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Il millenarismo gioachimita
fonte remota del giudeo – americanismo
Don
Curzio Nitoglia
29 agosto 2008

Introduzione
Abbiamo già visto
1) la differenza tra «arabo-fobia» e anti-islamismo teologico.
2) La natura della cultura europea, che è essenzialmente
distinta da quella «occidentale» (o anglo-americanista).
3) Ora cerchiamo di far luce sulle origini lontane del
Puritanesimo americanista, tendenzialmente anti-trinitario ed
essenzialmente vetero-testamentario (il Vangelo e Gesù, sono
qualcosa di accidentale e posticcio, mentre la vera natura o
sostanza del Puritanesimo è il Vecchio Testamento; quindi esso
tende a sminuire se non a negare la Santissima Trinità e la
Divinità di Cristo).
Dunque il Puritanesimo è figlio del millenarismo «gioachimita»
ed è padre del sionismo.
Onde, per capire la vera natura del sionismo occorre risalire
al Puritanesimo americanista,
al millenarismo «gioachimita» e in ultima analisi al giudaismo
talmudico-rabbinico.
Precisazione
Gli studiosi sono unanimi nel costatare che Gioacchino ha
proposto un’ecclesiologia della Nuovissima Alleanza, la quale
avrebbe rimpiazzato la Nuova come quest’ultima aveva
soppiantato la Vecchia.
San Tommaso d’Aquino ha mirabilmente confutato nella Somma
Teologica tale errore.
Inoltre è pacifico che i primi discepoli dell’Abate da Fiore
fossero giudaizzanti.
Mentre è ancora disputato se anche Gioacchino stesso fosse
inclinato a giudaizzare o no.
Cercherò di presentare succintamente il panorama di tale
problema, visto alla luce dell’influsso che ha esercitato
sull’anti-trinitarismo degli eretici italiani del Cinquecento,
rifugiatisi in Polonia ed emigrati (XVII secolo) dall’Olanda
ed Inghilterra in USA.
Si può dire che l’origine prossima dell’americanismo è il
Puritanesimo anglo-olandese, ma la fonte remota è senz’altro
il millenarismo dei gioachimiti e forse di Gioacchino stesso.
α) Gioacchino da Fiore
Robert Moore ha affermato che attorno al XII secolo l’Europa
occidentale venne trasformandosi in una «società
persecutoria».
Se da una parte l’Europa dei secoli centrali del Medioevo fu
una società confessionale e quindi discriminatoria nei
confronti dei non cattolici, l’alternativa alla Cristianità fu
rappresentata dal pensiero millenarista di Gioacchino da Fiore
secondo il quale ebrei e cristiani si sarebbero riuniti in una
sola società, nella terza èra dello Spirito, nella quale
avrebbero avuto una comprensione «spirituale» della Bibbia,
mentre nell’Antica e Nuova Alleanza gli ebrei e i cristiani
avevano avuto solo una comprensione letterale della Scrittura.
Se - in tale epoca (XII secolo) - San Bernardo di Chiaravalle
(ribadendo la tradizione patristica) affermava che Israele,
dopo il deicidio, era il «fico secco e sterile» maledetto da
Gesù e condannato ad essere bruciato, poiché privo di opere
buone, mentre si sarebbero salvati solo coloro che seguendo
Cristo avessero praticato la Legge del Vangelo, di qualunque
popolo fossero stati (ebrei o gentili), «Gioacchino,
invece, credeva che il popolo di Israele sarebbe stato fecondo
(…), la stirpe di Sem si sarebbe fusa con quella di Jafet per
formare un unico popolo in grado di produrre in sovrabbondanza
frutti spirituali» (1).
Lo stesso Robert E. Lerner (nato a New York nel 1940,
professore di storia medievale all’università di Northwestern,
uno dei maggiori conoscitori del pensiero ereticale e
millenarista del medioevo) ammette che la visione della
teologia della storia sul rapporto giudaismo-cristianesimo di
Gioacchino era «irenica» e che contraddice la tesi di Norman
Cohn secondo il quale ogni millenarismo medievale fu
antigiudaico.
Infatti, secondo l’Abate da Fiore, ebrei e gentili si
sarebbero riuniti nella terza èra spirituale (che sarebbe
durata mille anni) e avrebbero celebrato assieme le feste di
sant’Abramo e di san David.
