"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n. 15, del 17 gennaio 2009

Giudeoamericanismo frankista e la probabile fine storica del giudeosionismo

del Prof. Luca Fantini, TerraSantaLibera.org

 

 

 Leggendo vari scritti, in questi giorni, capita di imbattersi in analisi, anche importanti e significative, dove, spinti dagli eventi e dai fatti quotidiani, si continua sempre più a dare l’idea della centralità dell’entità sionista, nel millenario progetto messianista giudaico.

 

Nonostante le immagini continue, che solo oggi, dopo decenni e decenni, sembrano appena scuotere minimamente talune coscienze, della tragedia del popolo di Palestina, provenienti dal Vicino Oriente, tale analisi rischia di confinare il particolare con il generale. 

Di fatto, viceversa, è il giudeoamericanismo che, da poco tempo, ha giudeoamericanizzato il mondo intero. La rivoluzione americana, infatti, con la Dichiarazione dell’Indipendenza del 1776, sanziona il diritto alla libertà totale per il Giudaismo; mentre in Europa, una politica attenta e sensibile ai valori tradizionali dei popoli autoctoni non lasciava eccessivo spazio, almeno fino ad allora, ai Giudei della Diaspora, nell’America moderna, solo i Giudei possono godere pienamente dei diritti civili e religiosi e, progressivamente, anche di quelli politici[1].

 

Il Giudaismo trova indubbiamente in America una terra predisposta al suo atavico messianismo magico-metafisico, ma certamente naturalistico, lunare, che lo contraddistingue; la poetessa ebrea Emma Lazarus scrive il The New Colossus, il sonetto inciso nel piedistallo della Statua della Libertà, Irving Berlin compone l’inno nazionale God Bless America. L’essenza giudaica dell’americanismo è caratterizzata appunto dalla particolare combinazione che viene ad instaurarsi, già da secoli prima  della Dichiarazione, con la tradizione puritana americana che era comunque profondamente compenetrata di elementi giudaici, al punto che sin dalla metà del ‘600, la letteratura religiosa finisce presto per identificare sul piano metafisico la Terra Santa con la realtà del Nuovo Mondo, ossia con la terra americana. Anche quando, dal 1664, conquistatori inglesi si sostituiscono agli olandesi, il giudaismo è sempre più ritenuto una componente fondamentale del mosaico del pluralismo religioso americano.

 

In America manca l’anello fondamentale mediante il quale rettamente osservare il Giudaismo, ossia “la linfa medievale”[2] e non si può dunque radicare un antigiudaismo come forza di difesa morale e spirituale, al contrario di quanto accadeva in Europa. Così, dall’800, molti giudei, considerando l’America la Terra Promessa, contribuiscono concretamente alla sua crescita, abbandonando il culto del ghetto e della comunità separata. Il 27 novembre 1859 nasce infatti il Board of Delegates of American Israelites. Dopo il caso Mortara e diciannove anni dopo l’affare di Damasco – quando nel 1840 tredici ebrei vengono condannati a morte dal governatore con l’accusa di omicidio rituale -, il giudeoamericanismo, di fronte alla politica discriminatoria ancora vigente in Europa, abbandona le varie dispute interne e, facendo blocco con l’Alliance Israèlite Universelle fondata in Francia nel 1860 da Isaac Adolphe Crèmieux, con diramazioni negli USA, inizia a guadagnarsi un forte peso sulla scena politica interna ed internazionale, costituendo un vero e proprio gruppo di pressione (lobby) sul potere politico[3].

L’America, nell’ottica giudaica, è così l’obiettivo reale del disegno divino.  Per l’American Society, la quale nel 1820 lancia il progetto per una colonia di soli ebrei in America, la terra americana è la Nuova Gerusalemme che avrebbe ridato fiato ai giudei oppressi e perseguitati dalla Cristianità europea.

 

I valori etici del giudaismo talmudista, di taglio in fondo supermaterialista, sono molto simili agli ideali americani[4] e – come sottolinea L. David Brandeis già nel 1915 (The Maccabean) – i più alti ideali giudaici sono essenzialmente americani. 

