“Lo Stato,
quando c’è”
egli disse lentamente senza aprire gli occhi “faccia
quello che deve e può; ma, per i singoli, onore è
sottrarre la propria condotta alla gravitazione dei fatti.
Come la fede religiosa, è una realtà solo per chi lo
sente; noi lo sentiamo e ad esso abbiamo consacrato la
nostra vita”.
“Onore è
sottrarre la propria condotta alla gravitazione dei
fatti”. Non si sarebbe potuto esprimere meglio e più
concisamente il concetto d’onore, sempre valido,
sempreverde.
Sono parole
d'altri tempi,
lo so, scritte da italiani d'altri tempi, per narrare
di uomini e gesta d'altri tempi. Non importa di che colore
il fazzoletto al collo. Un uomo d'onore incute sempre
rispetto e desiderio d'emulazione. Anche presso i suoi
nemici ed avversari. Per l'onestà e la purezza degli
intenti, per la visione di un'ampiezza di respiro tali
da travalicare confini e barricate.
Come ne avrebbero
bisogno,
a dosi massicce, gli uomini d'oggi, talmente ripiegati su
se stessi da non riuscire a vedere oltre la punta del
proprio naso.
Ma è proprio la poca
onestà, gli intenti foschi e volutamente ambigui,
l'accidiosa ristrettezza di vedute, unite ad uno
spropositato egoismo ed edonismo, che impediscono loro
di elevarsi e veder chiaro, oltre l'orizzonte imposto, e
conseguentemente impedire anche ad altri di vedere e di
capire.
"Guai a voi,
scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli
davanti agli uomini; perchè così voi non vi entrate, e non
lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono
entrarci...Guai a voi....che percorrete il mare e la terra
per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete
figlio della Geenna il doppio di voi....Guai a voi...In
verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa
generazione". (Mt 23 - Lc 11)
A chi si
riferiscono queste parole?
Sicuramente a coloro che furono i responsabili
dell'educazione ed istruzione del popolo, ai tempi in cui
Gesù il Cristo calpestò la Terra Santa, ma, come un'eco
ripetuta in una valle senza fine, sono un monito ed una
condanna proiettati nel tempo, che raggiungono i cuori di
ogni uomo e donna con incarichi, ricevuti o vocazionali,
di responsabilità nell'istruzione e/o informazione delle
masse.
Oggi,
come non mai, il mondo è attraversato da messaggi e
notizie che raggiungono immediatamente l’obiettivo
prefissato: l’uomo di strada, distratto e /o troppo
impegnato a soddisfare i bisogni quotidiani, reali o
indotti.
È evidente,
e sotto gli occhi dei più onesti e disincantati
osservatori, che una marea di false informazioni e
messaggi fuorvianti stendano una spessa coltre, a stento
penetrabile, tra gli uomini ed il cielo. “La Verità vi
farà liberi” ripetè il Messia, il quale, meglio di
chiunque altro, ben conosceva il significato e gli effetti
della menzogna sugli uomini, sulle loro anime e
sull’ipoteca che poneva al loro futuro di eternità. Ben lo
sa anche il “mentitore ed omicida sin dall’inizio” quale
sia la trappola per incatenare l’umanità nei secoli.
Impossibile a
credersi
che non ne siano consapevoli i reggitori del mondo, che
ben conoscono la storia...e le storie...che loro stessi ed
i loro padri hanno tessuto.
I capi delle
nazioni, i politici servili e gli ancor più servizievoli
banditori, che strillano agli angoli del mondo quel che i
lor signori voglion che si sappia o non, sono i novelli
scribi e farisei.
Essi danno gran voce
a millantatori e prestigiatori, mettono sul palcoscenico
globale ballerine ed attori di professione, pronti a
recitare qualsiasi copione come da contratto.
