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Anno III, Comunicato n. 3  , del gennaio  2008

 

 

ORTODOSSI, PER LA CAUSA PALESTINESE

Anche l’Archimandrita Theodosios Hanna, del Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme, ha accettato di rispondere a una serie di domande sul conflitto israelo-palestinese.


Molte persone in Italia pensano che il conflitto israelo-palestinese finirà senza "vincitore" e "vinto". Cosa immaginate voi per il futuro?

Pensiamo che alla fine vincerà il popolo palestinese, perché è titolare di un diritto: questa terra è palestinese, occupata con la forza. Una parte è stata occupata nel 1947 e una seconda parte nel 1967. Qualunque sia la forza dell'occupante, delle sue armi, delle sue politiche, della sua economia, dei suoi carri armati, dei suoi missili, noi siamo pienamente convinti che il vincitore sarà colui che ha diritto. Questa terra sacra ha vissuto nei secoli precedenti diverse trasformazioni politiche a causa degli occupanti che sono qui arrivati: alla fine si sono sempre visti costretti ad andarsene, senza più far ritorno. Ciò dimostra che l'occupazione può durare anche a lungo, ma arriverà il giorno in cui abbandonerà questa terra.

La storia della Palestina è carica di significati. La vocazione di questa terra è per la pa- ce, ma il suo presente è pieno di paura, odio, violenza. Perché?

Pensiamo che le tre religioni monoteistiche (ebraismo, cristianesimo, Islam) siano legate a questa terra sacra, però bisogna distinguere tra religione e tra coloro che la strumentalizzano. Esiste differenza tra l'ebraismo e gli ebrei, com'esiste differenza tra cristianesimo e cristiani, e lo stesso per l'Islam. Non tutti quelli che proclamano l'appartenenza ad una di queste tre religioni le segue veramente: dico questo perché ci sono alcuni che abusano della religione per propri interessi. Noi cristiani e mussulmani arabi non abbiamo problemi con l'ebraismo in quanto tale (una religione monoteista dalla quale ci distinguiamo, ma che rispettiamo). Invece abbiamo problemi con il sionismo, che consideriamo un movimento razzista e che opera contro l'islam, il cristianesimo e anche contro l'ebraismo stesso: prende alcune citazioni dal libro sacro e le manipola per renderle compatibili con i propri interessi nella terra palestinese. Per questo penso che la vera pace debba basarsi sulla giustizia, e non si può parlare di pace mentre un popolo soffre a causa dell'occupazione e dell'assedio. Tutto ciò che viviamo in Palestina è a causa del progetto sionista.

Oggi in tutto il mondo ci si interroga sulla definizione di "terrorismo" e sulla distinzione fra "martirio" e "suicidio": può aiutarci a precisare questi concetti? Quale relazione intercorre fra resistenza e uccisione di civili? La religione la permette? Come?

Dopo gli eventi del 11 settembre negli Usa, il mondo ha iniziato a parlare molto di terrorismo e noi in quel periodo abbiamo espresso le nostre condoglianze e la nostra vicinanza alle sofferenze del popolo americano per la perdita di civili innocenti. Lo stesso concetto è ribadito adesso, nella nostra visione cristiana: la vita dell'individuo è sacra perché creata da Dio, e non si può aggredire e toccare la vita dell'uomo. Chi ha dato questa vita è Dio e chi la prende quando lo ritiene opportuno è sempre Lui. Nessun individuo ha il diritto di imporsi al posto di Dio. Questo sul piano spirituale.

Sul piano politico, pensiamo che esista una tirannia del quale soffre il popolo palestinese, e ci sono carri armati che colpiscono le città e i villaggi ed i campi palestinesi. Ci sono massacri contro il popolo palestinese, per questo dico con estrema sincerità che "terrorismo" è l'occupazione, è l'uccisione della gente con i carri armati, con la violenza contro il popolo palestinese. La vittima del terrorismo è il popolo palestinese che non possiede esercito, mezzi di difesa. A causa della difficoltà economica create dall'occupazione vediamo alcuni giovani che escono ed esplodono se stessi come vendetta alle loro sofferenze, a ciò che assistono quotidianamente.

