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Anno II, Comunicato n. 114-1
(italiano), del 10 novembre 2007
|
di
Silvia Cattori
Il
nostro mondo é in pieno imbarbarimento.
Ogni giorno ci fornisce delle immagini
atroci di bambini e di adulti fatti a
pezzi, carbonizzati, ridotti a brandelli
dalle terrificanti armi da guerra
utilizzate in Irak, in Afghanistan, in
Palestina. Queste immagini di bambini
coperti dal loro sangue, amputati, che
gemono su letti di ospedali che non hanno
nulla per curarli, nessuno può accettarle.
E tuttavia, molti corrispondenti stranieri
presenti sul terreno sembrano non aver
nessun problema ad accettare queste
immagini. Quasi non ne parlano. Del resto,
quando ne parlano, le nostre società
“civili” sembrano abituarvisi. Il 29
agosto 2007, un carro armato israeliano ha
ucciso selvaggiamente 3 bambini di 9, 10 e
12 anni, lanciando deliberatamente un
razzo su di loro [1]. Questo nuovo
infanticidio non é stato certamente
ripreso dai mass-media dominanti.
Per i mass-media dominanti , così come per
l’esercito che si autoproclama “il più
morale al mondo”, questi bambini
massacrati sembrano far parte della
routine. Ogni giorno Israele uccide o
ferisce gravemente bambini palestinesi con
le armi da guerra. Tutto ciò è
sconvolgente. Restiamo atterriti di fronte
a questi massacri d’innocenti e siamo
sempre più rivoltati dal silenzio e la
complicità dei nostri governanti.
Ugualmente rivoltante é l’attitudine di
chi, nel proprio sostegno incondizionato
ad Israele, s’adopera per dipingere gli
Arabi come dei fanatici pericolosi, per
impedire che l’opinione su di loro sia più
tenera, e presentarli come responsabili di
ciò che capita loro. Di fronte a questa
situazione, non possiamo rimanere senza
reagire, poiché questo equivale a lasciare
il campo libero agli impostori che, in
ogni paese, s’adoperano per snaturare i
fatti al fine di coprire i crimini
d’Israele.
Come abbiamo visto in passato con Alain
Finkielkraut, al momento dell’assassinio
di Mohamed Al-Dura, di 12 anni, [2] e come
si vede con Stéphanie Zenati, [3] con
l’assassinio, passato inosservato, di
Sarah, Mahmoud, Yehya Abu Ghazal, che qui
analizziamo.
Ricordiamo i fatti. Il 29 agosto due
fratelli, Mahmoud, Yehya Abu Ghazal e una
loro cugina Sarah, giocavano in prossimità
della casa, al nord della striscia di
Gaza, quando dei soldati, nascosti
all’interno dei loro carri, hanno sparato
deliberatamente contro di loro con il
cannone.
Come al solito, per tagliar corto con ogni
accusa, e far credere che non c’entravano
niente, degli ufficiali israeliani hanno
mentito dicendo che avevano “sparato
contro postazioni di razzi che puntavano
su Israele”, e che “non era escluso
che, anche questa volta, i bambini fossero
stati colpiti dall’esplosione di Qassams
(razzi artigianali) palestinesi”.
La madre della bambina e la madre dei due
ragazzi, il cui padre é detenuto in una
prigione israeliana dal settembre 2006,
sono categoriche! Nessun razzo era stato
lanciato durante gli ultimi 9 mesi da
questo settore desertico dove Israele ha
raso tutto al suolo, e non c’erano
lanciatori di razzi in tutta questa zona.
Ecco come Stéphanie Zenati racconta questo
massacro di bambini:
“La settimana scorsa, due bambini
palestinesi sono morti sotto il tiro di
Tsahal. Ne contiamo tre in più questa
settimana. E’ senza esitazione che in
cambio di qualche shekel (moneta
israeliana ndt), le organizzazioni
terroriste palestinesi espongono dei
bambini ai contrattacchi israelian”.
