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Anno III,  Comunicato  83, del 20 NOVEMBRE  2008

 

 

 

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Lettere da Gaza

 

di Joe Fallisi

corrrispondente InfoPal.it da Larnaca e Gaza

 

 

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HO INCONTRATO ZENONE

Ieri, passeggiando vicino alla riva del mare, ho incontrato Zenone, 
una piccola statua serissima. Ai suoi tempi dorati Larnaca si 
chiamava Cizio. Sono qui da due giorni con gli amici di Free Gaza 
(Huwaida Arraf, Greta Berlin, Ramzi Kisia, Dereck Graham...). Ora che 
li conosco di persona, li stimo ancora di piu'. Ognuno ha il suo 
lavoro e la sua vita privata e finanzia in prima persona la causa 
comune. Quel che fanno e' per amore della giustizia, non di partito o 
di carriera. Infrangere l'assedio e lo strangolamento di Gaza 
cercando di raggiungerla via mare e' un progetto sorto due anni fa. 
La cosa quasi incredibile ma vera e' che lo hanno ideato in 
contemporanea attivisti per i diritti umani di vari Paesi: Australia, 
Libano, Inghilterra, Stati Uniti. Cosi' e' nata Free Gaza. Essendo 
gente seria e non chiacchieroni inconcludenti, in breve sono riusciti 
a raccogliere il danaro utile e hanno comperato due piccole navi. Ora 
si tenta il secondo viaggio, forse il piu' difficile e pericoloso. 
Tutti sanno - in primo luogo l'entita' sionista - che un altro 
successo potrebbe davvero cambiare le cose. Sull'onda di Free Gaza, e 
autonomamente, sembra che partira' presto una nuova nave dallo Yemen 
- magari si svegliassero gli Arabi!... Varie diffficolta' di ordine 
legale e burocratico si sono accumulate negli ultimi giorni, anche 
previsioni meteorologiche avverse. Ma ora sembra che tutto sia 
finalmente risolto: dovremmo imbarcarci per la nostra avventura 
mercoledi' 24 settembre alle ore 22. Dopo un giorno e mezzo di 
navigazione vedremo, Inshallah, le barche dei gazesi in festa che ci 
stanno aspettando... e ritroveremo alcuni passeggeri del primo 
viaggio rimasti a Gaza appositamente (sia per lavorare, sia per 
lasciare il posto ad alcuni Palestinesi, uno dei quali, in gravi 
condizioni di salute, sta finalmente ricevendo le cure adeguate 
nell'ospedale di Larnaca), o perche' respinti ai valichi di terra. 
Saremo in venti. Tra di noi due giornalisti di Al Jazeera e 
l'irlandese Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace nel 1976. Non 
dovrebbe essere cosi semplice per i despoti di Tel Aviv affondarci. 
Neppure arrestarci. Il grande Zenone diceva che abbiamo due orecchie 
e una sola bocca perché dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno. 
Chiudo dunque questa mia prima corrispondenza, tornando sulla 
spiaggia per sentire cosa racconta il mare generoso.

Joe Fallisi
Larnaca, lunedi' 22 settembre 2008


GAZA LIBERA

Siamo ancora nella citta' di Zenone. Ma sembra che domani sera o, al 
massimo, lunedi', salperemo finalmente per Gaza. E' cosa certa: 
l'entita' sionista sta facendo tutto il possibile contro il nostro 
viaggio. Per superare piu' velocememnte le difficolta' burocratiche 
di cui parlavo, gli organizzatori di Free Gaza hanno cercato in 
questi giorni di affittare - persino di comprare - un'altra piccola 
nave. Tre di loro sono volati ieri a Beirut per trattare di persona 
con diversi proprietari. Dappertutto un muro di gomma, rimandi, 
richieste chimeriche, tergiversazioni, si', no, forse, risentiamoci, 
vedremo... Il fatto e' che la forza d'animo e la determinazione degli 
attivisti che hanno organizzato il primo viaggio e' ancora la stessa, 
intatta... semmai piu' forte. Alla faccia di tutti i despoti e dei 
parolai. Cosi', proprio oggi e' arrivata la notiza che potremo ri-
utilizzare una delle due navi di proprieta' di Free Gaza, proprio 
quella con lo stesso loro nome. In Grecia, dove verranno firmate le 
ultime carte, il lavoro indefesso di alcuni amici ha fatto si' che i 
nuovi e definitivi documenti legali di intestazione siano gia' 
ultimati, con anticipo sui tempi previsti. A questo punto 
l'imbarcazione sara' in grado di riprendere il mare. Domattina 
andremo a dipingerla e a rimetterla a nuovo. Se non arriva una 
tempesta (immagino ci sia qualche necrocabbalista che sta operando 
pure in questo senso), Free Gaza navighera' molto presto verso il suo 
destino. Ecco i nomi dei passeggeri (l'elenco e' aggiornato alle ore 
21h21m - 20h21m italiane):