La parola di Dio sarebbe tornata al popolo al quale era stata
affidata per primo.
Poiché grazie all’ispirazione finale dello Spirito Santo, gli
ebrei avrebbero acquistato la vera «intelligenza spirituale».
Il professor Lerner conclude: «Ne conseguiva che in
avvenire ci sarebbe stato un nuovo popolo eletto, proprio come
i cristiani erano subentrati agli ebrei. Tale popolo sarebbe
stato formato dai nuovi ‘uomini spirituali’, contemplativi che
erano giunti al ‘terzo cielo’. Secondo Gioacchino il ‘primo
cielo era l’Antico Testamento fondato sui Patriarchi. Il
‘secondo cielo’ il Nuovo Testamento fondato sugli Apostoli (…)
c’era da attendersi che Gioacchino stabilisse che la
progressione avrebbe condotto gli eletti il più lontano
possibile dagli ebrei, ma sorprendentemente non fu così (…)
essa prevedeva un riavvicinamento agli ebrei» (2).
Secondo Gioacchino il clero cattolico del Nuovo Testamento,
avrebbe perseguitato (per gelosia del loro spirito profetico)
i monaci spirituali della terza èra dello Spirito o
«Nuovissimo Testamento» e quindi li avrebbe costretti a far
ritorno a Sion, come se tornassero dai loro padri.
«A questo punto Gioacchino solleva un interrogativo
cruciale: perché sarebbe stato più conveniente per i
contemplativi coabitare con gli ebrei ora, piuttosto che in
passato? (…) il ritorno dei perfetti (semiti) alla terra da
cui provenivano avrebbe trasformato quella terra stessa, ed
operato in favore di una salvezza mutualmente benefica. (…)
Sorprendente in questo caso non tanto l’idea della conversione
finale degli ebrei… L’aspetto innovativo… va ricercato
nell’affermazione secondo cui, alla fine dei tempi, il mondo
avrebbe assistito all’unione di gentili ed ebrei, unione da
cui entrambi i popoli avrebbero tratto reciproco beneficio»
(3).
Robert Lerner ammette che la ragione di «tale concezione
irenica senza precedenti» vada ricercata nell’origine ebraica
di Gioacchino; in effetti nel 1948 è stata ritrovata la
testimonianza di un contemporaneo di Gioacchino, Goffredo
d’Auxerre, che era stato il segretario di San Bernardo di
Chiaravalle, il quale nel 1195 attaccava Gioacchino e lo
accusava di ‘giudaizzare’ (4), asseriva che il
gioachimismo era dottrina «giudaistica» e la imputava «alle
supposte origini ebraiche di Gioacchino: questi era nato ebreo
ed era stato ‘allevato per molti anni secondo la dottrina
giudaica’, un veleno che evidentemente ‘non aveva ancora
vomitato del tutto’. Gioacchino e i suoi seguaci si erano
adoperati in ogni modo per riuscire a tenere segrete tali
origini» (5).
Tuttavia Robert Lerner non reputa probante tale accusa che
risulterebbe essere isolata. Ciononostante deve ammettere che
egli «attinse molto probabilmente all’esegesi rabbinica»
(6). Occorre precisare che Gioacchino esagerava
nell’interpretazione dell’Apocalisse, cercandovi tutti i
dettagli (date comprese) della storia dell’umanità sino alla
fine del mondo; tuttavia non tutto ciò che scriveva era
campato in aria. Un certo fondamento nella realtà lo si trova
nell’opera dell’abate fiorense, ma portato a conseguenze che
sono incompatibili con la dottrina cattolica e
l’interpretazione della Scrittura data unanimemente dai Padri
ecclesiastici. Per evitare l’eccesso gioachimita, non occorre
cadere nel difetto origenista e di altri che, trattando il
problema dell’Apocalisse dell’escatologia e della figura
dell’Anticristo, vi vedono solo una rivelazione di ciò che è
successo, sino all’Incarnazione e morte di Gesù (che
porrebbero, in maniera assolutamente definitiva, fine
all’economia della salvezza) (7); capisco che l’eccesso
(alla testimone di Geova) sia ributtante, ma un errore non si
corregge con un altro errore, ogni difetto è un eccesso.
Tali questioni non vanno esasperate ma neppure irrise, occorre
studiarle pacatamente ed oggettivamente secondo
l’interpretazione comune dei Padri e degli esegeti approvati.