La civilizzazione americana - caratterizzata dalla visione del mondo liberista, dalla pratica comune dell’utilitarismo, dalla diffusione ultramassonica quale sistema sociale consolidato, dallo spirito protestante che si concretizza in sua una torsione ancor più estremistica, il quale giustifica teologicamente un sistema economico, come quello dei Giudei, “supercapitalista” o liberista puro, alla Milton Friedman - concepisce l’espansione mondiale della democrazia angloamericanista quale “missione divina”: come l’antico “popolo eletto” aveva una missione messianica universale, così l’americanismo basato sulla necessità sacra di espandere questo modello democratico, supercapitalista, ripropone dei motivi dell’Antico Israele[5].

 

Tale motivo di una presunta benedizione divina circa “la guerra santa planetaria per la democrazia” fu prima incarnato da Inghilterra-Israele durante la guerra dei Sette anni[6], per poi passare ai coloni inglesi in America che combineranno in modo perfetto le loro aspirazioni con il messianismo giudaico. Gli stessi Padri Pellegrini fondatori della Nuova Inghilterra sono convinti di partecipare alla creazione di un nuovo mondo, di una nuova Gerusalemme, in quanto la loro visione circa la ricchezza materiale come premio mediante il quale Dio ricompenserebbe il fedele più zelante, rende concreta l’aspirazione di fare dell’America la nuova terra del latte e del miele. “Il popolo di Dio ha il diritto di essere ricco”, dimmi Jimmy Bakker, accostandosi assai alla visione talmudista:

 

Il protestantesimo americano, dava un’interpretazione millenaristica della S. Scrittura e particolarmente del Libro d’Isaia, in cui si presentava l’America “destinata da Dio a svolgere un ruolo cruciale nel processo di restaurazione dello Stato ebraico”[7].

 

Le idee messianiche di Brandeis penetrano e influenzano l’amministrazione del presbiteriano Wilson. Quest’ultima, infatti, diviene un fondamentale veicolo mondiale e del giudeoamericanismo e del sionismo. Prima si lancia in una politica di diplomazia umanitaria e filantropica nei confronti delle discriminazioni che il Giudaismo ancora subiva in Europa, promovendo già allora l’idea di un Nuovo Ordine Mondiale (il cui nucleo centrale è appunto il giudeoamericanismo), poi approva il 27 agosto del 1918 la Dichiarazione Balfour a favore della creazione in Palestina di una national home per il popolo ebraico[8].

 

Il wilsonismo, profondamente compenetrato dalla visione di Brandeis, è il punto di massimo incontro e integrazione tra sionismo e giudeo-americanismo, al punto che diventa difficile d’ora in avanti stabile le differenze strategiche e le diverse aspirazioni tra la corrente giudeosionista e quella giudeoamericanista. Ora, il punto fondamentale da sottolineare è che, dopo il 1848, alcune ricche ed influenti famiglie frankiste della Boemia e della Moravia emigrano negli Stati Uniti. Il frankismo è, ripeto per coloro che non lo sanno, come afferma peraltro uno studioso ebreo di questi movimenti messianici kabbalisti, il modello perfetto dell’antinomismo[9].

 

L’antinomismo frankista è una pseudoteologia della controresurrezione, ossia una prassi magico-operativa, della salvezza, mediante la dissacrazione più violenta, più dissolutiva. La pseudoteologia fonda il suo messianismo sul trionfo universale dell’anti-uomo. Un anti-uomo (un anti-Io al luogo dell’Io solare che dovrebbe orientare e trasmutare l’individuo), uscito appunto da questa grandiosa rottura infera, ctonia del limite, non da un superamento solare, eroico, realmente resurrettore, del limite fisico-individuale. Jakob Frank, nella sua indubbia grandezza, è un personaggio dostoesvkiano. Nato nel 1726 a Korolewa, in Galizia, è l’autoproclamatosi “messia” della fine dei giorni di talmudica memoria, giudeo ultragiudaizzante che vuole però salvare l’intera umanità, anche quella tradizionalmente più avversata dal Giudaismo, ossia quella cristiana. L’essenza del messianismo antinomista frankista è che il lavoro di distruzione (per i frankisti elevazione) deve essere realizzato con la discesa umana nelle più infime profondità dell’abominio. Frank dice di sé medesimo:

 

Io non sono venuto ad innalzare, sono venuto a distruggere e a degradare tutte le cose finché esse non siano scese così in basso che più in basso non potrebbero scendere. La strada per l’abisso è terrificante e spaventosa[10].  