Name              Country of Origin       Current Languages 
Spoken           Affiliations

Al Jabar, Ali                Qatar          English/
Arabic                     Al Jazeera

Alshubashi, Mohammed       Germany/Palestine        English/German/
Arabic       Physician, neurosurgeon

Abourashed, Amin     Holland         English/Dutch/Arabic      Human 
Rights

Arraf, Huwaida          Palestine/US            English/Arabic       
NVDA/International, Human rights, International Law Spokesperson for FGM

Barghouti, Mustafa         Palestine         Russian/English/Arabic 
Pres, Mubarda Party, MP

Boulous, Nicolas        Greece                        Greek/
English                        Chemist, Boat engiheer

Butterly, Caiomhe     Ireland     Spanish/English/Arabic         
Voices in Wilderness, PSC

Cox, Rod                     UK                
English                      Pal Solidarity, Chester, UK

Al Hams, Walid      Palestine/Sweden       English/Swedish/Arabic/
Slovak      Physician, Internal Medicine

Ernshire, Eliza           Australia/UK           
English                        Human rights activist,

Fallisi, Joe                   Italy        English/Italian/
French         Opera singer, composer, reporter for infopal

Graham, Derek            Ireland              
English                      Sailor, electrician, first mate

Hamami, Ibrahim      Palestine/UK        Arabic/
English                 Physician, family medicine

Klontzas, George       Greece          Greek/
English                   Boat captain

Kysia, Ramzi       US/Lebanon        English                 Writer, 
organizer, spokesperson

Maguire, Mairead       Ireland        English                 Peace 
people/Nobel Peace Prize

Masarwa, Lubna        Palestine '48/Israel        English/Arabic/
Hebrew       Jerusalem Alternative Intormation Center, Al Quds 
University

McDermott, Theresa      Scotland         English        Human Rights 
Activist, on first trip

Mohammed, Amir                 Sudan      Arabic/English           Al 
Jazeera

Wall Sylvia                       UK          
English                  Human Rights Activist

Zahalka, Jamal                  Israel             Arabic/English/
Hebrew       Member of Knesset

Ieri pomeriggio sono andato, insieme con Mairead Maguire, piccola 
donna dall'animo grande quanto la Gran Bretagna e l'Irlanda messe 
insieme, a visitare l'ammalato grave che la prima missione di Free 
Gaza ha portato in salvo a Cipro. Si chiama Saed Khaled Mahmud 
Musleh, ha 16 anni e il viso, gli occhi che sorridono come stelle, di 
tutti i ragazzini palestinesi. A Gaza i delinquenti sionisti gli 
hanno sparato addosso, da dieci metri, un missile, spappolandogli la 
gamba sinistra e ferendolo gravemente alll'addome. Siccome la 
cancrena avanzava, quella povera gamba i medici sono stati costretti 
ad amputargliela, tagliando alto, fin sopra il bacino. Ora sembra sia 
finalmente fuori pericolo. Ma ha bisogno di protesi speciali adatte 
al suo caso estremo. Invio a infopal (anche ad Emergency) tutta la 
sua documentazione medica e prego vivamente chiunque possa aiutarlo 
in modo fattivo di contattare me (flespa@tiscali.it) e/o infopal 
stessa (direzione@infopal.it). Suo padre, Khaled Musleh, 
dignitosissimo come Saed, ne ha altri 11 di figli. Sara' questa forza 
incrollabile e indomabile della vita a ridare un giorno ai 
Palestinesi eroici la loro liberta'.

