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Usa: la guerra in Iraq, un affare miliardario per i
contractors
Unimondo
19 agosto 2008
Il 20% della spesa statunitense destinata dal 2003 al
2007 alla guerra in Iraq è finita nelle tasche dei
contractors,
le aziende private sotto contratto col Pentagono e
sarebbe costata ai contribuenti americani non meno di
83 miliardi di dollari: lo rivela il 'rapporto
pubblicato dal Congressional Budget Office,
l'Ufficio per il bilancio del Parlamento americano.
Secondo il documento le previsioni per il 2008 faranno
lievitare la spesa complessiva a oltre 100 miliardi di
dollari. Con l'intervento militare in Iraq per la
prima volta il Dipartimento della Difesa Usa ha deciso
di privatizzare una percentuale così elevata dei
servizi per le forze armate -
segnala il quotidiano spagnolo 'El Pais': al
momento la spesa totale l'intervento militare Usa in
Iraq è di 446 miliardi di dollari di cui circa 85
miliardi di dollari sono andati a privati; il 70% di
tale cifra è stata spesa in Iraq, mentre il 30%
restante è servito a pagare contratti in Paesi vicini
come Kuwait, Arabia Saudita o Qatar.
Oggi in Iraq ci sono 190mila
contractors
privati ben più dei 160mila soldati americani: si
tratta di persone che per il 20% sono americani, 40%
iracheni e 40% provenienti da altre nazioni, impiegati
in vari settori. Il dossier è nato dalla richiesta del
senatore Democratico Ken Conrad che in una nota mette
in guardia sui problemi di un eccessivo ricorso a
"fornitori esterni" per motivi di spesa e di controllo
-
riporta l'agenzia Misna.
Il Dipartimento della Difesa ha giustificato il
massiccio ricorso all'outsourcing
con la necessità di mantenere i militari in compiti
strettamente operativi, ma non sono mancate le accuse
di corruzione e mancanza di controllo qualità dei
servizi forniti, oltre che di costi gonfiati per i
contribuenti. "Miliardi di dollari versati dai
contribuenti sono destinati ad aziende americane e
straniere in base a contratti spesso assegnati senza
un regolare bando con asta. Le inchieste in corso
sulle attività del Pentagono hanno rivelato che una
grande quantità di denaro è stata mal spesa o se ne è
dato conto in modo improprio" - denuncia il rapporto
del
Congressional Budget Office.
I cosiddetti 'contractors'
svolgono una varietà di servizi a supporto delle
truppe sul campo, che vanno dalle mense, alla
costruzione di impianti, all’appoggio logistico fino a
funzioni di intelligence e militari vere e proprie,
assegnati a compagnie di sicurezza private, inclusa
la ben nota Blackwater americana. Il rapporto
contribuisce a mettere in rilievo una serie di
importanti questioni sollevate da osservatori ed
esperti americani e internazionali - sottolinea la
Misna. Non solo ci si domanda se i costi delle
cosiddette 'esternalizzazioni’ non siano di gran lunga
superiori ai servizi che potrebbe svolgere da sé
l’esercito, ma si documenta che i vertici militari, e
in ultima analisi lo Stato, hanno molto meno controllo
sulle attività dei privati (e quasi nessuno sui molti
e frammentati subappalti), sia perché i contratti sono
poco stringenti sulle responsabilità sia perché i
privati non devono rispettare né regolamenti né leggi
militari.
Le conseguenze di questa gestione diventano tragiche
quando i
contractors per la sicurezza, ovvero i
mercenari privati assoldati dal Pentagono, si rendono
responsabili di abusi sui civili e di crimini di
guerra. Non va inoltre dimenticato, secondo il
rapporto, l’effetto sul morale e sulle motivazioni dei
soldati regolari che, ricevuto un costoso
addestramento, sono tentati di entrare al più presto
nel più remunerativo mercato privato (tale almeno
quando le condizioni di ingaggio vengono rispettati).
"Una lezione complessiva scaturisce dal documento
assai poco pubblicizzato: come mai prima nella storia,
il conflitto in Iraq e la sua gestione dimostrano al
di là di ogni ragionevole dubbio quanto sfacciato sia
ormai il grande affare della guerra" - conclude la
nota della Misna.
Intanto il Pentagono ha informato il Congresso Usa del
progetto di una
commessa militare di oltre 9 miliardi di dollari per
fornire equipaggiamento militare all'Iraq: nella
lista figurano 392 veicoli blindati leggeri,
equipaggiamento radio, armi anticarro, elicotteri,
missili, mitragliatrici e diversi tipi d'esplosivo.
L'agenzia statunitense per la cooperazione in materia
di difesa e sicurezza aveva annunciato un primo
contratto col governo di Baghdad, che potrebbe essere
firmato prossimamente, per la fornitura di 6 aerei da
trasporto militare. "La notizia non sorprende -
commenta Massimo Miato - e dà ragione a chi
sostiene che le operazioni militari statunitensi sono
ormai condotte col solo scopo di beneficiare dalle
commesse stanziate per la ricostruzione e il riarmo
delle zone invase". [GB]
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Link:
www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6285 |
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