«L’originale concezione goiachimita - scrive Lerner
- del ruolo assegnato agli ebrei, al termine della storia
terrena, segnava una rottura con la millenaria tradizione
cristiana» (8).
Lerner giustamente nota che in un’Europa intollerante
(XII-XIII secolo) nei confronti degli ebrei, l’abate fiorense
ha avuto una visione «irenica» (oggi si direbbe ecumenica)
dell’imminente unione degli ebrei e dei cristiani.
Confutazione del Gioachimismo
San Tommaso d’Aquino, risponde e cònfuta (meglio di ogni
altro) gli errori millenaristi di Gioacchino e della sua
scuola.
Nella Somma Teologica dimostra che la Nuova Alleanza durerà
sino alla fine del mondo (S.T., I-II, q. 106, a. 4).
Infatti, la Nuova Alleanza è succeduta alla Vecchia, come il
più perfetto al meno perfetto.
Ora, nello stato della vita umana in questo mondo, nulla può
essere più perfetto di Cristo e della Nuova Legge, poiché
qualcosa è perfetto in quanto si avvicina al suo fine.
Ora, Cristo ci introduce - grazie alla sua Incarnazione e
morte - in Cielo.
Quindi, non vi può essere - su questa terra - nulla di più
perfetto di Gesù e della sua Chiesa.
Per quanto riguarda lo Spirito Santo, come perfezionatore
dell’opera della Redenzione di Cristo, esso è inviato proprio
da Cristo per confessare Cristo stesso, che ha promesso
formalmente ai suoi Apostoli: «Lo Spirito Santo che Io vi
manderò, procedendo dal Padre, renderà testimonianza di Me».
Quindi, il Paraclito non è l’iniziatore di una terza èra, ma
testimonia e spiega Cristo agli uomini e li rafforza per
poterlo imitare.
Onde, dopo l’Antica e la Nuova Legge, su questa terra non vi
sarà una terza Alleanza, ma il terzo stato sarà quello
dell’eternità, sempre felice del Cielo o sempre infelice in
Inferno.
Gioacchino erra nel trasportare la realtà ultramondana o
eterna su questa terra.
Il Regno di cui parla l’abate da Fiore, non riguarda questo
mondo, ma l’aldilà.
Infatti, lo Spirito Santo ha spiegato agli Apostoli, (il
giorno di Pentecoste, del 33 dopo Cristo), tutta la verità che
Cristo aveva predicato e che loro non avevano ancora capito
appieno.
Il Paraclito non deve insegnare una nuovissima Legge o un
altro Vangelo più spirituale di quello di Cristo, ma deve solo
illuminare e dar forza per ben conoscere e ben vivere la
dottrina cristiana, che ha perfezionata quella mosaica (S.T.,
I-II, q. 106, a. 4).
Inoltre la Vecchia Legge, non fu solo del Padre, ma anche del
Figlio (raffigurato e prefigurato da Mosè); come pure la Nuova
Legge non fu solo del Figlio, ma anche dello Spirito promesso
e inviato da Cristo ai suoi Apostoli.
La Legge di Cristo è la Grazia dello Spirito santo, che
illumina, vivifica e irrobustisce per potere osservare La
Legge divina.
Come già nell’Antico Testamento, era lo Spirito Santo ad
illuminare e corroborare i Patriarchi e i Profeti, i quali pur
vivendo sotto la Vecchia Legge, avevano già lo spirito della
Nuova e la vivevano eroicamente, mediante la grazia dello
Spirito Santo (per attribuzione).
Quando Gesù insegna agli Apostoli che «Il Regno dei Cieli è
vicino», non si riferisce - spiega San Tommaso - solo alla
distruzione di Gerusalemme, come termine definitivo della
Vecchia Alleanza e inizio formale della Nuova, ma anche alla
fine del mondo (S.T., I-II, q. 6, a. 4, ad 4; III, q. 34, a.
1, ad 1; III, q. 7, a. 4, ad 3-4).
Infatti, il Vangelo di Cristo è la «Buona Novella» del Regno
(ancora imperfetto) della «Chiesa militante» su questa terra;
e del Regno (oramai e per sempre perfetto) della «Chiesa
trionfante» nei Cieli.
