|

Vuoi ricevere la nostra
Newsletter con articoli,
commenti, avvenimenti,
aggiornamenti,
appuntamenti
riguardanti la Terra
Santa ed il Medio
Oriente?
Iscriviti alla nostra
Newsletter "Notizie
dalla Terra Santa",
semplicemente
È
|
Notizie
dalla Terra Santa
newsletter
Anno II, Comunicato n. 108-3
(italiano), del 29 settembre 2007
Ancora sul
Primato di Pietro
La statua di San Pietro
in Vaticano
I commenti di
alcuni lettori, anche di
fede non cattolica, mi spingono ad approfondire ancora di
più il tema dirimente del primato di San Pietro.
Per comprendere appieno il momento solenne
dell’investitura operata da Cristo stesso, occorre
approfondire alcuni aspetti circostanziali, ricavabili con
certezza, anche se indirettamente, dalla lettura dei Santi
Vangeli.
In primo luogo è opportuno catalogare l’evento
inquadrandolo nel contesto liturgico del tempo.
La liturgia dell’epoca infatti non era estranea alla vita
di Cristo e degli apostoli, ne scandiva momenti ed episodi
importanti, per essere poi superata e trasfigurata dalla
nuova ed eterna Alleanza.
Il tempo in cui Gesù chiese ai suoi apostoli di riferire
cosa la gente pensasse di Lui, ribaltando poi la domanda
su di loro, per sapere cosa essi credessero in proposito,
è quello della cosiddetta festa dell’Espiazione (Yora
Kippur).
La data viene determinata a partire dalla Trasfigurazione
(che, secondo San Matteo e San Marco ebbe luogo «sei
giorni dopo» la professione di fede di San Pietro), la
quale si configura come nuovo compimento della cosiddetta
«festa delle Tende», preceduta appunto di cinque giorni da
quella dell’Espiazione.
Era durante questa festa, consistente nell’offerta di un
sacrificio per la remissione dei peccati del popolo, che
al sommo sacerdote spettava (una sola volta l’anno,
all’epoca di Gesù) di proferire ad alta voce, nel Santo
dei Santi, il nome divino, alla pronunzia del quale
seguivano atti di adorazione e prostrazione comunitari
(vedi Sir 50,20-21).
Va da sé, quindi, che, parallelamente a tale ritualità,
Simone stia pronunciando il Nome Divino del Figlio di Dio,
«tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»
(Matteo16,13-16), la sua unica ed autentica Rivelazione;
questo sembra proprio palesare, nella nuova economia di
salvezza, l’investitura di Pietro nel ruolo di Sommo
Sacerdote.
Il Nome divino nel Nuovo Testamento non
soltanto è infatti assunto a pieno titolo dal nome di
Gesù, ma è altresì esplicitato nel rapporto di «filiazione
divina», proclamato da Pietro.
Identificare il Figlio in Gesù, Messia, è entrare nel
Mistero Trinitario.
Gesù, in risposta alla bellissima proclamazione di fede,
dirà: «Simone, figlio di Giona».
Pare che il nome greco Giona corrisponda all’ebraico
Yohanan (reso, nel testo greco dei LXX, con Giona, Ionia o
Onia).
Questo dato conferma un’altra notevole coincidenza di
nomi; vi è infatti l’allusione al Sommo Sacerdote
dell’Ecclesiastico (50,1), «Simone figlio di Onia»,
a rafforzare l’idea che San Pietro ricopra proprio il
ruolo del Sommo Sacerdote (1) della Nuova
Alleanza.
Prosegue ancora Gesù: «Beato te, Simone figlio di
Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli»; questa
sentenza di Cristo sarà ribadita dalla medesima voce del
Padre, che si udrà durante l’evento del Tabor, «Questi
è il Figlio mio prediletto» (Matteo 17,5).
Alla proclamazione solenne del Nome Divino di Cristo
segue, a conferma dell’investitura unica del principe
degli apostoli, l’assegnazione del nuovo nome a Simone: «E
io ti dico che tu sei Pietro», che nel Vangelo di San
Giovanni (1,42) suona così: «Tu sei Simone, il figlio
di Giona; ti chiamerai Kefa (che vuoi dire Pietro)».
Ora il sommo sacerdote in carica in quell’anno era proprio
Kaipha, stesso nome e significato coincidente con quello
di Pietro (in greco, in realtà, vi è una differenza di
genere tra Petros e Petra, Pietro e la pietra, ma in
aramaico il vocabolo, Keypha, è unico).
«Su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
L’intenzione di fondare la Chiesa di Cristo - «mia», dice
Gesù - è evidentemente espressa nella necessità assoluta
di avere davanti a sé un uomo nuovo: Pietro e non più
Simone; una nuova personalità che significa nuova
creazione, opera dell’onnipotenza di Dio, del Padre, che
rinnova tutte le cose e che sorpassa le contingenze delle
umane debolezze, «né la carne né il sangue».
Ed è proprio per questo che leggere il passo riferendolo
solo alla fede personale di San Pietro è oltremodo
riduttivo, perché non contempla la trasformazione
dell’individualità, conferita dallo straordinario
intervento del Padre e palesata dall’attribuzione del
nuovo nome, che costituirà una potenza tale da resistere e
vincere le medesime forze dell’inferno, che non
prevarranno.
Il nome Kefa richiama anche un’altra
realtà: quella della fondazione del Tempio.
