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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 68/2 (italiano), del 28/5/2007
La “questione” dell’acqua in
Palestina
Palestina
occupata - Come in tutte le regioni aride, la questione
dell'acqua è vitale per la sopravvivenza delle popolazioni.
In Medio Oriente essa assume anche una connotazione di
ordine politico ed è diventata un problema centrale nella
Palestina occupata e nel Golan a causa della politica
accaparratrice e discriminatoria di Israele.
Appropriarsi delle acque della regione fa
parte della strategia militare e colonizzatrice dei
sionisti. Emblematico, ciò che è accaduto la scorsa estate,
agli occupanti il campo profughi di Al Faraa che
hanno patito la sete a causa del pompaggio eccessivo a
monte, delle acque del vicino fiume da parte dei coloni
“israeliani”. Il Vicino-Oriente è una terra arida. Se ci si
limita alle tre regioni dove il problema dell'acqua si pone
con più acutezza, cioè la Giordania, la Palestina occupata
ed i territori palestinesi, si constata che lo sfruttamento
reale delle risorse, per soddisfare la domanda attuale, è
molto vicino, o superiore a ciò che è effettivamente
disponibile.
Palestina occupata - Nel
1994, il consumo d'acqua Israele ha superato i 2.000 milioni
di metri cubi annui mentre le risorse rinnovabili non
superano 1.500 milioni di metri cubi. Ad esempio, nella
Striscia di Gaza le risorse rinnovabili vengono sfruttate
al 217 %, e questo pone importanti problemi, tanto per la
qualità dell'acqua pompata negli strati, che per il futuro
con il rischio di svuotare questi strati, di cui molti non
si rinnovano più.
Palestina occupata - Nel
1919, un esperto scrisse al primo ministro inglese Lloyd
George che "tutto il futuro economico della Palestina è
dipendente dal suo approvvigionamento di acqua per
l'irrigazione e l'energia elettrica. Se la Palestina
fosse tagliata dal Litani, dall'Alto Giordano e dallo
Yarmuk, senza parlare del bordo occidentale (Lago di
Tiberiade), non potrebbe essere economicamente indipendente.
Ed una Palestina debole ed impoverita non sarebbe di
alcuna utilità per nessuna potenza".
Palestina occupata - A
dimostrazione della politica di rapina delle acque della
Palestina, D. Ben Gurion affermò: "Dobbiamo ricordarci
che, per riuscire a radicare lo stato ebraico, occorrerà che
le acque del Giordano e del Litani siano comprese
all'interno delle nostre frontiere". Ben Gurion e Moshe
Dayan erano fin dall'inizio favorevoli a invadere il
sud-Libano fino al Litani. Dayan proclamava nel 1954: "La
sola cosa che è necessaria è trovare un ufficiale
(libanese), anche soltanto un maggiore... Noi potremmo sia
convincerlo sia comperarlo perché si dichiari lui stesso il
difensore della popolazione maronita (cristiana). In seguito
l'esercito israeliano entrerebbe nel Libano, occuperebbe i
territori necessari ed istituirebbe un regime cristiano che
si combinerebbe ad Israele. Il territorio a sud del Litani
sarebbe completamente occupato e tutto sarebbe perfetto".
Da tali affermazioni si comprende che le invasioni del
Libano siano state programmate da lunga data!
Palestina occupata - Fin dal
1953, Israele inizia a deviare le acque dal lago di
Tiberiade per irrigare la costa ed il Negev e preleva una
parte delle acque del Giordano. La Siria e la Giordania
intraprendono allora la costruzione di dighe sullo Yarmuk e
la deviazione del Baniyas per trattenere l'acqua a monte del
lago Tiberiade e così impedire a Israele di intrappolarlo.
La guerra del 1967 permette agli ebrei di accaparrarsi le
risorse di Gaza, della Cisgiordania e del Golan. Ancora non
pago, nel 1978, Israele invade il sud-Libano e devia,
tramite pompaggio, una parte del fiume Litani, ciò fino al
2000, data nella quale si ritira in seguito alla resistenza
dello Hezbollah installato in questa regione.
