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Lettere da Gaza
di Joe
Fallisi
corrrispondente InfoPal.it da
Larnaca e Gaza

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HO INCONTRATO ZENONE
Ieri, passeggiando vicino alla riva del mare, ho incontrato
Zenone,
una piccola statua serissima. Ai suoi tempi dorati Larnaca si
chiamava Cizio. Sono qui da due giorni con gli amici di Free
Gaza
(Huwaida Arraf, Greta Berlin, Ramzi Kisia, Dereck Graham...).
Ora che
li conosco di persona, li stimo ancora di piu'. Ognuno ha il
suo
lavoro e la sua vita privata e finanzia in prima persona la
causa
comune. Quel che fanno e' per amore della giustizia, non di
partito o
di carriera. Infrangere l'assedio e lo strangolamento di Gaza
cercando di raggiungerla via mare e' un progetto sorto due
anni fa.
La cosa quasi incredibile ma vera e' che lo hanno ideato in
contemporanea attivisti per i diritti umani di vari Paesi:
Australia,
Libano, Inghilterra, Stati Uniti. Cosi' e' nata Free Gaza.
Essendo
gente seria e non chiacchieroni inconcludenti, in breve sono
riusciti
a raccogliere il danaro utile e hanno comperato due piccole
navi. Ora
si tenta il secondo viaggio, forse il piu' difficile e
pericoloso.
Tutti sanno - in primo luogo l'entita' sionista - che un
altro
successo potrebbe davvero cambiare le cose. Sull'onda di Free
Gaza, e
autonomamente, sembra che partira' presto una nuova nave dallo
Yemen
- magari si svegliassero gli Arabi!... Varie diffficolta' di
ordine
legale e burocratico si sono accumulate negli ultimi giorni,
anche
previsioni meteorologiche avverse. Ma ora sembra che tutto
sia
finalmente risolto: dovremmo imbarcarci per la nostra
avventura
mercoledi' 24 settembre alle ore 22. Dopo un giorno e mezzo
di
navigazione vedremo, Inshallah, le barche dei gazesi in festa
che ci
stanno aspettando... e ritroveremo alcuni passeggeri del
primo
viaggio rimasti a Gaza appositamente (sia per lavorare, sia
per
lasciare il posto ad alcuni Palestinesi, uno dei quali, in
gravi
condizioni di salute, sta finalmente ricevendo le cure
adeguate
nell'ospedale di Larnaca), o perche' respinti ai valichi di
terra.
Saremo in venti. Tra di noi due giornalisti di Al Jazeera e
l'irlandese Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace nel
1976. Non
dovrebbe essere cosi semplice per i despoti di Tel Aviv
affondarci.
Neppure arrestarci. Il grande Zenone diceva che abbiamo due
orecchie
e una sola bocca perché dobbiamo ascoltare di più e parlare di
meno.
Chiudo dunque questa mia prima corrispondenza, tornando sulla
spiaggia per sentire cosa racconta il mare generoso.
Joe Fallisi
Larnaca, lunedi' 22 settembre 2008
GAZA
LIBERA
Siamo ancora nella citta' di Zenone. Ma sembra che domani sera
o, al
massimo, lunedi', salperemo finalmente per Gaza. E' cosa
certa:
l'entita' sionista sta facendo tutto il possibile contro il
nostro
viaggio. Per superare piu' velocememnte le difficolta'
burocratiche
di cui parlavo, gli organizzatori di Free Gaza hanno cercato
in
questi giorni di affittare - persino di comprare - un'altra
piccola
nave. Tre di loro sono volati ieri a Beirut per trattare di
persona
con diversi proprietari. Dappertutto un muro di gomma,
rimandi,
richieste chimeriche, tergiversazioni, si', no, forse,
risentiamoci,
vedremo... Il fatto e' che la forza d'animo e la
determinazione degli
attivisti che hanno organizzato il primo viaggio e' ancora la
stessa,
intatta... semmai piu' forte. Alla faccia di tutti i despoti e
dei
parolai. Cosi', proprio oggi e' arrivata la notiza che potremo
ri-
utilizzare una delle due navi di proprieta' di Free Gaza,
proprio
quella con lo stesso loro nome. In Grecia, dove verranno
firmate le
ultime carte, il lavoro indefesso di alcuni amici ha fatto si'
che i
nuovi e definitivi documenti legali di intestazione siano
gia'
ultimati, con anticipo sui tempi previsti. A questo punto
l'imbarcazione sara' in grado di riprendere il mare.
