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Anno II, Comunicato n. 106-2 (italiano), del SETTEMBRE 2007

 

 

 

Andare in Terra Santa fa bene

Andare in Terra Santa fa bene a tutti

e fa bene per tanti motivi

 

Veduta del santo Sepolcro in Gerusalemme

 

Fa bene all'anima, che meglio che in qualsiasi altro luogo al mondo ha modo di meditare e riflettere, proprio sulle stesse pietre che hanno visto gli eventi evangelici.

Fa bene alle "pietre vive", che grazie ai pellegrinaggi lavorano e resistono nella propria terra, a dispetto delle evidenti enormi difficoltà.

Fa bene per continuare a catalizzare l'attenzione pubblica sui Luoghi Santi di Palestina, che non sono solo oggetto di contesa e scontro (o per meglio dire di aggressioni e massacri ai danni del popolo palestinese), ma che sono e devono restare luogo d'incontro e convivenza di diverse etnie e confessioni. Particolarmente Gerusalemme, città che dovrebbe godere di uno statuto internazionale  speciale (almeno così avevano stabilito le Nazioni Unite...), e non essere soggetta ad una giudaizzazione (a maggioranza kazara) sempre più  crescente ed aggressiva.

I pellegrinaggi aiutano a mantenere la tensione più bassa di quanto altrimenti non sarebbe.

 

Fa bene, infine, alla nostra mente, che viene posta di fronte alla scoperta di realtà ecclesiali inaspettate, di confronto-scontro tra le diverse confessioni religiose, che ivi convivono a stretto ed inevitabile contatto, gomito a gomito. E attraverso la scoperta di tali realtà ci accorgiamo che le cose sono diverse da come ce le immaginiamo e crediamo che siano nelle nostre "democratiche" e comode repubbliche delle banane.

Il "fratello maggiore" non dà, come dovrebbe, il buon esempio. Sputa per terra, oltre che ai piedi o addosso ai religiosi, per dirne una. Cosa che mi ricordo, da bambino, venni avvisato di non fare, essendo tale gesto comparabile ad una bestemmia.

Che strano, per qualcuno è invece una "purificazione"...si purificano bestemmiando.

Ed i discendenti di Hagar ed Ishmael, fratellastri dei "fratelli maggiori", quando diventano maggioranza religiosa islamica, non sempre hanno poi quella tolleranza e rispetto che decantano in Europa.

 

C'è da dire ad onor del vero, e per spezzare quella congiura che vorrebbe vedere tutti i cristiani arruolati nelle armate dello "Scontro di Civiltà", tanto caro ai vari Allam, Pezzana, Nirenstein, e agit-prop al seguito, che la sofferenza, l'oppressione e le ingiustizie che hanno subito insieme, cristiani e musulmani, in questi ultimi decenni in Palestina, ha reso gli animi più disponibili alla convivenza e alla tolleranza reciproca.

Poche sono le testimonianze di persecuzioni, e tutte da parte di piccoli gruppi politicizzati e fanatici.

Personalmente ho esperienza di vita vissuta in parecchie Nazioni a maggioranza islamica, Turchia, Iran, Afganistan, Pakistan, Algeria, Tunisia, Marocco, ed in nessun'altra (eccezion fatta per l'Afganistan, di cui dirò di seguito) come in Palestina mi sono trovato a mio agio e in stato di relativa sicurezza.

 

Solo dell'Afganistan (un paio di decenni prima della calata dei barbari  americani e talebani) potrei dire altrettanto, e forse anche meglio della Palestina.

Come i palestinesi, erano (e sono, anche se massacrati) un popolo fiero della propria identità, della propria libertà, della propria terra. Con un senso dell'ospitalità e dell'amicizia che noi ci siamo dimenticati. La fede era un fatto personale che rispettavano e che non pregiudicava il rispetto della reciproca lealtà nei rapporti. Erano uomini d'onore.

Ho lasciato lì alcuni cari e sinceri amici, con cui avevo condiviso pane e buonumore, storie e progetti.

So che le bombe americane, che hanno raso al suolo gran parte di Chicken Street, a Kabul, si sono portate via anche i sogni di questi uomini pacifici, che non avrebbero mai fatto del male ad una mosca.

 

Anche tra gli uomini di fede islamica di oggigiorno, anche in Palestina, ci sono i figli di quei cavalieri del deserto di cui la storia (narrata da storici seri ed onesti, René Grousset è uno di quelli) ci racconta di grandi amicizie sorte, anche in pieno conflitto crociato, tra Franchi e Arabi.

Amicizie fondate sulla lealtà alla parola data, sull'onore concesso ai valorosi anche se in difficoltà, sulla misericordia per i vinti, sull'amministrazione imparziale della giustizia, sul coraggio di saper combattere e dare la vita per la propria fede e per la propria terra.