La responsabilità di quest'operazione suicida è dell'occupazione israeliana, che crea nell'anima dei palestinesi la voglia di vendetta. È Israele il responsabile della perdita d'anima, sia in Palestina sia in Israele. Per noi esiste una differenza tra la resistenza ed il terrorismo, la prima è un dovere patriottico contro l'occupazione, il secondo è ripudiato sia come concetto sia come pratica.

Quale la sua interpretazione sullo "jihàd"? Come cogliere una "filosofia della vita" nelle operazioni di suicidio?

Penso che la filosofia e la cultura della resistenza all'occupazione, lo jihàd contro l'occupazione, sia la cultura di coloro che sacrificano la loro vita per la patria, muoiono per la vita degli altri. Se ritorniamo alla storia, di tutti i paesi europei ed asiatici, crediamo che molti tra loro non si siano liberati senza sacrifici, senza jihàd e resistenza contro l'occupazione.

Io non sono esperto dei mezzi di resistenza, pero credo che resistere all'occupazione sia un dovere patriottico. La parola "jihàd" non è islamica, in assoluto: è una parola cristiana e il primo ad insegnarci il "jihàd" è Gesù nostro signore. Contro la vanità, l'ingiustizia, il male, l'amare se stessi. La vita dei sacerdoti è di per sé un "jihàd" contro il male.

Il termine "jhàd" è un vocabolo cristiano oltre ad essere mussulmano. Ci sono parole, versetti ed insegnamenti nel libro sacro che ci fanno ricordare l'importanza del "jihàd". Anche la quaresima è un "jihàd" spirituale, in ogni modo è un termine presente nei libri sacri e sul quale ci sono diverse interpretazioni ed analisi.

Troviamo il "jihàd" spirituale, "jihàd" per il bene di tutti, lo "jihàd" per la patria, ed esiste il "jihàd" per i valori spirituali ed umani. Vedo strano come l'Occidente provi, spesso, a legare questo termine al terrorismo. Il proliferare di interpretazioni e posizioni rende necessario una loro corretta traduzione, perché l'Occidente cristiano non cada vittima delle manipolazioni d'alcuni mezzi di mass media sionistici, sparsi nel mondo.

Il conflitto con Israele è un conflitto tra civiltà, religioni, paesi e culture: puoi aiutarci a definirlo?

Il conflitto Israelo-Arabo non è conflitto di civiltà, di culture, di religione e coloro che lo presentano in questo modo non lo vogliono risolvere, e in ogni caso non vogliono l'interesse del popolo palestinese che soffre a causa dell'occupazione. Io rifiuto categoricamente che il conflitto Israelo-palestinese sia tra Islam ed Ebraismo, per due motivi: il primo sta nel fatto che i palestinesi non sono tutti mussulmani, ci sono cristiani che sono parte integrante di questo popolo che lotta per l'indipendenza; il secondo perché non tutti gli ebrei sono sionisti, ci sono molti ebrei che rifiutano sia il sionismo sia l'occupazione.

In mezzo c'è la complicità dell'America e di alcuni paesi europei che con la scusa dell'autodifesa d'Israele appoggiano la sua politica tiranna nei confronti del popolo palestinese.

Tutto il mondo dovrà sapere che il conflitto sia a livello locale sia a livello regionale sarà risolto, finirà l'occupazione e il popolo palestinese riconquisterà la sua libertà, la sua indipendenza e la sua dignità come gli altri paesi del mondo.

Lei crede nell'esistenza di uno Stato palestinese accanto allo Stato israeliano? Saranno due Stati monoconfessionali, il primo con maggioranza islamica e il secondo ebreo? O altro?