Domattina
andremo a dipingerla e a rimetterla a nuovo. Se non arriva
una
tempesta (immagino ci sia qualche necrocabbalista che sta
operando
pure in questo senso), Free Gaza navighera' molto presto verso
il suo
destino. Ecco i nomi dei passeggeri (l'elenco e' aggiornato
alle ore
21h21m - 20h21m italiane):
Name Country of Origin Current Languages
Spoken Affiliations
Al Jabar, Ali Qatar English/
Arabic Al Jazeera
Alshubashi, Mohammed Germany/Palestine
English/German/
Arabic Physician, neurosurgeon
Abourashed, Amin Holland English/Dutch/Arabic
Human
Rights
Arraf, Huwaida Palestine/US
English/Arabic
NVDA/International, Human rights, International Law
Spokesperson for FGM
Barghouti, Mustafa Palestine
Russian/English/Arabic
Pres, Mubarda Party, MP
Boulous, Nicolas Greece Greek/
English Chemist, Boat engiheer
Butterly, Caiomhe Ireland
Spanish/English/Arabic
Voices in Wilderness, PSC
Cox, Rod UK
English Pal Solidarity, Chester, UK
Al Hams, Walid Palestine/Sweden
English/Swedish/Arabic/
Slovak Physician, Internal Medicine
Ernshire, Eliza Australia/UK
English Human rights activist,
Fallisi, Joe Italy English/Italian/
French Opera singer, composer, reporter for infopal
Graham, Derek Ireland
English Sailor, electrician, first mate
Hamami, Ibrahim Palestine/UK Arabic/
English Physician, family medicine
Klontzas, George Greece Greek/
English Boat captain
Kysia, Ramzi US/Lebanon English
Writer,
organizer, spokesperson
Maguire, Mairead Ireland English
Peace
people/Nobel Peace Prize
Masarwa, Lubna Palestine '48/Israel
English/Arabic/
Hebrew Jerusalem Alternative Intormation Center, Al
Quds
University
McDermott, Theresa Scotland English Human
Rights
Activist, on first trip
Mohammed, Amir Sudan
Arabic/English Al
Jazeera
Wall Sylvia UK
English Human Rights Activist
Zahalka, Jamal Israel
Arabic/English/
Hebrew Member of Knesset
Ieri pomeriggio sono andato, insieme con Mairead Maguire,
piccola
donna dall'animo grande quanto la Gran Bretagna e l'Irlanda
messe
insieme, a visitare l'ammalato grave che la prima missione di
Free
Gaza ha portato in salvo a Cipro. Si chiama Saed Khaled
Mahmud
Musleh, ha 16 anni e il viso, gli occhi che sorridono come
stelle, di
tutti i ragazzini palestinesi. A Gaza i delinquenti sionisti
gli
hanno sparato addosso, da dieci metri, un missile,
spappolandogli la
gamba sinistra e ferendolo gravemente alll'addome. Siccome la
cancrena avanzava, quella povera gamba i medici sono stati
costretti
ad amputargliela, tagliando alto, fin sopra il bacino. Ora
sembra sia
finalmente fuori pericolo. Ma ha bisogno di protesi speciali
adatte
al suo caso estremo. Invio a infopal (anche ad Emergency)
tutta la
sua documentazione medica e prego vivamente chiunque possa
aiutarlo
in modo fattivo di contattare me (flespa@tiscali.it) e/o
infopal
stessa (direzione@infopal.it). Suo padre, Khaled Musleh,
dignitosissimo come Saed, ne ha altri 11 di figli. Sara'
questa forza
incrollabile e indomabile della vita a ridare un giorno ai
Palestinesi eroici la loro liberta'.
Joe Fallisi,
Larnaca, giovedi' 25 settembre 2008
LA TELEFONATA PIU' ECONOMICA
(DALL'INFERNO)
Una nuova grave complicazione di ordine tecnico, non prevista,
ha
purtroppo impedito la partenza di Free Gaza. Si sarebbe dovuto
ancora
attendere piu' di una settimana a Cipro. Per molti di noi era
impossibile. Cosi' e stato' deciso che ci ritroveremo presto
(tra
circa un mese), questa volta con la sicurezza di imbarcarci.
Inutile
nascondere il dispiacere e la frustrazione. Ma molto piu'
forte e' la
volonta' di fare quel che abbiamo stabilito. E che faremo. Del
resto,
nessuno ha mai pensato che quest'impresa fosse facile e lo
stesso
primo viaggio ha subito ritardi disperanti. Alla fine poi,
contro
tutte le congiure, le due navicelle hanno preso il largo e
sono
arrivate vittoriose a Gaza. L'intrepido capitano Arrigoni mi
aspettava per bere un te' alla menta... Fra non molti giorni,
amico!...
