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La
drammatica tragedia di Gaza raccontata dal suo parroco

La testimonianza di
padre Manuel Musallam
GAZA, domenica, 18 gennaio 2008 (ZENIT.org).-
Pubblichiamo il messaggio scritto da padre Manuel Musallam, parroco
della chiesa latina di Gaza, in occasione di un incontro ecumenico di
preghiera per la pace e la giustizia, tenutosi a Gerusalemme il 4
gennaio scorso.
* * *
Dalla
chiesa di Dio a Gaza ai Santi di Palestina e nel resto del mondo
La Grazia del nostro Signore Gesù
Cristo e l'amore di Dio, con la benedizione dello Spirito Santo, sia con
tutti voi.
Dalla valle delle lacrime, dalla
sanguinante Gaza, in cui un milione e mezzo di abitanti sono stati
derubati della gioia che regnava nel loro cuore, vi mando queste parole
di fede e di speranza. Per quanto riguarda l'amore, si tratta di una
parola che nemmeno noi Cristiani osiamo più pronunciare, neanche solo
per noi stessi. Oggi i preti della chiesa stanno innalzando lo stendardo
della speranza. Possa Dio avere misericordia e pietà di noi e lasciare
una traccia in Gaza. Possa egli non spegnere mai la luce di Cristo, che
fu diffusa dal diacono Filippo nei primi passi della chiesa. Possa la
compassione di Cristo essere ciò che risveglia il nostro amore per Dio,
che in questo momento è come un paziente di un reparto di rianimazione.
Come prete e padre, rendo pubblica la
triste notizia della morte di una cara ragazza che era al decimo anno
alla Scuola della Sacra Famiglia, la prima cristiana a morire in questa
guerra: Christine Wadi' Al-Turkù.
Christine ci ha lasciato la mattina di
sabato 2 gennaio 2009 a causa della paura e del freddo. Le finestre di
casa sua erano aperte per proteggere i bambini dai frammenti di vetro, i
missili passavano sopra la sua casa e i suoi vicini erano caduti vittima
degli attacchi israeliani: per questo la bambina tremava per la paura
dalla testa ai piedi. Quando arrivò al punto in cui non poteva più
sopportarlo si rivolse al suo Creatore per supplicarlo di darle una casa
e un tetto che la riparasse, in cui non si conoscessero pianti, grida e
lamenti, ma solo gioia e felicità.
Miei fratelli e sorelle in Cristo Gesù,
quello che vedete e sentite sui vostri schermi televisivi non è la
completa dolorosa verità che la nostra gente di Gaza sta vivendo. La sua
sofferenza è talmente grande su tutta la nostra regione che nessuna
televisione o radio può riportare efficacemente l'intera sua verità.
L'assedio brutale di Gaza è una tempesta che s'intensifica di ora in
ora; non è soltanto un crimine di guerra, ma un vero e proprio crimine
contro l'umanità. Oggi, il sofferente popolo di Gaza si appella alla
coscienza di ogni essere umano con benevolenza, ma presto sarà il nostro
giusto Dio a decidere ogni cosa.
I bambini di Gaza dormono con le loro
famiglie nell'ingresso delle loro case (ammesso che ne abbiano) o nei
bagni, per protezione. Tremano di paura ad ogni rumore, ogni movimento,
ogni violento attacco di F-16. Mentre è vero che finora i jet F-16
hanno, per la maggior parte, mirato ai quartier generali del governo di
Hamas, essi sono situati in aree residenziali, a non più di sei metri
dalle case della gente – la distanza minima concessa dalla legge
riguardo alle costruzioni. È per questo che che le case della gente sono
spesso colpite dalla violenza – che porta alla morte di molti bambini. I
nostri bambini soffrono di traumi, ansie, denutrizione e malnutrizione,
povertà e mancanza di riscaldamento.
La situazione negli ospedali è
deplorevole, a un livello inimmaginabile. Non erano attrezzati prima
della guerra, e ora ci sono migliaia di pazienti feriti e ammalati che
vi entrano a fiumi, al punto che le operazioni sono fatte nell'ingresso
dell'ospedale e molti pazienti sono stati mandati in Egitto attraverso
il Valico al Confine di Rafah. Alcuni di loro non fanno nemmeno in tempo
a tornare perché muoiono lungo la strada. Le condizioni che si trovano
in ospedale sono orripilanti, spezzano il cuore e inducono all'isteria.
