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CLAUDIO MOFFA: BERLUSCONI
DEVE ESSERE GARANTISTA ANCHE IN CAMPO INTERNAZIONALE, NON E'
POSSIBILE CHE IN MEDIO ORIENTE IL DIRITTO VENGA
CONTINUAMENTE VIOLATO
Roma,
aprile
- Quale sarà l'atteggiamento del nuovo governo italiano
verso il Medio Oriente ? Arabmonitor lo ha chiesto al
professor Claudio Moffa, docente presso l'Università di
Teramo, promotore e responsabile del master Enrico Mattei
nel Vicino e in Medio Oriente.
Sarà un
governo molto vicino a Israele, come è stato detto da alcune
parti ?
"Per come è stato il governo
precedente, non so se questa grande identità tra Italia e
Israele, con tutto quello che Israele pretende, possa
realizzarsi. E' stato detto che Silvio Berlusconi farà la
sua prima uscita internazionale, in veste di presidente del
Consiglio, in Israele. Ma il primo capo di Stato straniero
che Berlusconi ha visto, dopo la vittoria elettorale, è
stato Vladimir Putin, che non è certo una personalità molto
amata dai russi israeliani dell'entourage di Boris Eltsin,
dai vari Berezhovski, che hanno sostenuto la guerriglia
cecena.
C'è poi da dire che
Berlusconi in Italia ha come principale avversario quel
fronte falsamente progressista che si riconosce in
Repubblica, gruppo completamente schierato con Israele.
Sappiamo che il mondo ebraico-israeliano è presente
trasversalmente dappertutto. Ma ci sono divisioni. Basta
ricordare che George Soros l'anno scorso ha denunciato
l'influenza della lobby ebraica sulla politica estera
americana, dicendo che la controlla troppo.
Mi dispiace che Massimo
D'Alema debba lasciare la Farnesina, perché è stato l'erede
di una tradizione estera mediterranea italiana.
Tuttavia penso, personalmente, che Silvio Berlusconi sia
meno filoisraeliano del centro-sinistra. Vede, c'è una
formidabile contraddizione in lui. In politica interna è
assolutamente garantista. Nella politica internazionale, il
diritto è stato completamente stravolto in questi ultimi
anni. Si è parlato di diritto all'ingerenza umanitaria, si è
esaltato il diritto all'autodecisione dei popoli, in modo
che qualsiasi tribù potesse mettere a repentaglio
l'equilibrio di Stati esistenti. Questo è inammissibile.
Ma se Berlusconi è
garantista in ambito interno, come fa a sostenere un George
W. Bush nelle questioni internazionali ? Il futuro governo
di centro destra deve prestare attenzione al garantismo
internazionale. Non è possibile che in Medio Oriente il
diritto internazionale venga continuamente violato,
calpestato, con oltre trecento risoluzioni Onu ignorate".
L'Italia
tornerà in Iraq, con il nuovo governo, per svolgere compiti
relativi alla sicurezza ?
"Non ho idea, ma se dovesse
tornare sarebbe un passo indietro".
L'esecutivo di Berlusconi svolgerà un'azione di sostegno a
favore di coloro che vogliono inasprire i rapporti con
l'Iran ?
"Premettto che a mio avviso
l'Iran ha il pieno diritto al nucleare civile, e se esce dal
Trattato di non proliferazione nucleare anche all'arsenale
nucleare, perché c'è uno squilibrio diplomatico-militare in
Medio Oriente (Israele è fuori dal Tnp e dispone di
armamenti nucleari). Bisogna avere il coraggio di essere
meno filoisraeliani. Le dirò anche di più: l'Iran ha il
diritto di essere aiutato dall'Agenzia per l'energia atomica
per realizzare il suo programma nucleare civile.
Io non so se il mio è un
quadro ottimistico, ma non vedo in Silvio Berlusconi un
oltranzista come Bush e lo vedo più vicino a Putin. Vedo che
Berlusconi stesso deve rispettare determinati equilibri, da
qui la presenza tra le fila della sua compagine di
determinati personaggi. Certo se agli Esteri venisse
designato un Roberto Formigoni sarebbe un segnale positivo,
sia per la conoscenza che ha del Medio Oriente che per
l'attuale situazione dei cristiani in Medio Oriente, e
soprattutto in Iraq. I ministri degli Esteri vanno aiutati
da una corretta informazione sul Medio Oriente. In questo
campo andrebbe garantita la par condicio".
Massimo
D'Alema è stato uno dei pochi ministri degli Esteri europei
che in questi due anni non si è recato a Damasco. C'andrà il
suo successore ?
"Sarebbe obbligatorio
andarci. Non si può fare la pace se non si dialoga con tutte
e due i fronti. Del resto, se lo facesse, dimostrerebbe che
la politica del nuovo governo è innovativa rispetto a quella
dell'esecutivo precedente".
Silvio
Berlusconi ha detto che vuole ridiscutere le regole di
ingaggio del soldati italiani in Libano. Si vorrebbe che
sparassero su Hezbollah ?
"E' un'affermazione che mi
sorprende e deriva probabilmente da una non conoscenza della
situazione sul territorio, dove in due anni si sono
verificate ripetute provocazioni da parte israeliana con le
violazioni continue allo spazio aereo libanese, e non
solo. Non si tratta di cambiare le regole, ma di imporre a
Israele il rispetto della risoluzione Onu".
Fonte :
http://www.arabmonitor.info/dettaglio.php?idnews=23190&lang=it |