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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 56-2 (italiano), del 17/4/2007
 

In questa edizione:
  • Abu Mazen invita le autorità religiose cristiane ad un pranzo di Pasqua
  • Incontro Olmert-Abbas
  • 17 aprile: Giorno dei Prigionieri palestinesi
  • Report: 11 mila Palestinesi nelle prigioni israeliane tra cui 330 bambini e 118 ragazze e madri.
 
 

Abu Mazen invita le autorità religiose cristiane ad un pranzo di Pasqua

(Custodia Terrae Sanctae Notizie) Martedì 10 aprile. Per la prima volta nella storia, il Presidente dell’Autorità palestinese, il sig. Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha invitato, nella sua residenza di Betlemme, tutte le autorità religiose cristiane di Gerusalemme ad un incontro conviviale per celebrare le solennità pasquali. Erano presenti tutti i Patriarchi e vescovi delle diverse Chiese della Città Santa. Da parte francescana hanno partecipato il Custode di Terra Santa, fra Pierbattista Pizzaballa, il Vicario custodiale, fra Artemio Vítores e fra Ibrahim Faltas, parroco latino di Gerusalemme e rappresentante dei francescani presso l’Autorità Palestinese.
I cristiani hanno accolto molto positivamente le parole calorose del Presidente in questa festa di Pasqua, cuore delle celebrazioni cristiane, che più di una volta sono state motivo di contrasto tra i Cristiani e i musulmani di Gerusalemme.
Il convito tipicamente arabo servito per approfondire i legami di amicizia tra le varie Chiese – in modo particolare in questo giorno in cui le varie comunità cristiane si erano già scambiati gli auguri pasquali – e, nel contempo, è stato un’occasione per incontrare vari membri dell’Autorità Palestinese, in maggior parte musulmani. È sempre un’occasione per rinsaldare l’amicizia e la conoscenza reciproca tra tutti, il che è il punto di partenza per ogni dialogo ecumenico e interreligioso. Ancora una volta, si è potuto verificare la buon’accoglienza del sig. Abu Mazen nei confronti dei Cristiani. Da parte nostra, come francescani, ci siamo particolarmente rallegrati nel veder ancora una volta adottata la nostra linea tradizionale.

Fra Artemio Vítores ofm.


Incontro Olmert-Abbas. Erekat: dichiarazioni di grande rilevanza. Governo palestinese: solite affermazioni
 

(InfoPal) 16-04-2007 Gerusalemme. Tra i tanti temi affrontati durante l'incontro tra il presidente Mahmoud Abbas e il primo ministro israeliano Ehud Olmert, svoltosi ieri a Gerusalemme ovest, c'era anche la questione dello stato palestinese.

Durante una conferenza stampa a Ramallah, il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat, ha spiegato che Abbas e Olmert hanno affrontato i problemi legati alla risoluzione finale del conflitto israelo-palestinese. E ha sottolineato che questo incontro "era diverso dagli altri che lo hanno preceduto: per la prima volta, dal vertice di Taba, in Egitto, nel 2001, vengono affrontati gli scenari futuri". E ha aggiunto che i due leader si sono accordati di incontrarsi il prossimo mese a Gerico, in ottemperanza alle decisioni prese durante la visita della Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, nella regione. 

Erakat ha spiegato che l'incontro ha affrontato la questione di un processo di pace che ponga fine all'occupazione israeliana del '67 e che porti alla creazione di uno stato palestinese indipendente, sottolineando che il popolo palestinese è stanco di ascoltare soltanto discorsi retorici.

Questo secondo incontro, ha evidenziato Erekat, ha messo in luce le prospettive future e la discussione sulle modalità in cui i due stati, palestinese e israeliano, possono delineare un traccia politica reale, che comprenda anche la questione dei rifugiati, lo status finale, la questione dell'acqua, ecc.

Erakat ha aggiunto: "La nostra pace sarà basata sulla fine dell'occupazione dei territori del '67 e sulla creazione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale".
Ha poi affermato che i delegati palestinesi e israeliani hanno discusso del caso del soldato israeliano prigioniero, Gilad Shalit; dei valichi e dei checkpoint - di cui Abbas ha chiesto la rimozione.

Erekat ha reso noto che è stato raggiunto un accordo secondo cui il valico di Rafah rimarrà aperto 4 giorni alla settimana e che dopo un mese tale apertura diventerà giornaliera.