Vorrei raccontarvi una breve storia che
accadde in un ospedale alla famiglia Abdul-Latif. Uno dei bambini era
scomparso durante il primo attacco e i suoi genitori passarono i primi
due giorni della guerra a cercarlo, senza trovarlo. Il terzo giorno,
mentre la famiglia passeggiava intorno a un ospedale, trovò della gente
della famiglia Jarada che attorniava un ragazzo, ferito e sfigurato, le
cui gambe erano state tagliate via. La sua faccia era distorta, non per
l'attacco dell' F-16 di cui era stato vittima, ma per i frammenti di
vetro che gli erano caduti sul viso quando parte dell'ospedale era stato
attaccato. Gli Abdul-Latif si accostarono ai Jarad per consolarli. Ma
quando raggiunsero il ragazzo, il signor Abdul-Latif realizzò che si
trattava di suo figlio, non di quello dei Jarad. Le famiglia litigarono
tra loro a proposito del ragazzo, sostenendo ciascuno che fosse il
proprio figlio, e decisero di aspettare che si svegliasse e dicesse lui
chi era.
La mia lettera sarà breve. Alzo le
nostre sofferenze a Dio così come le ho presentate a voi. La nostra
gente di Gaza è trattata come bestie allo zoo; non riceve abbastanza
cibo, è disperata e piange, ma nessuno è pronto ad asciugarle le
lacrime. Invece che acqua, elettricità e cibo, c'è paura, terrore e
restrizione. Ieri il panettiere si è rifiutato di darmi il pane, perché
non voleva darmi da mangiare qualcosa che fosse fatto con una farina non
adatta al consumo umano – che aveva iniziato a usare quando si era
trovato in mancanza di quella buona – così da non oltraggiare il mio
stato di prete. Ho giurato di non mangiare più pane fino alla fine della
guerra.
Vogliamo che preghiate Dio fervidamente
e continuamente e che menzioniate le sofferenze di Gaza davanti a Dio in
ogni messa o servizio che terrete. Mando brevi lettere con passi della
Scrittura alla comunità cristiana qui presente per portare la speranza
nei loro cuori. Siamo tutti d'accordo nel recitare la seguente preghiera
in ogni momento : "O Dio di pace, inondaci di pace. O Dio di pace, porta
la pace sulla nostra terra. Abbi misericordia del tuo popolo, O Signore,
e non essere adirato con noi per sempre." Ora vi chiedo di alzarvi in
piedi e recitare questa preghiera.
Le preghiere che direte con noi
commuoveranno il mondo, mostrando che qualsiasi tipo di amore che non è
esteso anche ai nostri fratelli e sorelle di Gaza non è amore di Cristo
e della Sua Chiesa; essa non permette ad alcun ostacolo, sia esso
religioso o sociale, e nemmeno una guerra, che intralci il suo cammino.
Sentire il vostro amore anche qui a Gaza ci fa sentire indispensabili
per la Chiesa, unica e universale, di Cristo. I musulmani che ci stanno
accanto sono nostri fratelli e sorelle. Condividiamo le loro gioie e i
loro dolori: siamo un unico popolo, il popolo di Palestina.
Nonostante tutto ciò che sta
succedendo, la nostra gente di Gaza si rifiuta di pensare alla guerra
come un modo per arrivare alla pace, e insiste nel dire che la via della
pace è la pace stessa. Noi in Gaza siamo pazienti e abbiamo deciso che
non abbiamo altra scelta se non sottometterci o morire per il nostro
paese. Vogliamo vivere, così da poter lodare Dio in Palestina e
testimoniare Gesù Cristo; vogliamo vivere per la Palestina, non morire
per essa, ma se dobbiamo morire, allora moriremo con onore e coraggio.
Preghiamo tutti insieme per la pace
vera che solo Cristo dà. Possano vivere insieme, un giorno, lupi e
agnelli, possano tori e cuccioli pascolare insieme, possano i bambini
mettere le loro mani nelle bocche dei serpenti senza farsi più del male.
E possa la pace di Cristo, "nella quale
siete stati chiamati in un solo corpo", essere con tutti voi e
proteggervi. Amen.
Vostro fratello,
Padre Manuel Musallam
Prete della Sacra Famiglia
Gaza
Fonte:
Custodia di Terra Santa
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/GazaRaccontataDalSuoParroco.htm
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