Inoltre, nel Commento a Matteo sul discorso escatologico di
Gesù (XXIV, 36), San Tommaso postilla: «Qualcuno potrebbe
credere che questo discorso di Cristo, riguardi solo la fine
di Gerusalemme…; però sarebbe un grosso errore riferire tutto
quanto è stato detto solo alla distruzione della Città santa e
quindi la spiegazione è diversa, … cioè che tutti gli uomini e
i fedeli in Cristo sono una sola generazione e che il genere
umano e la fede cristiana durerà sino alla fine del mondo»
(Expos. In Matth. c. XXIV, 34).
L’Angelico, si basa su tale testo per confutare l’errore
gioachimita, secondo il quale la Nuova Alleanza o la Chiesa di
Cristo non durerà sino alla fine di tempi; egli riprende
l’insegnamento patristico (specialmente del Crisostomo e di
San Gregorio Magno) e lo sviluppa anche nella Somma Teologica
(I-II, q. 106, a. 4, sed contra).
Perciò, il cristianesimo durerà sino alla fine del mondo, non
ci sarà bisogno di una «terza Alleanza pneumatica e
universale» (Catolikòs), ma la Chiesa di Cristo è il Regno del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (con buona pace di
Gioacchino e seguaci), non occorre sognare il rimpiazzamento
del cristianesimo, basta solo viverlo sempre più intensamente.
β) I primi discepoli di Gioacchino
1) Il francescano Gerardino da Borgo San Donnino nel
1254 scrisse un libro intitolato «Il Vangelo eterno» nel
quale «rivela un aspetto sorprendentemente filo-giudaico: ‘Il
Signore riserverà loro delle benedizioni… anche se persistono
nel giudaismo’. (…) questa proposizione errata, si trovava
[secondo Gerardino] nel Liber de Concordia [di Gioacchino]
(…), coloro che appartengono ai collegi dei monaci dovranno
provvedere… ad allontanarsi dal clero secolare e prepararsi al
ritorno dell’antico popolo d’Israele» (9).
Tuttavia, il Lerner nota che - secondo lui - Gerardino avrebbe
forzato il pensiero di Gioacchino in maniera «radicalmente
filo-giudaica» ancora più dell’abate fiorense stesso.
2) Un altro discepolo di Gioacchino, dopo Pietro di
Giovanni Olivi (+ 1298) fu Giovanni da Rupescissa, un
francescano francese nato attorno al 1310, che profetizzava «la
miracolosa conversione del popolo d’Israele, destinato a
divenire il nuovo campione di una nuova fede cristiana
purificata… Dal popolo d’Israele convertito sarebbe sorto un
nuovo imperatore [una sorta di Messia militante] che avrebbe
distrutto Roma… per rendere ancora più esplicita l’idea per
cui gli ebrei avrebbero rimpiazzato Roma, Giovanni da
Rupescissa definì il nuovo sovrano un ‘Augusto della stirpe di
Abramo’. Non solo, dunque, gli ebrei avrebbero preso il posto
dei romani come titolari dell’impero universale, ma nessun
altro popolo li avrebbe scalzati dalla loro posizione sino
alla fine dei tempi» (10).
La Chiesa si sarebbe trasferita da Roma a Gerusalemme.
3) Un altro discepolo dell’abate Gioacchino è stato
Federico di Brunswick, un francescano nato nel 1389 in
Sassonia.
Egli è ancora più esplicito di Rupescissa e afferma che vi
sarebbe stato, nella terza èra, un secondo Messia (reparator)
che sarebbe stato «sacerdote e assieme re e avrebbe regnato
sino alla fine dei tempi, cioè per un millennio. In sostanza,
fecero del reparator un secondo Cristo, senza tuttavia
asserirne in maniera esplicita la natura divina. (…) Il
reparator, avrebbe regnato realmente come un re…,
rappresentando effettivamente un messia per gli ebrei (…),
tutto il popolo d’Israele si sarebbe convertito. L’impero
romano e quello bizantino sarebbero stati riunificati dando
vita a un nuovo impero universale da affidare agli ebrei
divenuti la nuova nazione dominante (...). L’accento posto
sulla conversione del popolo d’Israele e sulla trasformazione
del mondo sotto la guida degli ebrei, giungeva ai profeti da
Giovanni da Rupescissa, ma essi mostravano un atteggiamento
ancor più filo-giudaico, arrivando ad asserire che a compiere
tale trasformazione sarebbe stato un ebreo (…), sotto la [sua]
guida sarebbe avvenuta quella che, di fatto, rappresentava la
riedificazione del terzo tempio, [che] si poneva in aperta
contraddizione con la tradizionale credenza cristiana, secondo
cui il popolo d’Israele non avrebbe mai… ricostruito
Gerusalemme» (11).
