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Anno II, Comunicato n. 73/3
(italiano), del 7/6/2007
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BAMBINI DELLA POLVERE
DI JOHN PILGER
New Statesman
Mentre
l'esercito israeliano cerca di
imprigionare un'intero popolo, sono i
giovani a soffrire maggiormente. La metà
dei palestinesi uccisi negli ultimi sei
anni sono bambini.
Israele
sta distruggendo ogni concetto di Stato
della Palestina e gli si permette di
imprigionare una nazione intera. Lo si
vede dagli ultimi attacchi nella striscia
di Gaza, le cui sofferenze sono diventate
la metafora di una tragedia imposta ai
popoli del Medio Oriente ed oltre. Questi
attacchi, riferiti da "Channel 4 News"
erano "mirati a figure chiave tra le
milizie di Hamas" e ad "infrastrutture di
Hamas". La BBC ha descritto uno "scontro"
tra le suddette milizie e un caccia F-16
israeliano.
Consideriamo tale scontro. La macchina su
cui viaggiavano alcuni militi di Hamas è
stata fatta esplodere da un missile
lanciato da un cacciabombardiere. Chi
erano questi militanti? Per quanto mi
riguarda, tutte le persone di Gaza
"militano" per resistere ai loro
carcerieri ed aguzzini. Mentre la
"infrastruttura di Hamas" altro non era
che il quartier generale del partito che
lo scorso anno aveva vinto
democraticamente le elezioni in Palestina.
Riferirlo così avrebbe dato un'impressione
errata, avrebbe significato che le persone
in quella macchina e tutte le altre,
incluse quelle con vecchi e neonati, che
negli ultimi anni si sono "scontrate" con
cacciabombardieri sono state vittime di
un'ingiustizia mostruosa. Sarebbe troppo
vicino alla verità.
"Alcuni dicono – continua il commentatore
di Channel 4 – che Hamas se l'è cercato
(questo attacco)…" Forse si riferiva ai
razzi lanciati su Israele dalla prigione
di Gaza, razzi che non avevano ucciso
nessuno. Secondo la legge internazionale
un popolo occupato ha tutti i diritti di
usare le armi contro le forze occupanti.
Ma di questo diritto non se ne parla mai.
Il giornalista di Channel 4 parlava di
"guerra infinita" suggerendone di
equivalenti. Ma qui non si tratta di una
guerra. Si tratta della resistenza di un
popolo tra i più poveri e vulnerabili
della terra ad una prolungata, illegale
occupazione imposta dalla quarta potenza
militare al mondo, le cui armi di
distruzione di massa oscillano tra le
bombe a grappolo a bombe termonucleari, e
finanziata dal proprio strapotere.
Soltanto negli ultimi sei anni, scrive lo
storico Ilan Pappé, "le forze israeliane
hanno ucciso 4.000 palestinesi, di cui la
metà bambini".
Vediamo come funziona questo potere.
Secondo documenti ottenuti dalla Stampa
Internazionale Riunita, "un tempo Israele
finanziava Hamas per cercare di dividere e
diluire l'appoggio dei palestinesi alla
forte e laica PLO (Organizzazione per la
Liberazione della Palestina) usandolo come
valida alternativa religiosa", parole di
un ex ufficiale della CIA.
Oggi Israele e Stati Uniti hanno invertito
la loro tattica e appoggiano apertamente i
rivali di Hamas, Al-Fatah, con mazzette di
milioni di dollari. Di recente Israele ha
lasciato che 500 guerriglieri di Al-Fatah
raggiungessero segretamente la striscia di
Gaza attraverso l'Egitto, dove erano stati
addestrati da un altro cliente americano,
la dittatura del Cairo. Lo scopo di
Israele è di minare il governo palestinese
eletto e di provocare una guerra civile.
Non ci sono riusciti del tutto. In tutta
risposta, i palestinesi hanno formato un
governo di unità nazionale di Hamas e
Al-Fatah. Gli ultimi attacchi servivano a
distruggere questa alleanza.
