Il
Papa ai Vescovi dell’Asia centrale:
“Nonostante le dure pressioni esercitate durante gli anni del
regime ateo e comunista, grazie all’abnegazione di zelanti
sacerdoti, religiosi e laici, la fiamma della fede è rimasta
accesa nel cuore dei credenti”

Città del Vaticano (Agenzia
Fides)
– “Ringraziamo il Signore che, nonostante le dure pressioni
esercitate durante gli anni del regime ateo e comunista, grazie
all’abnegazione di zelanti sacerdoti, religiosi e laici, la fiamma
della fede è rimasta accesa nel cuore dei credenti. Le comunità
possono essere ridotte a un "piccolo gregge". Non bisogna
scoraggiarsi, cari Fratelli!” E’ questa l’esortazione che
Benedetto XVI ha rivolto al gruppo di Vescovi e di Ordinari del
Kazakhstan e dell’Asia Centrale, ricevuti in occasione della
visita "ad Limina Apostolorum", il 2 ottobre.
All’inizio del discorso, il Papa ha rivolto un particolare saluto
a Sua Ecc. Mons. Tomash Peta, Arcivescovo di Maria Santissima in
Astana e Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici del
Kazakhstan, agli altri Vescovi e al Delegato per i fedeli
greco-cattolici in Kazakhstan; all’Amministratore Apostolico in
Kyrgyzstan; all’Amministratore Apostolico in Uzbekistan; al
Superiore della Missio sui iuris in Tadjikistan e al Superiore
della Missio sui iuris in Turkmenistan.
Come avvenne per le Comunità delle origini, anche oggi è lo
Spirito Santo a condurre la Chiesa, ha sottolineato il Santo
Padre, che ha esortato i Vescovi a lasciarsi guidare da Lui:
“mantenete viva nel popolo cristiano la fiamma della fede;
conservate e valorizzate le valide esperienze pastorali ed
apostoliche del passato; continuate a educare tutti all’ascolto
della Parola di Dio, suscitate specialmente nei giovani l’amore
verso l’Eucaristia e la devozione mariana, diffondete nelle
famiglie la pratica del Rosario. Ricercate inoltre, con pazienza e
coraggio, nuove forme e metodi di apostolato, preoccupandovi di
attualizzarli secondo le odierne esigenze, tenendo conto della
lingua e della cultura dei fedeli a voi affidati”.
Tali impegni necessitano, per essere realizzati, di una “ancor più
salda unità” tra i Pastori e del clero, per cui Benedetto XVI ha
invitato i Vescovi a coinvolgere sempre più i sacerdoti, i
religiosi e le religiose, come pure i laici impegnati nelle varie
iniziative pastorali. In particolare ha raccomandato di prestare
attenzione e ascolto a questi cooperatori, anch’essi operai nella
vigna del Signore: “Mostratevi pertanto pronti e disponibili a
venire incontro alle loro attese, sosteneteli nei momenti di
difficoltà, invitateli ad essere sempre più fiduciosi nella
Provvidenza divina che non ci abbandona mai, soprattutto nell’ora
della prova; siate al loro fianco quando vengono a trovarsi in
condizioni di solitudine umana e spirituale. Alla base di tutto ci
sia il ricorso costante a Dio nella preghiera e la continua
ricerca dell’unità tra voi, come anche in ciascuna delle vostre
rispettive e diversificate comunità”.
Il Santo Padre ha quindi sottolineato “le sfide che l’odierna
società globalizzata pone all’annuncio e alla coerente pratica
della vita cristiana” anche nelle regioni dell’Asia centrale,
oltre che quasi dappertutto nel mondo, citando la violenza, il
terrorismo, il diffondersi dell’estremismo e del fondamentalismo.
“Occorre, certo, contrastare tali flagelli con interventi
legislativi – ha affermato Benedetto XVI -. Mai però la forza del
diritto può trasformarsi essa stessa in iniquità; né può essere
limitato il libero esercizio delle religioni, poiché professare la
propria fede liberamente è uno dei diritti umani fondamentali e
universalmente riconosciuti.”
Prima di concludere il suo discorso, Benedetto XVI ha voluto
ribadire che “la Chiesa non impone, ma propone liberamente la fede
cattolica, ben sapendo che la conversione è il frutto misterioso
dell’azione dello Spirito Santo. La fede è dono ed opera di Dio.
Proprio per questo è proibita ogni forma di proselitismo che
costringa o induca e attiri qualcuno con inopportuni raggiri ad
abbracciare la fede. Una persona può aprirsi alla fede dopo matura
e responsabile riflessione, e deve poter realizzare liberamente
questa intima ispirazione. Ciò va a vantaggio non solo
dell’individuo, bensì dell’intera società, poiché la fedele
osservanza dei precetti divini aiuta a costruire una convivenza
più giusta e solidale”.
Incoraggiando i Vescovi a proseguire nel lavoro intrapreso,
“valorizzando sapientemente gli apporti di tutti”, il Papa ha
ringraziato i sacerdoti e i religiosi che lavorano nelle diverse
circoscrizioni ecclesiastiche (i Francescani nella Diocesi della
Santissima Trinità in Almaty, i Gesuiti in Kyrgyzstan, i
Francescani Conventuali in Uzbekistan, i religiosi dell’Istituto
del Verbo Encarnado nella Missio sui iuris in Tadjikistan, gli
Oblati di Maria Immacolata nella Missio sui iuris in Turkmenistan)
ed ha invitato anche altre famiglie religiose “a offrire
generosamente il loro contributo, inviando personale e mezzi per
portare a compimento il lavoro apostolico nelle vaste regioni
dell’Asia Centrale”. (S.L.) (Agenzia Fides 3/10/2008)
Links:
Il testo integrale del discorso del Santo Padre, in italiano
http://www.evangelizatio.org/portale/adgentes/pontefici/pontefice.php?id=1236
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