Joe Fallisi,
Larnaca, giovedi' 25 settembre 2008


LA TELEFONATA PIU' ECONOMICA (DALL'INFERNO)

Una nuova grave complicazione di ordine tecnico, non prevista, ha 
purtroppo impedito la partenza di Free Gaza. Si sarebbe dovuto ancora 
attendere piu' di una settimana a Cipro. Per molti di noi era 
impossibile. Cosi' e stato' deciso che ci ritroveremo presto (tra 
circa un mese), questa volta con la sicurezza di imbarcarci. Inutile 
nascondere il dispiacere e la frustrazione. Ma molto piu' forte e' la 
volonta' di fare quel che abbiamo stabilito. E che faremo. Del resto, 
nessuno ha mai pensato che quest'impresa fosse facile e lo stesso 
primo viaggio ha subito ritardi disperanti. Alla fine poi, contro 
tutte le congiure, le due navicelle hanno preso il largo e sono 
arrivate vittoriose a Gaza. L'intrepido capitano Arrigoni mi 
aspettava per bere un te' alla menta... Fra non molti giorni, amico!...
L'altro ieri Barghouti illustrava, con l'ausilio di appositi grafici, 
la realta' dell'occupazione. E' qualcosa che va oltre cio' che 
normalmente si crede. Cento volte peggio del razzismo e 
dell'apartheid bianco in Sudafrica - e questo a detta degli stessi 
politici che hanno vissuto durante quel regime. Secondo un piano 
preciso, l'entita' malefica ha continuato, dal 1948, a rubare terra, 
olivi, acqua ai Palestinesi e a vessarli in ogni modo. Lo scopo e' 
uno solo, sempre lo stesso: rendere loro la vita impossibile e 
portare a compimento una gigantesca pulizia etnica, cosicche' lo 
Stato "ebraico" alla fine risulti padrone unico e assoluto. In 
realta' gli stessi sionisti, per quanto l'economia shylockiana stia 
oggi celebrando i suoi fasti, sanno bene che si tratta, piu' che di 
un sogno possibile, di un incubo. Per i Palestinesi martirizzati, ma 
anche per loro stessi. Basta solo che gli yankee dichiarino 
bancarotta (meglio: che i loro creditori battano cassa e gli scambi 
internazionali sostituiscano gli spettrodollari, per esempio, con gli 
euro) e l'edificio-carcere giudaico, zombi artificialmente pompato 
dalla Lobby amerikana, crollera' in poco tempo nel disastro e nella 
vergogna. I Palestinesi mai hanno piegato la testa e mai si 
arrenderanno. E sono molto piu' prolifici - sani, in tutti i sensi. 
Il  vero problema sara' se e come potranno perdonarli di tutte le 
infamie e torture che hanno subito. Nell'ultimo biennio il 20% delle 
morti di bambini al di sotto di un anno di eta' e' stato causato dai 
check points criminali, insieme col Muro simbolo e architrave della 
tirannia sionista. Cosi' pure, 73 donne sono state costrette a far 
venire alla luce i figli senza poter raggiungere l'ospedale e un 
terzo di loro ha perso la vita. Al punto che oggi le donne 
palestinesi incinte spesso si presentano ai posti di blocco con mesi 
di anticipo... Prima di far ritorno nel parlamento lovecraftiano, 
Jamal Zahalka ci ha raccontato una storiella. Tre nuovi ospiti 
arrivano all'inferno: da Houston il primo, da Londra il secondo, il 
terzo da Gaza. Devono telefonare ai loro parenti. Chiama lo 
statunitense. Il conto e' di 5.000 dollari. Poi l'inglese: 1000 
sterline. Il palestinese va a sua volta in cabina e alla fine chiede: 
"Quanto devo?"... "Niente", gli risponde il diavolo. 
"Niente"???!!!... perche'?"... "E' una chiamata locale".