4) Mentre il nostro faceva proseliti in Germania, un
altro francescano Francesc Eiximenis (12) (1327-1409),
in Catalogna, scriveva trattati millenaristi, egli dedicò la
sua esistenza oltre che a scrivere trattati, ad intrecciare
relazioni con i grandi di allora (Pietro IV d’Aragona e i suoi
familiari), secondo Francesc «gli ebrei si sarebbero
convertiti, la sede papale si sarebbe trasferita a
Gerusalemme, dove avrebbero regnato un nuovo papa e un nuovo
imperatore, entrambi provenienti dal popolo d’Israele»
(13).
Conclusione
Il problema attuale dell’americanismo, del filo-sionismo e
dello «scontro tra civiltà».
La fobia della cultura del mondo arabo e mediterraneo (anche
di quello classico della metafisica greca e dell’etica romana;
di quello medievale della cristianità patristico-scolastica e
del Papato romano) è assai vasto e complesso.
Non lo si riesce a capire se non si risale alle fonti della
civiltà mediorientale (Assiro-Babilonesi, egiziani…),
vicino-orientale (israeliti) e mediterranea (greci, romani e
cristianità europea).
Alla luce di questi principi si scorge quanto sia
incompatibile cattolicesimo romano (erede della metafisica
greca e dell’etica romana) con americanismo,
giudaismo-talmudico e sionismo politico-nazionale.
Oggi ci ritroviamo sull’orlo di una guerra atomica mondiale
tra Iran, Siria, Libano e Iraq da una parte, contro USA e
Israele.
Con la crisi georgiana, pilotata da Israele e USA, non ci si
ferma al vicino-medio/oriente, ma il conflitto ci penetra in
casa (Polonia e Paesi dell’ex Patto di Varsavia) e fa entrare
direttamente in ballo la Russia (con Afghanistan e Pakistan
del dopo Musharraff) e probabilmente, anche se indirettamente,
la Cina.
I teoconservatori italiani
a) sia laicisti (Pera, Ferrara),
b) sia ex cattolico integrali (Alleanza Cattolica,
Lepanto Foundation) cercano di conciliare l’inconciliabile.
Il fatto che ci provino dei laicisti di formazione liberale
popperiano-kantiana (Pera/Antiseri) o addirittura
anarco-capitalista (Quagliariello/Piombini) e post-marxista
(Ferrara), non deve sorprenderci, data la loro filosofia
immanentista, soggettivista e pragmatista.
Quello che lascia di stucco è il campo ex cattolico integrale,
il quale si fonda(va) sul principio di non contraddizione, sul
primato della realtà riguardo al pensiero e sull’etica
naturale.
Purtroppo si deve registrare - proprio in questi giorni - che
Massimo Introvigne, il quale poteva essere presentato come un
elemento «deviato» (dottrinalmente parlando) di Alleanza
Cattolica, è stato nominato da Giovanni Cantoni (l’attuale
reggente nazionale e fondatore della medesima), vice-reggente
nazionale di «Alleanza Cattolica» e suo futuro successore.
Alleanza Cattolica, quindi, è sostanzialmente
l’«Introvigne-pensiero», il quale si allontana
impressionantemente dalla retta dottrina cattolica, dalla sana
filosofia e dalla concezione della politica come l’hanno
costruita Aristotele, San Tommaso e il magistero tradizionale
della Chiesa.
I suoi contatti col mondo massonico, giudaico ed esoterico
(ampiamente documentati) hanno sollevato molte perplessità,
anche in ambienti ufficiali (vedi GRISS). Si voleva sperare
che egli fosse una voce «minoritaria» e «singolare» di
Alleanza Cattolica, ma non è così.
