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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 39 (italiano), del 16/3/2007
 

  • Un gruppo di rabbini intende ripristinare i sacrifici animali
  • Nuove scoperte sul Monte del Tempio
  • Mai più Masada cadrà
  • l governo israeliano ha dichiarato che non tratterà con il nuovo esecutivo palestinese
  • Chi ha diritto alla Palestina?


 
Un gruppo di rabbini intende ripristinare i sacrifici di animali
SBF Taccuino

Mercoledì scorso un gruppo estremista di rabbini (Re-established Sanhedrin, Sinedrio ricostituito) ha diffuso la notizia secondo cui è nelle loro intenzioni ristabilire la pratica biblica del sacrificio di animali sulla Spianata del Tempio. Non si sono fatte attendere dure proteste da parte di un capo musulmano. Mohammed Hussein ha riconosciuto che esistono purtroppo dei gruppi estremisti israeliani che mirano a realizzare i loro progetti, ma ha ricordato “Al Aksa è una moschea musulmana”.
Il luogo, al centro di tante contese nel Medio Oriente, fu conquistato da Israele nel 1967, che in seguito ne diede il controllo ordinario alle autorità musulmane.
Fin quando esistettero i Templi giudaici (ndr. I e II Tempio) in Gerusalemme più di 2000 anni fa, i sacrifici di animali rappresentavano una pratica consueta della religione. Dopo la distruzione del secondo Tempio nel 70 d.C., i sacrifici furono proibiti e il loro posto, come punto centrale del Giudaismo, fu preso dall’insegnamento rabbinico.
I 71 membri del Sinedrio ricostituito intendono sacrificare di nuovo animali, nonostante non ci siano né il Tempio né l’altare e quant’altro è prescritto dalla Bibbia. Rabbi Dov Stein ha dichiarato che a causa di problemi politici i sacrifici non saranno ripresi entro breve tempo. I membri del movimento, tuttavia, sperano che giunga presto l’assenso del governo.
Altri rabbini hanno espresso posizioni contrarie. Rabbi Doniel Hartman, del Shalom Hartman Institute di Gerusalemme ha dichiarato che il sacrificio era una pratica cultuale consueta fino alla distruzione del Tempio, e voler ripristinare il sacrificio degli animali è “tornare indietro in quella direzione e non è un progresso”.

Fonte: ASSOCIATED PRESS (The Jerusalem Post - 1.3.2007)

Adattamento: R.P.

 


 

Nuove scoperte sul Monte del Tempio
di padre Eugenio Alliata
 
 
Da qualunque punto di vista lo guardi - religioso, turistico, monumentale, archeologico, storico, razionale o sentimentale - il Monte del Tempio (Har Habbayt, come lo chiamano gli ebrei) o Recinto Nobile (Haram ash-Sharif, com'è chiamato dai musulmani) rimane uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti di Gerusalemme. Chi vive a Gerusalemme è solito chiamarlo semplicemente «la spianata», termine che riflette la topografia: il recinto che racchiude le due moschee (al-Aqsa e Qubbat es-Sakhra) comprende un'area pianeggiante di ben 480 per 300 metri.

Per le implicazioni politiche e religiose connesse con la situazione presente in Gerusalemme, ogni cosa riguardante quest'area finisce col generare polemiche tra le parti. L'archeologia non fa eccezione.

Sarebbe bello venire a conoscenza, se necessario anche con l'uso del piccone, di ciò che rimane del monumento più celebre dell'antica Gerusalemme, il Tempio. Ma una certa mentalità religiosa (non esclusivamente musulmana) vi vede una profanazione del luogo santo. D'altra parte esiste il fondato timore che le scoperte archeologiche possano essere usate dagli uni come un'arma politica per sottrarre proprietà o uso di edifici e terreno agli altri. L'archeologia come arma politica.

