
Dopo un lungo lavoro
di sensibilizzazione in centinaia di città e comunità,
scuole e parrocchie dal nord al sud dell'Italia, la Campagna
Ponti e non muri ha oggi ufficialmente e concretamente
"appeso" alla parete del centro giovanile del Campo profughi
l'impegno preso da tante persone che, consegnando una loro
chiave di casa, hanno scelto di conoscere e condividere la
storia e la sofferenza attuale dei profughi palestinesi, a
sessant'anni dalla Nakba (catastrofe).
Una riuscitissima opera dell'artista milanese Chiara Monti è
stata consegnata ad Hussein Al-Haroub, Direttore di Shiraa e
leader nel campo di Dehisheh.
Insieme alle autorita' del Campo, il dott. Husseini ha
accolto con grande commozione questo segno di partecipazione
all'immensa sofferenza dei profughi che nel 1948 sono stati
scacciati da più di quattrocento villaggi e nel 2008 sono
tutt'ora oppressi da una pesantissima occupazione militare.
Il Team di Tutti a raccolta, che in questi giorni condivide
con il popolo
palestinese la fatica e la gioia della raccolta delle olive,
ha raggiunto la
prigione a cielo aperto di Betlemme dopo aver monitorato
numerosissime violazioni dell'esercito di occupazione da
Nablus a Ramallah, ma vuole concentrare la sua denuncia
sulla situazione drammatica della Valle del Giordano.
Ancora una volta siamo
qui.
Non ha prevalso in noi
la rassegnazione per un’ingiustizia enormemente piu’ grande
e capillarmente piu’ profonda di quanto si sappia in Italia
e si possa immaginare anche sapendo tutto...
Quello che non riusciamo a raccontarvi in questo numero
speciale di
BoccheScucite non è lo scandalo di un singolo drammatico
evento, ma la più incredibile follia di una quotidiana
violenza che non viene né verrà conosciuta in Italia.
Pensate solo che a dieci minuti da dove ci troviamo in
questo momento, un gruppo di coloni continua a minacciare la
popolazione e l'esercito ha, pochi giorni fa, addirittura
arrestato una pacifista italiana. E solo dieci minuti fa gli
spari sono risuonati nelle strade di Betlemme che stasera
avevamo visto riempirsi di blindati e mezzi militari, visto
che avevano trovato in una casa una pericolosissima arma
giocattolo.
TRA TERRA RUBATA E
CASE DEMOLITE
LA VALLE DEL GIORDANO E’ UNA VALLE DI LACRIME
La colonna di automezzi deve arrestarsi ancora una volta:
un’alluvione così non si vedeva da decenni e fiumi di fango
sono diventati montagne di terra sulla strada che collega
tra loro i poverissimi villaggi palestinesi della Valle del
Giordano.
E’ lo stesso fango che ci avevano mostrato i piccoli nei
mattoni della
scuola di Fasail, costruita fino a pochi mesi fa con terra e
paglia, finchè
i volontari del Jordan Valley Solidarity son riusciti ad
ottenere la concessione straordinaria di costruire la scuola
in cemento. La straordinarietà è dovuta alla drammatica
realtà di una criminale prassi messa in atto dall’esercito
israeliano lungo l’intera striscia della Valle del Giordano,
cioè esattamente nel 30% della West Bank: quotidiani ordini
di demolizione si trasformano nella distruzione di ogni
minima struttura edilizia mentre più del 50% di questa terra
palestinese è sotto il controllo di quasi 7000 coloni.
Se si osserva la Valle del Giordano su una mappa dell’ONU,
(www.ochaopt.org), salta all’occhio non solo la sua vastità,
ma soprattutto il diffondersi di aree confiscate da Israele
ed occupate da insediamenti illegali. Ai nostri occhi, però,
e nonostante il fango di questi giorni, la valle si presenta
oggi come un rigoglioso immenso giardino: coltivazioni di
ogni genere, serre, piantagioni e centri abitati. Come può
accadere tutto questo?
La terra confiscata al popolo palestinese viene ritenuta da
Israele “zona
militare” e anno dopo anno, con la stessa totale impunità
che permette alla potenza occupante di opprimere con un
perfetto sistema di apartheid tutta la Cisgiordania,
l’espropriazione illegale si diffonde ovunque, con il
risultato che a tutt’oggi solo il 6% della Valle del
Giordano è ancora usata dai palestinesi!
La fertilità e la ricchezza di questo paradiso in terra ha
attirato così più
di 6000 coloni israeliani, che hanno costruito 36
insediamenti, mentre sono state abbattute le baracche dei
pastori palestinesi a cui è proibito di pascolare le loro
greggi.
