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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. 85 (italiano), del 9/7/2007

 

 

  • Palestina. È democrazia?

  • Sondaggi palestinesi

  • Gaza. E adesso?

  • Se questi sono uomini....Il video del massacro di Imad Ghanem, giornalista gambizzato da Israele


Palestina. È democrazia?

di Giorgio Bernardelli

per TerraSanta.net (Porta di Jaffa)

 

Continuano nel mondo palestinese le analisi sulla nuova situazione venutasi a creare dopo il predominio di Hamas a Gaza. Movimento che ieri, con la liberazione del giornalista inglese della Bbc Alan Johnston, ha fatto segnare un altro punto a suo favore, mostrando di avere ora davvero il controllo delle milizie sul campo.

 

Ma Hamas e Fatah rappresentano davvero la popolazione palestinese? È la domanda che Salim Nazzal. intellettuale palestinese della diaspora (vive in Norvegia), propone in un articolo pubblicato su Arabic Media Internet Network (Amin), un altro sito interessante da tener d'occhio per capire gli umori della società civile palestinese. Nazzal pensa che sia arrivato il momento di analisi coraggiose sul tema della democrazia all'interno delle istituzioni palestinesi. «Durante tutto il processo di Oslo - sostiene - la leadership palestinese è andata a negoziare il futuro di questa di terra senza alcun mandato del Parlamento palestinese. Si sono comportati come se la Palestina fosse la loro proprietà privata e quindi sapevano loro che cosa era meglio per i palestinesi».

Il risultato - continua Nazzal - è stato che in 14 anni l'Autorità Nazionale Palestinese, da progetto di uno Stato civile, si è trasformata in una specie di
Somalia sfigurata dai conflitti tra clan. Lo stesso accordo che aveva portato pochi mesi fa al governo di unità nazionale tra Hamas e Fatah, è fallito perché si è trattato di un'operazione costruita a tavolino. «La domanda è: che cosa ci sta a fare un parlamento eletto se non ha voce in capitolo su nessuna delle questioni importanti per la nazione?».

Domanda interessante e da tenere ben presente soprattutto guardando a ciò che sta succedendo a Ramallah. Dove c'è un nuovo governo che risponde al presidente Abu Mazen ed è appoggiato dagli Stati Uniti, da Israele e dalla comunità internazionale. Dopo 17 mesi, grazie alla fine dell'embargo economico, ha ricominciato a pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Però oggi non risponde a un parlamento democraticamente eletto. E, almeno fin ora, Abu Mazen non ha espresso nemmeno l'intenzione di indire nuove elezioni in Cisgiordania. Il tutto in un contesto contrassegnato dalla sfiducia generale in una leadership giudicata come corrotta e «collaborazionista». Come scrive Salim Nazzal, senza scelte coraggiose il pericolo di sbagliare ancora è davvero dietro l'angolo.


Sondaggi palestinesi

di Giorgio Bernardelli per TerraSanta.net (Porta di Jaffa)

Che cosa pensa la piazza palestinese di tutto quello che sta succedendo tra Gaza e la Cisgiordania? Nei servizi televisivi di questi giorni abbiamo sentito parlare più volte l'«uomo della strada». Ora il sito palestinese Miftah rilancia un sondaggio effettuato con criteri scientifici tra il 21 e il 22 giugno dall'Università nazionale An-Najah. Premessa: anche i Territori palestinesi sono un posto dove si fanno i sondaggi. Varrebbe la pena ricordarlo a qualche cronista o commentatore che quando parla di questa regione del mondo ha il tono dell'hic sunt leones. Si fanno i sondaggi e si dicono cose interessanti.

L'83,9 per cento degli interessati confessa di non sentirsi sicuro né per se stesso, né per le proprie famiglie, né per le sue proprietà. Quanto alle priorità indicate per il governo di emergenza l'85,5 per cento risponde indicando il pagamento dei salari agli impiegati e l'82,8 per cento parla del miglioramento delle condizioni economiche. A riprendere il controllo della Striscia di Gaza pensa solo il 61,1 per cento degli intervistati. Solo il 29,8 per cento crede che il governo di emergenza di Salam Fayyad sarà in grado di porre fine al caos nella Cisgiordania. È con questi numeri che oggi bisogna fare i conti. Il 68,8 per cento dei palestinesi oggi è pessimista sul futuro. È ora di dargli motivi seri per cambiare idea.