Da qui vengono le accuse fatte agli ebrei di scavare gallerie che penetrano nei sotterranei delle moschee. L'ultima volta questa accusa, accompagnata da fotografie prese in segreto, si è udita in una conferenza stampa tenuta nel mese di gennaio. Da qui vengono le contro-accuse rivolte ai musulmani di distruggere o nascondere i resti antichi, per esempio, in occasione del restauro delle cosiddette «Stalle di Salomone» (moschea Marwani per i musulmani) e apertura delle nuove porte di accesso a questo luogo.

L'archeologo israeliano Gabi Barkai, setacciando la terra della discarica, ha dimostrato quante antichità avrebbero potuto e dovuto essere recuperate. Un falsario ha anche cercato di approfittare della situazione facendo passare per scoperte cose che sono poi state riconosciute come artifizi. Il campo di battaglia principale di tutte queste polemiche è stato Internet. L'ungherese Tibor Grull ha annunciato il ritrovamento di un'iscrizione latina proveniente da questi scavi. Una fotografia è stata pubblicata in anteprima sul quotidiano israeliano Haaretz. Seguirà la pubblicazione scientifica. Proveniente da un ignoto edificio monumentale di Aelia Capitolina, l'iscrizione frammentaria (misura 97 per  75 centimetri) menziona il generale romano Flavio Silva, conquistatore di Masada (73 d.C.) e governatore della Giudea fino all'anno 80 d. C.

Al Muro del Pianto (o Muro Occidentale - hakotel hamaaravi) sono in corso lavori di sistemazione che comprendono limitati scavi archeologici curati dal Dipartimento delle Antichità di Israele (Israel Antiquities Authority) per conto della Fondazione (Western Wall Heritage Foundation) che gestisce l'area di fronte al Muro. Quest'area era parte del quartiere magrebino (musulmano) della città, fino alla guerra del 1967, perciò si sono avute proteste da parte palestinese. Dal punto di vista archeologico, per l'epoca romano-bizantina sono stati ritrovati resti di una strada lastricata, la seconda per importanza della città. Dell'epoca erodiana è stato individuato un bagno rituale (miqveh), parte di abitazione privata, e un tratto di acquedotto che portava l'acqua in città da una sorgente nei pressi di Betlemme (acquedotto inferiore). Altre antichità verranno ancora alla luce nella costruzione del nuovo ponte destinato ad attraversare la piazza.

Fonte: TerraSanta.net

 

 


 

14.03.2007 @ 17:18

Mai più Masada cadrà…
SBF Taccuino
Una parte delle antiche mura di Masada, gravemente danneggiata dopo un nubrifagio nel dicembre del 2003, è in pericolo di crollare. La notizia è stata diramata giovedì scorso dalla Israel Nature and National Parks Protection Authority.
Masada, simbolo della lotta per la sopravivenza del paese, oggi è una delle attrazioni turistiche più visitate di Israele. La rocca rientra tra i siti “di eccezionale importanza” nella lista Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Masada, con i suoi campi militari, le fortezze e la rampa di attacco, è il sito che testimonia in maniera più completa la tecnica di assedio dei romani.
Fu Erode il Grande, re della Giudea dal 37 al 4 a.C., ad edificare il palazzo che poi divenne luogo di rifugio per un gruppo di ebrei ribellatisi al controllo romano nel 73 d.C.
Il direttore del parco di Masada, Eitan Campbell, ha dichiarato che, nonostante non siano mancati interventi di consolidamento su una sezione dei 1400 metri di mura, cresce sempre più il rischio che possano esserci crolli, se non si interviene in tempi rapidi. Si tratta di un settore delle mura sul lato meridionale che non fa parte del percorso turistico.
Il governo ha stanziato 10 milioni di NIS per la ristrutturazione. Il capo del dipartimento per la preservazione della Parks Authority, Zeev Margalit, ha affermato “Israele non ha né petrolio né diamanti ma tesori culturali”. Per questo la Parks Authority insieme all’IAA (Israel Antiquities Authority) ha inoltrato al governo una richiesta di 75 milioni di NIS per i prossimi cinque anni.
Zeev Margalit riconosce che la priorità per il paese rimane la garanzia della sicurezza con i suoi oneri economici, ma aggiunge “senza questi tesori culturali non abbiamo niente per vivere qui”.
Fra una settimana altri otto siti israeliani saranno inseriti nella UNESCO’s world heritage list.