 

Nell’ebraico Talmud, la parola minuth, che indica l’eresia per eccellenza, significa Cristianesimo. Il frankismo si espande su questa tradizione cristianofoba talmudista apportando degli elementi di rottura con la stessa tradizione rabbinica giudaica. Elementi di rottura caratterizzati dalla precisa volontà operativa, rituale, di espansione del mondo della tenebra sul mondo della luce. Un autentico nichilismo magico, quello dei sabbatiani e quello dei frankisti, fondato su una prassi di materialismo magico-metafisico e su una visione escatologica ed apocalittica all’insegna del messianismo controresurrettivo.

 

La visione ultima del futuro di taglio frankista, è non a caso tutta ripiegata sulle leggi non ancora rivelate della Torah di atzilut, che sarebbero entrate in vigore, disse Frank ai suoi discepoli, non appena fossero “giunti a Esaù”, ossia dopo il passaggio attraverso la distruzione e la negazione, “l’abisso”. La visione apocalittica frankista circa l’abolizione di tutte le leggi e la loro trasformazione secondo l’antilegge dell’Abisso inizia ad assumere un concreto significato storico con la Rivoluzione Francese. Come è ormai certo, i nipoti di Frank ebbero un ruolo attivo in diverse cerchie giacobine parigine e di Strasburgo. Moltissimi altri frankisti diventarono militanti giacobini integrati a tutti gli effetti nel processo “rivoluzionario”.

 

I frankisti danno infatti una lettura mistico-nichilista della Rivoluzione Francese. Da una parte essa dimostrava il segno di un intervento divino in loro favore, in quanto le attività clandestine frankiste sarebbero passate inosservate e non sarebbero più state oggetto di eventuale repressione da parte di rabbini o del clero cattolico. Anche Frank esprime più volte questa opinione, nel 1803, a Praga ai suoi discepoli.

Dall’altra, come sostiene l’autore frankista della Profezia di Isaia, l’imminente apocalisse è destinata a causare la rinascita del popolo ebraico, il quale ha così la eccezionale possibilità storica di rinnegare i suoi rabbini e gli altri falsi maestri, abbracciando finalmente la “fede del vero Giacobbe”, come si addice al “popolo del Dio di Giacobbe”. Interpretando in senso frankista il salmo 118: “la destra del Signore è esaltata”, l’autore precisa che “se la destra del Signore comincia a manifestarsi, la sinistra ingannatrice di Esaù e dei suoi sacerdoti e la spada ingannatrice si ritireranno”, evidente allusione al ruolo combinato dei settori ecclesiastici e secolari.

In questa concezione del mondo, le aspirazioni apocalittiche si mescolano con la prassi politica rivoluzionaria, come testimonia, nel 1799, la famosa “Epistola Rossa”, scritta nello stile tipicamente criptico della letteratura frankista dai credenti di Offenbach a numerose comunità giudaiche, esortandole alla conversione alla “santa religione di Edom”.

 

Tale Epistola non viene compresa dalle autorità politiche, essendo anche presenti gli usuali passaggi dell’omelia sabbatiana con le sua ardite interpretazioni di storia biblica, passi dello Zohar e significati occultistici cabalistici, ma è un chiaro invito, rivolto dai giacobini frankisti alla radicale sovversione del principio di autorità spirituale e politica che corrisponde, in termini metafisici, al superamento frankista – “la santa religione di Edom” - del giudaismo tradizionale, divenendo lecita, nella prassi frankista, anche la conversione in blocco della setta criptogiudea al Cristianesimo qualora la circostanza lo renda opportuno, con immenso scandalo rabbinico!    

 

Il frankismo, come è evidente, ha avuto nell’America la terra eletta. Nobili polacchi di ascendenza frankista, nei quali si intravede il marchio del settecento anticristo, scalano velocemente i vertici del mondo finanziario e politico americano. Brandeis, appunto, è uno di questi. Il wilsonismo è chiaramente un frutto coerente della visione del mondo frankista.