Siria - L’annessione da parte
sionista del Golan, chiamato il "serbatoio d'acqua",
permette il controllo del bacino d'alimentazione a monte del
Giordano, e si traduce con l'espulsione della maggioranza
della popolazione araba (100.000 persone), cosa che, allo
stesso tempo, permette a Israele di appropriarsi dell'acqua.
Quanto agli accordi di Oslo del 1993, se riconoscono
(formalmente) "i diritti dell'acqua per i palestinesi",
rinviano il loro negoziato alle discussioni finali sullo
statuto dei territori palestinesi. Anche responsabili
israeliani detti moderati hanno rifiutato di impegnarsi
sull'acqua nel protocollo di Ginevra.
Palestina occupata - Fin dai primi giorni
dell'invasione della Cisgiordania e di Gaza nel 1967, i
sionisti hanno adottate due misure: 1- divieto di costruire
qualsiasi nuova infrastruttura idraulica, perforazioni e
pozzi senza autorizzazione, 2 - confisca delle risorse di
acqua che sono dichiarate proprietà del cosiddetto “stato
sionista”. Per applicare la sua legge sull'acqua, Israele
utilizza decreti militari. Il settore principale di
discriminazione è quello degli ostacoli imposti ai
palestinesi alle perforazioni dei pozzi. La quantità d'acqua
disponibile per gli agricoltori di Cisgiordania è congelata
dal 1967: il limite massimo è fissato a 90-100 milioni di
metri cubi all'anno per 400 villaggi. Per contro, la
quantità d'acqua assegnata alle colonie ebree è aumentata
del 100% nel corso degli anni. I sionisti hanno creato
la Mékorot (società di gestione delle acque) e
Tahal (società di pianificazione delle risorse d’acqua
nella Palestina occupata) il cui obiettivo comune è il
sostegno esclusivo degli interessi israeliani. Mékorot
ha sviluppato fin dal 1967 delle reti idriche al
profitto quasi esclusivo delle colonie ebraiche.
Palestina occupata - La rete
idrica che attraversa le zone abitate dai palestinesi è
stata lasciata nel più completo abbandono senza alcun
programma di sviluppo e di miglioramento. Nei settori
palestinesi serviti dalla Mékorot, a causa della
cattiva condizione degli impianti, si perde fino al 40%
dell'acqua trasportata. A Gaza, la situazione è ancora più
drammatica, poiché lo strato acquifero costiero sfruttato
eccessivamente è attualmente infiltrato d'acqua di mare.
Nei territori palestinesi occupati del 1967, essendo le reti
spesso sotto il controllo diretto dei coloni, questi
chiudono le valvole di distribuzione delle antenne in
direzione dei villaggi palestinesi quando ne hanno voglia.
Palestina occupata - Gli
israeliani beneficiano dell'acqua corrente tutto l'anno, i
palestinesi sono vittime di tagli arbitrari, in particolare
durante l'estate. Il consumo d'acqua medio annuale di un
israeliano (357 metri cubi) è quattro volte più elevato di
quella di un palestinese di Cisgiordania (84,6 metri cubi).
Il consumo per uso domestico di un cittadino israeliano è
tre volte superiore a quello di un palestinese, per
l’irrigazione dei terreni agricoli il divario di consumo è
ancora più marcato.
Palestina occupata
- Israele, per soddisfare i suoi fabbisogni di acqua, è
ricorsa a deviazioni che sono delle vere spoliazioni. Dal
1967, la conquista del Golan gli ha permesso di disporre di
una zona abbondante di strati e corsi d'acqua. Il Golan gli
porta più di 250 milioni di metri cubi d'acqua all'anno. Il
Golan e lo Yarmouk forniscono così circa il terzo del
consumo totale israeliano. Di conseguenza, il 75% delle
acque del Giordano è deviato dallo Stato sionista prima che
raggiunga i territori palestinesi.