Con il caos assicurato nella striscia di
Gaza e la Cisgiordania murata, il piano di
Israele, scrive l'accademico palestinese
Karma Nabulsi "è una visione alla Hobbes
di una società anarchica, mozza, violenta,
impotente, distrutta, impaurita, dominata
da milizie e bande rivali, da ideologie
religiose ed estremiste, spezzettata in
tribalismi etnici e religiosi, pervasa di
collaborazionisti… Guardate all'Iraq di
oggi…"
Il 19 maggio il Guardian ricevette questa
lettera da Omar Jabary al-Sarafeh, un
residente di Ramallah: "Terra, acqua e
aria sono sotto la continua sorveglianza
di un sofisticato sistema militare che fa
di Gaza una specie di Truman Show. In
questo film ogni attore di Gaza ha un
ruolo predefinito e l'esercito israeliano
dirige la regia… La striscia di Gaza deve
essere vista per quello che è… un
laboratorio israeliano sostenuto dalla
comunità internazionale dove esseri umani
sono usati come cavie per collaudare i più
drammatici e perversi sistemi economici di
soffocamento e sopraffazione".
Lo stimato giornalista israeliano Gideon
Levy ha descritto la fame che spazia tra
il milione e un quarto degli abitanti di
Gaza e le "migliaia di feriti, disabili e
traumatizzati psichici che non ricevono
alcuna cura… Ombre di esseri umani vagano
per le macerie… essi sanno soltanto che
l'esercito israeliano tornerà e sanno che
cosa significherà per loro: più
imprigionamenti nelle loro stesse case per
settimane, più morte e distruzione in
proporzioni mostruose".
Ogni volta che torno a Gaza sono consumato
da una specie di malinconia, mi sento come
se violassi un luogo segreto di lutto.
Spirali di fumo sono sospese nel cielo
dello stesso Mar Mediterraneo conosciuto
dai popoli liberi, ma non qui. Lungo
spiagge che i turisti riterrebbero
pittoresche si trascinano i carcerati di
Gaza; code di figure seppiate si
trasformano in silouhette, marciando sui
bordi dell'acqua tra l'andarivieni
ondeggiante di liquami. Acqua ed
elettricità vengono tagliate, di nuovo,
quando i generatori sono colpiti, ancora.
Icone commemorative, sfregiate da
proiettili, sono disegnate sui muri, una
ricorda una famiglia di 18 persone, tra
uomini, donne e bambini, che si sono
"scontrate" con una bomba
israelo/americana da 500 libbre lanciata
sul loro condominio mentre dormivano.
Presumibilmente erano militanti.
Più del 40 per cento della popolazione di
Gaza sono bambini sotto i 15 anni. In uno
studio sul campo nella Palestina occupata,
svolto per il British Medical Journal e
durato quattro anni, il dottor Derek
Summerfield scrisse che "due terzi dei 621
bambini uccisi a posti di blocco, per
strada, mentre andavano a scuola, o nelle
loro case, sono morti per ferite da armi
di piccolo calibro, dirette, in più di
metà dei casi, alla testa, al collo, al
petto – ferite da cecchino". Un mio amico
alle Nazioni Unite li chiama "bambini
della polvere". La loro meravigliosa
fanciullezza, il loro chiasso, le loro
risatine, il loro fascino preludevano a un
incubo.
Ho incontrato il dottor Khalid Dahlan, uno
psichiatra a capo di diversi progetti
comunitari per la sanità infantile a Gaza,
che mi ha parlato del suo ultimo
sondaggio. "La statistica che
personalmente trovo insopportabile" – dice
– "è che il 99.4% dei bambini studiati
soffrono di trauma. Quando si guardano i
vari tassi di esposizione a trauma si vede
che il 99.2% delle case dei bambini
studiati è stata bombardata, che il 97.5%
è stato esposto a lacrimogeni, il 96.6% ha
visto sparatorie, il 95.8% ha assistito a
bombardamenti e funerali e quasi un quarto
ha assistito al ferimento o alla morte di
loro famigliari".
Ha aggiunto che bambini in tenera età,
alcuni di soli tre anni, devono
confrontarsi con la dicotomia causata da
queste condizioni. Sognano di diventare
dottori e infermieri, ma poi subentra una
visione apocalittica di se stessi come
prossima generazione di kamikaze. Si
sentono invariabilmente così subito dopo
un attacco israeliano. Per alcuni ragazzi
i loro eroi non sono più calciatori, ma
una confusione di "martiri" palestinesi e
perfino i nemici "perché i soldati
israeliani sono i più forti e hanno
elicotteri Apache".
