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Gaza: Tante promesse, ma della ricostruzione non vi è
traccia
di Carlo M. Miele
Osservatorio Iraq,
9 aprile 2009

A
quasi tre mesi dalla
fine dell’offensiva israeliana,
e nonostante i grossi
stanziamenti promessi dalla
comunità internazionale nella conferenza di Sharm el-Sheikh, la
ricostruzione nella Striscia di Gaza non ha ancora avuto inizio e le
condizioni di vita della popolazione restano drammatiche.
In un comunicato emesso di recente, il direttore delle operazioni
dell’Unrwa (Agenzia Onu per i profughi palestinesi) nella Striscia, John
Ging, ha sottolineato che la situazione attuale “sta avendo un impatto
devastante sulle condizioni fisiche e mentali delle persone che vi
vivono”.
Al momento – ha detto Ging - la priorità è quella di garantire il libero
accesso degli aiuti umanitari nella Striscia. “Fino a quando non potremo
garantire l’assistenza umanitaria, senza restrizione, non potremo
nemmeno dare il via alla ripresa e alla ricostruzione”.
Finora, tutte le promesse fatte di migliorare le condizioni di vita non
hanno avuto seguito.
Gli attraversamenti tra Israele e il territorio palestinese continuano a
funzionare in maniera estremamente limitata, e l’importazione di
migliaia di beni (tra cui quelli necessari per la ricostruzione, come il
cemento, l’acciaio e i materiali edili) resta proibita.
Le autorità israeliane hanno sempre respinto gli appelli a togliere il
blocco, lanciati dalle diverse organizzazioni internazionali.
L’ultimo in ordine di tempo viene dalla Campagna europea per la fine
dell’assedio su Gaza (Ecesg), che ha denunciato la situazione umanitaria
nella Striscia e chiesto un intervento immediato della comunità
internazionale.
“L’assedio – ha dichiarato l’Ecesg - non solo sta soffocando la
popolazione di Gaza, privandola delle necessità minime, ma sta violando
anche il diritto internazionale”.
Lo stesso Ecesg sta tentando di attirare l’attenzione internazionale
sulle sofferenze dei cosiddetti “nuovi profughi”, ossia degli sfollati
palestinesi che hanno perso la propria abitazione durante l’offensiva
israeliana di gennaio.
“Tuttora – ricorda l’organizzazione - un numero considerevole di persone
vive all’interno di scuole, strutture alberghiere, mentre altri si
trovano in campi di fortuna allestiti dalle organizzazioni
internazionali”.
L’assedio israeliano, che dura oramai da quasi due anni, associato alla
povertà di questo territorio (85 per cento della popolazione al di sotto
della soglia di povertà), sta rendendo le condizioni di vita
particolarmente drammatiche.
Critica è anche la situazione sanitaria, visto che Ie tante strutture
mediche distrutte durante l’offensiva israeliana non sono ancora state
ricostruite. A ciò va aggiunta la penuria di medicinali: secondo il
ministero della Salute di Gaza, un numero preoccupante di prodotti e di
apparecchiature non sono più disponibili.
Altra emergenza, infine, è costituita dalla mancanza di acqua corrente,
determinata dal danneggiamento di pozzi e condutture avvenuta durante
l’offensiva dell’esercito di Israele. Al momento ne sono sprovviste
oltre 150mila persone, cioè circa il 10 per cento della popolazione
della Striscia.
(fonte: Ecesg, Irin News, Bbc
News)
Da :
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=7442
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/GazaSoloPromesse.htm
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