WASHINGTON - Più volte, avendo
avvertito dei preparativi della Casa Bianca per
attaccare l'Iran, abbiamo subìto la derisione di taluni
lettori: Blondet il cospirazionista, le cui previsioni
non si avverano mai.
Mai, in Italia, avere ragione in anticipo.
Ora finalmente a dare i particolari è un «
grande»
giornale ufficioso, il Times di Londra
(1):
«
Il Pentagono», scrive la corrispondente da
Washington Sarah Baxter, «
ha messo a punto
i piani per massicci attacchi aerei contro 1.200
bersagli in Iran, con lo scopo di annichilire l'intera
capacità militare iraniana in tre giorni, secondo un
esperto di sicurezza nazionale».
L'esperto in questione si chiama Alexis Debat, direttore
del Nixon Center, che ha confidato i piani ad una
riunione organizzata da The National Interest, il
quadrimestrale di destra fondato da Irving Kristol,
ebreo e padre dei neocon.
Debat ha precisato che non si tratterà di un attacco «
accuratamente
mirato» (pinprick strikes) contro le installazioni
nucleari persiane, ma «
vogliono eliminare l'intera
forza armata iraniana».
Infatti, ha aggiunto, «
la reazione degli iraniani
sarà la stessa, sia che si facciano attacchi selezionati
o una azioni militare totale».
Dunque, tanto vale fare qualche decina o centinaia di
migliaia di morti in più e farla finita.
«
E' un calcolo strategico perfettamente legittimo»,
ha detto Debat.
«
Una fonte di Washington ha riferito che 'la
temperatura sta salendo' dentro l'amministrazione… il
presidente George Bush ha intensificato la retorica
contro l'Iran, accusando Teheran di mettere il Medio
Oriente 'sotto l'ombra di un olocausto nucleare'. E ha
avvertito che gli USA e i suoi alleati avrebbero
affrontato l'Iran 'prima che sia troppo tardi'. […]
Secondo una fonte molto ben informata, Washington
crede prudente usare la forza in modo rapido e
schiacciante. Israele, che da tempo avverte che non
consentirà che l'Iran si doti della sua arma atomica, ha
compiuto i propri preparativi per bombardamenti aerei e
si dice che sia pronta ad attaccare se gli americani
rinunciassero».
Insomma si stringono i tempi, e i segnali sono molti.
Sarkozy, rispondendo al richiamo della
foresta dunmeh, ha appena dichiarato l'Iran «il più
pericoloso problema per il mondo» e ha minacciato il
bombardamento, «se persiste a volersi costruire la bomba
atomica».
Il 14 agosto James Woolsey, l'ex direttore della CIA
oggi membro influente dell'American Enterprise Institute
(la centrale neocon di Richard Perle e Paul Wolfowitz),
ha dichiarato all'anchorman Lou Dobbs che lo
intervistava che gli USA «non hanno altra scelta che
bombardare l'Iran per bloccare i suoi piani nucleari».
«Temo molto che al peggio in qualche mese, alla
meglio in qualche anno, avranno la loro bomba», ha
detto Woolsey che - significativamente - nell'intervista
si è definito «l'ala presbiteriana del Jewish
Institute for National Security Affaire» (JINSA,
l'organo della lobby intimamente legato al complesso
militare-industriale).
I «grandi» media sono già attivati per la
preparazione psicologica a quest'altra avventura.
Un colonnello a riposo di nome Pat Lang ha confidato: «Se
si fa attenzione ai contenuti dei dibattiti e delle
chiacchiere sui canali di notizie, si vede la volontà di
far accettare l'idea che non è possibile risolvere i
contrasti con l'Iran per via diplomatica. Gli anchormen
dei network principali sempre più frequentemente
accettano o danno voce a questa posizione. Dobbiamo
pensare che sia casuale?».
Non lo è.
Il giornalista Juan Cole riporta la frase di un suo
informatore dentro «una delle principali istituzioni
neocon».
«Essi hanno istruzioni (sì, è la parola che ha
usato) dall'ufficio del vice-presidente
[Cheney] di scatenare una campagna per la guerra
all'Iran dalla settimana seguente al Labor Day; la
campagna sarà coordinata dall'American Enterprise
Institute, dal Wall Street Journal, da Commentary
(rivista ebraica, ndr), da Weekly Standard (di
William Kristol, figlio del sopra lodato Irving
Kristol), Fox (di Murdoch)… sarà un assalto
sostenuto sulle onde-radio, allo scopo di martellare
nell'opinione pubblica sentimenti coi quali si possa
mantenere una guerra. Non pensano di ottenere l'appoggio
della maggioranza: vogliono un appoggio del 35-40 per
cento, che per loro è 'molto'» (2).
