Uno scrittore israeliano contro i propri connazionali
LA
NOSTRA
REPUTAZIONE
– LA
NOSTRA
COLPA
Il
comportamento
violento
e
volgare
degli
israeliani
all’estero
è
la
radice
di
un
odio
crescente
verso
di
noi,
che
non
ha
niente
a
che
fare
con
l’antisemitismo
di
Yehuda
Nuriel,
Ynetnews
traduzione a cura
di Andrea Carancini

Sa-pa è un bel posto nel Vietnam del Nord. Una pacifica città
commerciale annidata tra verdi montagne, ruscelli e risaie. Uccelli
variopinti volano intorno, nell’aria nebbiosa, e diversi maiali e un
testardo bisonte d’acqua si scorgono a distanza.
Per il turista israeliano, questo posto contiene un altro animale –
le donne indigene della tribù
Hmong, vestite di
nero, che hanno imparato a recitare un canto per bambini in ebraico,
e lo cantano ripetutamente nella speranza che i signorotti in visita
decidano di comprare da loro un oggetto d’artigianato per qualche
penny.
Se continuate il viaggio un po’ più a lungo, potrete incontrare le
donne della tribù Dao,
che hanno imparato a dire “Vieni e scopami” in ebraico. Sì, il
rabbino Ovadia Yosef aveva ragione – gli insegnanti di queste donne
erano dei somari. No, in realtà perché insultare i somari? I loro
insegnanti erano semplici israeliani come me e voi.
La stagione dei viaggi globali è ora al culmine. Orde di turisti
stanno prendendo d’assalto la Tailandia, il Laos, il Sud America e
il Kenia. E la battaglia è già decisa. L’israeliano, ogni
israeliano, è diventato un’icona di cattiveria, bruttezza,
corruzione e sfruttamento. E’ inutile cercare di cambiare il
comportamento degli israeliani all’estero. E’ una causa persa.
Una
reputazione
che
sta
peggiorando
Travel
Independent è la
Mecca dei turisti in rete a livello internazionale. Il sito offre
descrizioni esatte, concise e utili di ogni destinazione del mondo.
E questo è quanto dice il sito su di noi nel suo sommario
sull’India: “A parte gli indiani, scoprirete che viaggiano da tutta
Europa, dagli Stati Uniti e dall’Australia/Nuova Zelanda, come pure
in Nepal, in Tailandia e in Sud America, un gran numero di
israeliani, molti dei quali sono reduci dall’esercito e che sembrano
fare tutto quello che possono per peggiorare ulteriormente la
propria reputazione, sia con le persone del posto che con gli
stranieri".
Travel
Independent non è
antisemita. Come destinazione turistica, raccomanda caldamente
Israele. Anche le donne Hmong non sono antisemite, né lo sono i
giapponesi, i peruviani o i tanzaniani, o la maggior parte dei
viaggiatori occidentali che vedono quest’umiliazione.
Una nuova forma di odio verso gli israeliani si sta sviluppando tra
gente che non ha la minima idea di dove si trovi il paese. Un
“antisemitismo” che non ha niente a che fare con Dio o con il
giudaismo.
Anni
di
corruzione
culturale
Da parte sua, il viaggiatore israeliano fa di tutto per non essere
identificato come israeliano, non per motivi di sicurezza ma
semplicemente per la paura di non essere il benvenuto. E fa grandi
sforzi per non andare dove vanno gli altri israeliani, non per il
rischio di esclusivismo, ma perché sa che i suoi connazionali
saranno i primi a imbrogliarlo.
Il porco israeliano è il prodotto di una corruzione culturale annosa
e ancora in corso. Egli costringerà le persone del posto a guardare
gli episodi del reality-show “Il Grande Fratello” e metterà loro dei
soprannomi israeliani solo per farsi una risata.
Il suo linguaggio è scadente ed è un soggetto totalmente
indifferente ad allargare i propri orizzonti. E’ ostile verso gli
arabi e verso gli stranieri in generale e si sente obbligato a
imbrogliarli ogni volta che può (svuotare i buffet all’aperto,
nascondere sei persone in una camera doppia per non sentirsi “un
fesso”). Prende droghe e donne a pagamento solo per il senso di
potere e di tracotanza.
E quest’immagine non può più essere cambiata. Guardiamoli e
guardiamoci: un’orda violenta che minaccia il mondo come fosse
un’altra missione di polizia, una destinazione che deve essere
conquistata e soggiogata.
Nessuna meraviglia che in ebraico il verbo “fare” si riferisca sia
all’atto della conquista sessuale sia al completamento del viaggio
all’estero duro, in stile militare, del viaggiatore israeliano: “Mi
sono fatto la Bolivia”.
Link
originale :
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3630144,00.html
Tradotto da Andrea Carancini
:
http://andreacarancini.blogspot.com/2008/12/uno-scrittore-israeliano-contro-i.html
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/IsraelianiContro.htm
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