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Successo e fallimento,
di Israel Shamir

 

Successo e fallimento,
di Israel Shamir

 

(Intervista rilasciata a Kostas Karaiskos, editore del settimanale greco "Antifonitis" sulla spartizione, l'ascesa degli ebrei in Russia ed il dovere di resistere al sionismo)

  

Caro signor Shamir, dopo aver lavorato tanto a lungo come scrittore e giornalista, arriva un giorno e sorprende tutti con un punto di vista stupefacente, eretico. Cosa e' realmente accaduto? Come uno scrittore ebreo  arriva a parlare apertamente dell'Israele razzista, del diritto palestinese alla resistenza e al ritorno, dei crimini americani in Iraq, etc?

Non e' strano che, in un momento così critico, io stia dalla parte del mio paese adottivo, la Terra Santa, questa deliziosa ed affascinante sorella della Grecia, così simile al Peloponneso ed a Creta, poiché essa viene distrutta, dinanzi ai nostri occhi, dalle folli armate di Sharon. E' strano piuttosto che io sia rimasto zitto fino a poco fa. Ma l'istinto di auto-protezione ci rende tutti dei codardi e, inoltre, l'Uomo e' ottimista per natura. Finché il bambino non piange, non prestiamo attenzione al suo benessere. Finché i nativi palestinesi se ne stavano tranquilli, uno pensava: "Beh, probabilmente possono farcela, il paese può farcela".

 

Ma l'intifada e' stato il segno che questo popolo estremamente pacifico e paziente veniva spinto verso una morte lenta e solo con esso la Palestina poteva sopravvivere. Sentii che ogni pallottola sparata dall'esercito israeliano uccideva i miei fratelli, ed ogni albero d'olivo dato alle fiamme, ogni casa demolita, ogni chiesa distrutta danneggiava il tessuto stesso della nostra esistenza. Non ha senso vivere, se la nostra terra e' distrutta, e questo e' vero dovunque. Solo che le obiezioni e le critiche non erano più sufficienti.
Se fossi stato più giovane, probabilmente mi sarei unito ai combattenti di Jenin che resistettero intrepidi all'assalto dei mostri corazzati. Ma scrivere e' un'altra forma di lotta. Uno scrittore può emulare un combattente non curandosi del pericolo mortale, mettendo il suo obiettivo al di sopra dell'istinto di conservazione. In seguito, ho scoperto che questa guerra di parole fa bene non solo alla Palestina, ma anche alla mia anima. Così, la lotta per la Palestina e' diventata un' ospite spirituale per me e per molti altri.

La sua tesi sul conflitto israelo-palestinese e' che esso può terminare solo con la costituzione di uno stato unificato, con uguaglianza per tutti i suoi cittadini. Pensa che questa sia più realistica, rispetto alla "soluzione dei due stati"? Quali potrebbero essere i passi per la soluzione da lei propugnata?

Il presupposto da cui parte la sua domanda e' che esistano due stati separati, Palestina e Israele, e che Shamir desideri riunirli. Ma questa non e' la realtà. Abbiamo "un solo stato" e l'abbiamo praticamente sempre avuto. La Palestina e' stata divisa per un periodo davvero molto breve, dal 1948 al 1967, ma prima e dopo questa parentesi, noi - le differenti comunità della Palestina - siamo vissuti in un unico, bellissimo paese tra il fiume Giordano ed il Mar Mediterraneo. Esso non può essere diviso, perché e' troppo piccolo e la gente vive in quartieri contigui con gli altri. Inoltre, senza palestinesi la Palestina muore.
Come Cipro prima del 1974, noi siamo ancora un solo paese, e l'idea di dividere la Palestina e' errata come quella di dividere Cipro. Ora, mentre le comunità di Cipro cercano la riconciliazione e l'unione, noi non possiamo promuovere la spartizione della Palestina. Dobbiamo imparare dagli errori degli altri: la spartizione di Cipro non ha portato benefici ai ciprioti, e non dovremmo sperimentarla neppure qui. L'enorme tragedia della partizione greco-turca e la pulizia etnica sono la prova vivente che essa era la maniera sbagliata di risolvere il problema.