Il Labor Day si celebra in America il primo lunedì di
settembre: nel 2007 cade il 3, nel 2008 cade il primo.
Come si vede, tutti gli ebrei influenti sono mobilitati
per vendere l'attacco a Teheran.
Fra essi va citato, per la ridicolaggine,
David Horowitz, uno dei tanti intellettuali ebrei,
comunista negli anni '60, convertito al sionismo
likudnik, ed instancabile estensore di schedature di
professori pro-palestinesi nelle università USA.
Horowitz ha indetto per ottobre «La settimana della
Coscienza dell'Islamo-Fascismo» («Islamo-Fascism
Awareness Week»), nel corso della quale terrà
«decine» di manifestazioni in «duecento colleges
americani» invitando gli studenti «a difendere
la patria» contro l'islamo-fascismo, parola chiave
che nella propaganda sionista indica il regime di
Teheran.
Horowitz ha ricevuto parecchio denaro da «fondazioni
culturali» ebraiche come la Harry and Jeanette
Weinberg Foundation (475 mila dollari) e da altre tre
fondazioni che fanno capo al misterioso miliardario
Richard Mellon Scaife (1,3 milioni di dollari).
Insomma fioccano soldi per la campagna.
La lobby è mobilitata allo spasimo (3).

L'intellettuale ebreo David
Horowitz
Né c'è da sperare in una qualche opposizione
dal Congresso; i candidati presidenziali democratici,
in concorrenza per l'appoggio e i finanziamenti ebraici,
si sono dichiarati ancora più pronti di Bush a
bombardare l'Iran per il bene supremo di Israele.
La forza della lobby sembra così inarrestabile, che Ray
McGovern, l'ex analista della CIA dimessosi per polemica
contro Bush, ed oggi capo dei dissidenti della CIA (i
VIPS, «Veteran Intelligence Professionals for Sanità»),
è giunto al punto di invocare l'insubordinazione degli
alti gradi militari di Washington, il rifiuto
d'obbedienza davanti all'ordine di bombardare l'Iran.
Ecco le sue parole (4): «I
bombardamenti sull'Iran sono a mio parere inevitabili, a
meno che gli americani consapevoli non preparino un
trapianto di spina dorsale per il Congresso. La Camera
deve cominciare subito la procedura di impeachment.
Questa può dare ai nostri militari d'alto grado qualche
esitazione a scatenare i cani di una nuova guerra. Si
raccomandano iniezioni antirabbiche: perché stavolta
quei cani ci si rivolteranno contro e morderanno. Lo
stiamo dicendo da mesi: il deterioramento della
posizione USA in Iraq, il bisogno di un capro
espiatorio, la continua deferenza mostrata per le
presunte preoccupazioni di Israele per la propria
sicurezza, e il fatto che il tempo per Bush e Cheney per
bruciare il programma nucleare iraniano sia agli
sgoccioli, compongono una miscela esplosiva».
Anche questo deve vedere l'America: la speranza che i
generali rifiutino obbedienza al loro presidente.
Che sia possibile è più che incerto.
Ma nella primavera scorsa, diversi generali - dopo
essersi dimessi - hanno dato voce alla profonda sfiducia
verso l'Amministrazione, e all'irritazione per la
situazione senza sbocco onorevole in cui ha cacciato le
forze armate in Iraq.
Ma un golpe per la democrazia e la pace, e contro il
potere della nota lobby (i cani che mordono), questo
sarebbe davvero inaudito.
Più probabile che le settimane dopo il Labor Day vedano
l'ordine di Bush, e il conseguente incenerimento
dell'Iran.
Il nostro dubbio è se sarà il 3
settembre 2007 o il 1 settembre 2008: Bush potrebbe dare
l'ordine poche ore prima di lasciare la Casa Bianca,
lasciando al prossimo presidente il compito di ripulire
il sangue e lo sterco sparso nel mondo.
Il fatto che il prossimo presidente sarà democratico,
può costituire una tentazione in più.
Irresistibile.
Staremo a vedere.
Nessuna previsione: mai avere ragione in anticipo.
Maurizio Blondet
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2225¶metro=esteri
Note
1) Sara Baxton, «Pentagon three-day
blitz plan for Iran», Times on line, 2 settembre
2007.
2) Juan Cole, «Cheney & Iran: here
we go again?», Informed Comment, 30 agosto 2007.
3) Jim Lobe, «David Horowitz
declares Islamo-fascism awareness Week for october 22-26»,
Antiwar.com, 29 agosto 2007.
4) Ray McGovern, «Do we have the
courage to stop war with Iran?», Commondreams, 2
settembre 2007.