Gaza. E adesso?

di Giorgio Bernardelli per TerraSanta.net (Porta di Jaffa)

Anche sui giornali arabi si guarda ovviamente con grande preoccupazione ai fatti drammatici in corso a Gaza. Con giudizi sempre durissimi sul comportamento di Hamas e Fatah. Nell'editoriale che riportiamo a mo' di esempio, il libanese The Daily Star sostiene che «Hamas prosegue la tradizione palestinese di sprecare ogni opportunità». «Se vuole dimostrare davvero di meritare il mandato ricevuto nel gennaio 2006 - continua l'articolo - deve cominciare col rompere questa abitudine all'autodistruzione. E il primo logico passo è interrompere immediatamente la lotta intestina con Fatah».

C'è, però, anche chi non addossa le colpe di questa situazione solo su Hamas. È il caso del quotidiano di Amman The Jordan Times, che ricorda come nonostante la pesante sconfitta nelle elezioni di un anno e mezzo e fa dentro Fatah non sia cambiato assolutamente nulla. I leader intorno ad Abu Mazen sono rimasti gli stessi che il voto popolare aveva duramente punito accusandoli di corruzione. Può essere questa l'alternativa ad Hamas?

Su una cosa tutti i media arabi sono ovviamente d'accordo: nel decretare che la politica del boicottaggio del governo Hanyeh, voluta da Israele e dagli Stati Uniti, ha solo peggiorato le cose. Osservazione probabilmente vera. Però bisognerebbe aggiungerne che nemmeno gli Stati arabi sono immuni da responsabilità. Che cosa ha fatto l'Egitto per bloccare il massiccio ingresso di armi a Gaza? Perché l'Arabia Saudita si è lasciata imporre dalle fazioni i termini di un accordo nato alla Mecca già fragilissimo? Perché non ha avuto il coraggio di mettere tra le condizioni l'invio di una forza di pace araba che aiutasse a riportare l'ordine a Gaza? Per domani è convocato un vertice d'emergenza della Lega Araba. Con una guerra civile in atto in Iraq e due praticamente già iniziate in Palestina e Libano, la paura che l'intera regione si infiammi è molto alta. Almeno questa volta i Paesi arabi capiranno che non possono continuare a sperare che siano Washington, Mosca o Bruxelles a togliergli le castagne dal fuoco?


Se questi sono uomini....Il video del massacro di Imad Ghanem, giornalista gambizzato da Israele

07-07-2007 Gaza

 http://it.youtube.com/watch?v=iT6JeJrRURI

 

E' stato colpito mentre svolgeva con onestà il suo lavoro, come altri colleghi che scelgono di riprendere, di persona, conflitti, ingiustizie, massacri senza rimanere a sorseggiare caffé nelle terrazze dei mega-hotel. Sono inviati di "guerra", testimoni delle violenze di stati-canaglia (quelli veri) che esportano morte e distruzione in tutto il mondo per depredare risorse naturali, terre e patrie altrui.
Sono i giornalisti, i fotografi, i cameramen che registrano fedelmente la ferocia di eserciti-killer, bande di criminali che sparano a uomini, donne, bambini, vecchi inermi, e che per questo rischiano la vita. Come il collega Imad Ghanem, di Al-Aqsa Tv, gambizzato dalla ferocia inaudita di militari israeliani simil-robot di morte, e poi ancora crivellato di colpi, mentre era già a terra, con gli arti spappolati.

Il collega è gravissimo.

Come si può ancora tollerare una barbarie simile e giustificarla con le parole o con il silenzio? Dove sono le associazioni giornalistiche occidentali? Perché non protestano?

Se questi sono uomini...:

Agenzia InfoPal


Ultima ora:
al giornalista sono state amputate entrambe le gambe.


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