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Anno II, Comunicato n. 81/2 (italiano), del 26/6/2007

 

 

Tutto in famiglia: disarmonia a Gaza
 
Remi Kanazi
 

 

Una nuova moda va prendendo piede nei circoli politici dell'intera comunità internazionale. Dopo la "guerra civile" di Gaza che ha ucciso 90 persone (cioè solo 617.910 in meno della guerra civile americana) tutti, nonni e nipoti, sembrano essere diventati esperti sulla politica palestinese e i suoi affari interni. Hamastan, come ora viene chiamata Gaza, come la moltitudine di cattivi imperi venuti alla luce in tutto il mondo, sta dando la strizza a Fatah, Israele, gli USA, l'Unione Europea, gli Stati Arabi, e tutti gli spettatori di Spider 3. La ragione: Hamas, come mostrava il video "Sculacciare una milizia in tre semplici passi", ha messo in rotta Mohammed Dahlan e i suoi schrani a Gaza prima che il pranzo fosse in tavola.

Questa battuta ha spinto Israele e USA a imbarcarsi in una nuova strategia. Le due nazioni stanno rafforzando Mahmoud Abbas, il Presidente Palestinese e capo di Fatah, a causa di una nuova "finestra di opportunità". Questa opportunità dovrebbe essere la possibilità di abbracciare i cosiddetti moderati. Gli USA e Israele credono che possono ridare linfa al putrescente processo di pace, che è altrettanto vitale di Ariel Sharon, aiutando a consolidare il potere di Abbas là dove Fatah è forte -- la West Bank, con bambini che danzano per le strade salutando i loro nuovi liberatori con fiori e caramelle, ricordandosi della caduta del baathismo -- al netto di 650.000 morti e una vera guerra civile.

La macchina della propaganda negli USA a lavorato macchine avanti tutta per illuminare i suoi cittadini su perché Hamas è piena di Jihadisti che schiumano dalla bocca. Solo pochi antisemiti sono venuti fuori per criticare le politiche USA verso Hamas, come l'ex membro del Ku Klux Klan Jimmy Carter. In parole povere, a questa organizzazione "violenta" e "fondamentalista" non può essere permesso di funzionare perché è una organizzazione terroristica, con valori terroristici, radici terroristiche, e una visione terroristica del futuro. Il solo problema di queste etichette è che Hamas manca di terrorismo. Il gruppo, reso malfamato per la sua storia di attentati suicidi, non ha più promosso un attacco del genere negli ultimi tre anni. Il gruppo ha imposto e rispettato un cessate il fuoco unilaterale con Israele anche prima di arrivare al potere e si è attenuta al cessate il fuoco anche quando era sotto l'attacco da parte di Israele. Il gruppo ha posto fine al suo cessate il fuoco dopo i persistenti attacchi israeliani contro di esso e la popolazione civile della Striscia di Gaza e della West Bank. Non di meno, quando Hamas ha posto termine alla tregua non è tornata agli attentati suicidi, ma ha piuttosto provveduto a lanciare razzi Qassam, che sono altrettanto letali di un petardo sulla spiaggia nella festività del 4 di Luglio.

La stampa occidentale non vuole ammettere che al di fuori del suo mondo di fantasia, dove Paris Hilton è la regina e la vera informazione è merda, Hamas è il partito di maggioranza democraticamente eletto nei Territori Palestinesi. Ciò mette in rilievo il ridicolo dell'idea che Hamas avrebbe organizzato un colpo di stato contro Fatah. George Bush non può organizzare un colpo di stato contro il presidente, lui è il presidente (non importa cosa dica Dick Cheney). Inoltre, Hamas ha intrapreso azioni ostili contro Dahlan e il suo clan di tagliagole dopo un enorme accrescimento della sua milizia grazie all'assistenza USA ed egiziana. La comunità internazionale si sta dilettando a distruggere la società palestinese perché sa che non è in grado di imporre realtà più desiderabili. Tuttavia, contrariamente all'opinione della maggior parte degli occidentali, i Palestinesi credono nella democrazia, almeno finché non arriva accompagnata da cluster bomb e fame forzata. La nomina illegale del nuovo governo da parte di Abbas incontrerà presso i Palestinesi le stesse simpatie della parata del Gay Pride di Gerusalemme presso gli Ebrei ultra-ortodossi.

Rimane il fatto che la comunità internazionale, particolarmente Israele e gli USA, hanno perso una grande opportunità dopo la vittoria elettorale di Hamas. Il gruppo aveva avuto una svolta moderata, ed è significativo che questo apparisse molto più dalle azioni che dalle parole, e meritava di avere la sua possibilità di governare senza l'assedio e senza essere spinto alla bancarotta. Ora viene detto ad Hamas, curiosamente come viene detto agli Iracheni da parte di democratici e repubblicani, che devono darsi da fare per governare Gaza anche senza avere i mezzi elementari per farlo. E' vero, Gaza non può funzionare se le più grandi potenze del mondo investono sul suo fallimento ma, insomma, ha avuto una lezione per la prossima volta.

Gettare fango su Hamas (insieme a 1,4 milioni di persone che vivono a Gaza) come fanni i bulli può sembrare un divertimento da dopo scuola, ma fomenterà ancora più odio contro Israele e più disgusto verso Fatah. Non ci saranno tre stati, quattro stati, o qualunque altra "nuova soluzione" per contrastare il potere di Hamas: ogni visione del futuro dovrà superare il test dell'unità palestinese per funzionare. Abbas può fare finta che il disastro di Gaza sia responsabilità di Hamas, ma lui è stato eletto come capo dell'Autorità Palestinese, e sarà ritenuto responsabile se continua a trattare Gaza come un figliastro non amato.

Per quanto possa amare la popolarità internazionale ed il denaro più di George Bush, Abbas alla fine dovrà fare i conti con Hamas. Che Abbas lo voglia o no, i suoi fratelli sono in Hamas, e non importa quanto riesca ad andare d'accordo con i suoi vicini: se non vuole portare la pace nella società palestinese, il resto della sua famiglia lo considererà per il venduto che è.

21 giugno 2007
Remi Kanazi è un co-fondatore del sito politico
www.PoeticInjustice.net. E' il curatore del libro di prossima uscita Poets for Palestine.
Può essere raggiunto qui: remroum@gmail.com.
21 giugno 2007
Originale da
Uruknet
Tradotto dall'inglese all'italiano da Gianluca Bifolchi, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística. Questo articolo è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte.
URL di questo articolo:
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=3087

 

 

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