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22 ottobre 2008
Gli
ebrei sono un popolo? Vecchio quesito, al quale uno storico
israeliano dà una risposta nuova. Contrariamente a idee
preconcette, la diaspora non nacque dalla cacciata degli
ebrei dalla Palestina, ma da successive migrazioni
nell'Africa del nord, nell'Europa meridionale e nel Vicino
Oriente. Un'idea che fa vacillare uno dei fondamenti del
pensiero sionista; secondo il quale gli ebrei sarebbero i
discendenti del regno di Davide e non - che Dio non voglia!
- gli eredi di guerrieri berberi o di cavalieri khazaki.
Ogni israeliano sa, senza alcun dubbio, che il popolo
ebraico esiste da quando ha ricevuto la Torah (1) nel Sinai,
e che ne è il discendente diretto ed esclusivo. È convinto
che questo popolo, espulso dall'Egitto, si è insediato nella
«terra promessa», dove fu edificato il glorioso regno di
Davide e di Salomone, suddiviso in seguito nei regni di
Giuda e di Israele e che gli ebrei sono stati esiliati due
volte: dopo la distruzione del primo tempio, nel VI secolo
prima di Cristo, e, in seguito a quella del secondo tempio,
nell'anno 70 dopo Cristo.
Seguì poi una peregrinazione di quasi due mila anni: anche
se le sue tribolazioni lo portarono nello Yemen, in Marocco,
in Spagna, in Germania, in Polonia e perfino nella profonda
Russia, il popolo ebraico è sempre riuscito a preservare i
legami di sangue tra le lontane comunità, in modo tale che
la sua unicità non ha subito alterazioni.
Alla fine del XIX secolo, erano mature le condizioni del suo
rientro nell'antica patria. Senza il genocidio nazista,
milioni di ebrei avrebbero ripopolato naturalmente Eretz
Israel («la terra di Israele»), il loro sogno da venti
secoli. La Palestina, terra vergine, aspettava che il suo
popolo arrivasse a farla rifiorire. Infatti questa terra
apparteneva al popolo ebraico e non a quella minoranza
araba, priva di storia, giunta là per caso.
Quindi legittime erano le guerre condotte da quel popolo
errante per riprendersi la sua terra, e criminale
l'opposizione violenta della popolazione locale. Dove nasce
questa interpretazione della storia ebraica? Essa è l'opera,
a partire dalla seconda meta del XIX secolo, di valenti
ricostruttori del passato, la cui fertile fantasia ha
inventato, sulla base di brani di memoria religiosa, ebraica
e cristiana, una concatenazione genealogica ininterrotta per
il popolo ebraico. Certo, la ricca storiografia del
giudaismo offre una pluralità di approcci. Ma le polemiche
al suo interno non hanno mai rimesso in questione le idee
essenzialistiche elaborate soprattutto alla fine del XIX
secolo e all'inizio del XX.
Quando apparivano scoperte che rischiavano di contraddire
l'immagine di quel passato lineare, esse non avevano
praticamente alcuna risonanza.
Come una morsa solidamente chiusa, l'imperativo nazionale
bloccava ogni tipo di contraddizione e di deviazione dal
racconto dominante.
Le istanze specifiche di produzione della conoscenza del
passato ebraico - i dipartimenti dedicati in modo esclusivo
alla «storia del popolo ebraico», separati dai dipartimenti
di storia (chiamata in Israele «storia generale») - hanno
ampiamente contribuito a questa curiosa emiplegia. Persino
il dibattito, di carattere giuridico, sul punto «Chi è
ebreo?» non ha destato la preoccupazione degli storici per i
quali è ebreo ogni discendente del popolo costretto
all'esilio duemila anni fa. Questi ricercatori «autorizzati»
del passato non hanno neppure partecipato alla controversia
dei «nuovi storici», aperta alla fine degli anni '80. La
maggior parte dei protagonisti di questo dibattito pubblico
- in numero limitato - apparteneva ad altre discipline o a
orizzonti extra-universitari: sociologi, orientalisti,
linguisti, geografi, specialisti in scienza politica,
ricercatori in letteratura, archeologi elaborarono
riflessioni nuove sul passato ebraico e sionista. Tra di
loro c'erano anche ricercatori venuti dall'estero. In
compenso, dai «dipartimenti di storia ebraica», giunsero
soltanto echi timidi e conservatori, rivestiti di una
retorica apologetica a base di idee preconcette. Il
giudaismo, religione di proselitismo Insomma, in
sessant'anni, la storia nazionale è maturata pochissimo, e
verosimilmente non evolverà nel breve periodo. Eppure, i
fatti venuti alla luce con le nuove ricerche pongono a ogni
onesto storico quesiti sorprendenti di primo acchito, ma
nondimeno fondamentali.