Fonte: Etgar Lefkovits, The Jerusalem Post (9 marzo 2007)

Adattamento: R.P.


 

Il governo israeliano ha dichiarato che non tratterà con il nuovo esecutivo palestinese.
15-03-2007 Gerusalemme (InfoPal.it)

Israele rifiuta ufficialmente di collaborare con il nuovo governo palestinese e chiede alla comunità internazionale di obbligarlo a rispettare le condizioni del Quartetto.

Da: http://www.samanews.com/index.php?id=details&sid=20751

Israele ha rifiutato ufficialmente di collaborare con il nuovo governo palestinese, al contrario di quanto dichiarato recentemente da un dirigente israeliano.

La prima reazione ufficiale israeliana alla formazione del governo di unità palestinese, giunge dal portavoce del governo Olmert: "La nostra posizione non è cambiata. Non riconosceremo né collaboreremo con questo esecutivo. I palestinesi hanno presentato un governo di unità nazionale nuovo, ma purtroppo il programma non comprende, né direttamente né indirettamente, le tre richieste del Quartetto (riconoscimento di Israele, accettazione degli accordi precedente e rinuncia al terrorismo)".

Ha poi espresso la speranza che la comunità internazionale imponga ai palestinesi il rispetto di tali principi.


 

CHI HA DIRITTO ALLA PALESTINA?
Padre Labib Kobti
 
 
Forse vorrete leggere la mia risposta in merito alla questione della giustizia in Medioriente.
Sapete quanti popoli al mondo lottano per la loro indipendenza e cercano la loro storia e la loro terra?
Sapete che Hertzl, il fondatore di Israele, nell'aprile del 1903 studio', assieme al segretario delle colonie britanniche, la possibilita' di creare una patria ebraica in Uganda? Il luogo che fu tentato di offrire ai sionisti, l'odierno Kenya, era composto di circa 6.000 miglia quadrate. Ma i delegati russi al Sesto Congresso Sionista, tenutosi a Basilea nell'agosto nel 1903, si opposero al progetto "Uganda" e considerarono la Palestina, che certamente avrebbe avuto un impatto maggiore tra i loro correligionari a causa delle reminiscenze bibliche.
Sapete che circa il 95% degli ebrei russi, polacchi e tedeschi sono ebrei convertiti dell'antico impero Khazar (una grande potenza quasi dimenticata dell'Europa dell'est, che, nel 740 d.C si converti' al giudaismo. Khazaria, un conglomerato di tribu' turche di stirpe ariana, fu espugnata da Gengis Khan, ma i khazari emigrarono in Polonia, dove formarono il nucleo originario del giudaismo occidentale ashkenazita). Leggi notizie storiche su cio' in un libro di autore ebraico: www.christusrex.org/www2/koestler
Dunque, questi ebrei non sono quelli del Vecchio Testamento: come possono affermare che "Dio ha dato loro la Palestina"? Leggi www.al-bushra.org/Promisedland/0promised.htm
Sapete che nel 1897 le statistiche dell'Impero Ottomano ci dicono che nella provincia della Palestina risiedevano 563.000 persone, delle quali 529.000 arabi palestinesi (musulmani e cristiani) e 21.500 ebrei? (McCarthy, La popolazione della Palestina, p.10).
E sapete ancora che l'immigrazione piu' massiccia di ebrei in Palestina comincio' dopo la Prima Guerra Mondiale fino a toccare il 20% della popolazione nell'anno 1936 (che possedeva il 5% della terra)?
Dopo tutto cio', credete ancora che gli ebrei abbiano diritto alla terra dei palestinesi piu' dei palestinesi stessi?
 
traduzione a cura di www.arabcomint.com

 

 

 

 

 

 

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