Anche la «Lepanto Fountation» di Roberto De Mattei, accoglie
scritti su «Radici Cristiane» di Guglielmo Piombini,
anarco-capitalista, proveniente dal Partito Radicale, in
funzione anti-islamica ma certamente non ortodossamente
cattolica; organizza convegni sul giudeo-cristianesimo (ossia
il «cerchio-quadrato») all’Università Europea con Giorgio
Israel ed Emanuale Ottolenghi (redattori della rivista della
Comunità israelitica romana «Shalom») e il noto attivista
omosessualista americano Bruce Bawer (che è stato chiamato e
presentato pubblicamente quale relatore nei cartoncini
d’invito, anche se non è intervenuto).
Tutto ciò ci mostra la contraddittorietà (dottrinale e
pratica) di un mondo che vorrebbe conciliare
americanismo-giudaizzante e cattolicesimo («esteriorizzante»).
Cosa dire?
Che «bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finisce per
pensare come si vive»
Ora andare contro-corrente è scomodo, però Gesù ci ha
insegnato che la strada la quale conduce al Paradiso è stretta
ed angusta, mentre quella che porta alla perdizione (se si
persevera in essa, Dio non voglia, ma «talis vita, mors ita»)
è larga e spaziosa.
Che Dio ci aiuti a perseverare nella strada del Calvario e ci
tenga le mani in capo, poiché «qui reputat se stare, timeat ne
cadat» (san Paolo).
Don Curzio Nitoglia
LINKS :
http://www.doncurzionitoglia.com/MillenarismoGioachimita.htm
http://www.effedieffe.com/content/view/4307/176/

1) R. E. Lerner, «La festa di Sant’Abramo. Millenarismo
gioachimita ed Ebrei nel Medioevo», Roma, Viella, 2002, pagina
8.
2) Ivi, pagina 29.
3) Ivi, pagine 35-36.
4) Ivi, pagina 36.
5) Ibidem.
6) Ivi, pagina 39. Confronta anche: Gioacchino da
Fiore, Invito alla lettura, G.L. Potestà (a cura di),
Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1999. Tale tesi è
confermata da Yoseph Caro (rabbino di Ferrara) che ha scritto:
«Quanto al luogo della dimora del Messia (…) alcuni testi
[della letteratura rabbinica e talmudica] lo pensano nascosto
e sofferente a Roma, come nella città che determinò la caduta
del regno ebraico (Sanhedrìn, 98, a)… Molti luoghi talmudici
descrivono i tempi messianici. La prima conseguenza della
venuta del Messia consiste nel ritorno degli ebrei,
numericamente aumentati, in Palestina e la riedificazione
della città di Gerusalemme e del Tempio…, cesserà il peccato,
e di conseguenza anche la morte. I figli d’Israele diverranno,
perciò, immortali. Ma gli effetti della venuta del Messia non
si faranno sentire solo per Israele [bontà loro]: un’epoca di
beatitudine si aprirà per tutte le nazioni che, pentite delle
loro colpe, saranno perdonate.
L’idolatria [Cristo = Dio] cesserà, tutte le Genti adoreranno
un solo Dio» (Enciclopedia Italiana, voce «Messia» e in
particolare «L’idea messianica nell’ebraismo postbiblico»,
Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1929-1936, volume
XXII, pagine 957-958. Come si vede questa stessa dottrina del
Talmùd sul Messia (come ci è spiegata dal rabbino Yoseph Caro)
la si ritrova fedelmente riportata negli scritti di Gioacchino
da Fiore e dei suoi discepoli (come ci sono presentati dal
professore israelita Robert Lerner). Quindi asserire che
l’origine del millenarismo gioachimita è certamente talmudica,
non è frutto di stereotipo e pregiudizio antisemita, ma è la
verità storica com’è insegnata dagli stessi rabbini e
talmudisti israeliti.
7) Per quanto riguarda l’Anticristo i Padri della
Chiesa, fondandosi sul Deposito della fede rivelata
(specialmente in San Paolo 2^ Ep. Tess., II, 3-12; e San
Giovanni 1^ Ep., II, 18-22; IV, 3; 2^ Ep. VII; Apocalisse, XI,
7ss.; XIII-XIV), insegnano unanimemente che la fine del mondo
deve essere preceduta dal regno dell’Anticristo (II Tess.) che
è «l’uomo del peccato», ossia «il mistero d’iniquità operante
nel mondo» il quale si manifesterà pienamente quando
l’ostacolo o «colui che lo trattiene» (il Papa) verrà
parzialmente meno. Egli sarà un uomo, non un personaggio
metaforico (errore per difetto) e neppure il diavolo incarnato
(errore per eccesso). Sarà ebreo, accolto come il messia
giudaico. Vorrà farsi adorare al posto di Dio. Prevarrà per un
certo tempo, poiché gli uomini avranno perso «l’amore per la
verità» (II Tess.). Dio invierà due testimoni (Enoch ed Elia)
per aiutare i fedeli a resistere alla sua persecuzione
(Apocalisse XI) che sarà la più sanguinosa della storia,
ispirata dall’odio diretto contro Dio. Quasi tutti
apostateranno, ma Gesù ucciderà l’Anticristo «col soffio della
sua bocca» (San Paolo) e Israele si convertirà al
cristianesimo.