L'altro ieri Barghouti illustrava, con l'ausilio di appositi
grafici,
la realta' dell'occupazione. E' qualcosa che va oltre cio'
che
normalmente si crede. Cento volte peggio del razzismo e
dell'apartheid bianco in Sudafrica - e questo a detta degli
stessi
politici che hanno vissuto durante quel regime. Secondo un
piano
preciso, l'entita' malefica ha continuato, dal 1948, a rubare
terra,
olivi, acqua ai Palestinesi e a vessarli in ogni modo. Lo
scopo e'
uno solo, sempre lo stesso: rendere loro la vita impossibile
e
portare a compimento una gigantesca pulizia etnica, cosicche'
lo
Stato "ebraico" alla fine risulti padrone unico e assoluto.
In
realta' gli stessi sionisti, per quanto l'economia shylockiana
stia
oggi celebrando i suoi fasti, sanno bene che si tratta, piu'
che di
un sogno possibile, di un incubo. Per i Palestinesi
martirizzati, ma
anche per loro stessi. Basta solo che gli yankee dichiarino
bancarotta (meglio: che i loro creditori battano cassa e gli
scambi
internazionali sostituiscano gli spettrodollari, per esempio,
con gli
euro) e l'edificio-carcere giudaico, zombi artificialmente
pompato
dalla Lobby amerikana, crollera' in poco tempo nel disastro e
nella
vergogna. I Palestinesi mai hanno piegato la testa e mai si
arrenderanno. E sono molto piu' prolifici - sani, in tutti i
sensi.
Il vero problema sara' se e come potranno perdonarli di tutte
le
infamie e torture che hanno subito. Nell'ultimo biennio il 20%
delle
morti di bambini al di sotto di un anno di eta' e' stato
causato dai
check points criminali, insieme col Muro simbolo e architrave
della
tirannia sionista. Cosi' pure, 73 donne sono state costrette a
far
venire alla luce i figli senza poter raggiungere l'ospedale e
un
terzo di loro ha perso la vita. Al punto che oggi le donne
palestinesi incinte spesso si presentano ai posti di blocco
con mesi
di anticipo... Prima di far ritorno nel parlamento
lovecraftiano,
Jamal Zahalka ci ha raccontato una storiella. Tre nuovi
ospiti
arrivano all'inferno: da Houston il primo, da Londra il
secondo, il
terzo da Gaza. Devono telefonare ai loro parenti. Chiama lo
statunitense. Il conto e' di 5.000 dollari. Poi l'inglese:
1000
sterline. Il palestinese va a sua volta in cabina e alla fine
chiede:
"Quanto devo?"... "Niente", gli risponde il diavolo.
"Niente"???!!!... perche'?"... "E' una chiamata locale".
Joe Fallisi
Larnaca, lunedi' 29 settembre 2008
ARRIVEDERCI ZENONE
Quest'ultima corrispondenza - ma spero ne seguirà presto una
nuova
serie - è dedicata alle sorelle e ai fratelli di Saed: a
Jasmine (15
anni), Weroot (12), Hanìn (10), Saeeda (9), Hadeel (7), Nairma
e
Umdellalah (gemelle, 4) e a Mahmud (5), Samir (3), Abdularti
(2),
Mohammed (1). Saed è il primogenito, il futuro capofamiglia.
Ha
un'intelligenza e un senso dell'umorismo eccezionali. Non si
lamenta
mai. Ti guarda con occhi pieni di luce e di mare, come se
avesse
capito tutto. Giovanissimo vecchio saggio, così magro, quasi
trasparente, lo tiene in vita un soffio e l'amore di suo
padre, della
sua famiglia, dei suoi amici. E' ancora ricoverato alla Vorkas
Clinic
di Larnaca. Qui tutti gli vogliono bene e lo aiutano (in
genere i
ciprioti sono ben disposti verso i palestinesi, sapendo cosa
significa vivere sotto occupazione), ma ha bisogno di un
altro
ospedale, specializzato in casi simili al suo. Non si tratta
solo di
vedere se, una volta guarito di tutte le patologie interne,
si
riuscirà a costruirgli una protesi speciale che lo faccia
stare in
piedi, ma anche di rieducare il corpo a quella posizione,
ridare un
po' di energia alla gamba rimasta, che pure è stata ferita e
oggi è
smilza e sottile, debole come un lumicino. Proprio a questo
scopo
abbiamo costituito un piccolo comitato che si occuperà delle
sue
cure. Troveremo presto l'ospedale adatto (forse in Germania, o
anche
in Italia) e i soldi necessari. Aspettiamo di avere, da due
amiche
meravigliose che vivono a Nicosia e che faranno tutto quel
che
possono e che è stato deciso, il nuovo report medico di Saed
aggiornato alla situazione attuale. Tra pochi giorni sarà
pronto. A
seconda di quel che i medici dei Centri che contatteremo ci
diranno,
faremo la scelta adatta. A quel punto, Saed e suo padre
saliranno per
la prima volta in aereo, e potranno contemplare dall'alto, da
lontano, la loro terra che aspetta di rivedere Saed sano e
salvo.