In Cisgiordania tre falde acquifere
forniscono un altro terzo delle riserve idrauliche a
Israele, che consuma quasi il 86% dell'acqua della regione.
I palestinesi ne utilizzano 8 a 12 %, ed i coloni israeliani
2 a 5 %.
Palestina occupata - Dopo
oltre trent’anni d'occupazione, circa 180 villaggi di
Cisgiordania non sono ancora collegati ad un sistema di
distribuzione. Il controllo delle fonti d'acqua è nelle mani
della società israeliana Mekorot che ne distribuisce
ogni anno 110 milioni di metri cubi al milione e mezzo di
palestinesi (73 metri cubi pro capite), 30 milioni di metri
cubi ai 140.000 coloni (sia 214 metri cubi per colono),
mentre altri 460 milioni di metri cubi partono verso la
Palestina occupata.
Palestina occupata –
Israele pagare l’acqua 0,7 $ il metro cubo per impiego
domestico e 0,16 $ per l'agricoltura agli israeliani, mentre
non esistono prezzi differenziati per i palestinesi che
devono pagare1,20 $ il metro cubo.
Striscia di Gaza - A Gaza, la
superficie territoriale è piccola e le precipitazioni sono
deboli. Si ritiene che soltanto 35 milioni di metri cubi di
acqua penetrino nel suolo per guadagnare la falda freatica.
Visto l'aumento della popolazione (da 50.000 persone prima
del 1948, passata a 1,2 milione oggi, cosa che corrisponde a
29 metri cubi d'acqua pro capite all'anno!), questo strato
d'acqua è sfruttato eccessivamente, ed il 70% delle sue
risorse è danneggiato. Gli israeliani pompano in modo
eccessivo e svuotano i pozzi palestinesi dove l'acqua
disponibile è salmastra ed ormai inquinata. La striscia di
Gaza ha fin ad ora ricevuto un certo sostegno internazionale
per risolvere in parte la crisi dell'acqua (desalificazione,
importazione d'acqua e lotta contro l'inquinamento), ma ciò
resta insufficiente rispetto alla domanda locale.
Palestina occupata - Il
consumo medio d’acqua dei palestinesi in Cisgiordania ed a
Gaza ammonta a circa 150 metri cubi per persona all'anno,
mentre i coloni ebrei di Cisgiordania ne consumano tra i 700
e 800 metri cubi. Di conseguenza, le acque sotterranee sono
state sfruttate dai sionisti eccessivamente. Dal 70 all'80%
delle città e villaggi palestinesi ricevono soltanto alcune
ore d'acqua alla settimana, che obbligano la popolazione a
farne riserve in bidoni, in condizioni d'igiene pericolosa.
Al contrario, i posti militari e i cosiddetti “insediamenti”
di coloni ebrei sono alimentati 24 ore su 24 e gli abitanti
vivono come se fossero in un paese europeo, mentre la
popolazione palestinese subisce notevoli disagi.
Palestina occupata - Lo
sviluppo agricolo israeliano si fa in contraddizione con le
risorse di acqua disponibili. I palestinesi non hanno il
permesso di perforare pozzi senza autorizzazione del comando
militare sionista, mentre i coloni lo possono e su grandi
profondità (300 a 500 metri). Così, non soltanto è vietato
per i palestinesi perforare nuovi pozzi senza autorizzazione
militare israeliana, ma soprattutto i loro pozzi non devono
superare 140 metri di profondità, mentre quelli dei coloni
possono raggiungere 800 metri. Dopo la secondo Intifada, la
situazione è ulteriormente peggiorata, poiché l'esercito
israeliano ed i coloni attaccano in modo quasi sistematico i
pozzi, impediscono ai palestinesi di accedere all'acqua con
il chiaro proposito di spingerli a lasciare la loro terra.
