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GAZA:
UN MILIONE E MEZZO I FERITI
JONATHAN COOK
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17 gennaio
2009
Dopo quasi tre settimane tra bombardamenti e attacchi via terra il
numero delle vittime sale ad oltre 1100. Ma sorprendentemente
nessuno ha riportato un dato ancora più spaventoso: nella Striscia
di Gaza ci sono oltre 1 milione e mezzo di palestinesi feriti.
Come è possibile che questa incredibile cifra sia stata bypassata
dai media? La ragione apparentemente sembrerebbe essere legata
all’inattendibilità delle fonti ufficiali palestinesi. Il
Ministero della Sanità palestinese registra solo i feriti
bisognosi di cure in ospedale. Ciò significa contare "solo" i
4.500 abitanti della Striscia di Gaza che hanno subito lesioni
come gravi ustioni da fosforo, ferite da schegge di artiglieria,
rottura o perdita degli arti a causa delle bombe, ferite da arma
da fuoco; traumi fisici derivati dalle macerie delle abitazioni.
C’e’ un altro più ragionevole standard per stimare i feriti. E la
fonte è israeliana. Un esempio: nel settembre 2007 i media
internazionali riportarono che 69 soldati israeliani furono feriti
quando alcuni militanti palestinesi spararono un razzo che colpì
una tenda dove i soldati dormivano. Dei 69 feriti 11 riportarono
lesioni moderate, uno lesioni molto gravi, un paio lesioni lievi.
Il resto era composto da soldati colpiti da un forte stato di
shock. Applicando lo stesso criterio a Gaza, significa che il
numero dei feriti sale ad 1 milione e mezzo. C’e’ qualche dubbio
circa lo stato di shock permanente durante le settimane di
bombardamenti in un territorio caratterizzato dalla elevata
densità di popolazione?
La cosiddetta "guerra" condotta sulla Striscia di Gaza deve essere
il primo esempio nella storia umana di un conflitto dove non ci
sono apparentemente civili. L’impressione con l’ausilio degli
organismi internazionali, come l’OMS (Organizzazione Mondiale
della Sanità) o le Nazioni Unite si faccia riferimento ad una
nuova categoria: "donne e bambini".
Il numero delle vittime, oltre 1110, infatti, è ripartito tra
"donne e bambini" e il resto. Le prime cifre riportavano il 25 per
cento di vittime tra le "donne e i bambini", salendo intorno al 50
per cento dall’inizio degli attacchi via terra. Implicita l’idea,
gradita ad Israele, che il resto sia costituito da combattenti
palestinesi; o meglio ancora i "terroristi". A Gaza ogni maschio
al di sopra dei 16 anni viene definito come un combattente e,
implicitamente, come "terrorista". In sostanza, tutti gli uomini
della Striscia di Gaza sono legittimi obiettivi dell’attacco
israeliano.
Non lontano dalla posizione recentemente attribuita dal quotidiano
Jerusalem Post ad importanti uomini politici israeliani. Il
giornale ha riferito che alcuni funzionari erano giunti alla
conclusione che "è inutile per Israele rovesciare Hamas perché la
popolazione (di Gaza) è Hamas". Israele, da questo punto di vista,
è in guerra con ogni singolo uomo, donna e bambino di Gaza. Forse
dovremmo essere lieti che la categoria di "donne e bambini",
almeno per ora, sia riconosciuta.
I miti sul blocco di Gaza
Proviamo ad affrontare alcuni dei miti circa il blocco di Gaza: il
primo è che il blocco è stato una risposta necessaria per
l'elezione di Hamas.
Provate a dirlo a John Wolfensohn, inviato speciale per il
Quartetto, che comprende gli Stati Uniti, Nazioni Unite, l'Europa
e la Russia, a partire dal maggio 2005. Il suo lavoro è stato
quello di sorvegliare il disimpegno. In un'intervista sul
quotidiano Haaretz, nel 2007, Wolfensohn ha spiegato il motivo per
cui egli si era dimesso nell’aprile 2006 ad un anno dall’inizio
del suo incarico. "Poco dopo l’inizio del mio mandato nell’estate
2005 - ha detto - Israele e gli Stati Uniti violarono le intese di
garanzia per l'attraversamento delle frontiere di Gaza rimaste
aperte dopo la partenza dei coloni ebrei. Ogni aspetto di tale
accordo è stato abolito".
