Israele e i visti d'ingresso al
personale ecclesiastico di etnia araba

David Maria Jaeger. Terrasanta,
08.10.07. Nei giorni scorsi alcune agenzie di
informazione hanno riferito di nuovi intralci posti
dalle autorità israeliane agli spostamenti del
personale religioso di etnia araba in Terra Santa.
Ultimamente, infatti, preti e suore che s
i
trovano a dover varcare la frontiera dello Stato
ebraico in uscita rischiano di non potervi far ritorno
senza prima aver richiesto un nuovo visto di ingresso
presso un consolato israeliano. L'esito della
richiesta rimane incerto e la procedura impone
comunque mesi di esasperante attesa per il disbrigo
delle pratiche. Fin qui i responsabili ecclesiastici
hanno preferito evitare proteste pubbliche, cercando
invece di ottenere un mutamento di linea tramite
negoziati discreti con le autorità civili competenti.
Sulla questione vi proponiamo un commento di padre
David M. Jaeger, giurista francescano appartenente
alla Custodia di Terra Santa.
Ancora una volta, e per l'ennesima volta, giungono
notizie dalla Terra Santa su un'altra «ondata» di
rifiuti di visti di ingresso e permessi di soggiorno
al personale ecclesiastico e religioso - preti, frati
e suore - assolutamente necessario per la vita della
Chiesa, dei suoi santuari, delle sue parrocchie,
scuole e altre opere religiose e sociali. Come le
altre volte, la situazione degenera ulteriormente da
un giorno all'altro.
Eppure... eppure nel suo Accordo fondamentale
con la Santa Sede, firmato il 30 dicembre 1993,
entrato in vigore il 10 marzo 1994, lo Stato di
Israele ha riconosciuto esplicitamente, all'articolo 3
paragrafo 2, il «diritto della Chiesa Cattolica a
formare, nominare, e dispiegare (nell'originale
inglese: deploy) il proprio personale» nelle
sue istituzioni e per l'espletamento delle sue
funzioni (!).
Una
dimensione fondamentale della ripetuta crisi è infatti
questa: che non esiste tale normativa, non esiste
nessuna normativa, nessuna procedura stabile e
riconoscibile, eccetto quanto possa forse esistere nei
cassetti chiusi o nelle menti impenetrabili di certi
funzionari, e che comunque si dimostra sempre di nuovo
altamente mutevole. L'Accordo fondamentale
invece, confrontando il già citato articolo 3
paragrafo 2 con l'articolo 12, prevederebbe una
normativa concordata, pattizia, che rispetti
integralmente sia il diritto della Chiesa che le
legittime esigenze dello Stato. Come è stato reso noto
più volte da organi di stampa, già nel lontano 1994 le
Parti si sono accordate di negoziare precisamente su
questi argomenti. Il tempo per farlo è sicuramente
venuto.
http://palestina-etulsai.blogspot.com/2007/10/israele-e-i-visti-dingresso-al.html
FOTO:
FiloDeFero e TerraSanta.net (Padre Jaeger)