Monsignor Salvatore Garofalo scrive: «L’interpretazione comune
tra gli scrittori cristiani vede nell’Anticristo un
personaggio distinto da Sàtana, ma da lui sostenuto, che si
manifesterà negli ultimi tempi, prima della fine del mondo,
per tentare un attacco e un trionfo decisivo su Gesù e la sua
Chiesa. (…). Ciò che impedisce lo scatenarsi di questa
formidabile potenza è un misterioso ‘ostacolo’ che è nello
stesso tempo considerato, in astratto, come una potenza [la
Chiesa romana] e, in concreto, come una persona [il Papa]. (…)
L’ostacolo impedisce la manifestazione dell’Anticristo, non la
sua opera personale. L’Anticristo persona, si rivelerà
nell’ultima fase della lotta anticristiana, che imperversa in
tutti i secoli, e prepara lentamente l’apparizione del ‘figlio
della perdizione’ alla fine dei tempi» («Dizionario di
Teologia dommatica», Roma, Studium, 4^ edizione, 1957, pagina
23).
8) Ivi, pagina 44.
9) Ivi, pagina 65.
10) Ivi, pagina 112.
11) Ivi, pagine 130-131.
12) F. Eiximenis, «Estetica medievale. Dell’eros, della
mensa e della città», Milano, Jaca Book, 1986.
13) Dizionario di Teologia dommatica, citato, pagina
147. Confronta anche: R. E. Lerner, «Refrigerio dei santi.
Gioacchino da Fiore e l’escatologia medievale», Roma, Viella,
1995;
H. Grundmann, «Gioacchino da Fiore. Vita e opere», Roma,
Viella, 1997; H. de Lubac,
«La posterità spirituale di Gioachino da Fiore», Milano, Jaca
Book, 2 volumi, 1983.
In tale studio l’autore dimostra (specialmente nel 2° volume,
«Da Saint-Simon ai giorni nostri») che il gioachimismo ha
esercitato (e continua ad esercitare) un profondo influsso sui
filosofi moderni e odierni e sui movimenti politici che si
sono succeduti dalla fine della cristianità sino al mondo
attuale (Cousin, Fourier, Saint-Simon, Lamennais, Mickiewicz,
de Maistre, Marx, Hitler, Soloviev, Berdiaev, Bloy, Péguy).
Anche la questione del millenarismo giudaico e
medievale-fiorense non è sorpassata, ma mantiene tutta la sua
attualità, soprattutto oggi, con il dominio dello Stato
d’Israele e degli Stati Uniti d’America sul mondo intero e la
reazione del mondo arabo che hanno suscitato, la quale ci sta
portando in uno stato di caos universale e di guerra perpetua.
Non bisogna, infatti, dimenticare che la maggior parte dei neo
o teo-conservatori «cristianisti» (non «cristiani») americani
(che oggi influenzano la politica di «destra»
dell’amministrazione Bush) ha un «passato» politico di
«ultra-sinistra» o meglio trozkista, sono in gran parte di
origine ebraica e discepoli della Scuola di Francoforte,
trasferitasi in America nel 1933 e rimastavi con Teodoro
Adorno sino al 1950 e con Herbert Marcuse sino al 1979. Tale
scuola politica era caratterizzata dalla sostituzione
dell’odio di classe del proletariato (nella rivoluzione
comunista), che veniva rimpiazzato dal pansessualismo
freudiano, lo scatenamento degli istinti e la perdita della
padronanza di sé;
la maggior parte dei suoi membri erano di origine israelita
(G. Lukàcs, E. Fromm, T. Adorno,
W. Reich, W. Benjamin, H. Marcuse, M. Hokheimer, F. Pollock).
Il trozkismo è il comunismo più radicale e pericoloso; esso è
una setta segreta o esoterica, rispetto al comunismo pubblico
o essoterico di Stalin. Il soggettivismo relativista è la
natura del trozkismo, secondo il quale la teoria è al servizio
della prassi o del movimentismo che deve portare al caos
«infinito e perpetuo», servendosi d’ogni mezzo (anche un
politicante «conservator-cristianista»).