 

Nonostante il frankista Brandeis, presidente dell’American Zionist Movement e consigliere speciale di Wilson riguardo “la questione ebraica”, sia determinante nell’attuare la causa del “focolare nazionale” sionista, va pure detto che il frankismo non è affatto protosionista.

 

Mentre gli ambienti sabbatiani si possono definire protosionisti in quanto dal 1700 iniziano a sviluppare la concezione che va promossa l’emigrazione sabbatiana verso la Terrasanta in quanto, in occasione del secondo avvento di Sabbetay Sevi, che sarebbe avvenuta dopo quaranta anni di “occultamento”, la vera conoscenza della sua natura sarebbe stata riservata solamente a quei credenti sabbatiani viventi in terra d’Israele, quelli frankisti non lo sono affatto. In questo contesto, Frank sviluppa invece una sorta di “territorialismo” apolide ebraico – si può anche definire un sionismo senza Sion, ma basato su una visione sorprendente, nient’affatto israelocentrica -  fondato su una visione che integra il nichilismo sabbatiano con la nuova prassi politica frankista, la quale predica il principio di una imminente apocalittica sovversione mondiale, che esula dal problema protosionista della Terra d’Israele vera e propria.

 

Nel suo commento allo ‘En Ya’aqov (una raccolta di aggadot talmudiche),  il frankista Low von Honigsberg specifica che l’esilio di Israele non è conseguenza dei suoi peccati, ma rientra in un piano escatologico destinato alla vittoria messianica del giudaismo sabbatiano e frankista, principio occulto rivelato appunto da Frank, ma rimasto invece nascosto a tutti i sapienti che lo hanno preceduto. Dunque, il problema escatologico del frankismo non è affatto rappresentato dal ritorno nella Terra d’Israele, ma nello scatenamento apocalittico del virus messianico giudaico-kabbalistico – al sessualismo antinomista orgiastico, non certamente all’idea del Sacro Amore[11], il frankismo dava un carattere ed un valore sacralizzanti -,  da cui discenderanno in seguito forme radicalmente corrosive che hanno avuto in particolare il fine strategico di annientare la forza spirituale dei popoli cristiano europei quali la psicanalisi, la “rivoluzione sessuale”, il femminismo, il cosiddetto “antirazzismo” che è stata soprattutto una maschera nominalistica e propagandistica del razzismo mondiale eurofobo o ancor meglio di un razzismo mondiale anticristiano, come hanno dimostrato anche i recenti fatti in India, dove l’alleanza tra Mossad e Hindutva ha partorito la liceità dell’assassinio rituale del “cristiano” mediante incenerimento, il culto della droga quale via di liberazione, l’instillazione, come prassi contropedagogica dall’infanzia, per gli europei, del disprezzo assoluto verso i valori patriottici e verso la santità del sacrificio militare o morale per la Patria, e così via[12].

 

Se da una parte abbiamo il giudeoamericanismo frankista e l’attuale pianeta americanizzato che presenta i chiari segni generali, diffusi anche a livello di massa, di un nichilismo magico controresutterivo e controspirituale, dall’altro abbiamo il progetto giudeosionista. Con questo non si vuole stabilire una netta separazione tra giudeoamericanismo e giudeosionismo, ma va tracciata però una differenziazione, forse solo formale, forse sostanziale, ma che comunque si rivelerà fondamentale. Se l’essenza del giudeoamericanismo di ascendenza frankista è da ricercare nel messianismo antinomista, quella del giudeosionismo è da ricercare nel messianismo ipernomista tempiocentrico.

