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Anno II, Comunicato n. 97 (italiano), del 20 agosto 2007

 

 

PARTE -1-

Il conflitto in Palestina e le sue ripercussioni sull'esportazione di Gas in Israele

Walid KHADDURI

www.mees.com

 

Beirut -- La produzione di gas naturale e l'export nelle acque del Mediterraneo al largo della costa della Striscia di Gaza portano una dimensione aggiunta al continuo conflitto tra Fatah e Hamas sul controllo politico della Striscia.

Il giacimento marino di Gaza fu scoperto alla fine degli anni 90 dalla compagnia del Gas Britannico BG Group, ma il suo sviluppo è stato ritardato per via delle complicazioni politiche e le questioni correlate alla causa palestinese e al dibattito israeliano sulla sicurezza delle istallazioni di gas provenienti da una fonte araba.

In occasione della scoperta del giacimento (stimato a quasi 300 miliardi di metri cubi di riserve), Israele dichiarò che esso si estende alle sue acque regionali; pertanto richiese la sua quota, in modo da svilupparla e dividere i suoi guadagni con la parte palestinese.

Comunque, le coordinate geografiche hanno provato che esso era interamente in acque palestinesi, annullando la pretesa israeliana. Successivamente, la British BG ha iniziato a studiare le possibilità di esportare il gas palestinese al vicino mercato israeliano (da momento che Israele in particolare manca di riserve di gas e sta cercando di cambiare il combustibile delle sue centrali elettriche da carbone a gas, mentre secondo MEES (
Middle East Economic Survey), la sua produzione del 2006 di gas da un giacimento marino nelle sue acque regionali non supera i 70 milioni di metri cubici oltre che a fornire combustibile alla centrale elettrica di Gaza.

I negoziati preliminari tra la compagnia britannica e il ministero delle infrastrutture Israeliano non hanno avuto successo, per ragioni politiche (la seconda Intifada e le necessarie garanzie ad un costante rifornimento delle pipeline)  e per un disaccordo sui costi. La BG ha rifiutato un'offerta originaria israeliana di 53 centesimi di dollaro per barile d'olio equivalente, definendola non commerciale; un prezzo molto basso se si considera l'aumento mondiale dei prezzi del petrolio e del gas. Invece, ha deciso di rivolgersi al mercato Egiziano, dove esporta gas liquefatto da Idku, e di rifornirlo dunque di quantità addizionali di gas.

A seguito di strenui negoziati, il governo di Ehud Olmert si è detto d'accordo, con un voto di maggioranza di 21 contro 3 il 29 Aprile 2007, di importare il gas marino ad un prezzo più elevato della prima offerta, cioè 77 centesimi di dollaro per barile d'olio equivalente, secondo MEES.

Nonostante l'accordo ufficiale, non è stata ancora organizzata la cerimona della firma tra la BG e il ministero israeliano, che pianifica di importare 1,6 milioni di metri cubici di gas palestinese l'anno per 15 anni, mentre si suppone che il gas raggiunga i depositi israeliani della  compagnia a Ashdod attraverso un condotto marino al più tardi per il 2011. Secondo il London Times, l'accordo con Israele viene stimato a circa 4 miliardi di dollari. Qualora segnato ed eseguito, ci si aspetta di fornire all'Autorità Nazionale Palestinese circa 100 milioni di dollari l'anno in royalty per la sua quota nel progetto. Il valore complessivo delle esportazioni da Gaza a Israele è intorno a 360 milioni di dollari l'anno, mentre le esportazioni da Israele alla Striscia di Gaza raggiungono 750 milioni di dollari l'anno, come pubblicato da Yedioth Ahronot, secondo l'Istituto di Studi Palestinesi in base a estratti dai quotidiani in lingua ebraica.

Ci sono molti punti interrogativi sulla firma del contratto commerciale, speciamente dopo il golpe militare di Hamas nella Striscia di Gaza. Il governo israeliano accetterà di trattare con Hamas piuttosto che con l'Autorità Nazionale Palestinese, o continuerà a trattare con l'autorità nazionale a Ramallah? Come reagirà Hamas a questa politica a Gaza? Accetterà gli accordi raggiunti tra Palestinesi, Israeliani e Britannici? E' degno di nota che sotto il governo di unità nazionale, presieduto da Haniyeh e successivo all'accordo della Mecca, né il primo ministro né il movimento di Hamas hanno fatto pubbliche obiezioni al progetto o al processo negoziale che ha condotto all'accordo finale.

 

AUTORE:  Walid KHADDURI

http://www.mees.com

 

Tradotto da  Gianluca Bifolchi

http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=3458

 

Dr. Walid Khaddouri è direttore del Middle East Economic Survey (MEES). Dalla sua creazione nel 1957, il Middle East Economic Survey è stato riconosciuto come la massima autorità su olio e gas nel Medio Oriente. Fondato a Beirut, in Libano, questo bollettino settimanale fornisce una fonte completa di analisi e notizie su temi dell'energia, dell'economia e dello sviluppo economico nei paesi del Medio Oriente.

 


PARTE -2-

 

Il gas di Gaza

di Giorgio Bernardelli

per TerraSanta.net

20 August 2007

Da terra e dal cielo, in questi ultimi mesi, la situazione di Gaza l'abbiamo vista descritta in tutta la sua tragicità, con la fame e la miseria seguiti al caos.

Fa, perciò, un certo effetto scoprire che, da 36 chilometri al largo della costa, il panorama può apparire decisamente diverso. Perché qui, infatti, si trova un ricchissimo giacimento di gas naturale ancora tutto da sfruttare. E che da sette anni, ormai, è al centro di una complicatissima vicenda a metà tra il mondo della politica e quello degli affari. A raccontare questa storia è il lungo articolo pubblicato dal Jerusalem Post che proponiamo oggi. Una lettura non facilissima, ma che offre un punto di vista inedito e quanto mai interessante su Gaza.

Il giacimento in questione venne scoperto nel 2000, alla vigilia della seconda intifada, dalla compagnia energetica britannica BG, cui l'Autorità nazionale palestinese aveva ceduto un anno prima i diritti di estrazione in cambio di un 10 per cento di provvigione sulla vendita dell'ipotetico gas. Dalle ricerche compiute dalla BG il giacimento si è rivelato essere consistente: si parla di un valore complessivo di 4 miliardi di dollari. Ma finora - per ragioni fondamentalmente politiche - il gas è rimasto nel sottosuolo marino.

Ora, però, la BG preme per concretizzare il suo investimento. E ha minacciato - se Israele non si decide - di vendere il gas all'Egitto. Così qualcosa ultimamente sembra essersi mosso. Si parla di un gasdotto da realizzare entro il 2011 che collegherebbe la piattaforma off-shore fino ad Ashkelon. A questo punto si pone il problema: a chi andrebbe il 10 per cento dei proventi ora che Gaza è fuori dal controllo dell'Autorità nazionale palestinese? Hamas ha già cominciato a rivendicarlo. Ma Israele non ci sta e ipotizza un fondo bloccato, come già accaduto nel 2006 per i diritti doganali. La battaglia su Gaza - dunque - potrebbe presto spostarsi anche in mare aperto.

 

 

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