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Anno II, Comunicato extra-newsletter del 3-9-2007

 

 

Iran: piano di annichilimento

di Maurizio Blondet

per ww.effedieffe.com

03/09/2007

 
Il presidente degli Stati Uniti George Bush
WASHINGTON - Più volte, avendo avvertito dei preparativi della Casa Bianca per attaccare l'Iran, abbiamo subìto la derisione di taluni lettori: Blondet il cospirazionista, le cui previsioni non si avverano mai. 
Mai, in Italia, avere ragione in anticipo.
Ora finalmente a dare i particolari è un «grande» giornale ufficioso, il Times di Londra (1): «Il Pentagono», scrive la corrispondente da Washington Sarah Baxter, «ha messo a punto i piani per massicci attacchi aerei contro 1.200 bersagli in Iran, con lo scopo di annichilire l'intera capacità militare iraniana in tre giorni, secondo un esperto di sicurezza nazionale».
L'esperto in questione si chiama Alexis Debat, direttore del Nixon Center, che ha confidato i piani ad una riunione organizzata da The National Interest, il quadrimestrale di destra fondato da Irving Kristol, ebreo e padre dei neocon.
Debat ha precisato che non si tratterà di un attacco «accuratamente mirato» (pinprick strikes) contro le installazioni nucleari persiane, ma «vogliono eliminare l'intera forza armata iraniana».
Infatti, ha aggiunto, «la reazione degli iraniani sarà la stessa, sia che si facciano attacchi selezionati o una azioni militare totale».
Dunque, tanto vale fare qualche decina o centinaia di migliaia di morti in più e farla finita.
«E' un calcolo strategico perfettamente legittimo», ha detto Debat.
«Una fonte di Washington ha riferito che 'la temperatura sta salendo' dentro l'amministrazione… il presidente George Bush ha intensificato la retorica contro l'Iran, accusando Teheran di mettere il Medio Oriente 'sotto l'ombra di un olocausto nucleare'. E ha avvertito che gli USA e i suoi alleati avrebbero affrontato l'Iran 'prima che sia troppo tardi'. […] Secondo una fonte molto ben informata, Washington crede prudente usare la forza in modo rapido e schiacciante. Israele, che da tempo avverte che non consentirà che l'Iran si doti della sua arma atomica, ha compiuto i propri preparativi per bombardamenti aerei e si dice che sia pronta ad attaccare se gli americani rinunciassero».
Insomma si stringono i tempi, e i segnali sono molti.

Sarkozy, rispondendo al richiamo della foresta dunmeh, ha appena dichiarato l'Iran «il più pericoloso problema per il mondo» e ha minacciato il bombardamento, «se persiste a volersi costruire la bomba atomica».
Il 14 agosto James Woolsey, l'ex direttore della CIA oggi membro influente dell'American Enterprise Institute (la centrale neocon di Richard Perle e Paul Wolfowitz), ha dichiarato all'anchorman Lou Dobbs che lo intervistava che gli USA «non hanno altra scelta che bombardare l'Iran per bloccare i suoi piani nucleari».
«Temo molto che al peggio in qualche mese, alla meglio in qualche anno, avranno la loro bomba», ha detto Woolsey che - significativamente - nell'intervista si è definito «l'ala presbiteriana del Jewish Institute for National Security Affaire» (JINSA, l'organo della lobby intimamente legato al complesso militare-industriale).
I «grandi» media sono già attivati per la preparazione psicologica a quest'altra avventura.
Un colonnello a riposo di nome Pat Lang ha confidato: «Se si fa attenzione ai contenuti dei dibattiti e delle chiacchiere sui canali di notizie, si vede la volontà di far accettare l'idea che non è possibile risolvere i contrasti con l'Iran per via diplomatica. Gli anchormen dei network principali sempre più frequentemente accettano o danno voce a questa posizione. Dobbiamo pensare che sia casuale?».
Non lo è.
Il giornalista Juan Cole riporta la frase di un suo informatore dentro «una delle principali istituzioni neocon».
«Essi hanno istruzioni (sì, è la parola che ha usato) dall'ufficio del vice-presidente [Cheney] di scatenare una campagna per la guerra all'Iran dalla settimana seguente al Labor Day; la campagna sarà coordinata dall'American Enterprise Institute, dal Wall Street Journal, da Commentary (rivista ebraica, ndr), da Weekly Standard (di William Kristol, figlio del sopra lodato Irving Kristol), Fox (di Murdoch)… sarà un assalto sostenuto sulle onde-radio, allo scopo di martellare nell'opinione pubblica sentimenti coi quali si possa mantenere una guerra. Non pensano di ottenere l'appoggio della maggioranza: vogliono un appoggio del 35-40 per cento, che per loro è 'molto'» (2).
Il Labor Day si celebra in America il primo lunedì di settembre: nel 2007 cade il 3, nel 2008 cade il primo.
Come si vede, tutti gli ebrei influenti sono mobilitati per vendere l'attacco a Teheran.

