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Anno II, Comunicato n. 101-5
(italiano), del 5 settembre 2007
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Haniyah: 'Non esiste
uno Stato palestinese a Gaza, ma neanche uno Stato
senza Gaza'
05-09-2007 Gaza
"Non esiste uno
Stato palestinese a Gaza e nessuno Stato può
essere stabilito senza Gaza".

E' quanto ha ribadito il
premier Isma'il Haniyah durante la riunione
settimanale con il governo palestinese della
Striscia di Gaza (deposto dal presidente dell'Anp
Mahmoud Abbas).
Haniyah ha spiegato che la
soluzione per uscire dall'attuale crisi politica
in Palestina va trovata attraverso il dialogo,
l'unità interpalestinese e il rispetto della Legge
base: "La soluzione sta in cinque punti: riformare
i servizi di sicurezza; formare un governo di
unità nazionale; tener fede agli accordi di Mecca,
del Cairo e a quelli nazionali; accogliere la
legittimità palestinese nel suo insieme e
accettare che le istituzioni palestinesi e le
proprietà pubbliche appartengono a tutti i
palestinesi".
Haniyah ribadito anche il proprio
rifiuto del decreto presidenziale che "modifica il
sistema elettorale, toglie potere al parlamento e
danneggia gli interessi nazionali". E ha invitato
il presidente egiziano Hosni Mubarak e il ministro
Omar Sulaiman ad "operare velocemente per aprire
il valico di Rafah, la vena principale del popolo
palestinese a Gaza".
Apprezzamento per la posizione
italiana
Il premier palestinese
ha poi trasmesso i ringraziamenti del governo di
Gaza "per gli sforzi intrapresi dall’Italia e da
altri Stati europei di riunire il popolo
palestinese e realizzare un accordo interno".
E
ha apprezzato le dichiarazioni del primo ministro
italiano Romani Prodi e il suo ministro degli
esteri Massimo D’Alema sulla necessità di trattare
con il movimento di Hamas e togliere l’assedio
imposto contro il popolo palestinese.
Haniyah ha confermato che gli
incontri con gli europei non si sono mai
interrotti: "I politici che abbiamo incontrato
hanno colto la nostra sincerità nel voler
raggiungere una soluzione giusta alla nostra
questione, la legittimità della nostra resistenza
contro l’occupazione e il diritto del nostro
popolo al ritorno in patria".
E ha aggiunto: "Le condizioni imposte dal
Quartetto al nostro movimento dopo la vittoria
elettorale e la formazione del primo governo
palestinese su base democratica sono ingiuste".
E ha chiesto a Javier Solana, l'Alto
Coordinatore della politica estera e della
sicurezza dell’Unione Europea, "di cercare la
giustizia e di allontanarsi dalla politica dei due
pesi e due misure, di rispettare la scelta
democratica del nostro popolo, di non porre
condizioni al governo attuale (della Striscia di
Gaza, ndr), ma di proseguire il dialogo, perché i
tentativi di ignorare (Hamas, ndr) non
garantiranno la stabilità, la sicurezza e lo
sviluppo dell'area"..
L’invito dell’Algeria
A nome del suo governo,
Haniyah ha apprezzato l’invito dell’ambasciatore
algerino Abdelqader Hijaz ad allargare lo spazio
di lavoro della commissione di indagine sui fatti
della Striscia di Gaza affinché possa diventare
"una commissione per realizzare la pace tra i
palestinesi".
Dopo aver assunto la presidenza della seduta 128
del Consiglio della Lega Araba, Hijaz ha
sollecitato la riappacificazione tra il popolo
palestinese: "Nessuna iniziativa di pace potrà
avere inizio se il popolo palestinese non è
unito".
Un decreto inaccettabile
Haniyah ha confermato il rifiuto
del suo governo al decreto presidenziale che
modifica la legge elettorale in base a condizioni
non concordate a livello nazionale: "Si tratta di
una intromissione negli affari del Consiglio
Legislativo".
Il premier ha confermato la
volontà del governo di Gaza di garantire la
libertà di informazione e la protezione dei
giornalisti operanti nella Striscia, affermando di
"sperare che tutti rispettino la professionalità e
l’obiettività a tutela degli interessi nazionali".
E ha sottolineato che i principi su
cui si basa il suo governo sono:
"Dialogo, rispetto dell’unità geografica e
dell’ordine politico. Non c’è Stato palestinese a
Gaza, ma non c’è Stato senza Gaza".
Ha poi precisato che è ben accolta "qualsiasi
mediazione araba o islamica o internazionale che
intenda saldare la frattura interpalestinese,
riunire il popolo a Gerusalemme, in Cisgiordania e
nella Striscia di Gaza, accelerare la fine
dell’assedio e risolvere la questione dello
scambio dei detenuti".
In armonia con la politica
dell’occupazione
Il capo del governo ha condannato la chiusura,
da parte dell’Autorità Palestinese a Ramallah, di
diverse associazioni private e benefiche. "Queste
pratiche - ha dichiarato - sono in armonia con le
politiche israeliane e americane che intendono
colpire i mezzi che aiutano il popolo palestinese
a resistere, sperando di infrangerne la forza e
indebolirne la volontà".
Haniyah ha anche condannato le
politiche di assassinio mirato praticate dal
governo di occupazione israeliana eseguite
attraverso vaste operazioni di aggressione contro
il popolo palestinese. E ha chiesto alle
organizzazioni regionali ed internazionali
di proteggere la popolazione della Cisgiordania e
della Striscia di Gaza.
Agenzia InfoPal
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