Svariate
sono le missioni alle quali ero votato, e per le quali
so che molti di voi erano al mio fianco solidali, tra
cui la documentazione del brutale tentativo di
urbanizzazione dei beduini del Neghev, dei sempre più
oppressivi check-point nei Territori Occupati, della
giudeo-sionizzazione di Gerusalemme (a dispetto di
quanto falsamente propagandano i media) che dovrebbe
invece godere di uno statuto internazionale quale città
aperta e protetta per tutte le differenti confessioni ed
etnie presenti, della continua costruzione di Muri
intorno ad aree arabe rubando sempre più grosse fette di
terra e coltivazioni, e soprattutto avevo e avevamo come
obiettivo primario portare il nostro umile ma sincero
contributo al Caritas Baby Hospital di Betlemme,
prigioniero entro i muri come il resto della
popolazione.
Posso rassicurarvi
di essere riuscito a fare quasi tutto come meglio ho
potuto, trovando la più che amichevole collaborazione
sia della popolazione che del personale
addetto
alle varie istituzioni, laico e religioso, cristiano e
musulmano.
Suor Donatella e
consorelle del Baby Hospital in Betlemme, come tutto il
personale sanitario, sono state
particolarmente riconoscenti a tutti/e a causa della
sensibilità e generosità da voi dimostrata, persone così
lontane e sconosciute ma attente ai bisogni di questi
piccoli nostri figli di Terra Santa. Ho in preparazione
un'edizione speciale della newsletter solo per
illustrare il fantastico lavoro da loro svolto.
Agli amici e
benefattori, che hanno voluto far arrivare lì il loro
segno di carità cristiana tramite la nostra umile opera,
vanno per ora i più vivi ringraziamenti.
Tutti siete
comunque stati presenti nelle meditazioni e preghiere
rivolte a Gesù e alla Sacra Famiglia, specie quando sono
riuscito a recarmi al Santo Sepolcro in Gerusalemme,
alle 4,30-5 di mattina, perchè altrimenti durante la
giornata quel luogo santo diventa chiassoso e pullulante
di turisti "religiosi" di ogni razza. Tratterò meglio in
seguito anche di questo argomento.
Poca-nessuna
collaborazione invece da parte isreliana, anzi: armi
spianate, divieto d'accesso a certe aree, rese zone
esclusive giudaiche, interrogatori estenuanti, arroganza
e strafottenza da parte di giovanotti e ragazzotte in
divisa e kippa, maleducazione fiera ed esasperata,
pressante ed esosa richiesta di denaro-offerte da parte
di presunti rabbini-barboni nella città santa, sgarberie
gratuite di ogni genere. Talvolta, guardando fisso negli
occhi alcuni di questi presuntuosetti, vi ho letto la
vergogna e l'imbarazzo per un comportamento così
incivile e che forse non sarebbe nella loro natura
esternare.
Imbarazzati però
solo perchè ero un europeo, come loro, e non un arabo,
come i palestinesi, nei confronti dei quali
discriminazione e disprezzo sono più evidenti e
applicati senza vergogna.
E meno male che
erano i loro giorni di festa...
Uno
spiacevole contrattempo mi ha anche costretto ad
abbandonare la Giordania di corsa a bordo di un Taxi, in
quanto il mio compagno di viaggio, Padre Mario, frate
della Custodia di Terra Santa, 83 anni, fu colto da una
improvvisa e aggressiva forma di infezione bronchiale,
con febbre altissima che faceva presagire il peggio.
Lasciato il gruppo di amici ad Amman ci siamo dovuti
dirigere a Gerusalemme, dove egli fu ricoverato
all'ospedale St. Joseph, gestito dai cattolici. In
quelli a gestione israelita non sarebbero state certe le
stesse cure e attenzioni...anzi...tra i religiosi e
addetti ai lavori si dava per certa in quel caso una
lunga degenza...
Per Padre Mario,
mio sincero amico, si è trattato del "secondo martirio
mancato", in quanto del primo ne parlammo già in un
articolo da lui redatto nell'ottobre 2006 ed al quale vi
rimandiamo, per chi non l'avesse letto, a questo link
"Storia di un martirio mancato". Si tratta della
storia di uno spaccato di vita ed educazione francescana
dell'inizio del secolo scorso, che dovrebbe essere
esempio per i giovani religiosi per i quali è oggi tutto
più facile e comodo...Tra qualche giorno vi sottoporremo
la lettura della cronaca dell'eroica vocazione di questo
frate, che sino all'ultimo, e anche dal letto
d'ospedale, non lasciò mai senza guida e attenzioni
particolari i pellegrini e le anime a lui affidate dalla
Provvidenza. Senso di responsabilità e tempra d'altri
tempi...
Comunque, sia per
le ottime cure ricevute a Gerusalemme, sia per la scorza
dura di questo frate originario del tavoliere delle
Puglie, riuscimmo a rientrare a Roma insieme e con le
nostre gambe, non senza aver prima svolto il nostro
dovere.
L'ho sentito ieri
al telefono: mi è sembrato in buona forma e con il
morale alto. Alla prossima avventura Padre Mario...
Dei nostri amici di
Betlemme, che lavorano e vivono con le loro famiglie,
crescendo ed educando i figli in una situazione
veramente difficile, manifestando un comportamento
responsabile e sereno, nonostante tutto, anche
riporteremo abbondantemente.
Così come è
intenzione di riportare i ricordi, le confidenze, i
crucci dei profughi palestinesi che hanno edificato gran
parte della Giordania.
Ho memorizzato e
fotografato (circa 1200 fotoscatti, 900 miei e 300 dell'amico
Vito Antonio Guglielmini, operatore cinematografico e fotografo professionista, che mi ha affiancato per
alcuni tratti) momenti e situazioni che comunicherò
certamente attraverso la nostra newsletter e su questo
sito web.
Datemi solo ancora
pochi giorni e tornerò in piena forma al servizio
dell'informazione e di tutti voi che amate la Terra
Santa e le sue "pietre vive".
Con la Terra Santa
nel cuore, un sincero grazie a tutti quegli amici/che
che si sono fidati ed hanno creduto nelle mie oneste e
determinate intenzioni. Questo nostro
pellegrinaggio continua, cari amici/che, e dal virtuale
riusciremo ancora a superare questo monitor, per
penetrare nel reale e concretizzare il nostro amore e la
nostra fede. A Dio piacendo.
A presto.
Filippo
Fortunato Pilato
FOTO:
Qui sopra:
Croce di Terra Santa scolpita all'ingresso dellla
Cappella della Crocifissione al Santo Sepolcro in
Gerusalemme.
In testata:
Vista della cupola della Moschea di Omar e delle
bandiere israeliane che segnano il confine tra il
quartiere arabo e quello ebraico.
A mezza
pagina: Le sorelle del Caritas Baby Hospital e
poi Padre Mario in ospedale sotto ossigeno.
(Foto-FiloDefero)