Free Gaza è (ancora) un movimento, non un partito. Non ha
"capi",
tirannucoli che si guardano allo specchio e che fan fare le
cose ai
sottoposti. Ognuno collabora liberamente, volontariamente e
contribuisce per il meglio. Chi ha partecipato al primo
viaggio - e
ora sta organizzando il secondo - ha avuto il merito, tra
l'altro, di
portare Saed in salvo. Altri si occuperanno di concludere la
missione. Mi ricordo che uno dei primi giorni parlavo con
un'attivista, e ci raccontavamo le nostre "origini". Le ho
detto che
fin da ragazzino avevo abbracciato l'anarchia. A quel punto le
sono
scintillati gli occhi. E ci siamo abbracciati noi due.
Joe Fallisi
Larnaca, martedi' 7 ottobre 2008
DIGNITY
Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio
Arrigoni,
capitano coraggioso. Mi scrive l'amico rimasto a Gaza:
"(...)
allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?
O, meglio, le pinne...
Che Zenone, Poseidone e tutto il phanteon pagano vi siano
propizi.
Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il
benvenuto.
Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e inattesa,
te lo dice uno che se ne è cibato,
qualcosa credo molto simile alla paternità,
l'emozione di aver figliato la Libertà,
nel vostro caso, pure la Speranza.
(...)
un abbraccio grande come il mediterraneo (...)".
Sì, siamo di nuovo nella città di Zenone e prestissimo
(domani
pomeriggio) c'imbarcheremo per raggiungere un milione e mezzo
di
abitanti del più grande carcere a cielo aperto, rompendo per
la
seconda volta l'odioso assedio. Come qualche settimana fa,
anche oggi
gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari possibili.
Ognuno
di noi ha fatto anche... testamento... Che partiamo ormai è
sicuro -
questa volta ogni problema legale, tecnico e burocratico è
stato
risolto -, ma cosa succederà durante la navigazione si può
solo
supporre. Come si comporterà l'entità sionista? Ci lasceranno
di
nuovo passare?... Ci spareranno addosso (negli ultimi due anni
hanno
ammazzato 14 pescatori palestinesi)?... Ci circonderanno
impedendoci
di proseguire?... Pretenderanno di salire sulla nave per
qualche
"controllo", dichiarandoci poi in arresto?... Da parte
nostra,
possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione
nei
confronti dell'autorità occupante, che nessuno di noi
riconosce. E
saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in
modo
pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la
pratica della
violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a
braccio i
quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di
Free Gaza:
"1. Aprire Gaza all'accesso internazionale senza restrizioni,
id est
alla sovranità palestinese.
2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza,
nonostante
le sue pretese del contrario.
3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza
e col
resto della Palestina.
4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i
metodi
di resistenza non violenta."
Quasi tutti i passeggeri dell'ultimo tentativo sono qui,
compresi il
giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono
aggiunti di
nuovi. Tra di essi altri due italiani, Vilma Mazza e Marco
Giusti, di
Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La
nave...
è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle
due
precedenti. C'era stata una riunione apposita per decidere
come
chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità,
Speranza,
Equità. La scelta del primo significa la dignità dei
Palestinesi che
non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel
resto del
mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro
martirio.
Bisogna riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace
uscendo
dagli schemi usuali... con creatività, con fantasia. Free
Gaza, un
manipolo internazionale di uomini e donne di buona volontà,
fuori dai
partiti e dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome:
la
speranza attiva.
Joe Fallisi
Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008
HOPE
E' così. Non mi sembra vero eppure sono proprio a Gaza. Un
sogno
della mia vita si è avverato. Lo dedico, oltre le barriere del
tempo,
all'amico e compagno Marco Melotti (cfr.
http://it.groups.yahoo.com/
group/libertari/message/54046). Quando, verso le 6 e mezza di
mattina, giunti al confine delle acque "internazionali" - a 20
miglia
dal suolo palestinese -, abbiamo visto profilarsi due vedette
israeliane che sembravano venire verso di noi, una da destra e
una da
sinistra, l'intrepida Huwaida era già pronta col megafono e
tutti noi
in attesa (ieri il Ministero della Marina di Tel Aviv aveva
rilasciato una dichiarazione secondo la quale ci avrebbero
fermati e
arrestati). Intanto Dignity correva veloce verso la sua meta.