Il risultato è stato il collasso dell’economia: i contadini di
Gaza hanno visto la loro produzione ammuffirsi alle frontiere e il
tasso di disoccupazione e di delusione tra gli abitanti è
aumentato vertiginosamente. "Al posto della speranza, i
palestinesi hanno rivisto la prigione". Wolfensohn ritiene che la
chiusura dei passaggi è uno dei fattori del successo di Hamas
nelle successive elezioni, nei primi mesi del 2006. Secondo
Wolfensohn, dunque, il blocco di Israele pre-esisteva all’ascesa
al potere di Hamas ed è iniziata quando a governare Gaza era
ancora il partito Fatah. Il secondo mito è che il blocco sia stato
un tentativo per giungere al riconoscimento del "diritto ad
esistere" di Israele da parte di Hamas. Provate a dirlo a Dov
Weisglass, collaboratore a Washington dell’ex primo ministro Ariel
Sharon. E’ stato lui a suggerire il vero obiettivo del blocco,
subito intensificato dopo la vittoria elettorale di Hamas. La
politica dovrebbe essere "come un appuntamento con un dietologo. I
palestinesi dimagriranno ma non moriranno".
In breve, secondo Weisglass, la politica israeliana a Gaza è stata
la "punizione collettiva" inflitta alla popolazione civile
colpevole di aver scelto Hamas; una politica che, è necessario
sottolinearlo, è una grave violazione del diritto internazionale e
crimine di guerra.
La speranza, si sarebbe annidata nel malcontento degli abitanti di
Gaza vista la povertà assoluta nella quale sono sprofondati, e
rovesciare Hamas. Ma non è accaduto. Il terzo mito è che il blocco
sia stato progettato per fare pressione su Hamas per porre fine al
fuoco dei razzi su Israele.
Provate a dirlo a Ehud Barak, il Ministro della Difesa e a Matan
Vilnai, il suo vice. Questa coppia ha tramato l'invasione di Gaza
nel corso dei sei mesi di cessate il fuoco con Hamas, e di fatto
molto prima. In verità, essi hanno ignorato ogni apertura
diplomatica con Hamas, comprese le offerte di tregue a tempo
indeterminato, mentre hanno investito le loro energie nelle
eventuali sucessive invasioni via terra. In particolare, hanno
lavorato su dei piani, note ai media israeliani dalla primavera
del 2008, per il livellamento dei quartieri civili di Gaza e per
la creazione di "zone di combattenti" da cui i civili sono stati
espulsi. Un aspetto trascurato del blocco è il modo in cui è stato
utilizzato per "ammorbidire" Gaza e Hamas, prima dell’attacco di
Israele. Per tre anni alla popolazione di Gaza sono stati negati
cibo, medicinali e combustibile. Ogni generale sa che è più facile
combattere contro un esercito - o miliziani - infreddolito, stanco
e affamato. Potrebbe esserci una descrizione migliore dei
combattenti di Hamas, così come quella delle donne e dei bambini
ritratti di fronte ai carri armati tra i bombardamenti di Israele?
Jonathan Cook
(traduzione a cura di) Alberico Pecora
Originale -
http://www.countercurrents.org
Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista inglese. Vive a
Nazareth, Israele dal 2001. Il suo ultimo libro è "Disappearing
Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair". Il suo sito è
www.jkcook.net; una versione di questo articolo è stata pubblicata
su Al-Ahram Weekly (http://weekly.ahram.org.eg). |
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www.uruknet.info?p=s9104
Link a questa
pagina :
http://www.terrasantalibera.org/Gaza1milionemezzoFeriti.htm
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