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Dopo
otto giorni di vaggio i pellegrini lasciarono
Israele con le lacrime agli occhi...
La recente canonizzazione di don Filippo Smaldone
- un sacerdote napoletano proclamato santo da
Benedetto XVI il 15 ottobre 2006 e che spese gran
parte della sua vita (1848-1923)
nell'evangelizzazione e nella cura dei sordomuti -
mi ha riportato alla mente il pellegrinaggio in
Terra Santa organizzato nel settembre del 1984 per
un gruppo di novanta persone sordomute: era la mia
prima esperienza del genere.
La richiesta di organizzare un tale viaggio,
arrivò al nostro Ufficio pellegrinaggi della
delegazione di Terra Santa a Roma, dai religiosi
della Piccola missione per sordomuti di Bologna.
L'impegno era delicato e difficile: la particolare
condizione fisica e il numero elevato dei
partecipanti non rendeva agevole muoversi nei
tanti santuari e nelle vie strette di Gerusalemme.
Inoltre bisognava trovare un linguaggio adatto sia
per le visite ai Luoghi Santi sia per
l'illustrazione storica e per la riflessione
spirituale. Dovevamo pensare anche a come non
annoiare novanta persone nei lunghi tragitti in
pullman ed era necessario offrire loro una
spiegazione adeguata delle località che si
incontravano lungo il viaggio.
Un'altra grande difficoltà la si poteva trovare
negli aeroporti, specialmente a Tel Aviv, dove le
formalità di sicurezza sono così assillanti e
minuziose da confondere chi ha la lingua per
rispondere... figuriamoci chi è sordomuto!
Mi affidarono l'organizzazione di questo
particolare pellegrinaggio e mi misi all'opera con
entusiasmo: per far conoscere facilmente i
santuari e stilare allo stesso tempo un programma
del viaggio, preparai una piccola guida dei Luoghi
Santi da distribuire ad ogni partecipante, utile
per chi non riusciva a vedere la spiegazione con i
segni della guida specializzata. Durante le visite
infatti io spiegavo con il parlato rivolto a
tutti, mentre un sacerdote della Missione
traduceva nel linguaggio dei sordomuti.
Qualche giorno prima di partire, mi sono messo in
contatto con le autorità di polizia e di dogana di
Tel Aviv per segnalare l'arrivo di questo
particolare gruppo, facendo tante
raccomandazioni perché facilitassero i controlli.
Il successo del pellegrinaggio è stato grande,
tanto per l'organizzazione come per la gioia, per
la soddisfazione e in particolare per il frutto
spirituale dei partecipanti. La loro presenza è
stata ovunque una testimonianza di fede. Dopo otto
giorni di viaggio, i nostri cari pellegrini hanno
lasciato quella terra con le lacrime agli occhi:
per loro era stato un sogno poterla visitare.
Era bello vederli tra loro scherzare o raccontarsi
delle barzellette quando eravamo a tavola o in un
bar. Vi assicuro che mi ero abituato a capirli e
ridevo delle loro battute. I nostri francescani,
custodi dei santuari, hanno riservato a quei
«prediletti figli di Dio» un'accoglienza amorosa,
ricca di calore e affetto. Così mi scriveva una
suora del gruppo: «In un raduno avvenuto a Bologna
presso la nostra Casa, dopo il pellegrinaggio,
abbiamo potuto notare che quel santo viaggio è
stato per loro un'esperienza unica, capace di
procurare una gioia tutta nuova e contagiosa.
Molti infatti si chiedono quando si potrà ripetere
un tale viaggio?».
Sono passati tanti anni e fra non molto torneremo
con altri non udenti in Terra Santa. Al nostro
ufficio di Roma è arrivata la richiesta di
organizzare un nuovo viaggio per altri cinquanta
sordomuti. L'esperienza maturata nel 1984 servirà
di certo per questo nuovo speciale cammino.
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