In relazione alle notizie arrivate ieri a un'agenzia palestinese riguardante l'esecuzione del giornalista britannico rapito un mese fa a Gaza, Alan Johnston, Erekat ha espresso la speranza che non siano vere, sottolineando che "il popolo palestinese non ha bisogno di una nuova catastrofe". E ha definito i rapimenti come un "capitolo vergognoso" per i palestinesi.

Da parte sua, il vice-premier Azzam Al-Ahmad ha invece duramente criticato gli incontri tra Abbas e Olmert, perché "non portano ad alcun progresso e hanno come obiettivo di alleggerire l'impatto della politica israeliana e di ridurre la tensione". "Questi colloqui non portano a nulla di nuovo - ha dichiarato al canale satellitare tv Al-Jazeera -, ma piuttosto ripetono le stesse affermazioni note".

I mezzi di informazione israeliani hanno riferito che Abbas e Olmert si sono accordati di portare avanti i lavori del comitato di sicurezza e di dispiegare le forze presidenziali lungo il confine tra Egitto e Striscia di Gaza per porre fine al contrabbando di armi, e lungo la Striscia di Gaza per prevenire il lancio di missili artigianali contro obiettivi israeliani.


17 aprile: Giorno dei Prigionieri palestinesi. 800.000 cittadini arrestati dalle forze israeliane dal 1967. l'80% ha subito torture.
 

I palestinesi celebreranno il Giorno dei Prigioneri il 17 aprile.

(InfoPal)16-04-2007. Questa data è stata dedicata ai prigionieri da quando, il 17 aprile del 1974, si svolse il primo scambio tra detenuti.

La questione dei prigionieri è molto importante per i palestinesi: dal 1967 (guerra dei 6 giorni), 1/5 della popolazione, infatti, è stata arrestata dalle forze di occupazione israeliane.

La Società dei Prigionieri Palestinesi (SPP) ha reso noto, infatti, che il numero di palestinesi arrestati in 40 anni di occupazione è di 800.000: il 20% della popolazione è stata arrestata uno o più volte.

Durante l'Intifada di Al-Aqsa, iniziata a settembre del 2000, oltre 40 mila palestinesi sono stati arrestati - 11 mila sono ancora in galera. 3.000 minorenni sono stati imprigionati - 350 sono ancora in carcere. 500 donne sono state arrestate - 112 sono ancora detenute.

L'80% dei prigionieri - uomini, donne, bambini - è stato torturato. 

3.000 palestinesi hanno subito gli "arresti amministrativi", cioè senza imputazione alcuna e senza processo (pratica vietata dal diritto internazionale), di questi, 800 sono ancora in carcere. 
35 prigionieri sono stati deportati nella Striscia di Gaza; 150 sono stati uccisi dopo l'arresto.

Torture
Le autorità carcerarie israeliani torturano i prigionieri, li molestano sessualmente e minacciano violenze sessuali se il prigioniero/prigioniera non confessa. 

I carcerieri usano anche i cani (come nel famigerato carcere di Abu Ghreib, in Iraq) per ottenere confessioni forzate. Imprigionano mogli e figlie per costringere il prigioniero a parlare.

La SPP ha denunciato anche la mancanza di cure mediche e igieniche nelle prigioni dove sono rinchiusi i palestinesi. Al momento, oltre 1.000 carcerati palestinesi soffrono di malattie varie. Dal 1967, sono morti 175 prigionieri. A 2.000 famiglie di prigionieri sono impedite le visite in carcere.

Molti prigionieri, inoltre, sono tenuti in isolamento per lunghi periodi, anche anni. Attualmente ce ne sono 19 in isolamento da parecchi anni.

Ci sono centinaia di prigionieri in carcere da vent'anni.


Report: 11 mila Palestinesi nelle prigioni israeliane tra cui 330 bambini e 118 ragazze e madri.

Gerusalemme - Al-Quds press 

Il Ministero degli affari dei prigionieri ha dichiarato che le forze di occupazione israeliane hanno arrestato, fin dal 1948, circa 800 mila abitanti, quasi all’incirca un quarto dell’intera popolazione palestinese.

Ha aggiunto inoltre che le forze dell’occupazione hanno arrestato  più di 42 mila cittadini palestinesi durante i sei anni dall’inizio dell’Intifada, oltre a decine di migliaia di persone arrestate in precedenza che hanno trattenuto per periodi più o meno prolungati, e liberandoli dopo, tra cui 34 parlamentari, che sono ancora dietro le sbarre, 132 portavoci parlamentari, 4 ex ministri, il ministro delle finanze Amr abd Ar- Razzaq, il ministro della giustizia interna ‘Isa Al-Jabary, il ministro degli affari di Gerusalemme, Khaled Abu ‘Arfa, il ministro Naif Ar-Ragub, il presidente del Consiglio Legislativo, il dott. Aziz  Dweik, e il segretario parlamentare Mahmud Ar-Ramhy.