Si può considerare la Bibbia come un libro di storia? I
primi storici ebrei moderni, come Isaak Markus Jost o
Leopold Zunz, nella prima metà del XIX secolo, non la
percepivano come tale: ai loro occhi, l'Antico Testamento si
presentava come un libro di teologia costitutivo delle
comunità religiose ebraiche dopo la distruzione del primo
tempio.
Si è dovuto aspettare la seconda metà di questo stesso
secolo per incontrare storici, in primo luogo Heinrich
Graetz, portatori di una visione «nazionale» della Bibbia:
essi hanno trasformato la partenza di Abramo per Canaan,
l'espulsione dall'Egitto oppure il regno unificato di Davide
e Salomone in racconti di un passato autenticamente
nazionale.
Da allora, gli storici sionisti non hanno smesso di
reiterare queste «verità bibliche», diventate pane
quotidiano dell'educazione nazionale.
Ma, negli anni '80, un terremoto fa vacillare questi miti
fondatori.
Le scoperte della «nuova archeologia» contraddicono la
possibilità di un grande esodo nel XIII secolo prima della
nostra era. E Mosè non ha potuto condurre gli ebrei fuori
dall'Egitto verso la «terra promessa», per la semplice
ragione che, in quel tempo, la terra promessa era in mano
agli egiziani. Del resto non si trova traccia di una rivolta
di schiavi nell'impero dei faraoni, né di una veloce
conquista del paese di Canaan ad opera di un elemento
straniero. Né esiste segno o ricordo dello sfarzoso regno di
Davide e di Salomone.
Le scoperte del decennio scorso attestano l'esistenza, in
quel tempo, di due piccoli regni: Israele, il più potente e
Giuda, la futura Giudea. Neanche gli abitanti della Giudea
subirono un esilio nel VI secolo a.C.: solo le sue élite
politiche e intellettuali dovettero insediarsi a Babilonia.
Da questo incontro decisivo con i culti persiani sarebbe
nato il monoteismo ebraico. L'esilio dell'anno 70 d.C. si è
davvero verificato? Paradossalmente, questo «evento
fondatore» nella storia degli ebrei, da cui trae origine la
diaspora, non è stato oggetto di alcun lavoro di ricerca.
Questo, per una ragione molto banale: i romani non hanno mai
esiliato alcun popolo in tutta la sponda orientale del
Mediterraneo. Ad eccezione dei prigionieri ridotti in
schiavitù, gli abitanti della Giudea continuarono a vivere
sulle loro terre, persino dopo la distruzione del secondo
tempio. Parte di essi si convertirono al cristianesimo nel
IV secolo, mentre la grande maggioranza aderì all'islam nel
corso della conquista araba del VII secolo. Quasi tutti gli
intellettuali sionisti lo sapevano perfettamente: Yitzhak
Ben Zvi, il futuro presidente dello Stato di Israele, così
come Ben Gourion, fondatore dello Stato, lo hanno scritto
fino al 1929, anno della grande rivolta palestinese.
Entrambi menzionano a più riprese il fatto che i contadini
della Palestina sono i discendenti degli abitanti
dell'antica Giudea (2).
Se non c'è stato un esilio dalla Palestina romanizzata, da
dove provengono i numerosi ebrei che vivono intorno al
Mediterraneo fin dall'Antichità?
