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ORTODOSSI, PER LA CAUSA PALESTINESE
Anche l’Archimandrita Theodosios Hanna, del Patriarcato
Ortodosso di Gerusalemme, ha accettato di rispondere a una
serie di domande sul conflitto israelo-palestinese.
Molte
persone in Italia pensano che il conflitto
israelo-palestinese finirà senza "vincitore" e "vinto". Cosa
immaginate voi per il futuro?
Pensiamo che alla fine vincerà il popolo palestinese, perché
è titolare di un diritto: questa terra è palestinese,
occupata con la forza. Una parte è stata occupata nel 1947 e
una seconda parte nel 1967. Qualunque sia la forza
dell'occupante, delle sue armi, delle sue politiche, della
sua economia, dei suoi carri armati, dei suoi missili, noi
siamo pienamente convinti che il vincitore sarà colui che ha
diritto. Questa terra sacra ha vissuto nei secoli precedenti
diverse trasformazioni politiche a causa degli occupanti che
sono qui arrivati: alla fine si sono sempre visti costretti
ad andarsene, senza più far ritorno. Ciò dimostra che
l'occupazione può durare anche a lungo, ma arriverà il
giorno in cui abbandonerà questa terra.
La
storia della Palestina è carica di significati. La vocazione
di questa terra è per la pa- ce, ma il suo presente è pieno
di paura, odio, violenza. Perché?
Pensiamo che le tre religioni monoteistiche (ebraismo,
cristianesimo, Islam) siano legate a questa terra sacra,
però bisogna distinguere tra religione e tra coloro che la
strumentalizzano. Esiste differenza tra l'ebraismo e gli
ebrei, com'esiste differenza tra cristianesimo e cristiani,
e lo stesso per l'Islam. Non tutti quelli che proclamano
l'appartenenza ad una di queste tre religioni le segue
veramente: dico questo perché ci sono alcuni che abusano
della religione per propri interessi. Noi cristiani e
mussulmani arabi non abbiamo problemi con l'ebraismo in
quanto tale (una religione monoteista dalla quale ci
distinguiamo, ma che rispettiamo). Invece abbiamo problemi
con il sionismo, che consideriamo un movimento razzista e
che opera contro l'islam, il cristianesimo e anche contro
l'ebraismo stesso: prende alcune citazioni dal libro sacro e
le manipola per renderle compatibili con i propri interessi
nella terra palestinese. Per questo penso che la vera pace
debba basarsi sulla giustizia, e non si può parlare di pace
mentre un popolo soffre a causa dell'occupazione e
dell'assedio. Tutto ciò che viviamo in Palestina è a causa
del progetto sionista.
Oggi
in tutto il mondo ci si interroga sulla definizione di
"terrorismo" e sulla distinzione fra "martirio" e
"suicidio": può aiutarci a precisare questi concetti? Quale
relazione intercorre fra resistenza e uccisione di civili?
La religione la permette? Come?
Dopo
gli eventi del 11 settembre negli Usa, il mondo ha iniziato
a parlare molto di terrorismo e noi in quel periodo abbiamo
espresso le nostre condoglianze e la nostra vicinanza alle
sofferenze del popolo americano per la perdita di civili
innocenti. Lo stesso concetto è ribadito adesso, nella
nostra visione cristiana: la vita dell'individuo è sacra
perché creata da Dio, e non si può aggredire e toccare la
vita dell'uomo. Chi ha dato questa vita è Dio e chi la
prende quando lo ritiene opportuno è sempre Lui. Nessun
individuo ha il diritto di imporsi al posto di Dio. Questo
sul piano spirituale.
Sul
piano politico, pensiamo che esista una tirannia del quale
soffre il popolo palestinese, e ci sono carri armati che
colpiscono le città e i villaggi ed i campi palestinesi. Ci
sono massacri contro il popolo palestinese, per questo dico
con estrema sincerità che "terrorismo" è l'occupazione, è
l'uccisione della gente con i carri armati, con la violenza
contro il popolo palestinese. La vittima del terrorismo è il
popolo palestinese che non possiede esercito, mezzi di
difesa. A causa della difficoltà economica create
dall'occupazione vediamo alcuni giovani che escono ed
esplodono se stessi come vendetta alle loro sofferenze, a
ciò che assistono quotidianamente.