Ogni volta che viaggio nel Mediterraneo orientale, rimpiango profondamente che non vi siano greci a Smyma, o turchi a Tessalonica. A Costantinopoli, Hagia Sophia e Hagia Irini ricordano ancora il loro passato ortodosso, e le moschee di Rodi rimpiangono la loro gloria. Questa tragedia e' ancora con noi, poiché i greci erano un importante elemento trainante dell'Impero Ottomano, il successore di quello Bizantino. I turchi erano soldati e pastori, i greci rappresentavano lo stato e  il commercio. A Costantinopoli c'e' una moneta coniata nel 1455; su un lato vi e' l'iscrizione in arabo: "Mehmet, sultano dei Credenti", sull'altro e' scritto in greco: "Mehmet, Imperatore degli Ortodossi". L'impero Ottomano era come questa moneta e, con i guerrieri turchi ed i  ministri greci, mantenne pace e prosperità nel Mediterraneo. L'occidente fu invidioso dei suoi successi e lo minò alla base.

Dal sacco di Costantinopoli del 1204 a Smyma nel 1921, l'occidente imperialista cercò di disintegrare il nostro bellissimo Mediterraneo orientale e, effettivamente, c'e' riuscito. Al di là della partizione greco-turca, ci fu Mustafa Ataturk, e la sua politica (per un po') spezzò lo spirito dei turchi, li trasformò in uno strumento dell'America, proibì loro di adorare Dio e persino di vestire l'abito nazionale. La Grecia fu soggiogata per molti anni dalle forze britanniche. I greci erano la forza reale dell'Impero, mentre nel loro stato indipendente non fanno altro che servire i turisti occidentali.

Se guardiamo indietro, capiamo che la partizione dell'Impero fu un errore che e' costato caro, e per il quale ancora paghiamo. La partizione di Cipro, la partizione dell'Irlanda, la partizione dell'India - tutte le partizioni furono promosse dall'occidente imperialista, e tutte portano alla perdizione. Basta. Per come la vedo io, la partizione della Palestina dovrebbe essere evitata, mentre il vero problema consiste nel promuovere uguaglianza, democrazia e amore per il paese ed il suo spirito. Forse la non-partizione della Palestina sarà il punto di svolta per l'umanità. 

Vladimir Guzinski, il barone russo dei media, e' stato arrestato ad Atene e probabilmente sarà deportato in Russia. Altri ricchissimi  membri della comunità ebraica russa sono sotto inchiesta (Berezovsky, Khodorkovsky) ed altri continuano ad intrattenere buone relazioni con Putin e le autorità (Abramovitch, Chubais). Lei e' nato ed h lavorato in Russia, conosce il paese e la sua cultura. Come spiega il ristretto potere guadagnato dalla lobby filo-israeliana dopo il 1989? Crede che Putin stia cercando di limitare questo potere, o sta solo riordinando la scena?

L'ascesa della comunità ebraica nella Russia post-sovietica e' uno dei fenomeni più stupefacenti. Su sette uomini più ricchi in Russia, sei sono ebrei e sono molto influenti nei media, nelle banche e nel controllo delle risorse  naturali. Non e' facile spiegare come un contabile di Tashkent, Chernoy, con un salario mensile di 100 rubli, sia diventato il proprietario dell'industria russa dell'alluminio.
Una delle ragioni risiede nella sfera religiosa. I cristiani ortodossi si vergognano di diventare ricchi. Ricordano le misure della cruna e del cammello. Sanno che i ricchi difficilmente sono anche onesti. Si vergognano del potere, perché fu detto loro: gli ultimi qui saranno i primi lì. Questa qualità del Cristianesimo Ortodosso e' stata parzialmente ereditata dal comunismo, ecco perché il comunismo ha avuto successo in Russia. (L'avrebbe avuto anche in Grecia, ma l'Inghilterra schiacciò i comunisti nella Grecia post-bellica).

