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Georgia, la NATO incalza e i media si schierano: "Una sinfonia
monocorde"
Enrico Galoppini, redattore di «Eurasia»:
"La Georgia è un paravento per altri interessi e tutto questo
strillare tradisce la sensazione che la partita non stia
andando affatto bene".
Servizio a cura di Alberto Brambilla | News ITALIA PRESS

Bruxelles
- Oggi nella capitale belga si è tenuta la riunione, indetta
dagli Stati Uniti, dei commissari degli esteri dei paesi NATO.
Obiettivo dell'incontro è stata la ricerca di una posizione
unitaria dell'Alleanza Atlantica nei confronti del conflitto
in Georgia. Il messaggio che esce dal palazzo è che i rapporti
con Mosca "non
saranno mai più come prima", come dichiarato
da Jaap de Hoop Scheffer - segretario generale NATO. Le voci
si susseguono e le dichiarazioni fioccano. Nel dibattito è
intervenuto anche il ministro degli esteri italiano, Franco
Frattini, che ha sottolineato come il vertice sia stato "una
vittoria dell'unità della Nato", che lascia aperto
uno spiraglio per la Russia ma allo stesso tempo pone "il
ritiro immediato delle truppe" come
"prima condizione".
Caustico il commento del segretario generale degli Stati
Uniti, Condoleezza
Rice, che si difende e riattacca: "Non
sono gli Usa che vogliono isolare la Russia, ma è Mosca che si
sta isolando invadendo i suoi piccoli vicini e bombardando".
"Da questa riunione
- aggiunge - esce un
segnale molto chiaro, e cioè che la Nato, giunta fino a questo
punto dalla fine della Guerra fredda, non ha intenzione di
permettere che venga tracciata una nuova linea all'interno
dell'Europa". Una linea di separazione, s'intende.
Il conflitto nel Caucaso, iniziato ai primi di questo mese, è
stato generato dall'attacco da parte del governo di Tbilisi ai
danni dell'Ossezia del Sud. Con l'intenzione di "ristabilire
l'ordine costituzionale", come scrive il giornalista Seumas
Milne nell'articolo "Espansionismo
statunitense più che aggressione russa",
pubblicato sul The Guardian del 14 agosto. Un articolo
illuminante che spiega gli antefatti del conflitto odierno, di
cui spesso si dimenticano ruoli, vittime e retroscena. Basti
ricordare, per adesso, due fatti: il primo, nel 2003 la
Georgia attaccò l'Iraq al fianco dell'esercito americano. Il
secondo, Bush ha
definito la Georgia un "governo democratico"
ma sia Saakashvili che il suo predecessore sono saliti al
potere a seguito di colpi di stato "appoggiati dall'Occidente"
- come ricorda Milne. Per questo motivo "il
presidente georgiano va interpretato nient'altro che come un
esecutore di ordini altrui", spiega
Enrico Galoppini,
redattore della rivista Eurasia.
Prima di tutto la
NATO
"non è un'alleanza
difensiva - tiene a sottolineare Galoppini -
ma è chiaramente
uno strumento offensivo,
e la dimostrazione è che una Russia, che si è ripresa dopo un
periodo disastroso, dell'era precedente all'avvento di Putin,
ha preteso, come è normale che sia, di essere sicura nel suo
spazio vitale". Un'esigenza che si scontra con "il
progetto esplicito americano e una serie di
provocazioni
sulla fascia immediatamente a ridosso del nucleo della
federazione russa". Un piano globale per
cui non c'è bisogno di scomodare le carte e i documenti ma "basta
l'osservazione della realtà e la deduzione logica"
dato che ci si trova
"di fronte a un continuo attacco su tutta la linea che va dai
paesi baltici alla Polonia passando per il Caucaso e le
repubbliche centro-asiatiche".
Se dovessimo fare un bilancio della situazione attuale, un
semplice scontro ai punti in una partita di geopolitica il
punteggio sarebbe ,"in
termini calcistici",
Russia 2 - Georgia 0, dice Galoppini. Un
quadro dove per Georgia si intende "un
paravento di tutta un'altra serie d'interessi". Un
risultato che penalizza, dunque, coloro i quali hanno "sfruttato
l'11 settembre 2001 per portare un attacco su tutta la linea"
che corre lungo i paesi del così detto "asse
del male e coincide, non a caso, con la cintura di sicurezza
della Russia".
Una tesi avvalorata dal "fatto delle parole", e cioè
dall'intensiva
campagna mediatica
che cerca di spingere verso una demonizzazione della Russia da
cui scaturisce la sensazione "che
tutto questo progetto di dominio planetario e aggressione ai
quattro venti stia andando male", spiega
Galoppini. E, cosa ancora più importante, puntualizza lo
studioso, in riferimento alla crisi del Caucaso, è che a ben
vedere dopo due giorni dall'attacco georgiano è "completamente
sparito il fatto". La situazione è semplice.
Il fatto era: "L'attacco
proditorio e devastante della piccola capitale dell'Ossezia
del Sud", il fatto è diventato: "La
Russia che non se ne va dalla Georgia". Uno "stravolgimento
della realtà" che non risulta nuovo agli
osservatori. La novità, invece, consiste nell'uso - e
nell'abuso - di strumenti mediatici più raffinati e
martellanti a causa dei quali "si
assiste ormai a
una sinfonia monocorde". Che è poi la
sintesi dell'impressione che si avverte quando ci si accorge
che lo spazio in tv dato agli sfollati dell'Ossezia è stato
nullo, racconta Galoppini.
"Un clima mediatico che
ormai conosciamo, quello tipico delle situazioni dittatoriali
potremmo dire - continua
- In cui non si dà più voce
a nessuno". "Ma
diamogli il peso che merita - aggiunge
Galoppini - perché
probabilmente tutto questo strillare tradisce anche la
sensazione che
la partita non sta andando
affatto bene". Una partita che non si
chiuderà con l'isolamento della Russia, paventato dalla Rice e
sconsigliato da Milibrand, proprio perché ancora si sta
giocando sul campo delle parole: "Bisogna
vedere nella sostanza cosa succede a livello economico, di
contratti, commesse e progetti con cifre da capogiro
- dice Galoppini -.
Anche perché la
Georgia è importante come territorio dal quale fa passare i
condotti alternativi,
rispetto a quella che poi metterebbe in contatto la
federazione russa con l'unione europea".
Inoltre, alla luce della
Organizzazione della
conferenza di Shangai, il processo di
"isolamento" imputato alla Russia di cui parla l'Occidente è
semmai il suo esatto opposto. Infatti, "ponendosi
come punto d'osservazione in tutti quei paesi che compongono
l'organizzazione della conferenza, è quella parte d'Europa che
viene intesa come Occidente che si sta isolando -
afferma Galoppini.
E probabilmente siamo noi che ci stiamo staccando
da
"qualcosa d'immenso" che sta avvenendo pochi passi
a Est dalla 'piccola' Unione Europea.
Servizio a cura di Alberto Brambilla | News ITALIA PRESS
Notiziario NIP
News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 161 - Anno XV, 19 Agosto
2008, 22:16:00
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http://www.newsitaliapress.it/pages/dettaglio.php?id_lnk=6_144191 |