Occorre, per il trozkismo, prima distruggere i valori
greco-romani e cristiani. Corrompere il mondo dei valori e dei
princìpi, pervertire la gioventù scatenando gli istinti e le
passioni disordinate come strumento di sovversione (nichilismo
filosofico individuale e anarchia sociale), poi si potrà
esportare il comunismo libertario-movimentista (alla
Bertinotti, contrariamente a quello ingessato
militar-burocratico stalinista, alla Cossutta) in tutto il
mondo e vi sarà, così, una società perfetta (millenarismo) su
questa terra. La rivoluzione studentesca del maggio 1968, è
stata la vittoria del trozkismo secondo il quale «un cervello
vuoto (dei sedicenti ‘studenti’) è più ricettivo di comunismo
che un ventre operaio affamato». Il trozkismo ha fatto la
rivoluzione non grazie al proletariato, ma tramite la
corruzione della gioventù studentesca, grazie al freudismo di
massa e alla sfrenatezza dei costumi. Il sindacalismo
rappresenta un altro cavallo di battaglia del trozkismo,
esacerbando
i contrasti (e non risolvendoli): tra imprenditore e
lavoratore, maestro e studente, padre e figlio, marito e
moglie, prete e fedele. Infiltrando la magistratura;
corrompendo la scuola, l’insegnamento, la cultura;
neutralizzando le forze dell’ordine. La moda e l’abbigliamento
hanno esercitato un influsso notevole sul cambiamento di
mentalità degli uomini, la musica pop, la droga detta
«leggera», le canzonette realmente leggere che arrivano là ove
il libro e neppure il volantino non giungono; il tipo di vita
frenetico, instabile, vagabondo hanno rivoluzionato o cambiato
la faccia al mondo. I rotocalchi rosa, sotto apparenza di
«innocenza» hanno fabbricato una «cultura» di massa
psicoanalitica e freudiana. Freud è diventato, così, una forza
politica popolare che ha terremotato l’universo. Moda + musica
+ psicoanalisi di massa hanno cambiato la faccia del mondo e
lo hanno reso una bolgia infernale, il regno sociale di satana
pronto, oramai, ad accogliere l’anticristo. Non c’è da
stupirsi se costoro si sono serviti di una potenza militare
apparentemente conservatrice, per portare la rivoluzione
permanente nel mondo intero, dal Medio Oriente (1990-2002),
all’America stessa (2001) e all’Europa (2003-2005).
Confronta anche: M. Reeves-W. Gould, «Gioacchino da Fiore e il
mito dell’Evangelo eterno nella cultura europea», Roma,
Viella, 2000. In tale opera gli autori riprendono e
approfondiscono lo studio del de Lubac, specialmente quanto a
Blake, Lessing, Schiller, Schelling, Renan, Wilde, Huysmans,
Nietzsche, Joyce. Tra i maestri dei teo-conservatori troviamo
anche Abraham Joshua Heschel uno degli artefici di «Nostra
Aetate», i cui libri sono stati fatti conoscere in Italia da
Cristina Campo e dalla case editrici conservatrici Borla e
Rusconi negli anni Settanta-Ottanta. Inoltre vi sono anche
Jacob Taubes e Leo Strauss (oggi molto in voga in ambiente
teo-conservatore italiano). Su Jacob Taubes confronta: E.
Stimilli, «Jacob Taubes. Sovranità e tempo messianico»,
Brescia, Morcelliana, 2004. Su Leo Straruss confronta: Kenneth
L. Deutsch- John A. Murley, «Leo Strauss, the Straussians and
the American Regime», Roman & Litlefield. D. Tanguay, Leo
Strauss, «Une biographie intellectuelle», Parigi, Grasset,
2003.
LINKS :
http://www.doncurzionitoglia.com/MillenarismoGioachimita.htm
http://www.effedieffe.com/content/view/4307/176/
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