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Notizie
dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 73/5
(italiano), del 7/6/2007
Ebrei che vogliono restare (in Germania)
 I
capi della comunità ebraica
tedesca (fra cui si contano almeno 200
mila riparati dall’URSS) hanno
intimato ad Ehud Olmert di smettere di
incoraggiare gli ebrei abitanti in
Germania ad «ascendere a Sion»,
come dicono loro per il ritorno in
Israele.
Altrimenti, ha minacciato Stephan J.
Kramer, il capo del Consiglio centrale
degli Ebrei in Germania, la comunità
si rivolgerà al governo tedesco per
impedire le manovre israeliane.
Il caso è scoppiato dopo la decisione
del governo sionista di espandere il
raggio d’azione del «Nativ»,
l’organo (statale) che ha promosso
l’emigrazione degli ebrei dall’ex
Unione Sovietica.
Sullo sfondo appare una battaglia fra
due sacre burocrazie khazare:
competente per il «ritorno»
degli eletti in Germania è l’Agenzia
Ebraica, che si batte per non farsi
scavalcare da «Nativ».
Il ministro per l’assorbimento (sic)
Ze’ev Boim ha contrastato l’espansione
del «Nativ» dicendo che le
attività preparatorie al ritorno in
Germania («ulpan», ossia
corsi di ebraico ed altri corsi di
istruzione) sono già eseguiti
dall’Agenzia, sicchè quelle del «Nativ»
sarebbero un doppione e uno spreco.
Ma il governo Olmert, duro, ha
ordinato ai due organismi di
cooperare.
Il fatto è che «Nativ»,
dall’ufficio del primo ministro, è
caduto di recente sotto la
giurisdizione del nuovo ministro per
gli Affari Strategici, che altri non è
che l’ebreo-russo Avigdor Lieberman,
portatore di un’ideologia
nazista-kosher, razzista e promotore
della deportazione forzata di tutti
gli arabi.
Non è un segreto che Lieberman aspira
a fare la scarpe all’Agenzia Ebraica -
che dice dominata dagli ebrei
americani - e sostituirla
completamente con «Nativ»,
dominata dai khazari russi come lui.
Ha già tentato di espandere il
raggio di azione del suo «Nativ»
agli USA, ma è stato bloccato dal
ministero degli Esteri: la mossa avrebbe
turbato le cruciali relazioni con la
potente lobby in America, e con Washington
di conseguenza.
Tuttavia la stella di Lieberman è in
evidente ascesa, e l’avrà vinta: due
membri di «Nativ» saranno in Germania in
autunno e cominceranno gli inviti al «Ritorno».
Tanto più che un numero maggiore di «russi»
in Khazaria aumenterebbe il potere
elettorale del partito di Lieberman,
composto esclusivamente da «russi».
Quanto ad Olmert, è disperato di trovare
una compensazione alla massiccia
emigrazione da Israele, accelerata dopo la
sconfitta subita da Hezbollah.
Molti ebrei d’origine europea sono stufi
di vivere nello «stato dell’emergenza»
perpetua e non hanno fiducia in un governo
percepito come inefficace e corrotto, che
non garantisce la sicurezza.
Ciò riguarda specialmente i giovani, che
si aspettano di essere richiamati ad ogni
momento a morire in una nuova guerra per
Sion.
La quale rischia di avvicinarsi.
Ben Netanyahu, il leader dell’opposizione
e probabile premier dopo la caduta di
Olmert, ha già proclamato che «finchè
teniamo Giudea e Samaria [la
Cisgiordania, i Territori Occupati]
siamo invincibili», sicchè «dobbiamo
stabilire quei confini difendibili».
Occorrono
dunque «russi» per rimpinguare le fila di
Tsahal.
E’ da vedere come reagiranno gli eletti
stabilitisi in Germania, dove stanno
benissimo ed hanno assunto solide
posizioni di potere, specie nei media.
Oltretutto, la comunità, come ogni altra
religione riconosciuta, riceve aiuti
finanziari annuali dallo Stato germanico
in relazione al numero dei suoi membri.
E da quando sono arrivati così numerosi i
«russi», è stata una pioggia di
euro.
Anche se molti non sono ebrei se non a
metà, interessati più a vivere in un Paese
ricco, libero e aperto che non a coltivare
la «Jiddischeit», di cui sanno
poco o nulla.
Pare che si producano frizioni tra i «russi»
e gli altri ebreo-tedeschi, e la comunità
di Berlino sia spaccata per il fatto che i
«russi» hanno preso la guida, sopra la
testa dei vecchi abitanti.
Come si sa, il sionismo cerca febbrilmente
«ebrei» veri o presunti delle
«tribù perdute» in tutto il mondo, onde
indurli al ritorno e così rinsanguare la
demografia della razza eletta.
Notevole fu l’operazione con cui
un gruppo etiopico, i Falascià,
fu rapidamente riconosciuto come «tribù
dispersa di Israele» e portato nella nuova
patria.
Un’altra organizzazione, Shavei Israel, ha
scoperto in India una tribù di 7 mila
indiani nello stato del Mizorma.
Convertiti al cristianesimo, costoro sono
stati riconosciuti dagli appositi rabbini
come Bnei Menashe, «figli di Manasse»
(una delle tribù perdute) e attratti con
promesse di una vita migliore in Israele.
Ciò ha provocato un’accusa di proselitismo
e un incidente diplomatico con il governo
di Nuova Delhi.
E’ soggetta alle attenzioni dei rabbini
persino un gruppo protestante del Ghana,
che si chiama «House of Israel»:
tanto basta per far riconoscere questi
negri come discendenti di Abramo.
Maurizio Blondet
per
www.effedieffe.com
Note
1) Amiram Barkat, «Germany’s Jews warn PM
not to promise immigration to Israel»,
Haaretz, 5 giugno 2007.
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