Poco prima della sua morte, Edward Said
rimproverava amaramente i giornalisti per
quello che lui chiamava il loro ruolo
distruttivo nel "separare il contesto
della violenza palestinese, risposta di un
popolo disperato e orribilmente oppresso,
dalla terribile sofferenza da cui deriva".
Proprio come l'invasione dell'Iraq era
"una guerra mediatica" lo stesso si può
dire del grottesco conflitto "a senso
unico" in Palestina. Come sottolinea
un'innovativa ricerca della University
Media Group di Glasgow, ai telespettatori
si dice raramente che i palestinesi sono
vittime di un'occupazione militare
illegale; il termine "territori occupati"
è spiegato di rado. Soltanto il 9 per
cento dei giovani intervistati nel Regno
Unito sanno che sono gli israeliani gli
occupanti e che i coloni illegali sono
ebrei; molti credono che siano
palestinesi. L'uso ricercato del
linguaggio da parte dei giornalisti
televisivi è cruciale nel mantenimento di
tale confusione e ignoranza. Parole come
"terrorismo" e "brutale assassinio a
sangue freddo" descrivono le morti
israeliane, quasi mai quelle palestinesi.
Ci sono meritevoli eccezioni. Il
giornalista sequestrato della BBC, Alan
Johnston, è una di queste, eppure, tra la
valanga di servizi riguardanti il suo
sequestro, non si è parlato delle migliaia
di palestinesi sequestrati da Israele,
molti dei quali non vedranno le loro
famiglie per anni. Non ci sono appelli per
loro. A Gerusalemme, l'Associazione della
Stampa Straniera documenta sparatorie e
intimidazioni che riguardano la categoria
fatte da soldati Israeliani. In un periodo
di otto mesi, otto giornalisti, incluso il
capo dell'ufficio della CNN di
Gerusalemme, sono stati feriti da soldati
israeliani, alcuni di loro seriamente. In
ogni singolo caso, l'associazione ha
protestato, e in ogni singolo caso non ci
fu risposta soddisfacente.
La censura per omissione è molto diffusa
nel giornalismo occidentale per quanto
riguarda Israele, specialmente negli Stati
Uniti, dove Hamas è descritta come "un
gruppo terrorista che ha giurato la
distruzione di Israele" e che "rifiuta di
riconoscere Israele e vuole combattere e
non parlare". Questa tesi sopprime la
verità: che Israele vuole la distruzione
della Palestina. Inoltre, le proposte da
lungo avanzate da Hamas per una tregua di
10 anni sono state ignorate, insieme al
recente speranzoso cambiamento di
ideologia all'interno di Hamas che
equivale ad una storica accettazione della
sovranità di Israele. "La carta (di Hamas)
non è il Corano" ha detto un alto
ufficiale di Hamas, Mohammed Ghazal.
"Storicamente crediamo che tutti i
palestinesi appartengono alla Palestina,
ma ora stiamo parlando della realtà, di
soluzioni politiche… Se Israele arriverà
al punto di poter parlare con Hamas, non
credo che ci sarebbero problemi nel
negoziare con gli israeliani (per una
soluzione)".
L'ultima
volta che ho visto Gaza, guidando verso il
posto di blocco e il filo spinato, sono
stato premiato dallo spettacolo di
bandiere palestinesi mosse dal vento
dietro le mura della recinzione. Erano
bambini che le facevano sventolare, mi fu
riferito. Fanno aste con bastoni legati
insieme e uno o due di loro scalano un
muro e tengono la bandiera tra di loro, in
silenzio. Lo fanno quando ci sono in giro
stranieri perché credono che loro lo
diranno al mondo.
L'ultimo libro di John Pilger,
"Freedom Next Time", è pubblicato in
edizione tascabile da Black Swan (£8.99).
Il suo primo film per il cinema, "War on
Democracy", uscirà il 15 giugno.
John Pilger
Fonte: http://www.newstatesman.com/
Link:
http://www.newstatesman.com/200705280029
Scelto e tradotto per
www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA
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