Dietro le quinte della storiografia nazionale si nasconde
una sorprendente realtà storica. Dalla rivolta dei Maccabei,
nel II secolo a.C., alla rivolta di Bar-Kokhba, nel II
secolo d.C., il giudaismo fu la prima religione a mirare al
proselitismo. Gli Asmonei avevano in precedenza convertito
con la forza gli Iturei di Galilea annessi al «popolo di
Israele»a partire da questo regno giudeo-ellenico, il
giudaismo si diffuse nell'intero Vicino Oriente sulle sponde
del Mediterraneo.
Nel primo secolo d.C., apparve, nell'odierno Kurdistan, il
regno ebraico di Adiabene, che non sarebbe stato l'ultimo
regno a «giudaizzarsi»: altri avrebbero seguito la stessa
strada in seguito. Gli scritti di Giuseppe Flavio non sono
l'unica testimonianza dell'ardore degli ebrei in materia di
proselitismo. Da Orazio a Seneca, da Giovenale a Tacito,
molti scrittori latini esprimono questo timore. La Mishna e
il Talmud (3) autorizzano questa pratica della conversione -
anche se, di fronte alla pressione crescente del
cristianesimo, i saggi della tradizione talmudica
esprimeranno riserve al riguardo. Senza porre termine
all'espansione del giudaismo, la vittoria della religione di
Gesù, all'inizio del IV secolo, respinge il proselitismo
ebraico ai margini del mondo culturale cristiano. Nel V
secolo, sul territorio dell'attuale Yemen, sorge un regno
ebraico forte, chiamato Himyar, i cui discendenti
conserveranno la loro fede dopo la vittoria dell'islam e
fino ai tempi moderni. Peraltro, i cronisti arabi segnalano
l'esistenza, nel VII secolo, di tribù berbere giudaizzate;
di fronte all'avanzata araba, che raggiunge l'Africa del
nord alla fine dello stesso secolo, appare la figura
leggendaria della regina ebrea Dihya zl-Kahna che tentò di
arginarla. Berberi giudaizzati parteciperanno alla conquista
della penisola iberica e saranno all'origine della simbiosi
particolare tra ebrei e musulmani, caratteristica della
cultura ispano-araba. La più significativa conversione di
vaste dimensioni si verifica tra il mar Nero e il mar
Caspio: essa riguarda l'immenso regno khazaki, nell'VIII
secolo. L'espansione del giudaismo, dal Caucaso all'attuale
Ucraina, genera numerose comunità che le invasioni mongole
del XIII secolo respingono in massa verso l'est europeo. È
in questi luoghi che, assieme con gli ebrei venuti dalle
regioni slave del sud e dagli odierni territori tedeschi,
esse porranno le basi della grande cultura yiddish (4).
Questi racconti sulle origini plurime degli ebrei si
trovano, in termini più o meno sfocati, nella storiografia
sionista fino agli anni 1960. In seguito, vengono poco a
poco marginalizzati prima di scomparire dalla memoria
pubblica in Israele. I conquistatori della città di Davide,
nel 1967, dovevano essere i diretti discendenti del suo
mitico regno e non - che Dio non voglia! - gli eredi di
guerrieri berberi o di cavalieri khazaki. Gli ebrei figurano
quindi come un «ethnos» specifico che, dopo duemila anni di
esilio e di erranza, ritorna infine a Gerusalemme, la sua
capitale. Nascita di una nazione I fautori di questo
racconto lineare e indivisibile non mobilitano soltanto
l'insegnamento della storia: essi chiamano in causa anche la
biologia. Dagli anni '70, in Israele, una serie di ricerche
«scientifiche» tenta di provare, con ogni mezzo, la
prossimità genetica degli ebrei del mondo intero. La
«ricerca sulle origini delle popolazioni» rappresenta ormai
un campo legittimato e popolare della biologia molecolare,
mentre il cromosomo Y maschio figura al posto d'onore
accanto a una Clio ebrea (5) in una ricerca sfrenata
dell'unicità di origine del «popolo eletto». Questo concetto
storico costituisce la base della politica identitaria dello
Stato d'Israele, ed è proprio qui il punto debole! Infatti,
esso conduce a una definizione essenzialista ed
etnocentrista del giudaismo, alimentando una segregazione
che separa gli ebrei dai non-ebrei-arabi come gli immigranti
russi o i lavoratori immigrati.