La
responsabilità di quest'operazione suicida è
dell'occupazione israeliana, che crea nell'anima dei
palestinesi la voglia di vendetta. È Israele il responsabile
della perdita d'anima, sia in Palestina sia in Israele. Per
noi esiste una differenza tra la resistenza ed il
terrorismo, la prima è un dovere patriottico contro
l'occupazione, il secondo è ripudiato sia come concetto sia
come pratica.
Quale
la sua interpretazione sullo "jihàd"? Come cogliere una
"filosofia della vita" nelle operazioni di suicidio?
Penso
che la filosofia e la cultura della resistenza
all'occupazione, lo jihàd contro l'occupazione, sia la
cultura di coloro che sacrificano la loro vita per la
patria, muoiono per la vita degli altri. Se ritorniamo alla
storia, di tutti i paesi europei ed asiatici, crediamo che
molti tra loro non si siano liberati senza sacrifici, senza
jihàd e resistenza contro l'occupazione.
Io non
sono esperto dei mezzi di resistenza, pero credo che
resistere all'occupazione sia un dovere patriottico. La
parola "jihàd" non è islamica, in assoluto: è una parola
cristiana e il primo ad insegnarci il "jihàd" è Gesù nostro
signore. Contro la vanità, l'ingiustizia, il male, l'amare
se stessi. La vita dei sacerdoti è di per sé un "jihàd"
contro il male.
Il
termine "jhàd" è un vocabolo cristiano oltre ad essere
mussulmano. Ci sono parole, versetti ed insegnamenti nel
libro sacro che ci fanno ricordare l'importanza del "jihàd".
Anche la quaresima è un "jihàd" spirituale, in ogni modo è
un termine presente nei libri sacri e sul quale ci sono
diverse interpretazioni ed analisi.
Troviamo il "jihàd" spirituale, "jihàd" per il bene di
tutti, lo "jihàd" per la patria, ed esiste il "jihàd" per i
valori spirituali ed umani. Vedo strano come l'Occidente
provi, spesso, a legare questo termine al terrorismo. Il
proliferare di interpretazioni e posizioni rende necessario
una loro corretta traduzione, perché l'Occidente cristiano
non cada vittima delle manipolazioni d'alcuni mezzi di mass
media sionistici, sparsi nel mondo.
Il
conflitto con Israele è un conflitto tra civiltà, religioni,
paesi e culture: puoi aiutarci a definirlo?
Il
conflitto Israelo-Arabo non è conflitto di civiltà, di
culture, di religione e coloro che lo presentano in questo
modo non lo vogliono risolvere, e in ogni caso non vogliono
l'interesse del popolo palestinese che soffre a causa
dell'occupazione. Io rifiuto categoricamente che il
conflitto Israelo-palestinese sia tra Islam ed Ebraismo, per
due motivi: il primo sta nel fatto che i palestinesi non
sono tutti mussulmani, ci sono cristiani che sono parte
integrante di questo popolo che lotta per l'indipendenza; il
secondo perché non tutti gli ebrei sono sionisti, ci sono
molti ebrei che rifiutano sia il sionismo sia l'occupazione.
In
mezzo c'è la complicità dell'America e di alcuni paesi
europei che con la scusa dell'autodifesa d'Israele
appoggiano la sua politica tiranna nei confronti del popolo
palestinese.
Tutto
il mondo dovrà sapere che il conflitto sia a livello locale
sia a livello regionale sarà risolto, finirà l'occupazione e
il popolo palestinese riconquisterà la sua libertà, la sua
indipendenza e la sua dignità come gli altri paesi del
mondo.
Lei
crede nell'esistenza di uno Stato palestinese accanto allo
Stato israeliano? Saranno due Stati monoconfessionali, il
primo con maggioranza islamica e il secondo ebreo? O altro?
