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Anno II, Comunicato n. 70/7 (italiano), del 11/6/2007

 

 

Padroni in casa altrui

 

Maurizio Blondet

per www.effedieffe.com

 

11/06/2007

 

 

Gruppo di ragazzi israeliani durante un tour in Polonia in visita ai «luoghi sacri»

 

E' accaduto anche a Roberto Lucchesini, un italiano che vive a Cracovia con la moglie polacca, Anna.
Un grosso pullman si ferma davanti alla sua casa, una lunga sosta, col motore acceso.
Dentro l'automezzo, ermeticamente chiusi, sono dei giovani turisti israeliani.
Protetti da guardie armate.
Quando Lucchesini, sulla porta, li prega di spegnere il motore, le guardie israeliane lo afferrano, gli storcono le braccia dietro la schiena per ammanettarlo, e alle sue proteste gli schiacciano la faccia sul marciapiede e lo prendono a calci.
Poi il pullman riparte, lasciando il nostro connazionale ammanettato e dolorante a terra.
Lo libererà la polizia polacca.
Ma simili scene sono consuete nella zona di Kazimierz a Cracovia, un quartiere che è stato ebraico prima della guerra, e la cui sinagoga è perciò meta di un folto turismo israeliano celebrativo della «memoria», che comprende liturgiche visite ad Auschwitz, Majdanek e Treblinka.
Beata W., un'altra abitante del quartiere.
Una sera, mentre tornava dall'ufficio, presso casa sua è stata bloccata da personale della security che spesso accompagna i pellegrini-turisti, che le hanno strappato la borsetta per frugargliela.
Senza una parola di spiegazione.
«Quando ho protestato e chiesto cosa stavano facendo, mi hanno risposto: chiusi il becco. Mi sono azzittita, erano minacciosi, ho temuto il peggio», racconta.
 E' successo anche ad un ragazzo ebreo polacco che, di sabato, voleva entrare come al solito nella sua sinagoga di Kazimierz.
Sulla porta, guardie israeliane in borghese ma armate lo hanno respinto senza una parola.
Lui ha chiesto spiegazioni; loro, in silenzio, l'hanno preso a calci.
Accompagnava il ragazzo un amico di famiglia, Mikhail Urbaniak, direttore del «Forum degli ebrei polacchi» e corrispondente dalla Polonia per la European Jewish Press: «Ho visto tutto, il mio amico è stato aggredito brutalmente dagli israeliani, senza alcun motivo. E i turisti israeliani si sono limitati ad assistere alla scena».
Così la notizia di come si comportano le scorte dei turisti della razza eletta è arrivata finalmente sui giornali polacchi. (1)
Nemmeno il portavoce dell'ambasciata israeliana, Michal Sobelman, ha ritenuto necessario scusarsi: «Le comitive di studenti in viaggio all'estero sono sempre accompagnati da agenti di sicurezza. Lo chiedono i genitori, che altrimenti non consentirebbero al viaggio. La Polonia non fa eccezione».
Ma ha promesso «accertamenti» sui casi denunciati.

Ilona Dworak-Cousin, che a Gerusalemme dirige l'Associazione di amicizia israelo-polacca, ha scoperto che prima di quei pellegrinaggi (gite scolastiche al costo di 1.400 dollari a persona) gli studenti israeliani vengono forniti di un opuscolo che li istruisce con frasi come: «Dovunque ci troveremo circondati da polacchi. Essi sono complici dell'olocausto».
E ancora: «I polacchi sono i peggiori antisemiti d'Europa».
Gli studenti inoltre girano il Paese, da lager a lager, ermeticamente chiusi nei loro pullman e protetti dalla loro guardie.
Il viaggio non contempla nessuna passeggiata a piedi fra la gente per lo shopping, nessun contatto coi polacchi.
«Essendo le visite così organizzate, gli studenti finiscono per vedere la Polonia solo come una immensa tomba di ebrei, e niente più. Chi organizza questi viaggi ritiene che il contatto con gli abitanti del luogo non abbia senso. Nelle visite ai campi, i ragazzi ascoltano orribili storie familiari sulla persecuzione subìta. Gli studenti vengono indotti a far confusione, a credere che i polacchi siano autori, o complici dello sterminio».
Gli studenti israeliani dunque viaggiano dentro il Muro che il loro regime ha costruito attorno a loro in Terra Santa, portandosi dietro la loro paranoia nazionale.
La Dworak (essa stessa ebrea) racconta che i ragazzi, spesso troppo giovani per visitare un campo di sterminio dopo l'altro, diventano «aggressivi e maleducati» con la popolazione che vedono per lo più da dietro i finestrini dei loro pullman.
E' una politica deliberata di «separazione».
I pullman israeliani che portano i visitatori eletti a vedere la sinagoga di Kazimierz sostano coi motori accesi, per essere sempre pronti alla fuga in caso di attacco.
E benchè la visita alla sinagoga duri una mezz'ora, restano lì a motore acceso per delle ore, perché gli studenti israeliani ricevono la colazione sul pullman, benchè ovviamente Cracovia sia piena di bar e ristoranti.
La giornalista Anna Szulc ha visto le guardie di sicurezza circondare la sinagoga durante le visite, e respingere i passanti, anche gli abitanti del luogo, anche una coppia di turisti olandesi che avevano prenotato presso un ristorante vicino.
Lei stessa è stata fermata.
«Siamo in un Paese occupato?», si è chiesta, ed ha cercato di sapere se quel tipo di security alla israeliana in Polonia fosse autorizzato dalle autorità.
Il ministero degli Esteri polacco non ha risposto alle sue domande.
E nemmeno il ministero della Pubblica Istruzione.
Infine Maciej Kozlowski, ex ambasciatore in Israele ed oggi plenipotenziario agli Esteri per le relazioni polacco-israeliano, ha ammesso: «Di norma, guardie del corpo di un Paese straniero non potrebbero circolare armate in Polonia. Ma per il governo di Israele la sicurezza è prioritaria. E non hanno mai voluto che a proteggere i loro cittadini fosse la nostra polizia».
Insomma, i polacchi hanno ceduto.
In casa loro, lasciano che gli israeliani si comportano coi cittadini polacchi come fanno coi palestinesi: possono bloccare strade e vietare il transito ai passanti, perquisirli, frugare nelle borsette, prenderli a calci, ammanettarli.
I nuovi nazisti.