Non va dimenticato, infatti, che nonostante il carattere “laico” del giudeosionismo di Herzl, di cui tanto si parla e spesso a sproposito, è il patrimonio ideologico dei protosionisti religiosi, incarnato dal Mizhrai, ad accordare la definitiva legittimazione al progetto sionista di Herzl; non va dimenticato che – nell’entità Sionista -  prima dell’inizio di ogni operazione fondamentale politica o militare, si deve attendere il responso supremo del Gran Rabbinato; non va dimenticato che i rabbini radicalmessianici adottano una particolare versione della kabbala operativa, hokhmat hashimmush, che mira a danneggiare qualcuno e che va oltre gli stessi elementi di magia giudaica stabiliti dalla kabbala, e che essi realizzano talvolta, in casi particolari, i dettami di un testo che contiene la maledizione rituale operativa, la Pulsa d’Nura, la flagellazione di fuoco;  non va dimenticato che, nonostante la sostanziale secolarizzazione della società civile israeliana, il potere del ceto rabbinico radicale, che deriva dal complesso intreccio che caratterizza la relazione tra politica e religione nell’entità giudeo-sionista, è talmente forte che i suoi esponenti possono permettersi di discutere in pubblico della possibilità di assassinare il primo ministro in nome della Legge religiosa, e, dopo l’eventuale assassinio del Rabin di turno, possono esternare tranquillamente che il fatto era inevitabile, in quanto Rabin (che in realtà perseguitava il medesimo disegno strategico dei rabbini radicali e dei sionisti nazionalreligiosi messianisti, ma con diversi strumenti tattici) si era mostrato “indifferente alle vere aspirazioni del popolo”[13].

 

Al di fuori di tale orizzonte messianista torahcentrico e nazional-religioso, il giudeosionismo non avrebbe senso. E, come un oscuro istinto, tutta la società civile israeliana vive, consciamente o incosciamente, di questo disegno messianico ipernomista, cioè fortemente radicato nella Legge religiosa tradizionale, a differenza del frankismo. Non ne può fare a meno, anche l’ateo cinico politico giudeosionista, che in realtà teme più di ogni altro evento il responso rabbinico definitivo. Questo orizzonte è divenuto l’essenza stessa della società sionista. Ma, nonostante l’ala più radicale, nel senso messianico attivista, del sionismo nazionalreligioso abbia tentato l’azione diretta per la riconquista del Monte Tempio, l’assenza, o comunque il non chiaro riconoscimento comune, di due condizioni rituali fondamentali, quella della linea sacerdotale, una casta dispersa dopo la distruzione del Tempio e quella delle  ceneri della giovenca rossa (aventi un particolare valore “purificatore”), ha certamente pesato sulla situazione interna sionista, svantaggiando il “partito della guerra civile” sionista nazionalreligioso a vantaggio di una corrente sionista più radicalmente occidentalista e di una post-sionista. Ma è chiaro, che se vi dovrà essere il graduale imporsi di queste correnti ai danni definitivi del giudeosionismo messianista nazionalreligioso, l’entità sionista (che, per quanto “democratica” o occidentalizzata indubbiamente abbia potuto essere o sia, presenta suoi specifici dati interni) finirebbe per perdere definitivamente la sua identità e sarebbe fatalmente inglobata nel giudeoamericanismo.

 

Ora, è importante constatare che il terrorismo rituale giudeosionista scatenatosi di nuovo di recente, rituale in quanto, tornando a quanto sopra si diceva, l’operazione Piombo fuso prende avvio proprio in uno dei giorni più sacri del calendario giudaico, lo Shabbat di Hanukkah, dopo il consenso supremo e definitivo dato dai rabbini a Barak, oltre a dirigersi evidentemente contro il movimento palestinese ormai simbolico di resistenza totale all’entità sionista, cioè Hamas, oltre a scatenare una infera tempesta di “sacra violenza giudaica” contro gli “amaleciti” (Deuteronomio, 25, 17-19), oggi i Palestinesi, la cui vita non vale nulla, soprattutto quella di bambini che, in prospettiva saranno i futuri martiri di un esercito che sembra eterno, il quale oltre le tinte esteriori (ieri rosse, oggi verdi) che sembrano volergli dare le potenze regionali o imperiali che vi mettono sopra le mani, è anzitutto, soprattutto Palestinese[14], nemmeno arabo in senso lato, ma proprio Palestinese, oltre a svilupparsi sulla questione del futuro evento elettorale interno, vorrebbe essere un messaggio di forza lanciato dagli identitari giudeosionisti ai giudeoamericanisti che, ormai, forti dell’elezione di Obama, sono convinti di poter risolvere la questione mediorientale in altri termini.