Stéphanie Zenati si assume quindi la
responsabilità della propaganda
dell’esercito israeliano che, come si sa,
fa sempre ricadere sulle vittime
palestinesi la responsabilità dei suoi
crimini. La Zenati riferisce “che un
gruppo di cinque terroristi che ha puntato
i suoi lanciarazzi in direzione d’Israele,
é stato identificato”, e che “Gerusalemme
ha accusato esplicitamente le
organizzazioni terroriste” di “fare
un uso cinico dei bambini. Non c’é che da
prendersela che con questi mandanti”.
Da notare che, dal titolo, l’articolo
riconosce una cosa che Israele non poteva
contestare “Tre bambini palestinesi
uccisi da Tsahal”. E’ tutta l’abilità
della
propaganda:
giocare sul vero, l’origine del crimine,
per far passare successivamente il falso:
assolvere i criminali.
Stéphanie Zenati può sempre presentare le
sue controverità e lasciar intendere che
l’esercito israeliano ha il diritto di
difendersi. Lei non può ignorare che
l’esercito israeliano non é affatto una
forza difensiva ma offensiva, un esercito
di colonizzatori, creato nel 1948, non per
combattere un altro esercito, ma per
combattere un popolo disarmato,
terrorizzarlo e cacciarlo per istallarsi
sulla sua terra.
Questi bambini sono amati dai propri
genitori. E’ scandaloso voler far credere
che i Palestinesi se ne servono per
attirare “volontariamente i soldati
nelle zone abitate in modo che i civili
siano colpiti, e che la legittimità
israeliana a difendersi sia messa in
difetto”. Questi bambini sono vittime,
come i loro genitori, di un esercito
offensivo, estremamente brutale che, dopo
averli cacciati dalle loro case nel 1948,
vuole oggi cacciarli dai luoghi dove li ha
rinchiusi.
È così che, dalla fine del 2000, unità
terroriste dell’esercito israeliano hanno
deliberatamente ucciso più di 1.000
bambini palestinesi in queste parti di
territorio che Israele ha lasciato loro e
che ha totalmente devastato. Oltre a
questo, ha ferito più di 20.000 bambini di
cui un gran numero é invalido a vita.
Stéphanie Zenati non può ignorare questi
dati. Lei non può ignorare che i soldati
d’Israele hanno l’ordine d’uccidere dei
bambini come aveva auspicato il colonnello
dell’aviazione, Yiftah Sepctor,
nell’ottobre 2003 [4].
Contribuendo, per cercare di preservare
l’immagine d’Israele, ad addossare alle
vittime palestinesi la responsabilità dei
crimini commessi da Tsahal, Stéphanie
Zenati partecipa all’epurazione etnica
programmata ed incessantemente praticata
dai coloni ebrei che sono andati ad
istallarsi sulle terre rubate ai
Palestinesi. E’ un’attitudine moralmente
inaccettabile.
Quando si
pensa che, tutti i giorni, delle persone e
delle organizzazioni ebree domandano che
si riconoscano le vittime ebree del
nazismo, nonostante questo riconoscimento
sia acquisito, e che, allo stesso tempo,
queste stesse persone ed organizzazioni
rifiutano di riconoscere lo statuto di
vittime ai Palestinesi perseguitati dallo
Stato d’Israele, ci si può interrogare
sulla loro sincerità e le loro reali
intenzioni, quando pretendono di parlare
in nome delle vittime ebree.
[1]
http://www.ism-suisse.org/news/article.php
?id=7412&type=temoignage&lesujet=Enfants
http://electronicintifada.net/v2/article8978.shtml
[2] Alain Fikielkraut non ha mai smesso di
pretendere che l’attribuzione
dell’esecuzione del bambino ai soldati
israeliani è una “menzogna deliberata”.
[3] http://www.guysen.com/articles.php
?sid=6098
Gli organi di disinformazione in favore
d’Israele, come guysen.com, sono numerosi.
Vedere per esempio: www.debriefing.org,
www.menapress.com, www.desinfos.com
www.primo-europe.org, www.upjf.org,
www.cidinfo.org, www.memri.org
[4] Riportato nell’ottobre 2003 da IPC
Silvia Cattori
Fonte : www.mondialisation.ca
Link :
http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=6718
9.09.07
Traduzione per www.comedonchisciotte.org
di GIANNI GIULIANI
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