Joe Fallisi
Larnaca, lunedi' 29 settembre 2008


ARRIVEDERCI ZENONE

Quest'ultima corrispondenza - ma spero ne seguirà presto una nuova 
serie - è dedicata alle sorelle e ai fratelli di Saed: a Jasmine (15 
anni), Weroot (12), Hanìn (10), Saeeda (9), Hadeel (7), Nairma e 
Umdellalah (gemelle, 4) e a Mahmud (5), Samir (3), Abdularti (2), 
Mohammed (1). Saed è il primogenito, il futuro capofamiglia. Ha 
un'intelligenza e un senso dell'umorismo eccezionali. Non si lamenta 
mai. Ti guarda con occhi pieni di luce e di mare, come se avesse 
capito tutto. Giovanissimo vecchio saggio, così magro, quasi 
trasparente, lo tiene in vita un soffio e l'amore di suo padre, della 
sua famiglia, dei suoi amici. E' ancora ricoverato alla Vorkas Clinic 
di Larnaca. Qui tutti gli vogliono bene e lo aiutano (in genere i 
ciprioti sono ben disposti verso i palestinesi, sapendo cosa 
significa vivere sotto occupazione), ma ha bisogno di un altro 
ospedale, specializzato in casi simili al suo. Non si tratta solo di 
vedere se, una volta guarito di tutte le patologie interne, si 
riuscirà a costruirgli una protesi speciale che lo faccia stare in 
piedi, ma anche di rieducare il corpo a quella posizione, ridare un 
po' di energia alla gamba rimasta, che pure è stata ferita e oggi è 
smilza e sottile, debole come un lumicino. Proprio a questo scopo 
abbiamo costituito un piccolo comitato che si occuperà delle sue 
cure. Troveremo presto l'ospedale adatto (forse in Germania, o anche 
in Italia) e i soldi necessari. Aspettiamo di avere, da due amiche 
meravigliose che vivono a Nicosia e che faranno tutto quel che 
possono e che è stato deciso, il nuovo report medico di Saed 
aggiornato alla situazione attuale. Tra pochi giorni sarà pronto. A 
seconda di quel che i medici dei Centri che contatteremo ci diranno, 
faremo la scelta adatta. A quel punto, Saed e suo padre saliranno per 
la prima volta in aereo, e potranno contemplare dall'alto, da 
lontano, la loro terra che aspetta di rivedere Saed sano e salvo. 
Free Gaza è (ancora) un movimento, non un partito. Non ha "capi", 
tirannucoli che si guardano allo specchio e che fan fare le cose ai 
sottoposti. Ognuno collabora liberamente, volontariamente e 
contribuisce per il meglio. Chi ha partecipato al primo viaggio - e 
ora sta organizzando il secondo - ha avuto il merito, tra l'altro, di 
portare Saed in salvo. Altri si occuperanno di concludere la 
missione. Mi ricordo che uno dei primi giorni parlavo con 
un'attivista, e ci raccontavamo le nostre "origini". Le ho detto che 
fin da ragazzino avevo abbracciato l'anarchia. A quel punto le sono 
scintillati gli occhi. E ci siamo abbracciati noi due.

Joe Fallisi
Larnaca, martedi' 7 ottobre 2008 


DIGNITY

Appena di ritorno a Larnaca ricevo un e-mail da Vittorio Arrigoni, 
capitano coraggioso. Mi scrive l'amico rimasto a Gaza:

"(...)
allora siete pronti a mettere le ali ai piedi?
O, meglio, le pinne...
Che Zenone, Poseidone e tutto il phanteon pagano vi siano propizi.
Cercherò di issarmi sulla prima barchetta che vi darà il benvenuto.
Avvistando le coste di Gaza la gioia sarà immensa e inattesa,
te lo dice uno che se ne è cibato,
qualcosa credo molto simile alla paternità,
l'emozione di aver figliato la Libertà,
nel vostro caso, pure la Speranza.
(...)
un abbraccio grande come il mediterraneo (...)".