La guida turistica durante uno spostamento in autobus

E ben altro ha saputo la giornalista parlando col personale di volo della compagnia di bandiera LOT, che porta molti di questi studenti in visita guidata alla Shoah (30 mila all'anno) in volo da Israele alla  Polonia.
Lasciano gli aerei come letamai.
Sono estremamente arroganti, pretenziosi e maleducati.
Una hostess della LOT è stata schiaffeggiata da una ragazzina israeliana perché le aveva fatto aspettare troppo la sua Coca Cola.
Trattano il personale come servi goym, come sono stati evidentemente educati a fare.
Leszek Chorzewski, il capo ufficio stampa della LOT, ammette che i giovani israeliani «sono clienti difficili, esigono molta più attenzione nel servizio, e anche più precauzioni di sicurezza».
A poco a poco, il portavoce ammette che gli agenti di sicurezza sionisti che accompagnano gli insopportabili studenti sono anche più arroganti, gridano secchi ordini, pretendono obbedienza immediata.
Si comportano da padroni.
Anna Szulc ha raccolto la testimonianza di Katarzyna Lazuga, di Poznan, che studia da guida turistica.
Recentemente, mentre seguiva con altre aspiranti un corso pratico in un locale dell'aeroporto e al di là dei vetri sfilava una folla di studenti israeliani appena atterrati, le guardie giudaiche hanno fatto irruzione nella stanza dove si trovava Katarzyna con le altre, e le hanno spinte fuori brutalmente, con ordini secchi e spintoni.
La loro colpa: stavano «fissando» gli studenti della razza eletta, secondo le guardie.
«Non fissateli! Non guardate!».
Negli hotel dove questi eletti alloggiano durante la gita olocaustica, avviene di peggio.
La catena alberghiera polacca System rifiuta ormai ufficialmente gli studenti israeliani.
«Non possiamo permetterci il costo dei danni che provocano i loro soggiorni».
Piccolo elenco dei danni prodotti dai super-uomini: sedie spaccate, pareti sporcate, escrementi umani (super-umani) nei lavabi, negli asciugamani e nei cestini, evidentemente per sfregio dei sub-umani goym.
All'hotel Astoria di Cracovia, anche tappeti bruciati.
Da quando le guardie giudaiche degli «studenti» hanno cominciato ad ordinare ad altri clienti, da loro evidentemente giudicati sospetti, di andarsene dall'albergo, anche l'Astoria ha deciso di rifiutare altri israeliani.
Anche se l'ha raccontata il serio settimanale polacco Przekrój, la storia potrà sembrare incredibile ad europei.
Probabilmente non sembrerà incredibile ad eventuali lettori palestinesi.

Il professor Moshe Zimmermann, che dirige l'Istituto di studi germanici all'università di Gerusalemme, ammette che non è solo questione della paranoia per la sicurezza.
C'è altro: «Gli israeliani vengono allevati a considerare gli altri persone di seconda categoria e nemici potenziali. E non solo i polacchi. E' una costante della nostra storia e della nostra politica».
Non è il solo ebreo a pensarla così.
«Israele è la versione ebraica della Germania anni '30, un ghetto giudeo-nazista»: ha fatto scalpore questa dichiarazione di Avraham Burg al quotidiano Haaretz.
Burg, ex parà ferito e decorato, per un decennio (1993-2003) presidente del parlamento israeliano già direttore dell'Agenzia ebraica per l'immigrazione, è una personalità di altissimo rilievo: oggi è riparato in Francia e invita apertamente tutti gli israeliani «ancora raziocinanti» a fare come lui, espatriare. (2)
«Questa è una nazione paranoica, che costruisce muri contro le sue paure. Una nazione militarista ossessionata dalla forza, violenta sulle strade, in famiglia, contro i palestinesi».
«Non vedo la differenza tra il primo nazionalsocialismo e l'ideologia nazional-sociale israeliana d'oggi», ha detto Burg.
Bollare anche lui come antisemita non è tanto facile, data la sua storia personale.
Tuttavia, un deputato della Knesset ha proposto di negargli la sepoltura nel cimitero dei grandi giudei, posto che gli spetterebbe come ex presidente del parlamento.
Ma per lui è indifferente: ha il passaporto francese (ha votato contro Sarkozy) e invita gli altri israeliani con un po' di coscienza ad andarsene dal Quarto Reich.
A tornare in Europa: «Europa, ultima utopia ebraica», dice.

Troppo tardi: qui abbiamo già le squadre d'azione kosher, del Pacifici.
E già defecano nei nostri lavandini, fanno i posti di blocco nelle nostre città, ammanettano i passanti e gli abitanti europei, mentre i loro direttori dei nostri giornali ci accusano di antisemitismo.
Siamo già Territori Occupati.

Maurizio Blondet

Note
1) Anna Szulc, «Israeli teenagers are a nuisance in Poland», Przekroj settimanale, 10 maggio 2007. (English translation: SPOLEM group for MoPoPressReview).
2) «Israele addio, sei militarista e senz'anima», La Stampa, 9 giugno 2007.

 

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