Coloro ai quali
l’ipnosi di massa
non ha fatto effetto, vedono, attraverso il fumo, i fili
che reggono le marionette, le facciate finte delle
scenografie , le maschere di cartapesta che sovrappongono
i veri volti dell’inganno, la sceneggiata della politica,
della guerra, delle vite sospese. Essi cercano come meglio
sanno, con tutta la voce che hanno in gola, sbracciandosi
a più non posso, di distrarre l’attenzione del pubblico
dalle proiezioni virtuali, per mostrare quel che accade
realmente dietro le quinte.
Ma gli attori e le
ballerine sono molto bravi a fare il loro mestiere. Sono
pagati profumatamente e hanno grandi mezzi a
disposizione..
Attirano la maggior
parte dell’attenzione e del consenso.
Lavorano in squadra,
si confermano vicendevolmente e sembrano assolutamente
credibili. Poche sbavature, subito coperte dai truccatori
sempre presenti.
Ma sempre bugiardi
sono, e la loro è solo una recita come da copione,
intercalata ogni tanto dallo svolazzare di qualche artista
libero...ma solo e sempre entro la gabbia che gli è stata
riservata.
Non resta altro
da fare,
ai refrattari dell’ipnosi di massa, che continuare a
sgolarsi, informare, controinformare, pubblicare e dar
spazio alle voci ed alle notizie, da qualsiasi fonte esse
provengano, purchè eroicamente sincere, che possano meglio
mettere sull’avviso gli uomini e donne di buona volontà,
con capacità di giudizio ed onestà intellettuale ancora
libere e valide.
E non sono cose di
poco conto oggigiorno.
Perchè sentire
e riconoscere le stonature del giornalismo accreditato, ed
attraverso quelle saper riconoscere quale sia la musica
reale, distinguendola da quella falsata, è un gran dono,
una grazia, che non va sprecata, ma coltivata e custodita
preziosamente come cosa sacra.
Qualcuno si
aspetterebbe ora i nomi
e cognomi di questi impostori, canterini senza arte ne
parte, scribacchini logorroici, maestri dell’illusionismo
dialettico, ma farei così loro un servizio che non
meritano, vista la già troppa visibilità acquisita per
meriti di servilismo intellettuale. Quel che meritano, e
che avranno, è invece l’oblio che li sommergerà nello
spazio e nel tempo. Perchè il mondo si dimenticherà di
loro e delle loro menzogne, mentre la verità gli
sopravviverà. I nomi, se non li conoscete già, se avete il
cuore leggero, li scoprirete ad ogni parola d’odio e di
aizzamento che rivolgeranno contro i fratelli. Fatene
lista e quando li sentirete parlare drizzate le orecchie,
per riconoscere sin dove la loro perfidia vi vorrebbe
condurre.
“State bene
attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in
dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel
giorno non vi piombi addosso
improvviso...Vegliate...perchè abbiate la forza di
sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire
davanti al figlio dell’uomo”. (Lc 21)
Tiriamo diritto
per la nostra strada
dunque, continuando a dare spazio e voce alle verità non
dette, o poco conosciute, magari apparse eccezionalmente
grazie ad alcuni volonterosi e coraggiosi collaboratori di
redazioni varie, dove ancora è possibile, tra una maglia e
l’altra, far filtrare informazioni non allineate al
pensiero unico globale ed imperante: quello dello scontro
di civiltà, che vorrebbe vedere l’umanità incattivita e
scatenata in uno scannamento senza frontiere, per
abbattere quel che resta ancora di tradizioni, culture e,
potremmo dire, anche se impropriamente, di religioni, che
ostacolano il progetto mondialista di monopolio unico.
Cercando,
sinteticamente,
di esprimere meglio quel che intendo dire, non vedo
personalmente, per esempio, fattori come guerre intensive
sullo scacchiere mediorientale ed eurasiatico, dalla
Bosnia, passando per la Palestina e l’Iraq sino
all’Afganistan, slegati dalla legiferazione in ambito
occidentale europeo di norme relative al traffico
migratorio, nè dalla sempre maggior pressione militare,
economica e alimentare repressiva esercitata su etnie e
culture che da sempre hanno visto le ingerenze coloniali
occidentali quali una minaccia alla propria identità.
Il cocktail ottenuto
infatti è di natura esplosiva. Ed è sotto gli occhi di
tutti.