Poi non
si è capito bene... andavano avanti e indietro, giravano in su
e in
giù... alla fine sono scomparse nel nulla. Vista dall'alto la
scena
doveva avere l'aspetto di una danza sui generis. Si erano
formati,
più ci inoltravamo, due cerchi attorno a noi: uno esterno,
dei
sionisti, e da quel punto sino a riva, uno interno delle
navicelle
palestinesi. Così abbiamo attraccato al povero porto di Gaza
col
nostro corteo di pescatori e ragazzini in festa, Vittorio
Arrigoni,
radioso, issato sull'albero della barca più vicina. Ecco
l'elenco dei
nuovi venuti:
Denis Healey, Captain, UK
George Klontzas, First Mate, Greece
Nikoals Bolos, Crew, Ireland
Derek Graham, Crew, Ireland
Ali Al Jabar, Al Jazeera, Qatar
Ghazi Abourashad, Holland
Dr. Mohammed Alshubashi, Germany
Huwaida Arraf, attorney, US
Dr. Mustafa Barghouti, Palestine
Audrey Bomse attorney, US
Renee Bowyer, Australia
Caoimhe Butterly, Ireland
Rod Cox, UK
Joe Fallisi, Italy
Marco Giusti, Italy
Dr. Ibrahim Hamami, UK
Ramzi Kysia, US
Alan Lonergan, Ireland
Mairead Maguire, Ireland
Lubna Masarwa, Israel
Vilma Mazza, Italy
Theresa McDermott, UK
Amir Siddiq, Al Jazeera, Sudan
Gideon Spiro, Israel
Dr. Jock McDougall, UK
I baci, gli abbracci, la gioia, la commozione sui volti di chi
ci
aspettava e di noi stessi, ancora increduli, è stata la
miglior cura
dopo le prove del viaggio. Ma subito... eccoci nella Gaza
vera, che
può permettersi pochi sorrisi. Oggi la nostra nave ha portato
molti
più medicinali della volta scorsa e, giustamente, la prima
visita è
all'Ospedale Shifa. il più grande, non solo qui, ma di tutta
la
Palestina. Husein Ashour, medico che si è laureato in
Germania, lo
dirige con la massima competenza e abnegazione. Giriamo
insieme con
lui e i suoi collaboratori per i vari reparti ed è come se
visitassimo l'anticamera della morte. Molti dei malati, vecchi
e
giovani, cui stringo le mani, se tornassi nei prossimi giorni,
non li
troverei più. Il motivo è uno solo: l'assedio e il blocco
attuato
dall'entità come punizione collettiva contro la società
civile
palestinese. Ci sono dottori bravissimi e persino
apparecchiature di
prim'ordine (per esempio un centro diagnostico-terapeutico
anti-
cancro che non ha uguali, mi dicono, in tutto il Medio
Oriente), ma
l'impossibilità di rifornirsi tanto delle medicine, quanto dei
pezzi
di ricambio e di tutto ciò che consente l'uso normale e
adeguato dei
macchinari rende questi ultimi inutilizzabili e, ogni giorno
che
passa, meno verosimili, quasi spettrali. Vengono visitati a
loro
volta, di quando in quando, e sembrano anch'essi malati senza
speranza. In qualunque istante può mancare la corrente
elettrica e
non è detto che il generatore abbia il carburante necessario.
Così,
anche i sistemi per la dialisi che ancora funzionano possono
da un
momento all'altro fermarsi, causando guasti irreparabili ai
pazienti.
Ed è quel che succede spesso, sempre più spesso. Quanto a
lasciar
uscire i malati dalla prigione per andare a curarsi altrove,
come si
sa, lo sbirro con stella di Davide lo proibisce
tassativamente. Ormai
sono quasi 260 i morti a causa di questi divieti assassini e
il
numero, così continuando le cose, aumenterà in modo tragico.
Ci ha
accolto, dando a ognuno di noi una kefiah e una medaglia,
Ismail
Hanyeh, uomo dignitoso, sicuramente non corrotto e amante del
suo
popolo, definendoci eroi. Ma gli eroi sono loro, i Palestinesi
che
resistono in tutti i sensi e che tengono la schiena diritta
nelle più
tremende avversità. Noi abbiamo solo riaperto una piccola
strada alla
speranza.
Joe Fallisi
Gaza, mercoledì 29 ottobre 2008
EQUITY
Ho cantato nel Teatro di Gaza!... meglio di qualunque altra
sala da
concerto del mondo!... Come se un secondo sogno, dentro uno
più
grande, si fosse realizzato... Era la prima volta che la voce
lirica
volava qui per l'aria e l'accoglienza è stata grandiosa,
commovente... In valigia avevo messo lo smoking, il
farfallino, le
scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia martoriata
meritano
il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo
concerto
ha contribuito a rompere l'assedio... Il cui scopo non è solo
di
togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere,
ma
anche, e forse soprattutto, di rovinare l'anima, ogni
possibile
piacere. Nel pomeriggio eravamo andati a visitare Khan Younis.