Il ministero ha affermato che  ci sono ancora prigionieri nelle carceri: circa 11 mila, distribuiti in 30 prigioni, o centri di detenzione temporanea, di cui 9428 sono dei territori occupati, 850 della Striscia di Gaza, 525 di Gerusalemme; 142 palestinesi, 55 prigionieri sono arabi di altri paesi.

 

Riguardo lo stato civile dei prigionieri: 7582 sono celibi, 3418 sono invece sposati, mentre circa 5216 prigionieri hanno subito un processo, 4884 hanno solo il fermo.

Essi vivono in condizioni dure, avverse, dove non vengono rispettati i diritti essenziali dell’uomo.

 

All’incirca 553 prigionieri arrestati dal periodo dell’Intifada sono tuttora prigionieri, mentre 367 sono i prigionieri dagli accordi di Oslo e dalla nascita dell’autorità palestinese nel 1994.

 

Per quanto riguarda invece le prigioniere, il rapporto indica che circa 118 di 600 sono state arrestate durante l’Intifada di Al-Aqsa. 3 hanno partorito all’interno del carcere: Mirfat Taha, Manal Ghanam e Samar Sabih.

Inoltre 62 sono state processate, 50 invece hanno solo il fermo.

 

I bambini arrestati dall’inizio dell’Intifada, sono all’incirca 6000, di cui 330 si trovano ancora in carcere, distribuiti in numerose prigioni. Tra questi, 100 sono minorenni.

 

Il rapporto dichiara che circa il 89% dei prigionieri ha subito forme di punizioni corporale e psicologica, e afferma inoltre che 69 prigionieri sono morti in seguito alle punizioni.

Il ministero ha anche confermato un aumento delle condizioni di malattia tra i prigionieri: ciò accade in tutte le prigioni e i carceri, come risultato della politica israeliana di negligenza e noncuranza delle condizioni mediche.

I prigionieri che soffrono di diversi tipi di malattie sono più di 1100, tra cui alcuni veramente gravi: malattie ai reni, agli occhi, paralisi, cancro.

Alcuni di loro sono morti, come Gamal Hassan Al Sarahin, (37 anni), proveniente da una cittadina a Nord di Khalil nei Territori Occupati, Bait Awlan, morto il 16/01/2007.

 

Il rapporto afferma anche circa 43 prigionieri sono vittime di questa noncuranza medica, e rappresentano il 23% dei martiri del movimento dei prigionieri che arrivano a 187.

All’incirca 150 prigionieri soffrono di malattie pericolose, come il diabete, il cancro, la paralisi, e decine di altre patologie dovute a insufficienti e inadeguate condizioni igieniche, nonché all’accumularsi della spazzatura, alla presenza di insetti nocivi e alla poca pulizia.

 

Il rapporto afferma anche che dallo scoppio dell’Intifada, la politica di arresti delle ragazze palestinesi da parte delle forze d’occupazione è cresciuta: circa 600 sono infatti le prigioniere durante gli ultimi anni, e 118 di loro sono ancora in carcere. Tra di loro ci sono 18 madri e 65 figli. 6 di loro sono in isolamento.

La prigioniera Samar Sabih, che era stata arrestata mentre era al terzo mese di gravidanza, ha partorito il suo piccolo nell’ospedale di Kaffar Saba, mentre era incatenata mani e piedi.

 

Il rapporto afferma anche che fin dall’inizio dell’Intifada, le forze di occupazione hanno arrestato almeno 6000 bambini: ancora oggi sono in carcere, in condizioni impossibili, 330 minori.

193 sono in stato di fermo, 8 senza alcuna accusa, 129 bambini processati.

50 soffrono di diverse malattie, risultato delle precarie condizioni mediche seguite dall’amministrazione delle prigioni.

 

Infine, decine di prigionieri palestinesi vengono rinchiusi nelle celle di isolamento, dove non entra né luce né aria, dove non ci sono finestre, con una percentuale di umidità elevata, così che si formano tanti insetti che portano alla diffusione di numerose malattie.

Traduzione di Silvia Marchionne

 

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