Difficile credere
che gli strateghi, i pensatori dei circoli buoni della
massoneria apolide, i soci del Bilderberg, della Pilgrims
Society, della Trilateral Commission, del Round Table,
delle Commissioni del Parlamento Europeo, che circolano
come a casa loro nei corridoi delle Nazioni Unite e dei
palazzi del potere, siano ignari della legge della causa e
dell’effetto. Impossibile.
Si sanciscono
determinate normative e contemporaneamente le si
aggrediscono con naturali miscele dirompenti. Vengono così
create, contemporaneamente, le ragioni per un
irrigidimento delle posizioni e del compattamento delle
diverse identità in posizione difensiva a testuggine.
Il tutto mentre nel
frattempo ci si è imbarcati in avventure militari di
portata enorme, cui la guerra del Vietnam si può
paragonare come ad una scaramuccia, spingendo in
contrapposizione obbligata, volenti o nolenti, popoli,
nazioni, etnie, fedi, tradizioni, in uno scontro
inevitabile. A casa nostra come ovunque nel mondo. Hanno
creato le tesi, le sintesi e le antitesi.
A noi resterebbe
solo da scegliere da che parte stare. Purchè si stia da
qualche parte e si partecipi al gioco al massacro.
Tutti sullo
scacchiere del grande Risiko questa volta, dove i
soldatini parlano francese, italiano, tedesco, spagnolo,
giapponese, arabo e koreano, ma la cui lingua comune è pur
sempre l’inglese. Mentre l'idioma di chi muove i capitali
necessari per questo grande show è comprensibile solo a
pochi eletti.

Consapevoli
quindi di
quanto sopra frettolosamente esposto, desideriamo
continuare qusto umile servizio all’informazione e
controinformazione, anche e a dispetto di chi, pur
professandosi “aperto al dialogo”, in realtà questo
dialogo lo rigetta e lo reprime, se a parlare sono
personaggi scomodi e politicamente scorretti. L’articolo
di Fabio De Fina, apparso sul sito di EffeDiEffe
http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2200%20&chiave=comunione%20e%20liberazione
per quanto possa essere da qualcuno non del tutto
condivisibile, mette in luce le contraddizioni esistenti
tra una base composta di uomini e donne in cerca di
risposte serie ed una dirigenza, o parte di essa, che
invece ha già deciso quali siano le risposte da doversi
tenere per buone.
Indifferenti
perciò a
voler creare barricate o discriminazioni, anche verso chi
ne vuole invece porre, è con piacere che sottoponiamo alla
vostra attenzione questa
bell’intervista a
Grégoire III Laham, patriarca
di Antiochia dei Greco-Melkiti, apparsa sulla rivista 30
GIORNI e segnalataci da un amico corrispondente.
Successivamente
brevi stralci di notiziari provenienti dalla Terra Santa,
dove quotidianamente si continua a morire di bombe,
malattie per mancanza di medicinali, denutrizione e
check-point, dove il genocidio del popolo arabo
palestinese e l’incarcerazione in città-lager di
uomini-donne-bambini-vecchi-malati, continua inarrestabile
e spietata, fuori dai riflettori delle redazioni di tiggì
e giornali che preferiscono catturare la nostra attenzione
in accattivanti interviste ai rampolli del jet-set, in
pose scosciate e volgari, o strapparci le lacrime per la
triste sorte di qualche cuccciolo di balena o di cane. I
bambini che crescono in Terra Santa, maturando
insicurezza, terrore, odio e rancore, non fanno notizia.
Meglio risparmiare ed investire in qualche autoblindo o
elicottero da combattimento in più. Stacchiamogli quindi
anche la luce e l’acqua: tanto dureranno poco, e poi, una
volta finito di ammazzare o incarcerare i loro padri, zii,
nonni e fratelli maggiori, saranno rinchiusi in qualche
bel recinto dove crescere nell’inedia e senza
consapevolezza delle proprie origini. Grazie all’opera di
chi della propria (incerta) purezza di razza ha fatto un
dogma indiscutibile, a danno di chi per loro puro non è.