A sessant'anni dalla sua fondazione, Israele rifiuta di
concepirsi come una repubblica che esiste per i suoi
cittadini. Quasi un quarto di essi non è considerato ebreo
e, secondo lo spirito delle sue leggi, questo stato non è il
loro. In compenso, Israele si presenta sempre come lo stato
degli ebrei del mondo intero, anche se non si tratta più di
profughi perseguitati, ma di cittadini di pieno diritto che
vivono in piena uguaglianza nei paesi di residenza. In altre
parole, una etnocrazia senza frontiere giustifica la severa
discriminazione che essa pratica nei confronti di parte dei
propri cittadini invocando il mito della nazione eterna
ricostituita per riunirsi sulla «terra degli antenati».
Scrivere una storia ebraica nuova, che superi il prisma
sionista, non è quindi un compito facile. La luce che
s'infrange sul prisma assume forti tinte etnocentriste.
Ma gli ebrei hanno da sempre formato comunità religiose
costituite, più generalmente attraverso le conversioni, in
varie regioni del mondo: esse non rappresentano quindi un
«ethnos» portatore di un'origine unica che si sarebbe
spostata con una erranza lunga venti secoli.
Si sa che lo sviluppo di ogni storiografia come, più in
generale, il processo della modernità, ha bisogno di
passare, a un dato momento, per l'invenzione della nazione.
Questa occupò milioni di esseri umani nel XIX secolo e in
parte del XX. Alla fine dell'ultimo secolo, questi sogni
accennano a infrangersi. Sempre più numerosi, gli studiosi
analizzano, sezionano e decostruiscono i grandi racconti
nazionali, e in particolare i miti dell'origine comune, cari
alle cronache del passato. Domani, gli incubi identitari
cederanno il posto ad altri sogni d'identità. Come ogni
personalità fatta di identità fluide e varie, la storia è,
anch'essa, una identità in movimento.
* Storico, docente all'università di Tel Aviv, autore di
Comment le peuple juif fut inventé, prossima pubblicazione,
settembre 2008, Fayard ed.
Note
(1) Testo fondatore del giudaismo, la Torah - la radice
ebraica yara, significa insegnare - comprende i primi cinque
libri della Bibbia, o Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico,
Numeri e Deuteronomio.
(2) Cfr. David Ben Gourion e Yitzhak Ben Svi, Eretz Israël
dans le passé et dans le présent (1918, in yiddish),
Gerusalemme, 1980 (in ebraico) e Ben Zvi, Notre population
dans le pays (in ebraico), Varsavia, Comité exécutif de
l'Union de la jeunesse e Fonds national juif, 1929.
(3) La Mishna, ritenuta la prima opera di letteratura
rabbinica, è stata terminata nel II secolo della nostra era.
Il Talmud è una sintesi dell'insieme dei dibattiti rabbinici
riguardanti la legge, i costumi e la storia degli ebrei. Ci
sono due Talmud: quello di Palestina, scritto tra il II e il
V secolo, e quello di Babilonia, terminato alla fine del V
secolo.
(4) Parlato dagli ebrei dell'Europa orientale, lo yiddish è
una lingua slavo-tedesca che comprende parole provenienti
dall'ebraico.
(5) Nella mitologia greca, Clio era la musa della Storia.
da
Le Monde Diplomatique / Settembre 2008
TRADUZIONE INGLESE :
http://mondediplo.com/2008/09/07israel
TRADUZIONE ITALIANO
di M.G.G.
:
http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Settembre-2008/pagina.php?cosa=0809lm03.01.html
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/DecostruzioneStoricaMitica.htm
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