Ci
accompagnava un vecchio signore, in rappresentanza della
comunità
locale. A un certo punto gli è sfuggita una lacrima, che ha
subito
allontanato, quasi fosse una vergogna mostrarla in pubblico.
Ecco,
per esempio, cosa significa il blocco che i palestinesi
subiscono dai
sionisti: una settimana fa c'è stato un vero diluvio e l'acqua
ha
tracimato distruggendo la strada principale di un intero
quartiere,
riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E'
esattamente
come nel caso dell'ospedale di Gaza. Il soccorso e la
solidarietà
pubblica sono stati da subito presenti, la gente, così "in
alto",
come "in basso", non chiede altro che di poter aiutare a
ricostruire.
Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in primis il cemento)
per
ridare la viabilità e un'abitazione degna alle famiglie, i
cui
bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per via
dell'inquinamento dell'acqua stessa. E non si vede via di
uscita. In
effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla
loro
ignavia - anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica
delle
piramidi e dei faraoni - perché tutto ciò avesse termine.
Proprio a
Rafah si compendia l'iniquità che vige in tutto il Medio
Oriente. Le
guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la
costruzione dei
tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di
rifornimenti molto limitati, ma meglio che nulla), speculando
mafiosamente su ognuno di essi e su ogni passaggio delle
merci. E,
quando l'entità sionista e gli invasori dell'Iraq (USraele)
lo
richiedono, per compiacerli, fanno saltare i passaggi
sotterranei o
persino li avvelenano... spesso anche li gasano
appositamente... così
che ormai sono decine e decine i palestinesi morti già sotto
terra.
Arabi fanno questo ad altri arabi, mentre gli occupanti, i
pulitori
etnici, i razzisti per antonomasia stanno a guardare col
sorriso del
boia. Non può continuare così e un giorno, forse più presto
di
quanto si possa prevedere, finirà. Finiranno anche le
divisioni
all'interno del campo palestinese. La sera prima avevamo
avuto
l'onore di essere invitati a un incontro storico, che non
avveniva da
quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le fazioni hanno
preso la
parola, auspicando la fine delle ostilità interpalestinesi
(il
governo ha anche annunciato la liberazione unilaterale dei
prigionieri politici rinchiusi nelle sue carceri). Ma l'unità
non
potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E
saranno
accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che
non si
sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del
successo di
Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui immagine,
come
Presidente palestinese, ancora campeggia negli edifici
pubblici di
Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve
sloggiare e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio
del
nemico. Hanno già assicurati i loro conti in banca nei
paradisi
fiscali. Vadano all'inferno.
Joe Fallisi
Gaza, venerdì 31 ottobre 2008
VERRA'
Ieri sera l'amico Vittorio, un gigante, in tutti i sensi, non
è
riuscito a venire al concerto. Ah... l'avrei riconosciuto
subito tra
il pubblico!... e lo aspettavo... ma i militi di Sion non
erano
d'accordo. Accompagna i pescatori quasi ogni giorno, fin
dall'inizio.
E il suo aiuto e quello degli altri attivisti di Free Gaza
(ieri
erano in dieci) è fondamentale. Io sono contro lo sfruttamento
e
l'uccisione degli animali, non potrei seguirli. Tuttavia
capisco e
condivido il senso della loro solidarietà: è la lotta contro
il
sopruso. L'hanno detto chiaramente gli sbirri... quando gli
"internazionali" se ne andranno, ve la faremo pagare!... Già,
perché
per 'sti infami chi cerca di procurarsi un po' di cibo è un
terrorista... e chi gli dà una mano un supporter di Hamas. Non
c'è
al mondo situazione più palesemente iniqua di quella che vede
vittime
i palestinesi. Tutto è concesso ai tiranni con kippà dai
poteri
asserviti dell'occidente... qualunque crimine, qualunque
azione,
anche la più illegale. Silenzio comprensivo e devoto,
cancellazione o
manipolazione delle notizie, vigliaccheria chimerica... Impera
ormai
un vero e proprio Big Brother mediatico, cui resistono solo
pattuglie
sparse di refrattari. Così, anche ieri è successo quello che
avviene
normalmente - e di cui esiste la testimonianza anche in video.
Senza
morti, da quando è arrivata Free Gaza. Nessuna "Rai" o
"Mediaset"
interromperà il flusso di menzogne per parlarne. Secondo la
"legge"
sarebbe consentita la navigazione entro 12 miglia nautiche.