Tra i giudeoamericanisti di ascendenza frankista che hanno in mano attualmente le sorti dell’Impero vi è Zbigniew Brzezinski. Come ieri Brandeis riempì di essenza frankista il wilsonismo e lo lanciò all’assalto del mondo, così oggi il ruolo del frankista geopolitico giudeo-polacco nel ridisegnare, mediante l’ “iniziazione” di Obama alla sua missione, la strategia mondiale dell’americanismo è stata fondamentale. Chiaramente, la tattica della nuova America frankista non sarà all’insegna di quella “violenza sacra”, rituale, fieramente esibita che ha caratterizzato la storia dell’entità Sionista. Brzezinski ha più volte accusato la politica statunitense sotto Bush, eccessivamente bellicista, di essere strategicamente autodistruttiva anche verso il Medio Oriente: i Sionisti, secondo il frankista, a prescindere dalla loro superiorità militare sui Palestinesi, non possono imporre una soluzione duratura con il solo uso della forza. Ed inoltre, mentre i Sionisti compiono le loro carneficine, gli interessi americani nel Vicino Oriente vengono continuamente danneggiati[15].

 

Durante l’attuale operazione Sionista Piombo fuso, l’eminente consigliere di stato ha fatto sapere che l’attuale conflitto denota “una immaturità strategica, politica e morale di entrambi i contendenti”. Chiaramente, è più un attacco rivolto ai Sionisti che ai Palestinesi.

 

Da buon frankista spesso Brzezinski fa opera di “dissimulazione”, lecita quando rivolta ai non giudeofrankisti o ai cristiani in particolare. Non in tal caso, poiché l’evidente strategia giudeofrankista è di pacificare il Vicino Oriente entro il 2013, creando una sorta di grande emporio mercantile, certamente guidato dai Sionisti, ma pacifico e democratico.

 

In perfetto stile giudeoamericanista, senza più il bisogno di crociate terroristiche benedette da Dio (un Dio vago e indistinto, come è nella tradizione del falso giudeocristianesimo). Perché il chiaro intento del frankismo è quello della definitiva conquista “psichica” dell’umanità. Un’umanità artificialmente pacificata, ridotta a massa semi-umana, abbrutita dal materialismo sempre più basso, involuta in forme di naturalismo pandemico indistinto. Un’umanità caratterizzata da una vera e propria regressione spirituale, per incentivare la quale verranno appositamente usate le cosiddette ricerche scientifiche, metodi sperimentali di de-umanizzazione.

 

Se il disegno strategico è questo, si capisce perché i frankisti considerano “antiquati ed inopportuni” i mezzi tattici usati dai giudeosionisti.

Ciò non toglie che giudeosionisti e giudeoamericanisti originino dallo stesso pathos messianista, ma chiaramente la finalità strategica sembra ben differenziarsi.

Si può portare l’esempio dell’Impero di Negri, un saggio di chiara estrazione e finalità frankista; la stessa visione frankista negriana, che certamente non è resa pubblica né manifestata al grande pubblico, convive con un insistente richiamo al carattere “audace” del Sionismo, un modello vero e proprio per le moltitudini, in quanto non suffragato dalla legittimità di una tradizione nazionale originaria, ma del tutto artificiale; di conseguenza, in questa visione del prof. Negri, che riconosce, nel 2007, all’istituto Spinoza di Gerusalemme di “essere diventato comunista in Israele nel kibbutz Nahshonim, vicino Petah Tikva”, la vittoria di Obama è il segno chiaro che la lotta moltitudinaria è andata in porto[16], e tutto ciò che vuole difendere sé medesimo rispetto al livellamento subumano di tale globalismo magnificato dai frankisti è, per il fatto stesso di volersi difendere, “fascista”[17].

 

Il progetto frankista si è fatto spazio in Europa, liberandosi di ogni intralcio, soprattutto, è evidente, tra le classi dirigenti. Una sorta di vendetta catartica, nell’ottica messianica kabbalista, partita da Oltreoceano. Eliminata ogni resistenza europea da ormai sessanta anni, sono sorti degli ostacoli nel cammino frankista, ma presto sono stati rimossi.

Prima Radovan Karadzic, reo di voler difendere la fiera Cristianità del suo popolo, cercando un consenso tra le coscienze europee cristiane non ancora assopite, nella proposizione di un vasto fronte di liberazione continentale dal peso ossessionante del giudeoamericanismo hoollywodiano, veniva chiaramente affossato dalla propaganda giudeoamericanista internazionale; poi addirittura il governatore di Bankitalia, Fazio, veniva attaccato dalle medesime forze antieuropee (addirittura un parlamentare di Forza Italia definiva “un complotto ebraico massonico” l’allontanamento di Fazio da Bankitalia[18]) in quanto esponente di una “finanza cattolica” sostanzialmente sana, che aveva ottenuto ottimi risultati economici, al di fuori delle logiche finanziarie tanto care ad Andrè Meyer, l’agente pagatore del Piano Marshall, complice storico dell’atlantista Cuccia.