Credo
che sia possibile l'esistenza di due Stati (Palestina ed
Israele), uno accanto all'altro, ma il vero problema sta nel
razzismo d'Israele. Se guardiamo la struttura del suo regime
vediamo che alla sua guida c'è Sharon: non è caduto dal
cielo come capo governo, ma è stato votato dal popolo con il
75% dei voti, a prescindere dal suo passato sanguinoso
perché ha effettuato dei massacri fino ad oggi. Ciò dimostra
il basso livello di valori in Israele. Esiste una crisi di
valori e d'etica nella società israeliana. Penso che Israele
non sia preparata alla pace, e non ammetta una cultura della
pace: la sua è una cultura razzista con l'eccezione di una
parte del popolo ebraico non sionista.
Quest'atmosfera, non aiuterà l'esistenza di due stati
sovrani uno accanto all'altro con frontiere aperte e non
sarà garanzia di stabilità. Il vero problema sta in Israele:
deve cambiare, altrimenti non ci sarà una vera pace.
Fino
ad oggi, l'America ed alcuni paesi europei alleati d'Israele
non hanno esercitato pressioni per cambiare Israele, per
questo vedo lontana l'idea di due Stati. La cultura nelle
scuole israeliane, nei mass media, e di molti politici è
razzista: bisogna realizzare cambiamenti radicali
all'interno della cultura israeliana.
In
giro nel mondo, ci sono diverse liste di terroristi
mussulmani o altro, ma noi non le riconosceremo se non
verranno aggiunte quelle di Israele che applica il terrore,
perché al suo interno ci sono organizzazioni terroristiche
molto estremiste, come "Kakh", e il movimento di "Emonim".
L'ultima, di qualche giorno fa, è l'opinione di un rabbino
israeliano, il quale sostiene che bisogna buttare gli arabi
nel mare. Non ho sentito che questi siano stati introdotti
nel famoso elenco del terrorismo preparato dall'America. Per
questo non riteniamo valide queste liste di terroristi.
Tra il
principio della pace "giusta" e quello della pace
"possibile", esiste a suo giudizio una terza via, in grado
di risparmiare all'umanità le conseguenze della guerra?
La
pace possibile è quella "giusta" e la pace giusta è quella
"possibile". Non è pensabile una pace giusta ma
"impossibile", oppure una pace possibile ma "non giusta".
Per noi la pace giusta sta nel porre fine all'occupazione di
tutti i territori arabi palestinesi, la creazione dello
Stato palestinese sovrano per la libertà, la dignità e
l'indipendenza del popolo palestinese. Il problema non è nei
vocaboli, ma nella mentalità israeliana razzista. Il mondo
non deve essere influenzato da ciò che viene detto in
Israele, ma deve fare il necessario per bloccare le
politiche d'aggressione mortali d'Israele che hanno
provocato tutte queste guerre, questi massacri e quelle
vittime.
Tutte
le religioni monoteiste, credono in "Adamo ed Eva", e nella
parentela tra i profeti. Lei non pensa che siamo tutti
"cugini" e che sia assurdo oggi uccidersi gli uni gli altri?
Quello
che è proclamato dalle religioni è una cosa, quello che
viene fatto dagli uomini è un'altra cosa. Credo che tutte le
creature umane appartengano a Dio e per questo debbano
volersi bene, capirsi e non ci debba essere oppressione e
minacce. La vera pace è la giustizia che Dio vuole per
l'umanità: che non ci sia un aggredito e un aggressore.
Tutti dobbiamo essere uguali nei diritti e nei doveri e
condividere le ricchezze che Dio ci ha donato per vivere
insieme con amore.
Ma la
parola di Dio non è sentita da molti cuori e da molte anime.
Il libro sacro dice "hanno i loro orecchi e non sentono,
hanno i loro occhi e non vedono" ed è per questo che ci sono
coscienze morte, insensibili a queste parole: pensano che
soltanto la forza e la minaccia debba essere il loro
linguaggio, e ciò contro gli interessi di tutti, esclusi i
propri. Così è la catastrofe: l'uomo vanitoso crede che
soltanto lui debba vivere e gli altri debbano morire.
Franco Trad
http://www.centro-peirone.it/Alhiwar/2002/3_02/302_10.htm
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