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Anno II, Comunicato n. 97-2 (italiano), di fine agosto 2007

 

 

'Bambini dietro le sbarre'.

E’ uscita in questi giorni la 31a edizione del rapporto “Bambini dietro le sbarre”, della DCI- La Sezione Palestina.
Il rapporto ha rivelato che, tra il 2006 e la prima metà del 2007, la maggior parte dei bambini arrestati dalle forze israeliane è stata imprigionata.

Soltanto al 3% dei ragazzi arrestati è stata concessa la libertà provvisoria.

Nel rapporto si nota anche che più del 99% dei bambini si era confessato colpevole e che solo una minima parte di coloro che avevano ammesso di essere colpevoli è stata poi trovata colpevole e condannata.

L’organizzazione per i diritti umani ha attinto dagli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per ribadire che coloro che sono accusati hanno il diritto di presunzione d’innocenza finché non è provata la loro colpevolezza.

Il rapporto ha riferito anche che i bambini hanno confessato le loro colpe dopo un lungo periodo d’interrogatorio, necessario prima di apparire in tribunale.

Il rapporto include anche le testimonianze personali dei bambini che hanno raccontato di aver subito abusi fisici e sessuali da parte di militari israeliani, oltre a un trattamento brutale durante i lunghi periodi di interrogatorio. Alla fine degli interrogatori venivano fatti firmare dei fogli ai bambini, che non sapevano cosa vi fosse scritto.


Posizioni di pressione


Un bambino, Rashid Radwa, ricorda di essere stato picchiato mentre era stato bendato, poi era stato costretto a stare in posizioni di pressione e tensione per ben 10 ore, in acqua gelida. Gli era stato intimato di firmare in ebraico dei fogli e quando si era rifiutato di farlo il suo interrogatore gli aveva sbattuto la testa contro un banco.

Il rapporto dichiara che “la polizia israeliana, l’esercito israeliano e i servizi segreti israeliani conducono l’arresto e l’interrogatorio dei bambini palestinesi quotidianamente”.


L’ordine militare israeliano 378 dichiara che un bambino palestinese può essere tenuto da un ordinario soldato israeliano o ufficiale di polizia per 96 ore, dopodiché può essere sottoposto all’interrogatorio per otto giorni. Il periodo di detenzione può essere esteso da un giudice militare a 90 giorni e, successivamente, da un giudice di corte o tribunale per ulteriori tre mesi.



Tortura


DCI- La Sezione Palestina dichiara che “un aspetto centrale della fase di interrogatorio è l’uso di particolari forme di tortura e maltrattamenti. Dichiarazioni fatte da bambini palestinesi tenuti nelle prigioni israeliane illustrano i vari metodi usati”.

Il rapporto sottolinea che gli articoli dell’UDHR dichiarano che nessuno dovrebbe essere soggetto a tortura.

Assem Lufti Abdel Lattif Khalil, un ragazzo di 16 anni, racconta la sua esperienza di tortura nelle mani dei soldati israeliani: è stato legato, messo fuori la porta sotto la pioggia e ha passato 40 giorni nel centro interrogatorio.

Un altro ragazzo di 15 anni ha detto, invece, di esser stato violentato e percosso ripetutamente nelle parti più sensibili del suo corpo.

Inoltre la sezione Palestina afferma che “l’effetto di tutto ciò è l’erosione e la diminuzione dei diritti degli accusati palestinesi durante l’arresto e la fase di interrogatorio. Un bambino palestinese sotto arresto e durante l’interrogatorio non ha il diritto di stare in silenzio, il diritto di accesso immediato e libero ad un avvocato, il diritto di essere avvisato dei propri diritti mentre si è sotto arresto e interrogatorio, il diritto di non essere assalito, abusato o torturato, il diritto di avere un contatto con un membro della famiglia o una persona di supporto, il diritto di presumere di essere innocente”.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=5991

 

 

27-08-2007 Tulkarem

Il massacro di un innocente: come i soldati di Israele hanno ucciso un bimbo di 11anni


L'attacco brutale delle forze israeliane di venerdì, a Seida. Come i soldati di Israele hanno massacrato un bambino di 11 anni.

Venerdì, le forze di occupazione israeliane hanno trucidato un bambino che se ne stava seduto su un albero di fichi, nella cittadina di Seida, nei pressi di Tulkarem.

Il bimbo aveva 11 anni e si chiamava Mahmoud Al-Qarnawi. E' stato lasciato morire dissanguato, per terra, dai soldati di Israele.

Alla madre che chiedeva loro se il figlio era vivo, hanno risposto: "forse".

Il piccolo, un palestinese con cittadinanza israeliana, si era recato con la sua famiglia a visitare dei parenti, a Seida.

La sua famiglia ha raccontato che i soldati gli hanno sparato a bruciapelo, mentre si trovava sull'albero. La madre e la sorella, che erano in casa, hanno udito una scarica di proiettili e sono uscite fuori: Mohammed era steso a terra, in una pozza di sangue.

I militari hanno aspettato che il piccolo morisse e poi se ne sono andati, rifiutandosi, con la minaccia delle armi, di farlo soccorrere quando ancora era vivo ma con la testa squarciata dai proiettili.

Anche il fratello maggiore, di Siddiq, di 22, era stato ferito e sanguinava.

Testimoni oculari hanno raccontato che i soldati hanno interrogato un altro giovane membro della famiglia Al-Qarnawi, Safwat, e lo hanno picchiato. Poi, si sono messi a giocare a calcio tra di loro, nel giardino.

27-08-2007 Gaza

 

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