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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n. 95 (italiano), agosto 2007

 

 

VERITÀ E ONORE
 

Gli avvenimenti si susseguono con una rapidità estrema, che riuscire a volte a decifrarne una chiave di lettura reale e lucida, libera dalle pressioni e dagli imbonimenti di parte, capisco che possa riuscire difficile.

Ciononostante è dovere di ogni uomo dotato di buona volontà, e votato alla ricerca della verità, sforzarsi per non permettere che la menzogna, l'oblio e la perfidia prendano il sopravvento, almeno nel suo cuore e nella sua mente, per conservare intatto quello spirito che permetta di cavalcare il tempo e gli avvenimenti. 

“Lo Stato, quando c’è” egli disse lentamente senza aprire gli occhi “faccia quello che deve e  può; ma, per i singoli, onore è sottrarre la propria condotta alla gravitazione dei fatti. Come la fede religiosa, è una realtà solo per chi lo sente; noi lo sentiamo e ad esso abbiamo consacrato la nostra vita”.

Onore è sottrarre la propria condotta alla gravitazione dei fatti”. Non si sarebbe potuto esprimere meglio e più concisamente il concetto d’onore, sempre valido, sempreverde.

Sono parole d'altri tempi, lo so, scritte da italiani d'altri tempi, per narrare di uomini e gesta d'altri tempi. Non importa di che colore il fazzoletto al collo. Un uomo d'onore incute sempre rispetto e desiderio d'emulazione. Anche presso i suoi nemici ed avversari. Per l'onestà e la purezza degli intenti, per la visione di un'ampiezza di respiro tali da travalicare confini e barricate.

Come ne avrebbero bisogno, a dosi massicce, gli uomini d'oggi, talmente ripiegati su se stessi da non riuscire a vedere oltre la punta del proprio naso.

Ma è proprio la poca onestà, gli intenti foschi e volutamente ambigui, l'accidiosa ristrettezza di vedute, unite ad uno spropositato egoismo ed edonismo, che impediscono loro di elevarsi e veder chiaro, oltre l'orizzonte imposto, e conseguentemente impedire anche ad altri di vedere e di capire.

"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perchè così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci...Guai a voi....che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi....Guai a voi...In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione". (Mt 23 - Lc 11)

A chi si riferiscono queste parole? Sicuramente a coloro che furono i responsabili dell'educazione ed istruzione del popolo, ai tempi in cui Gesù il Cristo calpestò la Terra Santa, ma, come un'eco ripetuta in una valle senza fine, sono un monito ed una condanna proiettati nel tempo, che raggiungono i cuori di ogni uomo e donna con incarichi, ricevuti o vocazionali, di responsabilità nell'istruzione e/o informazione delle masse.

Oggi, come non mai, il mondo è attraversato da messaggi e notizie che raggiungono immediatamente l’obiettivo prefissato: l’uomo di strada, distratto e /o troppo impegnato a soddisfare i bisogni quotidiani, reali o indotti.

È evidente, e sotto gli occhi dei più onesti e disincantati osservatori, che una marea di false informazioni e messaggi fuorvianti stendano una spessa coltre, a stento penetrabile, tra gli uomini ed il cielo. “La Verità vi farà liberi” ripetè il Messia, il quale, meglio di chiunque altro, ben conosceva il significato e gli effetti della menzogna sugli uomini, sulle loro anime e sull’ipoteca che poneva al loro futuro di eternità. Ben lo sa anche il “mentitore ed omicida sin dall’inizio” quale sia la trappola per incatenare l’umanità nei secoli.

Impossibile a credersi che non ne siano consapevoli i reggitori del mondo, che ben conoscono la storia...e le storie...che loro stessi ed i loro padri hanno tessuto.

I capi delle nazioni, i politici servili e gli ancor più servizievoli banditori, che strillano agli angoli del mondo quel che i lor signori voglion che si sappia o non, sono i novelli scribi e farisei.

Essi danno gran voce a millantatori e prestigiatori, mettono sul palcoscenico globale ballerine ed attori di professione, pronti a recitare qualsiasi copione come da contratto.

Coloro ai quali l’ipnosi di massa non ha fatto effetto, vedono, attraverso il fumo, i fili che reggono le marionette, le facciate finte delle scenografie , le maschere di cartapesta che sovrappongono i veri volti dell’inganno, la sceneggiata della politica, della guerra, delle vite sospese. Essi cercano come meglio sanno, con tutta la voce che hanno in gola, sbracciandosi a più non posso, di distrarre l’attenzione del pubblico dalle proiezioni virtuali, per mostrare quel che accade realmente dietro le quinte.