 

Dunque, forze di resistenza “cristiana” europea, all’interno delle stesse classi dirigenti, non sembrano esservi.

La Russia è un caso a sé, ma proprio perché tatticamente isolata, non ha un disegno strategico di ampio respiro che possa, per ora, intimorire il giudeoamericanismo.

 

Quindi, il piano frankista entrerà in azione, per ora, senza ostacoli.

Gli isterici, forsennati bombardamenti giudeosionisti sul martoriato popolo palestinese, che certamente danno ulteriore dimostrazione della “psicologia criminale” talmudista giudaica, ma che si stanno rivelando militarmente inefficaci, tatticamente privi di una logica, dato che i giudeosionisti si stanno, almeno fino ad ora, ben guardando dall’effettuare una vera incisiva operazione via terra (attesa probabilmente da tutti i militari, e non solo,  sia quelli di Hamas, sia quelli della Jihad islamica, sia quelli di Al Fatah, di Gaza come un reale evento risolutivo a cui ci si sente pronti),  stanno forse proprio a indicare che anche i settori radicalmessianisti sionisti hanno preso ormai definitiva consapevolezza di aver perso la partita strategica tutta “interna” al messianismo giudaico.           

 

Luca Fantini

 

* Luca Fantini collabora con la nostra Redazione come consulente esperto e studioso di filosofia e storia della filosofia, con particolare attenzione alla questione giudaica.

 

Link a questo articolo :

http://www.terrasantalibera.org/FineStoricaGiudeosionismo-L.Fantini.htm


 

NOTE

[1] G. Iurlano, Sion in America. Idee, progetti, movimenti per uno Stato ebraico (1654-1917), Firenze 2004, pag. 10.

[2] G. Iurlano, Op. Cit., pag. 49.

[3] Ivi, pag. 78.

[4] Ivi, pag. 16.

[5] Ibidem.

[6] Riguardo la fortissima presenza, in ambito politico e culturale inglese, di un cristianesimo evangelico orientato in senso giudaico-sionista e millenarista, si veda : J. Hamilton, Il Dio in armi, Milano 2006.

[7] Curzio Nitoglia, Dal giudaismo rabbinismo al giudeoamericanismo. Il problema dell’ora presente, Genova 2008, pag. 157.

[8] Ivi, pag. 159.

[9] G. Scholem, Sabbetay Sevi. Il messia mistico, Torino 2001, pag. 723.

[10] A. Mandel, Il messia militante. La fuga dal ghetto, Milano 1984, pag. 53.

[11] Per una differenza radicale tra le due Vie, si veda : M. Scaligero, Graal. Saggio sul mistero del sacro amore, Roma 1969.

[12] Per quanto riguarda il kabbalismo freudiano, Cfr D. Bakan, Sigmund Freud et la tradition mystique juive, Zurigo 1977; per quanto concerne l’alleanza tra sionisti e Hindutva in funzione anticristiana, si veda: http://www.terrasantalibera.org/MumbaiProspettivaMossad.htm

[13] R. Guolo, Terra e redenzione. Il fondamentalismo nazionalreligioso in Israele, Milano 1997, pag. 163.

[14] E’ del resto di pochi giorni fa la notizia che migliaia di Patrioti palestinesi cristiani si arruolano, per difendere la Patria, nei ranghi di Hamas; Cfr. http://italian.irib.ir/index.php?option=com_content&task=view&id=5301&Itemid=47

[15] Z. Brzezinski, L’ultima chanche. La crisi della superpotenza americana, Roma 2008, pag. 117.

[16] http://www.globalproject.info/art-17678.html

[17] http://metropoliscafe.noblogs.org/post/2008/12/05/toni-negri-verona-mi-ispira-il-termine-fascista...

[18] http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/berlraz/dimilzz/dimilzz.html?ref=search

 

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