Torneremo ancora anche su questo argomento, pilastro del
falso ideologico sionista.
Ciò che posso
assicurare
per personale esperienza, è che lo spirito cavalleresco,
testimoniato talvolta nell’antichità, e sino ai tempi
moderni, da amicizie tra nobili franchi e arabi, che in un
rapporto leale trovarono motivo di rispetto e
nonbelligeranza (El Kamil, Muhammad Alì, Mohammed Naghib),
è tutt’ora vivo nei cuori di molti arabi moderni, e non
aspetta altro che di trovare uomini ed interlocutori degni
di un sincero confronto per la risoluzione dei gravi
problemi creati dall’esercito e dalle bande del terrore
sioniste negli anni. Eserciti e formazioni paramilitari
terroriste composte da stranieri discendenti da
popolazioni kazare nord-orientali, per nulla legate alla
terra di Palestina, che hanno provocato l’esodo di milioni
di nativi arabi dalle loro case e dalle loro terre, con la
conseguente devastazione di un’economia in fase di
sviluppo e crescita (come stava avvenendo in tutto il
bacino mediterraneo post-bellico). Qui sta il nocciolo
della questione israelo-palestinese. Uno spietato e cinico
progetto coloniale si vuol presentare al mondo come un
atto umanitario. Stuoli di storici
isterici, filosionisti (ma non necessariamente ebrei), fanno la guardia ai libri di
storia. Nessuna possibilità di un sereno approccio
all'argomento. O si lustrano le scarpe all’occupante
oppure nulla da fare. Di coesistenza e condivisione dei
territori neppure parlarne.
Gesti di generosa
disponibilità al perdono, a voler ricominciare a provare
ad instaurare rapporti di giusta coesistenza tra etnie e
confessioni che ritengono, per tradizione secolare, di
essere legate a quella terra, ne abbiamo registrate
diverse, e proprio da parte di chi la terra se l'è vista
rubare con violenza. Ma abbiamo anche assistito al
fallimento, metodico e sistematico, di ogni tentativo, a
causa soprattutto della reale mancanza di una sincera
volontà, specie da parte dell'occupante sionista, a voler
restituire il maltolto e permettere alla popolazione
araba, fatta brutalmente sfollare, di riprendere il
possesso delle case e proprietà di famiglia.
Al
contrario si è registrato un sempre crescente incremento,
sponsorizzato dal governo centrale israelita (tramite un
fiume in piena di dollari americani sonanti), di nuovi
insediamenti e costruzioni di villaggi in territorio
palestinese da parte dei coloni nord-europei, americani,
ed addirittura africani e indiani. Insediamenti
provocatoriamente e sfacciatamente a ridosso ed
addirittura all'interno dei villaggi arabi, non solo senza alcun
intendimento di integrazione e coesistenza, ma
con l'esplicito intento di espropriare e cacciare dalle
proprie case e proprietà agricole i nativi arabi. Giudei
stranieri, per lo più appartenenti ad etnie convertite al
giudaismo nei secoli passati, sulla scia della dispora
ebraica, e con nessun nesso e DNA con l'originario popolo
ebraico. Con nessun "diritto al ritorno", non avendo mai
calpestato, nè loro, nè i loro antenati, il suolo della
biblica Sion. Richiamati soprattutto da allettanti
promesse in denaro, terra e agevolazioni.
Tanto
da guadagnare, poco da perdere. Spesso persone senza
scrupoli, pronti a uccidere e avvelenare uomini, donne,
bambini e
bestiame di una terra della quale sino a poco tempo prima
neppure conoscevano l'esistenza. Senza alcuna conoscenza
della lingua indigena locale, l'arabo, e spesso neppure di
quella di cui vantano la discendenza, l'ebraico. Parlano
inglese, polacco, russo, rumeno, tedesco, e gli altri
idiomi di provenienza. Non importa conoscere l'arabo,
perchè la canna dei mitra che portano a tracolla parla per
loro.
Ma la "giustizia",
se si regge solo sul potere delle armi, partorirà dei
mostri.