Credo che sia possibile l'esistenza di due Stati (Palestina ed Israele), uno accanto all'altro, ma il vero problema sta nel razzismo d'Israele. Se guardiamo la struttura del suo regime vediamo che alla sua guida c'è Sharon: non è caduto dal cielo come capo governo, ma è stato votato dal popolo con il 75% dei voti, a prescindere dal suo passato sanguinoso perché ha effettuato dei massacri fino ad oggi. Ciò dimostra il basso livello di valori in Israele. Esiste una crisi di valori e d'etica nella società israeliana. Penso che Israele non sia preparata alla pace, e non ammetta una cultura della pace: la sua è una cultura razzista con l'eccezione di una parte del popolo ebraico non sionista.

Quest'atmosfera, non aiuterà l'esistenza di due stati sovrani uno accanto all'altro con frontiere aperte e non sarà garanzia di stabilità. Il vero problema sta in Israele: deve cambiare, altrimenti non ci sarà una vera pace.

Fino ad oggi, l'America ed alcuni paesi europei alleati d'Israele non hanno esercitato pressioni per cambiare Israele, per questo vedo lontana l'idea di due Stati. La cultura nelle scuole israeliane, nei mass media, e di molti politici è razzista: bisogna realizzare cambiamenti radicali all'interno della cultura israeliana.

In giro nel mondo, ci sono diverse liste di terroristi mussulmani o altro, ma noi non le riconosceremo se non verranno aggiunte quelle di Israele che applica il terrore, perché al suo interno ci sono organizzazioni terroristiche molto estremiste, come "Kakh", e il movimento di "Emonim". L'ultima, di qualche giorno fa, è l'opinione di un rabbino israeliano, il quale sostiene che bisogna buttare gli arabi nel mare. Non ho sentito che questi siano stati introdotti nel famoso elenco del terrorismo preparato dall'America. Per questo non riteniamo valide queste liste di terroristi.

Tra il principio della pace "giusta" e quello della pace "possibile", esiste a suo giudizio una terza via, in grado di risparmiare all'umanità le conseguenze della guerra?

La pace possibile è quella "giusta" e la pace giusta è quella "possibile". Non è pensabile una pace giusta ma "impossibile", oppure una pace possibile ma "non giusta". Per noi la pace giusta sta nel porre fine all'occupazione di tutti i territori arabi palestinesi, la creazione dello Stato palestinese sovrano per la libertà, la dignità e l'indipendenza del popolo palestinese. Il problema non è nei vocaboli, ma nella mentalità israeliana razzista. Il mondo non deve essere influenzato da ciò che viene detto in Israele, ma deve fare il necessario per bloccare le politiche d'aggressione mortali d'Israele che hanno provocato tutte queste guerre, questi massacri e quelle vittime.

Tutte le religioni monoteiste, credono in "Adamo ed Eva", e nella parentela tra i profeti. Lei non pensa che siamo tutti "cugini" e che sia assurdo oggi uccidersi gli uni gli altri?

Quello che è proclamato dalle religioni è una cosa, quello che viene fatto dagli uomini è un'altra cosa. Credo che tutte le creature umane appartengano a Dio e per questo debbano volersi bene, capirsi e non ci debba essere oppressione e minacce. La vera pace è la giustizia che Dio vuole per l'umanità: che non ci sia un aggredito e un aggressore. Tutti dobbiamo essere uguali nei diritti e nei doveri e condividere le ricchezze che Dio ci ha donato per vivere insieme con amore.

Ma la parola di Dio non è sentita da molti cuori e da molte anime. Il libro sacro dice "hanno i loro orecchi e non sentono, hanno i loro occhi e non vedono" ed è per questo che ci sono coscienze morte, insensibili a queste parole: pensano che soltanto la forza e la minaccia debba essere il loro linguaggio, e ciò contro gli interessi di tutti, esclusi i propri. Così è la catastrofe: l'uomo vanitoso crede che soltanto lui debba vivere e gli altri debbano morire.

Franco Trad

http://www.centro-peirone.it/Alhiwar/2002/3_02/302_10.htm

 

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