I calvinisti e gli ebrei non hanno tali timori. Essi inseguono il potere, poiché il Vecchio Testamento dice: "Sii un padrone per i tuoi fratelli, ed essi si inchineranno a te". Credono che la ricchezza sia un segno di benedizione. Ecco perché sono pronti ad arraffare tutto ciò che e' possibile. Su un piano meno religioso, citerò Victor Pelevin, uno scrittore russo moderno: "In tempi tumultuosi, un uomo astuto e  senza scrupoli riesce meglio di un onesto, perché si adatta rapidamente ai cambiamenti. Ad un certo grado di scaltrezza e disonestà, l'uomo riesce a prevedere i cambiamenti con molto anticipo, e quindi vi si adatta ancora prima. La peggiore canaglia si adatta ai cambiamenti ancora prima che essi avvengano. Queste peggiori canaglie sono il motore del cambiamento, poiché esse non prevedono il futuro, ma lo formano. Queste canaglie arriviste senza scrupoli e  senza vergogna convincono gli altri che la loro previsione e' corretta, e così il cambiamento ha luogo".
In altre parole, il "successo" di un gruppo a spese di altri e' il segno della mancanza di scrupoli. Ma, ad un livello più pragmatico, gli ebrei russi devono il loro successo alle strette relazioni che intrattengono con gli ebrei americani. Quando questi ultimi entrarono nel grande gioco di spartirsi le spoglie della Russia, avevano bisogno di alleati locali e gli ebrei russi erano disponibili a questo ruolo. Quindi, questa predominanza degli ebrei russi e' peggiore di quanto sembri, poiché i predominanti sono estremamente filo-americani e filo-capitalismo. Supportano il dominio occidentale, combattono la Chiesa Russo-Ortodossa e promuovono la "modernità", questo velenoso miscuglio di CNN, MTV e IMF. 
Essi si godono il supporto di importanti ebrei americani. Khodorkovsky e' difeso da quegli attori sionisti differenti e mutuamente ostili che rispondono al nome di Richard Perle e George Soros. Il New York Times (23 luglio 2003) ha riportato da Mosca: "Quando il consigliere politico chiave di Washington Richard Perle  ha avuto un meeting, questa settimana, con i più importanti analisti politici russi, ha dato un consiglio non richiesto: lasciate stare la Yukos Oil Co., il gigante russo dell'energia intrappolato in un confronto con dei giudici criminali". (La Yukos e' Khodorkovsky). Charles Grant, un uomo di Soros, ha scritto: "Oggi, in termini puramente utilitaristici, Khodorkovsky e' una forza del bene, in Russia. Egli da' supporto diretto e indiretto ad una serie di organizzazioni ed individui che cercano di alzare gli standards del capitalismo russo, della società civile e della democrazia. Vuole rendere la Russia più occidentale, la qual cosa, secondo me, e' ciò che ci vuole".

Quando Putin si e' mosso contro Gusinsky, il New York Times di Sulzberger ha invocato la "difesa della libertà della stampa indipendente", altro nome in codice per la stampa controllata da ebrei, mentre non ha mosso un dito per difendere Zavtra e gli altri media dell'opposizione.
Ma gli ebrei ordinari, o i russi di origine ebraica - e ce ne sono milioni - sono una storia diversa. Li ho incontrati, insegnanti di musica, giornalisti, economisti; e' gente normale, che rifiuta il Nuovo Ordine Mondiale e si rammarica della caduta dell'Unione Sovietica. 

 

Persino gli oligarchi sono solo esseri umani: Berezovsky e' entrato a far parte della chiesa ortodossa, ha sposato una donna russa, supporta l'opposizione nazionale, e chissà? forse ha cambiato attitudine. L'approccio manicheo dovrebbe essere rigettato - la realtà e' più complicata di qualsiasi schema.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da israelshamir.net

http://www.arabcomint.com/successo_e_fallimento.htm

 

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