Quello
che chiediamo a chi tra di voi oggi vorrebbe venire
con noi, ma non può, o non se la sente, è di almeno
partecipare con un piccolo contributo, magari anche
solo 1, 2, 5 euro, da unire agli altri fondi che
porteremo in busta chiusa direttamente nelle mani
delle suore del Caritas Baby Hospital di Betlemme.
Perchè è lì che andranno a finire,
senza dispersioni e passamano (nella foto con Padre
Pio a gennaio).
Sono alcune migliaia, lo sappiamo, le
persone che leggono questi comunicati e newsletter.
Non sempre possiamo accontentare le preferenze e
posizioni di tutti, a causa del dire la verità così
com'è; talvolta siamo un po' troppo duri e crudi
nell'esposizione e nelle immagini che proponiamo;
altre volte trattiamo male politici, giornalisti e
diplomatici, anche cattolici, per non aver avuto
quella necessaria chiarezza e determinazione nel
manifestare apertamente lo sdegno, la protesta, la
denuncia nei confronti della leadership sionista
israeliana, che ha causato una tragedia umanitaria in
Terra Santa e che continua a provocare e determinare
le cause della dissoluzione fisica ed identitaria
della popolazione originaria di quei luoghi. Che
almeno ci si attenga alle condizioni della Convenzione
di Ginevra ed alle risoluzioni ONU già emesse. Non c'è
scritto da nessuna parte che in Israele non si possa
determinare la costituzione di un governo multi etnico
e che rappresenti tutte le istanze democratiche di una
nazione civile. E non solo quelle di una parte a
discapito dell'altra. Non servono i muri, serve un
maggior senso di civiltà e giustizia.
Ma sappiamo che non c'è alcuna buona
volontà nella ricerca di una pace vera da parte
sionista. Non rientra nei loro scopi ed obiettivi
coloniali.
Ma almeno ci aspetteremmo un modo
diverso di approcciare l'argomento da parte di chi, in
Europa, non è legato a certe logiche di potere
etno-confessionale.
Sappiamo anche bene, e abbiamo già
avuto modo di dirlo non troppi mesi fa, che la scelta
tempistica da parte israeliana, per nuovamente
rendersi disponibili a trattative con la Santa Sede,
non è casuale o animata da intenzioni buoniste. È solo
un'abile mossa per tenere inchiodato il Vaticano (e,
sperano loro, anche tutta la cattolicità...) ad un
tavolo di dialogo che debba durare il tempo necessario
(essi pensano solo ancora alcuni mesi) per liquidare
la questione palestinese. In fin dei conti stanno
facendo la pace: o no?!
Massacrando chi resiste all'occupazione
ed all'invasione dei propri territori, soggiogando e
comprando tutti coloro che è possibile corrompere,
imprigionando chi dissente, costringendo alla fame ed
alla capitolazione per assedio gli altri. Per
presentarsi agli occhi dell'umanità, distratta ed
imbonita, come i salvatori della pace, come coloro che
dopo tanti anni e tanta violenza sono riusciti a far
cessare il crepitio delle armi, regalando la
democrazia ai palestinesi.
Quelli che non conoscono le cose, se
non che per averle lette sui quotidiani "buoni", ci
potranno anche credere: che Peres ed Olmert sono i
buoni e gli altri i cattivi ed ingrati terroristi.
Peres è un premio Nobel per la pace. Come
quell'oltraggioso guitto di Dario Fo: e non si capisce
veramente per quale motivo.
Ma quelli che ancora non hanno svenduto
del tutto la propria capacità d'analisi e di giudizio,
sapendo e volendo andare un pochino più a fondo di
quel che appare (e non bisogna andare poi tanto a
fondo...) avranno capito bene che non è così, e che ci
vogliono tirare un bel bidone. Tanto per cambiare.
Si riuscirà a far passare una nazione
guerrafondaia, totalitaria e razzista (democratica
solo per gli askenazi, sefarditi e famiglie simili in
kippa) quale portatrice di pace e progresso.
Lo scenario che appare è degno solo di
qualche novella sull'Anticristo, che a Gerusalemme si
erge sul mondo quale capo militare e spirituale al
contempo.
Fratelli maggiori loro; fratelli
minorati noi, se ce le beviamo proprio tutte le
panzane.
Ognuno avrà quel che si merita.
Beati coloro che hanno fame e sete di
giustizia.
Beati i perseguitati a causa della
giustizia.
Beati i misericordiosi.

Bando alle ciance
quindi, rinnoviamo l'appello a contribuire per le
necessità del Baby Hospital.