Ma gli attori e le ballerine sono molto bravi a fare il loro mestiere. Sono pagati profumatamente e hanno grandi mezzi a disposizione..

Attirano la maggior parte dell’attenzione e del consenso.

Lavorano in squadra, si confermano vicendevolmente e sembrano assolutamente credibili. Poche sbavature, subito coperte dai truccatori sempre presenti.

Ma sempre bugiardi sono, e la loro è solo una recita come da copione, intercalata ogni tanto dallo svolazzare di qualche artista libero...ma solo e sempre entro la gabbia che gli è stata riservata.

Non resta altro da fare, ai refrattari dell’ipnosi di massa, che continuare a sgolarsi, informare, controinformare, pubblicare e dar spazio alle voci ed alle notizie, da qualsiasi fonte esse provengano, purchè eroicamente sincere, che possano meglio mettere sull’avviso gli uomini e donne di buona volontà, con capacità di giudizio ed onestà intellettuale ancora libere e valide.

E non sono cose di poco conto oggigiorno.

Perchè sentire e riconoscere le stonature del giornalismo accreditato, ed attraverso quelle saper riconoscere quale sia la musica reale, distinguendola da quella falsata, è un gran dono, una grazia, che non va sprecata, ma coltivata e custodita preziosamente come cosa sacra.

Qualcuno si aspetterebbe ora i nomi e cognomi di questi impostori, canterini senza arte ne parte, scribacchini logorroici, maestri dell’illusionismo dialettico, ma farei così loro un servizio che non meritano, vista la già troppa visibilità acquisita per meriti di servilismo intellettuale. Quel che meritano, e che avranno, è invece l’oblio che li sommergerà nello spazio e nel tempo. Perchè il mondo si dimenticherà di loro e delle loro menzogne, mentre la verità gli sopravviverà. I nomi, se non li conoscete già, se avete il cuore leggero, li scoprirete ad ogni parola d’odio e di aizzamento che rivolgeranno contro i fratelli. Fatene lista e quando li sentirete parlare drizzate le orecchie, per riconoscere sin dove la loro perfidia vi vorrebbe condurre.

“State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso...Vegliate...perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al figlio dell’uomo”. (Lc 21)

 

Tiriamo diritto per la nostra strada dunque, continuando a dare spazio e voce alle verità non dette, o poco conosciute, magari apparse eccezionalmente grazie ad alcuni volonterosi e coraggiosi collaboratori di redazioni varie, dove ancora è possibile, tra una maglia e l’altra, far filtrare informazioni non allineate al pensiero unico globale ed imperante: quello dello scontro di civiltà, che vorrebbe vedere l’umanità incattivita e scatenata in uno scannamento senza frontiere, per abbattere quel che resta ancora di tradizioni, culture e, potremmo dire, anche se impropriamente, di religioni, che ostacolano il progetto mondialista di monopolio unico.

 

Cercando, sinteticamente, di esprimere meglio quel che intendo dire, non vedo personalmente, per esempio, fattori come guerre intensive sullo scacchiere mediorientale ed eurasiatico, dalla Bosnia, passando per la Palestina e l’Iraq sino all’Afganistan, slegati dalla legiferazione in ambito occidentale europeo di norme relative al traffico migratorio, nè dalla sempre maggior pressione militare, economica e alimentare repressiva esercitata su etnie e culture che da sempre hanno visto le ingerenze coloniali occidentali quali una minaccia alla propria identità.

Il cocktail ottenuto infatti è di natura esplosiva. Ed è sotto gli occhi di tutti.

Difficile credere che gli strateghi, i pensatori dei circoli buoni della massoneria apolide, i soci del Bilderberg, della Pilgrims Society, della Trilateral Commission, del Round Table, delle Commissioni del Parlamento Europeo, che circolano come a casa loro nei corridoi delle Nazioni Unite e dei palazzi del potere, siano ignari della legge della causa e dell’effetto. Impossibile.

Si sanciscono determinate normative e contemporaneamente le si aggrediscono con naturali miscele dirompenti. Vengono così create, contemporaneamente, le ragioni per un irrigidimento delle posizioni e del compattamento delle diverse identità in posizione difensiva a testuggine.