Fra essi va citato, per la ridicolaggine, David Horowitz, uno dei tanti intellettuali ebrei, comunista negli anni '60, convertito al sionismo likudnik, ed instancabile estensore di schedature di professori pro-palestinesi nelle università USA.
Horowitz ha indetto per ottobre «La settimana della Coscienza dell'Islamo-Fascismo» («Islamo-Fascism Awareness Week»), nel corso della quale terrà «decine» di manifestazioni in «duecento colleges americani» invitando gli studenti «a difendere la patria» contro l'islamo-fascismo, parola chiave che nella propaganda sionista indica il regime di Teheran.
Horowitz ha ricevuto parecchio denaro da «fondazioni culturali» ebraiche come la Harry and Jeanette Weinberg Foundation (475 mila dollari) e da altre tre fondazioni che fanno capo al misterioso miliardario Richard Mellon Scaife (1,3 milioni di dollari).
Insomma fioccano soldi per la campagna.
La lobby è mobilitata allo spasimo (3).


L'intellettuale ebreo David Horowitz

Né c'è da sperare in una qualche opposizione dal Congresso; i candidati presidenziali democratici,  in concorrenza per l'appoggio e i finanziamenti ebraici, si sono dichiarati ancora più pronti di Bush a bombardare l'Iran per il bene supremo di Israele.
La forza della lobby sembra così inarrestabile, che Ray McGovern, l'ex analista della CIA dimessosi per polemica contro Bush, ed oggi capo dei dissidenti della CIA (i VIPS, «Veteran Intelligence Professionals for Sanità»), è giunto al punto di invocare l'insubordinazione degli alti gradi militari di Washington, il rifiuto d'obbedienza davanti all'ordine di bombardare l'Iran.
Ecco le sue parole (4): «I bombardamenti sull'Iran sono a mio parere inevitabili, a meno che gli americani consapevoli non preparino un trapianto di spina dorsale per il Congresso. La Camera deve cominciare subito la procedura di impeachment. Questa può dare ai nostri militari d'alto grado qualche esitazione a  scatenare i cani di una nuova guerra. Si raccomandano iniezioni antirabbiche: perché stavolta quei cani ci si rivolteranno contro e morderanno. Lo stiamo dicendo da mesi: il deterioramento della posizione USA in Iraq, il bisogno di un capro espiatorio, la continua deferenza mostrata per le presunte preoccupazioni di Israele per la propria sicurezza, e il fatto che il tempo per Bush e Cheney per bruciare il programma nucleare iraniano sia agli sgoccioli, compongono una miscela esplosiva».
Anche questo deve vedere l'America: la speranza che i generali rifiutino obbedienza al loro presidente.
Che sia possibile è più che incerto.
Ma nella primavera scorsa, diversi generali - dopo essersi dimessi - hanno dato voce alla profonda sfiducia verso l'Amministrazione, e all'irritazione per la situazione senza sbocco onorevole in cui ha cacciato le forze armate in Iraq.
Ma un golpe per la democrazia e la pace, e contro il potere della nota lobby (i cani che mordono), questo sarebbe davvero inaudito.
Più probabile che le settimane dopo il Labor Day vedano l'ordine di Bush, e il conseguente incenerimento dell'Iran.

Il nostro dubbio è se sarà il 3 settembre 2007 o il 1 settembre 2008: Bush potrebbe dare l'ordine poche ore prima di lasciare la Casa Bianca, lasciando al prossimo presidente il compito di ripulire il sangue e lo sterco sparso nel mondo.
Il fatto che il prossimo presidente sarà democratico, può costituire una tentazione in più.
Irresistibile.
Staremo a vedere.
Nessuna previsione: mai avere ragione in anticipo.

Maurizio Blondet


http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2225&parametro=esteri
 

Note
1) Sara Baxton, «Pentagon three-day blitz plan for Iran», Times on line, 2 settembre 2007.
2) Juan Cole, «Cheney & Iran: here we go again?», Informed Comment, 30 agosto 2007.
3) Jim Lobe, «David Horowitz declares Islamo-fascism awareness Week for october 22-26», Antiwar.com, 29 agosto 2007.
4) Ray McGovern, «Do we have the courage to stop war with Iran?», Commondreams, 2 settembre 2007.

 

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