele». Poi il capo di gabinetto della presidenza palestinese Rafic Al-Hosseini mette l’accento sull’importanza dell’azione popolare e della messa a punto di nuovi metodi per affrontare la politica di colonizzazione. «La liberazione di Gerusalemme, la distruzione del Muro, lo smantellamento delle colonie, la liberazione dei palestinesi rinchiusi nelle prigioni israeliane, la realizzazione dei diritti del popolo palestinese garantiti dalla legittimità internazionale, passano per Bil’in». In un messaggio indirizzato dal presidente Jimmy Carter (che ha provocato l’ira d’Israele e dell’establishment americano, anche a causa per i suoi recenti incontri con Hamas), ha sottolineato: «Voi siete l’espressione del fatto che il sogno palestinese non sarà distrutto … la politica di saccheggio delle terre palestinesi è uno dei peggiori ostacoli per la pace». Un altro messaggio di sostegno è giunto dal direttore generale dell’Unesco, Federico Mayor, senza dimenticare gli interventi degli attivisti israeliani e di altri paesi del mondo. Per loro, la resistenza popolare deve essere adottata come nel caso della prima Intifada.

Malgrado un giudizio della Corte suprema israeliana nel settembre 2007 che imponeva al ministero israelieno della Difesa di modificare il tracciato del Muro che passava nel bel mezzo delle terre di Bil’in, nulla è cambiato. Il Muro continua a separare le colonie di Metityahu Mizrah, Modi’in Elite et Hashmonaim dai villaggi palestinesi di Bil’in, Deir Qedis e N’ilin occupando così circa 260 donèmes (un donème=1000 metri quadrati) dei territori palestinesi oltre a un terreno di 1600 donèmes tra il Muro e la Zona Verde. Il tracciato del Muro svela senza equivoci che l’obiettivo è di salvaguardare la sicurezza di una colonia che non è ancora stata costruita e di ingrandire le colonie sul posto.

Il consiglio del villaggio e il movimento «La paix maintenant» chiedevano di sospendere il progetto del «quartiere coloniale» sulle terre palestinesi. Ma i coloni che hanno costruito casa nel villaggio palestinese non abbandoneranno le terre di loro proprietà. La prima fase della colonia Metityahu Mizrah resterà intatta, solo la seconde fase sarà sospesa. L’esercito non ha giudicato positivamente la possibilità di modificare il tracciato del Muro nè l’allontanamento dei coloni. La pretesa democrazia israeliana si sottomette al volere dell’esercito di occupazione.

Un exemple de courage

Une situation qui n’a fait que motiver plus les résistants ; tel ce récit qui nous provient de l’héroïque village.

Ashraf Abu Rahme, ha preso un’iniziativa personale. Ashraf vive in un “avamposto” del villaggio, una piccola capanna dietro il Muro, vicino alla colonia, ed è sempre pronto a fare qualcosa per impedire le costruzioni sulla terra confiscata e per dimostrare che questa terra non è “disponibile” né “abbandonata”.

La colonia di Modi’in Ilit è attualmente in espansione, in violazione di tutti gli accordi e delle promesse del governo israeliano ad Annapolis per bloccare l’espansione delle colonie. I coloni portano delle case-mobili caricate su dei camion e utilizzano un’enorme gru per posarle sul terreno.

Ashraf ci ha visto una occasione unica e non ha esitato un secondo, precipitandosi sulla gru, piazzata al centro del cantiere dei coloni.

Quando arrivo con Neta Golan, co-fondatore dell’ISM (International Solidarity Movement), quattro militanti israeliani degli Anarchici contro il Muro sono già li da 30 minuti. Ashraf è già da tre ore sulla gru. La sua bandiera palestinese sventola, la si vede da lontano. Il messaggio è chiaro: “Smettetela di estendere le colonie sulla terra dei palestinesi”.

Alcuni coloni furiosi sono giunti dalla vicina colonia Matityahu Est e non hanno smesso per un attimo di urlare, arrabbiarsi, tirare pietre e colpire macchine fotografiche. Dopo un primo momento, la polizia israeliana ha allontanato i coloni in collera e ci ha lasciato entrare nel cantiere dove poliziotti, soldati e operai discutevano animatamente. Ashraf era più che contento nel vedere Neta e altri amici in mezzo a quella folla così ostile. La situazione era la seguente: noi eravamo là, per esprimere solidarietà con la nostra presenza, vicino alla gru, e venivamo insultati dai coloni. Da solo, un rabbino è riuscito a convincere i coloni a lasciare il cantiere… Poche parole gli sono state sufficienti.

Mohammad Khatib, noto militante e abitante di Bil’in, ha raggiunto Neta e insieme hanno chiesto alla polizia un trattamento giusto per Ashraf . Quando la polizia ha assicurato che un professionista dell’équipe di negoziazione stava per arrivare e che Ashraf sarebbe stato protetto dalla violenza dei coloni, è stato lui stesso a decidere di scendere dalla gru 4 ore dopo esserci salito. Durante tutto questo tempo, ha avuto con sè solo la sua bandiera; né cibo né acqua.

Quando la gru è stata abbassata, i coloni si sono avvicinati, battendo le mani e schernendoci. Io ho sentito una collera profonda e contemporaneamente una grande delusione. Evidentemente, non c’era posto per la comprensione. Ma, come dice Neta, per il suo atto simbolico, Ashraf “merita di essere considerato un eroe”.

Qu’il s’agisse des colonies en tant que telles ou du mur de la honte, de l’apartheid, les violations israéliennes s’inscrivent dans le cadre d’une même logique, voire d’une véritable croyance. Cette idée de retour vers une terre « biblique » rend aléatoire tout dessein politique, c’est-à-dire la négociation pour parvenir à une solution conforme aux différents accords. Résister, c’est ce qui reste aux Palestiniens.

http://www.bilin-village.org/italiano/articoli/stampa-e-media-indipendenti/Un-simbolo-della-lotta-popolare

 

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