Com'è
ovvio, questo vale per tutti eccetto i palestinesi. Persino a
6, 4
miglia dalle coste di Gaza, quasi fin dentro il porto, i
razzisti
israeliani pretendono che le acque siano "loro". Arrivano in
pattuglia e sparano coi mitra e col cannone ad acqua (sporca).
E
questo contro civili disarmati. Ma VERRA' LA LIBERTA' anche
per gli
abitanti oggi sotto occupazione, le loro sofferenze non
possono
essere state invano. Qualcosa di potente e di concreto si
muove,
fuori dalla vecchia politica decrepita: una volontà fattiva
di
verità, di giustizia. La seconda missione ha avuto successo,
come la
prima, e appena torneremo a Larnaca Dignity si rimetterà
subito in
moto per la terza... e poi ce ne sarà una quarta, una
quinta...
Stamani sono andato, insieme coi due giornalisti di Al
Jazeera, Amir
Siddiq e Ali Al Jabar, a portare i regali di Saed per la sua
famiglia. Abitano a Beth Hannoun. Lì si è compiuta la sua
tragedia e
quella di tanti altri ragazzini palestinesi, straziati dalle
bombe
degli invasori. C'erano tutti ad aspettarci: il vecchio nonno,
undici
bimbi, la madre e il fratello di quest'ultima, che ha lasciato
casa
sua per venire ad aiutare. Khaled, il padre, mi aveva detto
che sua
moglie era la donna perfetta per lui, un regalo meraviglioso
di
Allah. Quando, prima di uscire, gliel'ho confidato con l'aiuto
di
Amir, la luce del suo bel viso ha inondato la stanza.
Joe Fallisi
Gaza, sabato 1 novembre 2008
TORNEREMO
Sì, stiamo tornando a Larnaca, ma torneremo anche a Gaza.
Appena
arrivati, Dignity andrà a riposare a Limassol per qualche
giorno, poi
sarà di nuovo pronta, il 7 novembre, a riprendere il suo
viaggio con
altri passeggeri verso le coste palestinesi. E' cominciato un
movimento libertario, nato dalla società civile, che nessuno
fermerà
e che saprà manifestarsi anche in modi imprevedibili. Si
tenteranno
tutte le vie, non solo quella marina... l'assedio verrà a sua
volta
assediato e infine distrutto. Confermo quel che ho detto sin
dall'inizio di queste corrispondenze: i fondatori di Free Gaza
sono
gente seria, non chiacchieroni autoreferenziali. Hanno in
mente un
progetto limpido ed energie e intelligenze altrettanto pulite
per
attuarlo, non si tratta di un fuoco di paglia. Come da noi -
come
dappertutto: se i cittadini non si auto-organizzano, fuori e
contro i
partiti della Casta onnivora, non c'è la possibilità che
cambi
niente in meglio, né, tanto meno, che il peggio venga
scongiurato.
L'altra volta il viaggio di ritorno aveva consentito il
ricongiungimento di una famiglia palestinese a Cipro e che
Saed
potesse curarsi. Oggi è con noi uno studente cui l'entità
sionista
proibisce (come a tanti altri) di uscire e di andare a
studiare in
un'università europea. Cosa che invece farà, com'è suo
diritto. Ora
nella Striscia, compreso Vittorio che ha deciso di rimanere
qualche
altro mese ad aiutare i pescatori, ci sono nove attivisti di
Free
Gaza. Tre sbarcati da Dignity: "Queeva", Theresa (due angeli
extraterrestri) e Ramzi, dalla penna corposa. All'orizzonte
vediamo
navi israeliane... scompariranno come nel viaggio di andata.
Del
resto, quel che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Siamo in acque
palestinesi, poi arriveranno quelle internazionali, infine le
coste
cipriote. Prima che ci imbarcassimo per il viaggio di ritorno
è
venuto a salutarci Ismail Haniyeh. Ci ha accompagnato sino a
fuori
del porto, sventolando la bandiera della Palestina. Ricorderò
sempre
il suo sorriso radioso. Se Hamas ha stravinto alle elezioni è
perché
ha saputo esprimere un premier come lui, che vive ancora e
sempre nel
campo dei rifugiati, col suo popolo. E che anche i suoi nemici
sanno
benissimo essere onesto e incorruttibile. Per questo lo
odiano,
impotenti. Creperanno nei loro soldi sporchi di sangue.
Joe Fallisi
Gaza-Larnaca, domenica 2 novembre 2008
"FEEL FREE"
L'altra notte non abbiamo mai dormito io, Greta, Mary e Osama.
Eravamo qui in albergo in attesa della prossima telefonata da
Dignity, ripartita di sera, con la Luna sempre crescente, per il
suo
secondo viaggio, ovvero per la terza missione di Free Gaza.
