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Anno III, Comunicato n.  42, del  6 maggio  2008

 

 

"Noi non celebriamo l'anniversario di Israele"

lettera-appello di un gruppo di ebrei inglesi


apparsa su "The Guardian"

 


A maggio, le organizzazioni ebraiche celebreranno il 60° anniversario
della fondazione dello stato di Israele. Ciò è comprensibile nel
contesto di secoli di persecuzione culminati nell'Olocausto.
Tuttavia, noi siamo Ebrei che non celebreranno. Sicuramente ora è
tempo di riconoscere la storia degli altri, il prezzo pagato da un
altro popolo per l'antisemitismo europeo e le politiche di genocidio
di Hitler. Come ha messo in evidenza Edward Said, ciò che l'Olocausto
è per gli Ebrei, lo è la Nakba per i Palestinesi.

Nell'aprile 1948, lo stesso mese dell'infame massacro di Deir Yassin
e dell'attacco di mortai contro i civili palestinesi nella piazza del
mercato di Haifa, il Piano Dalet entrò in funzione. Ciò autorizzò la
distruzione di villaggi palestinesi e l'espulsione della popolazione
indigena dai confini dello Stato. Non non celebreremo.

Nel luglio 1948, 70.000 Palestinesi furono cacciati dalle loro case a
Lydda e a Ramleh nel periodo più caldo dell'estate senza cibo né
acqua. Morirono a centinaia. E' nota come la Marcia della Morte. Noi
non celebreremo.

In tutto, 750.000 Palestinesi divennero rifugiati. Circa 400 villaggi
vennero cancellati dalle mappe. La pulizia etnica non terminò lì.
Migliaia di Palestinesi (cittadini israeliani) furono espulsi dalla
Galilea nel 1956. Molte migliaia in più quando Israele occupò la
Cisgiordania e Gaza. Secondo il diritto internazionale e sulla base
della risoluzione Onu 194, i rifugiati di guerra hanno il diritto al
ritorno o alla compensazione. Israele non ha mai riconosciuto tale
diritto. Noi non celebreremo.

Noi non possiamo celebrare l'anniversario della nascita di uno Stato
fondato sul terrorismo, sui massacri e sulla spoliazione della terra
di un altro popolo. Non possiamo celebrare l'anniversario della
nascita di uno Stato che ancora adesso è impegnato nella pulizia
etnica, che viola il diritto internazionale, che infligge una
mostruosa punizione collettiva alla popolazione civile di Gaza e che
continua a negare ai Palestinesi i diritti umani e le aspirazioni
nazionali.

Noi celebreremo quando Arabi ed Ebrei vivranno da eguali in un
pacifico Medio Oriente.

Seymour Alexander
Ruth Appleton
Steve Arloff
(seguono altre 102 firme)

 

Traduzione dall'inglese di "Al-Awda-Italia"

Fonte : Agenzia InfoPal

 

"Il sistema di valori su cui si fonda lo Stato di Israele"
è stato strutturato "attorno a una ideologia etnocentrica che pone
come prioritaria la necessità di avere uno Stato ebraico con una
solida maggioranza ebraica che controlli larga parte dei Territori
palestinesi. Nel creare il proprio Stato-nazione, il movimento
sionista non condusse una guerra che 'tragicamente, ma
inevitabilmente' portò all'espulsione di parte della popolazione
nativa, ma fu l'opposto: l'obiettivo principale era la pulizia etnica
di tutta la Palestina, che il movimento ambiva per il suo nuovo
Stato. Questa visione non è cambiata affatto dal 1948 ad oggi. Il
valore di uno Stato a base etnica è ancora al di sopra di qualunque
diritto umano o civile"
. (Ilan Pappe, storico ebreo israeliano)

 

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