Il tutto mentre nel frattempo ci si è imbarcati in avventure militari di portata enorme, cui la guerra del Vietnam si può paragonare come ad una scaramuccia, spingendo in contrapposizione obbligata, volenti o nolenti, popoli, nazioni, etnie, fedi, tradizioni, in uno scontro inevitabile. A casa nostra come ovunque nel mondo. Hanno creato le tesi, le sintesi e le antitesi.

A noi resterebbe solo da scegliere da che parte stare. Purchè si stia da qualche parte e si partecipi al gioco al massacro.

Tutti sullo scacchiere del grande Risiko questa volta, dove i soldatini parlano francese, italiano, tedesco, spagnolo, giapponese, arabo e koreano, ma la cui lingua comune è pur sempre l’inglese. Mentre l'idioma di chi muove i capitali necessari per questo grande show è comprensibile solo a pochi eletti.

Consapevoli quindi di quanto sopra frettolosamente esposto, desideriamo continuare qusto umile servizio all’informazione e controinformazione, anche e a dispetto di chi, pur professandosi  “aperto al dialogo”, in realtà questo dialogo lo rigetta e lo reprime, se a parlare sono personaggi scomodi e politicamente scorretti. L’articolo di Fabio De Fina, apparso sul sito di EffeDiEffe http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2200%20&chiave=comunione%20e%20liberazione per quanto possa essere da qualcuno non del tutto condivisibile, mette in luce le contraddizioni esistenti tra una base composta di uomini e donne in cerca di risposte serie ed una dirigenza, o parte di essa, che invece ha già deciso quali siano le risposte da doversi tenere per buone.

 

Indifferenti perciò a voler creare barricate o discriminazioni, anche verso chi ne vuole invece porre, è con piacere che sottoponiamo alla vostra attenzione questa bell’intervista a Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, apparsa sulla rivista 30 GIORNI e segnalataci da un amico corrispondente.

Successivamente brevi stralci di notiziari provenienti dalla Terra Santa, dove quotidianamente si continua a morire di bombe, malattie per mancanza di medicinali, denutrizione e check-point, dove il genocidio del popolo arabo palestinese e l’incarcerazione in città-lager di uomini-donne-bambini-vecchi-malati, continua inarrestabile e spietata, fuori dai riflettori delle redazioni di tiggì e giornali che preferiscono catturare la nostra attenzione in accattivanti interviste ai rampolli del jet-set, in pose scosciate e volgari, o strapparci le lacrime per la triste sorte di qualche cuccciolo di balena o di cane. I bambini che crescono in Terra Santa, maturando insicurezza, terrore, odio e rancore, non fanno notizia. Meglio risparmiare ed investire in qualche autoblindo o elicottero da combattimento in più. Stacchiamogli quindi anche la luce e l’acqua: tanto dureranno poco, e poi, una volta finito di ammazzare o incarcerare i loro padri, zii, nonni e fratelli maggiori, saranno rinchiusi in qualche bel recinto dove crescere nell’inedia e senza consapevolezza delle proprie origini. Grazie all’opera di chi della propria (incerta) purezza di razza ha fatto un dogma indiscutibile, a danno di chi per loro puro non è. Torneremo ancora anche su questo argomento, pilastro del falso ideologico sionista.

 

Ciò che posso assicurare per personale esperienza, è che lo spirito cavalleresco, testimoniato talvolta nell’antichità, e sino ai tempi moderni, da amicizie tra nobili franchi e arabi, che in un rapporto leale trovarono motivo di rispetto e nonbelligeranza (El Kamil, Muhammad Alì, Mohammed Naghib), è tutt’ora vivo nei cuori di molti arabi moderni, e non aspetta altro che di trovare uomini ed interlocutori degni di un sincero confronto per la risoluzione dei gravi problemi creati dall’esercito e dalle bande del terrore sioniste negli anni. Eserciti e formazioni paramilitari terroriste composte da stranieri discendenti da popolazioni kazare nord-orientali, per nulla legate alla terra di Palestina, che hanno provocato l’esodo di milioni di nativi arabi dalle loro case e dalle loro terre, con la conseguente devastazione di un’economia in fase di sviluppo e crescita (come stava avvenendo in tutto il bacino mediterraneo post-bellico). Qui sta il nocciolo della questione israelo-palestinese. Uno spietato e cinico progetto coloniale si vuol presentare al mondo come un atto umanitario. Stuoli di storici isterici, filosionisti (ma non necessariamente ebrei), fanno la guardia ai libri di storia. Nessuna possibilità di un sereno approccio all'argomento. O si lustrano le scarpe all’occupante oppure nulla da fare. Di coesistenza e condivisione dei territori neppure parlarne.