Ai coloni sono state affidate le chiavi dei cancelli gialli
che delimitano
le zone militari, e con esse il controllo e la gestione di
tutta la terra. A loro sono stati concessi enormi privilegi
economici (casa, assistenza sanitaria ed educazione
gratuite, acqua per l’irrigazione dei campi sempre gratuita
e il 75% di sconto sui servizi), così da attirare negli
insediamenti un numero sempre crescente di coloni, mentre a
pochi metri di distanza i palestinesi sopravvivono sotto
poverissime tende senza acqua né elettricità.
Il controllo totale da parte degli israeliani delle numerose
fonti d’acqua presenti nella valle, ha infine permesso ai
coloni di diventare i maggiori produttori agricoli della
zona e gli unici in grado di esportare i loro prodotti in
tutto il mondo, usufruendo peraltro di vantaggiose
agevolazioni economiche per quanto riguarda lo scambio con
l’Europa. La frutta e la verdura della Valle del Giordano,
coltivata dagli israeliani sulla terra dei palestinesi,
riescono in meno di 10 ore dalla raccolta ad essere
distribuite sugli scaffali dei nostri supermercati
(naturalmente “produced in Israel” e non certo “in
Palestine”...). Non è così per gli scarsi prodotti
palestinesi, frutto del lavoro delle comunità ancora
presenti sul territorio, che raggiungono solo il mercato
locale impiegando tre giorni a causa dei check-point e delle
altre chiusure.
Basta percorrere pochi chilometri nella valle, per capire
come l’estensione delle coltivazioni israeliane costringano
gli abitanti dei villaggi arabi ad una vita al limite della
soglia di povertà.
Ad aggravare la situazione contribuisce la suddivisione del
territorio nella zone B e C, dopo gli accordi di Oslo. Nella
zona B, dove preesistevano villaggi palestinesi, sono
permesse opere edilizie, l’amministrazione è esercitata
dall’autorità palestinese e gli israeliani esercitano il
controllo militare, con la libertà di entrare nei centri
abitati e nelle case in totale arbitrarietà.
Nella zona C invece, sotto il totale controllo militare
israeliano, i palestinesi possono risiedere, ma non è
consentito loro di edificare alcuna opera edilizia
permanente, né per quanto riguarda abitazioni, né per quanto
riguarda le infrastrutture pubbliche. I villaggi della zona
sono privi di acqua e di energia elettrica, mentre ne sono
dotati i limitrofi insediamenti dei coloni.
La frammentazione del
territorio e i numerosi check-point tra una enclave e
un’altra sono arrivati perfino ad impedire l’accesso
all’istruzione ai bambini della valle. L’associazione Jordan
Valley Solidarity (www.jordanvalleysolidarty.org),
costruendo scuole con il cemento in zona C, dove sarebbe
proibito, mira a creare uno stato di fatto sul terreno e
cerca un appoggio internazionale per evitare la demolizione
degli edifici. Nel villaggio di Fasail è stata da poco
inaugurata la scuola costruita in cemento per bambini dai 6
ai 12 anni.
Giocando con i piccoli nel cortile della scuola di Fasail,
vediamo da un
lato le baracche costruite in zona C per gli abitanti del
villaggio palestinese, e dall’altro, a pochi metri, le file
ordinate di villette delle colonie che spuntano fra le palme
di un’oasi artificiale.
Valle del Giordano: qualcuno potrebbe pensare che si
ripresenta ancora il mito degli israeliani che fanno fiorire
il deserto...Ma ancora una volta
questo avviene attraverso l’espropriazione della terra
palestinese e la demolizione delle case e del futuro di
questo popolo.
Valle del Giordano: ci rendiamo conto che acquistando un
prodotto “israeliano” ci facciamo complici dell’illegalità
dell’occupazione e distruzione di un popolo?
Valle del Giordano: Come è possibile che le decine di
migliaia di pellegrini che ogni settimana arrivano in Terra
Santa e sfrecciano nei loro autobus turistici sulla strada
che percorre la valle, non si rendano conto di questo
crimine?
Valle del Giordano: fino a poco tempo fa, perfino per Google
non esisteva nulla su questa mostruosità, ma questo silenzio
del mondo diventa ogni giorno di più un grido disperato di
giustizia. Sul fiume Giordano, una valle di lacrime.
Raccolta 2008,
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http://www.jerusalemholyland.org/BoccheScucite-RaccoltaOlive2008.htm