Dio è con noi per ricordarci che il comandamento
dell’amore, che ci fu donato da Gesù nato a Betlemme,
resta valido ancor oggi , nei giorni nostri difficili:
un amore vicendevole che è per tutti e per tutte.
Un amore che consiste nel vedere il volto di Dio in ogni
creatura umana, quale che sia la sua religione e
nazionalità; un amore che è capace di perdonare e nello
stesso tempo di chiedere il rispetto di tutti i nostri
diritti, soprattutto di quelli dati da Dio alla persona
e ad ogni comunità, quali il dono della vita, della
dignità, della libertà e della terra. Un amore che
consiste nel condividere le preoccupazioni di tutti e
dunque di lavorare con tutti alla costruzione della
pace. Un amore che è dono e condivisione con tutti
coloro che soffrono privazioni e povertà, affinché la
vita, dono di Dio parimenti per tutti, sia
pienamente vissuta, sia la “vita in abbondanza” che Gesù
è venuto a donarci.
2.
Celebriamo Natale quest’anno quando siamo ancora,
come sempre, alla ricerca di una pace che sembra
impossibile. Palestinesi e israeliani sono capaci di
vivere insieme in pace, ciascuno nel suo territorio,
ciascuno godendo della sua sicurezza, della sua dignità
e dei suoi diritti. Ma per arrivare alla pace occorre
credere pure che israeliani e palestinesi sono in tutto
eguali, con i medesimi diritti e gli stessi doveri e che
occorre infine intraprendere le vie di Dio, che non sono
quelle della violenza, sia essa di Stato o generata
dall’estremismo.
Tutta la regione è in scompiglio a causa del conflitto
in Terra Santa. In Libano e in Iraq, come qui, sembra
che le forze del male si siano scatenate, decise a
proseguire la marcia sulle vie della morte, della
esclusione e della dominazione. Nonostante ciò, crediamo
che Dio non ci ha abbandonati alle forze del male: tutto
questo è anzi un appello a ogni uomo e donna di buona
volontà per tornare sulle strade di Dio al fine di
instaurare il regno del bene fra gli uomini, il senso e
il rispetto per ogni persona. Crediamo che Dio è buono.
E’ il nostro Creatore e il nostro Salvatore, egli ha
messo la sua bontà nel cuore di ogni essere umano. Siamo
dunque capaci tutti di operare per il bene e per la pace
nella terra.
Un nuovo sforzo di pace è stato intrapreso nelle ultime
settimane. Perché riesca occorre che ci sia una decisa
volontà di fare la pace. Finora non c’è stata pace
semplicemente per la mancanza di volontà a farla:
“Parlano di pace
mentre non ce n’è affatto” (
Ger 6,14 ?)
Chi è forte, chi ha tutto nelle mani, chi impone
l’occupazione all’altra parte, ha l’obbligo di vedere
quel che è giusto per tutti e di avere il coraggio di
compierlo. “Dio,
da’ al re il tuo giudizio”, concedi la tua giustizia ai
nostri uomini di governo perché governino il tuo popolo
con rettitudine. (cf: Sal 71)
3.
In questi giorni taluni hanno parlato della creazione di
stati religiosi in questa terra. Ora nella terra, che è
santa per le tre religioni e per i due popoli, non
possono essere stabiliti degli stati religiosi perché
uno escluderebbe l’altro o metterebbe in condizioni di
inferiorità i credenti delle altre religioni Ogni stato
che esclude l’altro o discrimina chi è contro di esso
non si addice alla terra fatta da Dio santa per tutta
l’umanità.
I capi religiosi e politici devono cominciare a
comprendere la vocazione universale di questa terra
nella quale Dio ci ha riuniti nel corso della storia.
Devono sapere che la santità di questa terra consiste
non nella esclusione dell’una o dell’altra religione, ma
nella capacità di ogni religione, con tutte le
differenze, di accogliere, rispettare e amare tutti
coloro che abitano questa terra.
La sua santità e la sua vocazione universale comportano
pure il dovere di accogliervi i pellegrini provenienti
da ogni parte del mondo, coloro che vengono per una
breve vista e coloro che vengono per risiedervi, per
pregarvi, per studiare o per esercitare il ministero
religioso che è dovuto a ogni fedele, di ogni religione.
Da anni poi continuiamo a penare per un problema mai
risolto, quello dei visti di ingresso nel paese per i
preti, per i religiosi e le religiose che a causa della
loro fede hanno in questa terra degli obblighi e dei
diritti. Uno stato in questo paese non è uno stato come
gli altri, ha dei doveri particolari che scaturiscono
dalla santità di questa terra e dalla sua vocazione
universale. Uno stato in questo paese deve capire che la
terra gli è affidata per rispettarla e promuoverne la
vocazione universale; deve quindi avere un’ adeguata
capacità di accoglienza.
4.
Chiedo a Dio che la grazia del Natale, del Dio presente
con noi, possa illuminare tutti i governanti di questa
terra..Per tutti i nostri fedeli, in ogni parte della
diocesi, sia un Natale di grazia che rinnovi la loro
fede e li aiuti a meglio viverla, come a vivere meglio
tutte le loro obbligazioni nelle loro società.
Gioiosa e santa festa di Natale, per tutti.
+ Michel Sabbah,
Patriarca
Gerusalemme, 19 dicembre 2007