Gesti di generosa disponibilità al perdono, a voler ricominciare a provare ad instaurare rapporti di giusta coesistenza tra etnie e confessioni che ritengono, per tradizione secolare, di essere legate a quella terra, ne abbiamo registrate diverse, e proprio da parte di chi la terra se l'è vista rubare con violenza. Ma abbiamo anche assistito al fallimento, metodico e sistematico, di ogni tentativo, a causa soprattutto della reale mancanza di una sincera volontà, specie da parte dell'occupante sionista, a voler restituire il maltolto e permettere alla popolazione araba, fatta brutalmente sfollare, di riprendere il possesso delle case e proprietà di famiglia.

Al contrario si è registrato un sempre crescente incremento, sponsorizzato dal governo centrale israelita (tramite un fiume in piena di dollari americani sonanti), di nuovi insediamenti e costruzioni di villaggi in territorio palestinese da parte dei coloni nord-europei, americani, ed addirittura africani e indiani. Insediamenti provocatoriamente e sfacciatamente a ridosso ed addirittura all'interno dei villaggi arabi, non solo senza alcun intendimento di integrazione e coesistenza, ma con l'esplicito intento di espropriare e cacciare dalle proprie case e proprietà agricole i nativi arabi. Giudei stranieri, per lo più appartenenti ad etnie convertite al giudaismo nei secoli passati, sulla scia della dispora ebraica, e con nessun nesso e DNA con l'originario popolo ebraico. Con nessun "diritto al ritorno", non avendo mai calpestato, nè loro, nè i loro antenati, il suolo della biblica Sion. Richiamati soprattutto da allettanti promesse in denaro, terra e agevolazioni.

Tanto da guadagnare, poco da perdere. Spesso persone senza scrupoli, pronti a uccidere e avvelenare uomini, donne, bambini e bestiame di una terra della quale sino a poco tempo prima neppure conoscevano l'esistenza. Senza alcuna conoscenza della lingua indigena locale, l'arabo, e spesso neppure di quella di cui vantano la discendenza, l'ebraico. Parlano inglese, polacco, russo, rumeno, tedesco, e gli altri idiomi di provenienza. Non importa conoscere l'arabo, perchè la canna dei mitra che portano a tracolla parla per loro.

Ma la "giustizia", se si regge solo sul potere delle armi, partorirà dei mostri.

 

Il più terribile genocidio del secolo sta per attuarsi sotto i nostri occhi e noi ce ne stiamo a organizzare incontri e manifestazioni per discutere di aria fritta e politica marcia.

Commemorazioni di memorie di disastri umanitari lontani nel tempo tengono cattedra nella sacralità dei templi della cultura, ma tutta l'intellighentia messa insieme non riesce a portare alla ribalta e porre sul banco degli imputati, all'attenzione delle genti e dei potentati, i crimini commessi oggi, in questo preciso istante in cui scrivo e voi leggete, nella Terra Santa di Palestina.

Un'intera popolazione viene schiacciata, ora, nel sangue e nella disperazione, senza colpa. Condannata a morte dalle Nazioni che si dichiarano (teoricamente) contro la pena di morte. Guai a toccare Caino, ma di Abele si può ammazzarne quanti se ne vuole.

È il trionfo dell'ipocrisia e del non-senso.

Questi sono i tempi in cui viviamo, in cui uomini senza onore si fanno chiamare “onorevoli”, ed in cui alcuni successori degli apostoli si preoccupano di difendere più la mercede che si deve a Cesare (fosse veramente Cesare...ma qui stiamo parlando di novelli Nerone e Caligola) che quello che si deve a Dio.

Vi fu un tempo in cui i cristiani testimoniavano la fede nel Cristo sui campi delle arene, esponendosi al martirio se necessario.

Oggi, tuttalpiù, se nelle arene ci vanno, è per stare sugli spalti a testimoniare una partita di calcio.

Con tali alfieri a dar l'esempio, perchè convertirsi? Basta essere dei buoni tifosi...e pagare le tasse.

Di questo saremo chiamati a rendere conto un giorno? Per che squadra tifavamo e quanto abbiamo dichiarato d'imponibile?

Un maggior coraggio è chiesto ai successori degli apostoli, oggi come sempre.

Vigilate..."...Vegliate...perchè abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al figlio dell’uomo”.

 

Goffredo Drafts

per www.jerusalem-holy-land.org

 

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