La pietra fondante emergeva dal suolo, nel Santo dei
Santi, ed era posta in luogo dell’arca e del
propiziatorio, scomparsi all’epoca della distruzione del
primo Tempio; pietra, sulla quale, si riteneva fosse stato
fondato il mondo stesso.
In realtà Gesù precisa come sia Lui stesso la pietra
angolare sulla quale poggia l’intero edificio della
salvezza (vedi Marco 12,10, Isaia 28,16, Rom 9,32, Ef
2,20); anche qui a Simone è conferita una qualità
intrinseca appartenente al Cristo.
Tale criterio di «discontinuità», unito alla forte
presenza di semitismi, conferma la piena veridicità del
testo, anche se da taluni è stato, senza prove!, messo in
dubbio nella sua interezza.
«A te darò le chiavi del regno dei cieli».
La consegna delle chiavi implica un ulteriore riferimento
alla capacità di aprire e chiudere, che soltanto il sommo
sacerdote poteva esercitare nell’ingresso al Santo dei
Santi.
L’immagine ricorda anche il passo di Isaia e quello
dell’Apocalisse, che fanno espresso riferimento al Messia,
a Gesù, che nella lettera agli Ebrei è definito come Colui
che entra nel santuario del Cielo.
Cristo, quindi, inaugura il nuovo tempo, restituendo
all’uomo l’accesso alla vita eterna.
Anche qui Gesù «attacca» a Pietro una proprietà
appartenente solo al Cristo.
Gli altri due Santi Vangeli, che parlano del primato, Luca
e Giovanni, lo fanno in maniera differente, ma ugualmente
non meno chiara, quasi a completare il quadro d’insieme.
San Luca, conferendo espressamente il compito della
«conferma nella fede», indica, quale condizione
indispensabile il «ravvedersi».
Pietro, il Papa, allorché si stringa a Cristo e formi con
Lui una cosa sola; cioè quando pensi secondo Dio e non
secondo gli uomini (2), parlando, cioè, a
nome della Chiesa, non sbaglia mai.
In san Giovanni, invece, l’accento è spostato sulla
giurisdizione universale ed esclusiva spettante al vicario
di Cristo.
Gli agnelli e le pecore rappresentano infatti tutto il
popolo di Dio (gerarchia compresa).
«Insegniamo,
dunque, e dichiariamo
che, secondo le testimonianze dell’evangelo, il primato di
giurisdizione su tutta la Chiesa di Dio fu promesso e
conferito immediatamente e direttamente al beato apostolo
Pietro da Cristo Signore.
Infatti al solo Simone - cui aveva già detto: Tu sarai
chiamato Cefa - dopo che egli ebbe professato la sua
confessione con le parole: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente’, si rivolse il Signore con queste solenni
parole: ‘Sei beato, Simone, figlio di Giovanni, poiché non
la carne o il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio
che è nei cieli. Io, quindi, ti dico che tu sei Pietro e
su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte
dell’inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le
chiavi del regno dei cieli. Qualsiasi cosa tu legherai
sulla terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa
scioglierai sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli’.
Al solo Simone Pietro, inoltre, dopo la resurrezione, Gesù
conferì la giurisdizione di sommo pastore e rettore su
tutto il suo ovile, dicendo: ‘Pasci i miei agnelli; pasci
le mie pecore’.
A questa dottrina così chiara delle sacre scritture, com’è
stata sempre intesa dalla Chiesa cattolica, si oppongono
apertamente le false opinioni di coloro che, fraintendendo
la forma di governo istituita da Cristo nella sua Chiesa,
negano che il solo Pietro, rispetto agli altri apostoli,
sia presi singolarmente che tutti insieme, abbia ricevuto
un vero e proprio primato di giurisdizione da Cristo; o
quanti affermano che questo primato immediatamente e
direttamente sarebbe stato conferito non allo stesso beato
Pietro, ma alla Chiesa e, per mezzo di essa, a lui, come a
suo ministro.
Perciò se qualcuno dirà che il beato apostolo Pietro non è
stato costituito da Cristo signore, principe di tutti gli
apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa militante;
ovvero che egli direttamente ed immediatamente abbia
ricevuto dal signore nostro Gesù Cristo solo un primato
d’onore e non di vera e propria giurisdizione: sia anatema».
(CVI, capitolo I).
Stefano Maria Chiari
Note
1) Unico ed eterno Sommo
Sacerdote è Cristo stesso, Pietro è il suo vicario
visibile.
2) Ossia, quando eserciti il potere
conferitogli di insegnare e governare la Chiesa, mediante
l’esercizio di un Magistero costante; diciamo che opera
una sorta di principio di «continuità», per il quale ed in
forza del quale l’insegnamento del Papa è infallibile
certamente. Un nuovo esempio per spiegare meglio: se il
Papa domani dichiara lecito l’uso di contraccezione, la
sua pronuncia non è secondo questo principio di
«continuità e non contraddizione», quindi lascia il tempo
che trova; se, al contrario, esplicita meglio il concetto
di divieto nella medesima materia la sua affermazione sarà
vincolante. Non si tratta di disobbedienza, ma di coerenza
logica interna alla fede stessa, dalla quale l’assenso
dell’intelletto del singolo fedele non può prescindere. «Infatti
ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito Santo
non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova
dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero
santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione
trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede».
(CVI, cap.V).
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2281¶metro=religione
|
Torna
ai Comunicati gia' pubblicati - Home Page
|