Palestina occupata - Lo Stato
israeliano ha violato la convenzione di Ginevra (che ha
stabilito regole precise per il suolo dei territori
occupati), scavando pozzi per i suoi insediamenti abusivi,
mentre impedisce con la forza delle armi lo sfruttamento
palestinese dell'acqua. La giunta militare sionista che
occupa la Palestina dal suo insediamento, avvenuto circa 60
anni addietro, pratica una graduale politica di annessione
del territorio dei popoli vicini. E’ questo il motivo per
cui Israele si rifiuta di applicare le risoluzioni dell'ONU
che le intima l'ordine di ritornare alle frontiere del
1967 - detta la "linea verde" -, ed in particolare rendere
alla Siria le altezze del Golan. Effettivamente, la politica
dei "fatti compiuti", guidata dalla volontà conosciuta di
conquista territoriale di Israele (il sogno di "grande
Israele biblico" di alcuni dirigenti israeliani), si
prefigge soprattutto di mettere le mani sul 90% delle
risorse di acqua della regione. Questa politica, in
previsione di future annessioni e dell'espansione delle
colonie, progettata per cacciare i palestinesi di
Cisgiordania con l’appropriazione dei luoghi d'accesso alle
loro risorse d’acqua, è scontata e segue una deliberata e
aberrante logica: occupare il massimo di terre, con un
minimo di popolazione indigena, costretta per mancanza di
acqua a lasciare le proprie case, e quindi al recupero da
parte ebraica delle terre abbandonate in base alla "legge"
sui "terreni non coltivati" “creata” dai sionisti per dare
agli occhi del mondo, una parvenza di ,legalità ai loro
soprusi.
Palestina occupata - Una
relazione dell'ONU segnala che tra la firma degli accordi di
Oslo nel 1993 e 1999, 780 pozzi che forniscono l'acqua ad
impiego domestico e per l'irrigazione sono stati distrutti
dagli israeliani. Quanto ai settori, dove tutto sommato,
esistono alcune produzioni, come le serre a Qalqiliya, la
chiusura delle vie di comunicazione rende impossibile ogni
commercializzazione. A Rafah, nella Striscia di Gaza, in cui
la demolizione sistematica di centinaia di case è stata
condotta dall'esercito d'occupazione, le infrastrutture
corrispondenti: cisterne, rete e serbatoi pubblici sono
stati distrutti. Ciò è stato il caso, in particolare,
all'inizio del 2003, della stazione di pompaggio di due
pozzi che forniscono l'acqua al 50% degli abitanti della
città. Questi due pozzi fornivano 6.000 metri cubico d'acqua
al giorno (di buona qualità e non salmastra) sui 13.000
giornalieri consumati dai 130.000 abitanti. Uno di questi
due pozzi era stato costruito nel 2001 dall'autorità
palestinese con l'aiuto di fondo del governo canadese.
Palestina occupata - I danni
prodotti dagli israeliani a impianti e cose atti
all’erogazione dell’acqua alla popolazione palestinese nei
territori occupati si stabiliscono come segue: 151 pozzi,
153 fonti, 447 cisterne, 52 cisterne mobili (autocisterne),
9.128 cisterne di tetto, 14 serbatoi, 150 km di
canalizzazioni che forniscono più di 78.000 case. È
inaccettabile che Israele possa accaparrarsi la quasi la
totalità delle risorse idriche della regione a profitto
esclusivo dei suoi abitanti - minoritari in numero. Ma, esso
rifiuta finora ogni negoziato su tale argomento, tanto con
l'Autorità palestinese che con i suoi vicini, come lo prova
la sua politica nel sud-Libano e nel Golan.
Palestina occupata - Sarebbe
tempo che sotto l'egida dell'ONU si tenga una conferenza
internazionale con i paesi interessati, l’equa divisione
dell’acqua è indissociabile da qualunque regolamentazione
politica, anche sulla base delle risoluzioni
dell'ONU. Perdurando lo status quo la regione potrebbe
andare incontro ad una catastrofe annunciata. Ricordiamo che
nella storia della Mesopotamia, altre civiltà sono scomparse
in seguito ad insufficienza delle risorse idriche.
Fonte InfoPal da Agenzia
d’informazione on line –
www.ilpuroislam.net -
27 maggio
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