 

Se non fosse stato per l'avidità e l'anarchia in cui piombò il Regno Franco d'Oriente, con le pagine scure e tristi di viltà, perfidia ed alto tradimento, forse  Gerusalemme e gran parte della Palestina sarebbero ancora zona Franca per tutti, ed i Mamelucchi, egiziani  e Saraceni non sarebbero riusciti a compiere le stragi che sappiamo.

 

Perchè il coraggio e la tempra dei Cavalieri del Santo Sepolcro, degli Ospedalieri, dei Templari, di Luigi IX, non bastò a mitigare la stoltezza di molti nobili, i tradimenti bizantini, lo stato di anarchia in cui venne a trovarsi la Terra Santa.

I massacri perpetrati in regime di tregua ai danni della popolazione innocente e disarmata contadina musulmana, da bande di falsi pellegrini, che erano in realtà criminali avventurieri, privi di disciplina come di capacità ed istruzione militari e cavalleresche, determinarono l'inizio del crepuscolo crociato.

 

Oggi lo scenario è poco diverso da allora, ma lo è a livello globale oramai.

Nuovi signori della guerra, usurpando e brandendo una croce rubata, alla quale hanno tolto il Gesù Crocefisso (perchè in realtà lo detestano), si dichiarano i "nuovi crociati" di questa guerra in corso d'attuazione contro l'islam.

Un Islam che non sarebbe mai stato un pericolo, data la sproporzionata capacità d'armamenti e tecnologica nei confronti dell'occidente. E che tutt'ora non è un pericolo.

Gli si sono dati i pretesti e le armi.

Li si è addestrati, motivati e istigati.

E l'economia della guerra ha dato linfa ai governi.

Oggi i guru dell'informazione politicamente corretta vorrebbero, come già hanno fatto i camerieri delle banche di governo, arruolarci tutti nelle loro false crociate.

Il "Conflitto di Civiltà" è alle porte e noi non ce ne stiamo accorgendo neppure.

Le leggi ( a cominciare dalla Martelli) fatte apposta per creare immigrazione selvaggia, hanno poi creato le degenerazioni che sappiamo, le tensioni tra popolazione locale ed extracomunitaria.

 

Il "Conflitto tra Civiltà" andava foraggiato, accompagnato psicologicamente, per determinare, prima o poi, le logiche reazioni popolari. Sono partiti da lontano gli strateghi, perchè conoscevano bene le leggi di causa-effetto.

 

Ma gli italiani sono troppo presi dalle piazzate di politici che fanno ridere, di comici che fanno i politici, per una sinistra scontenta, perchè chi hanno fatto andare nei palazzi del potere non è stato abbastanza giustizialista e giacobino.

Si incitano le masse brandento cappi e minacciando la galera. L'anti-politica è solo l'anarchia che va al al potere.

Ma ben sappiamo che il potere non può essere di per se anarchico, sarebbe una contraddizione, ed allora si rigenererà un altro tipo di potere. Peggiore del primo.

È il solve et coagula, tanto caro alle logge.

Probabilmente chi lo sta facilitando e provocando nelle piazze non ne è neppure consapevole. Come neppure lo furono quei rivoluzionari francesi ai quali tagliarono poi la testa i loro "fratelli".

 

La cosa che non dobbiamo assolutamente fare è di farci arruolare tra le fila di questa nuova banda di Pietro l'Eremita.

Dobbiamo essere capaci di lanciare i nostri cuori oltre la trincea e dare l'esempio di cosa voglia dire essere discepoli di Cristo oggi.

Distinguerci dai falsi crociati.

 

Lo so, non è facile.

Perchè tutta la tua buona volontà e ben operare vengono minimizzati e sommersi dalle parole e dagli atti criminali dei reggitori del mondo, i quali facendosi il segno della croce e dichiarando un plateale "God bless..." bombardano qua e là, promettono di sparare di sù e di giù, mentre i loro migliori alleati tagliano luce, acqua, fonti energetiche, affamano mezzo popolo e l'altro mezzo lo tengono tenuto sotto chiave.

È quello che succede in Palestina oggi, è solo la cronaca quotidiana.

Con questi esempi di "giudeo-cristianità" è difficile far comprendere le ragioni della nostra fede ai discendenti di Ismaele.

 

Bisogna solo dire grazie ai Frati Minori della Custodia se in Terra Santa i cristiani, cattolici e scismatici vari, sono tollerati e ben visti da tutti. O quasi...

Sarà per il flusso di denaro che portano i pellegrini, ma anche per l'esempio che danno con la loro umile opera, con le loro scuole, con i loro ospedali, con tutte quelle forme di carità e solidarietà con cui sono vicini alla popolazione araba discriminata in casa propria. Cristiana e musulmana.

 

Teniamo dunque alta la guardia a casa nostra, ma senza cedere alle bassezze di politici da porcilaio.

Semplicemente dimostrando la superiorità della nostra Santa Religione, nella carità e nella verità, che sono i fondamenti della nostra civiltà.

 

A imitazione di Cristo. Testimoniando Cristo.

 

Filippo Fortunato Pilato

 

per www.jerusalem-holy-land.org

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