Portava
il suo carico di nuovi passeggeri. Eccoli:
Hass, Amira (Israel)
Ahmed, Nazir (Lord) (Pakistan/UK)
Andrews, Christopher (Ireland)
Bartlett, Eva (Canada)
Bolos, Nikolas (Greece, Palestine)
Healey, Denis (UK)
al-Haj, Sami (Sudan)
Graham, Derek (Ireland, Palestine)
McNeill, Pauline (Scotland)
Morena, Fernando (Spain)
Nacer, Mohamed (UK)
O'Donnell, Hugh (Scotland, UK)
ÓSnodaigh, Aengus (Ireland)
Rossi, Fernando (Italy)
Arraf, Huwaida (US, Palestine)
Sharp, Rob (UK)
Schermerhorn, David (USA, Palestine))
Shoukri, Dr. Arafat (Palestine, UK)
Short, Clare (UK)
Thomas, Rhodri Glyn (Wales, UK)
Tonge, Dr. Jennifer Louise (Baroness) (UK)
White, Sandra (Scotland, UK)
Zisyadis, Josef (Switzerland)
Fra di essi 11 parlamentari europei non conformisti - di cui uno,
Fernando Rossi, a suo tempo rifiutatosi di votare i crediti di
guerra, ha concluso quest'anno la sua attività di senatore ancora
prima di maturare la relativa pensione... cosa che ai suoi (ex)
colleghi della Casta dev'essere sembrata incredibile,
mostruosa...
Tutto procedeva bene, il mare era quasi liscio. All'alba, al
confine
delle acque internazionali, come già era successo a noi, ecco
arrivare dall'orizzonte velocissime due navi dell'entità, questa
volta quasi ai fianchi della nostra. Si mettono in contatto
radio,
chiedendo la lista dei viaggiatori. L'impareggiabile Huwaida
Harraf
risponde loro di consultare www.freegaza.org... troveranno tutti
i
nomi e cognomi. Aggiunge con la sua vocina gentile: "Feel free to
make a donation", "Sentitevi liberi di fare una donazione"... Un
suono neandertaliano, a metà fra il vomito e la risata, erompe
dall'altra parte... poi... come d'incanto, Dignity si ritrova
sola
nel suo cammino e va incontro alle barche in festa che stanno
venendo
ad accoglierla. Sì, Free Gaza è di nuovo nella Striscia. Questa
volta ha portato tre apparecchiature scanner per l'esame della
spina
dorsale, di cui hanno urgente bisogno all'ospedale Shifa. Tornerà
a
Larnaca l'11 novembre. Già stanno chiamando da tutto il mondo per
partecipare ai prossimi viaggi... Se il primo è stato il più pazzo
e
il secondo quello, forse, più pericoloso, il terzo è la conferma
che
stabilisce a tutti gli effetti un precedente impossibile da
ignorare
in futuro. Per gennaio è programmata una nave di... musicisti!...
che
felicità riabbracciare i miei amici palestinesi!... E Vik,
capitano
coraggioso, il cui impegno quotidiano nella difesa dei pescatori
diventa sempre più duro... Oggi le navicelle hanno subito di nuovo
un
attacco criminale. E' ormai certo: i sionisti coi loro cannoni
ultrapotenti non sparano solo acqua mista alle deiezioni, ma
anche
schifezze chimiche, al punto che i militi indossano ormai,
durante
queste belle imprese, apposite tute e maschere. Gli amici hanno
raccolto dei campioni di 'sto liquido e verrà fatto analizzare. Ce
lo
raccontava in diretta da una delle due barche dei pescatori, con
mille interruzioni dovute alla situazione precaria, David
Schermerhorn. Ecco il nuovo che esiste negli Stati Uniti,
altroché
Barack Obama (già ormai completamente nelle spire della Lobby,
senza
l'approvazione della quale, del resto, MAI sarebbe arrivato alla
presidenza - né potrà mantenerla)!... E' un anziano signore,
quasi
ottantenne, che dimostra vent'anni di meno. Abita con la numerosa
famiglia in un'isoletta dello Stato di Washington e ha deciso di
dedicare la sua vecchiaia a una causa giusta. Siccome conosce bene
il
mare, sin dall'inizio dell'avventura di Free Gaza offre da
volontario
la sua collaborazione. Non ha mancato nessuno dei tre viaggi. E
il
terzo non sarà di certo l'ultimo. Ti saluto, grande David... che
gli
dei del Mediterraneo ti siano propizi.
Joe Fallisi
Larnaca, domenica 9 novembre 2008

Tutte queste lettere
sono state pubblicate individualmente dall'Agenzia
InfoPal:
www.infopal.it
Link a questa pagina:
http://www.terrasantalibera.org/JoeFallisi-letteredaGaza.htm
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