Sì, siamo di  nuovo nella città di Zenone e prestissimo (domani 
pomeriggio) c'imbarcheremo per raggiungere un milione e mezzo di 
abitanti del più grande carcere a cielo aperto, rompendo per la 
seconda volta l'odioso assedio. Come qualche settimana fa, anche oggi 
gli organizzatori ci hanno spiegato i vari scenari possibili. Ognuno 
di noi ha fatto anche... testamento... Che partiamo ormai è sicuro - 
questa volta ogni problema legale, tecnico e burocratico è stato 
risolto -, ma cosa succederà durante la navigazione si può solo 
supporre. Come si comporterà l'entità sionista? Ci lasceranno di 
nuovo passare?... Ci spareranno addosso (negli ultimi due anni hanno 
ammazzato 14 pescatori palestinesi)?... Ci circonderanno impedendoci 
di proseguire?... Pretenderanno di salire sulla nave per qualche 
"controllo", dichiarandoci poi in arresto?... Da parte nostra, 
possono starne certi, non avverrà alcun tipo di collaborazione nei 
confronti dell'autorità occupante, che nessuno di noi riconosce. E 
saremo tutti per uno e uno per tutti. Nel caso resisteremo in modo 
pacifico, lasciando a loro, così esperti in materia, la pratica della 
violenza. Ma sotto gli occhi del mondo intero. Traduco a braccio i 
quattro punti che definiscono ufficialmente la missione di Free Gaza:

"1. Aprire Gaza all'accesso internazionale senza restrizioni, id est 
alla sovranità palestinese.
2. Rendere evidente che Israele continua ad occupare Gaza, nonostante 
le sue pretese del contrario.
3. Dimostrare la solidarietà internazionale col popolo di Gaza e col 
resto della Palestina.
4. Dare un esempio concreto del potenziale che racchiudono i metodi 
di resistenza non violenta."

Quasi tutti i passeggeri dell'ultimo tentativo sono qui, compresi il 
giornalista e il cameraman di Al Jazeera, e se ne sono aggiunti di 
nuovi. Tra di essi altri due italiani, Vilma Mazza e Marco Giusti, di 
Ya Basta, associazione in contatto con Mustapha Barghouti. La nave... 
è bellissima e (quasi) nuova, molto più forte e veloce delle due 
precedenti. C'era stata una riunione apposita per decidere come 
chiamarla. Io avevo proposto tre possibili nomi: Dignità, Speranza, 
Equità. La scelta del primo significa la dignità dei Palestinesi che 
non hanno piegato la schiena, e insieme quella di chi, nel resto del 
mondo, si è stancato di assistere in silenzio al loro martirio. 
Bisogna riuscire a fare qualcosa di concreto ed efficace uscendo 
dagli schemi usuali... con creatività, con fantasia. Free Gaza, un 
manipolo internazionale di uomini e donne di buona volontà, fuori dai 
partiti e dai gruppuscoli, rappresenta anche il secondo nome: la 
speranza attiva.

Joe Fallisi
Larnaca, lunedì 27 ottobre 2008


HOPE

E' così. Non mi sembra vero eppure sono proprio a Gaza. Un sogno 
della mia vita si è avverato. Lo dedico, oltre le barriere del tempo, 
all'amico e compagno Marco Melotti (cfr. http://it.groups.yahoo.com/
group/libertari/message/54046). Quando, verso le 6 e mezza di 
mattina, giunti al confine delle acque "internazionali" - a 20 miglia 
dal suolo palestinese -, abbiamo visto profilarsi due vedette 
israeliane che sembravano venire verso di noi, una da destra e una da 
sinistra, l'intrepida Huwaida era già pronta col megafono e tutti noi 
in attesa (ieri il Ministero della Marina di Tel Aviv aveva 
rilasciato una dichiarazione secondo la quale ci avrebbero fermati e 
arrestati). Intanto Dignity correva veloce verso la sua meta. Poi non 
si è capito bene... andavano avanti e indietro, giravano in su e in 
giù... alla fine sono scomparse nel nulla. Vista dall'alto la scena 
doveva avere l'aspetto di una danza sui generis. Si erano formati, 
più ci inoltravamo, due cerchi attorno a noi: uno esterno, dei 
sionisti, e da quel punto sino a riva, uno interno delle navicelle 
palestinesi. Così abbiamo attraccato al povero porto di Gaza col 
nostro corteo di pescatori e ragazzini in festa, Vittorio Arrigoni, 
radioso, issato sull'albero della barca più vicina. Ecco l'elenco dei 
nuovi venuti:

Denis Healey, Captain, UK
George Klontzas, First Mate, Greece
Nikoals Bolos, Crew, Ireland
Derek Graham, Crew, Ireland
Ali Al Jabar, Al Jazeera, Qatar
Ghazi Abourashad, Holland
Dr. Mohammed Alshubashi, Germany
Huwaida Arraf, attorney, US
Dr. Mustafa Barghouti, Palestine
Audrey Bomse attorney, US
Renee Bowyer, Australia
Caoimhe Butterly, Ireland
Rod Cox, UK
Joe Fallisi, Italy
Marco Giusti, Italy
Dr. Ibrahim Hamami, UK
Ramzi Kysia, US
Alan Lonergan, Ireland
Mairead Maguire, Ireland
Lubna Masarwa, Israel
Vilma Mazza, Italy
Theresa McDermott, UK
Amir Siddiq, Al Jazeera, Sudan
Gideon Spiro, Israel
Dr. Jock McDougall, UK

I baci, gli abbracci, la gioia, la commozione sui volti di chi ci 
aspettava e di noi stessi, ancora increduli, è stata la miglior cura 
dopo le prove del viaggio. Ma subito... eccoci nella Gaza vera, che 
può permettersi pochi sorrisi. Oggi la nostra nave ha portato molti 
più medicinali della volta scorsa e, giustamente, la prima visita è 
all'Ospedale Shifa. il più grande, non solo qui, ma di tutta la 
Palestina. Husein Ashour, medico che si è laureato in Germania, lo 
dirige con la massima competenza e abnegazione. Giriamo insieme con 
lui e i suoi collaboratori per i vari reparti ed è come se 
visitassimo l'anticamera della morte. Molti dei malati, vecchi e 
giovani, cui stringo le mani, se tornassi nei prossimi giorni, non li 
troverei più. Il motivo è uno solo: l'assedio e il blocco attuato 
dall'entità come punizione collettiva contro la società civile 
palestinese. Ci sono dottori bravissimi e persino apparecchiature di 
prim'ordine (per esempio un centro diagnostico-terapeutico anti-
cancro che non ha uguali, mi dicono, in tutto il Medio Oriente), ma 
l'impossibilità di rifornirsi tanto delle medicine, quanto dei pezzi 
di ricambio e di tutto ciò che consente l'uso normale e adeguato dei 
macchinari rende questi ultimi inutilizzabili e, ogni giorno che 
passa, meno verosimili, quasi spettrali. Vengono visitati a loro 
volta, di quando in quando, e sembrano anch'essi malati senza 
speranza. In qualunque istante può mancare la corrente elettrica e 
non è detto che il generatore abbia il carburante necessario. Così, 
anche i sistemi per la dialisi che ancora funzionano possono da un 
momento all'altro fermarsi, causando guasti irreparabili ai pazienti. 
Ed è quel che succede spesso, sempre più spesso. Quanto a lasciar 
uscire i malati dalla prigione per andare a curarsi altrove, come si 
sa, lo sbirro con stella di Davide lo proibisce tassativamente. Ormai 
sono quasi 260 i morti a causa di questi divieti assassini e il 
numero, così continuando le cose, aumenterà in modo tragico. Ci ha 
accolto, dando a ognuno di noi una kefiah e una medaglia, Ismail 
Hanyeh, uomo dignitoso, sicuramente non corrotto e amante del suo 
popolo, definendoci eroi. Ma gli eroi sono loro, i Palestinesi che 
resistono in tutti i sensi e che tengono la schiena diritta nelle più 
tremende avversità. Noi abbiamo solo riaperto una piccola strada alla 
speranza.

Joe Fallisi
Gaza, mercoledì 29 ottobre 2008


EQUITY

Ho cantato nel Teatro di Gaza!... meglio di qualunque altra sala da 
concerto del mondo!... Come se un secondo sogno, dentro uno più 
grande, si fosse realizzato... Era la prima volta che la voce lirica 
volava qui per l'aria e l'accoglienza è stata grandiosa, 
commovente... In valigia avevo messo lo smoking, il farfallino, le 
scarpe lucide, perché gli abitanti della Striscia martoriata meritano 
il meglio, in tutto e per tutto. Chissà, magari anche questo concerto 
ha contribuito a rompere l'assedio... Il cui scopo non è solo di 
togliere cibo, medicinali, mezzi materiali per sopravvivere, ma 
anche, e forse soprattutto, di rovinare l'anima, ogni possibile 
piacere. Nel pomeriggio eravamo andati a visitare Khan Younis. Ci 
accompagnava un vecchio signore, in rappresentanza della comunità 
locale. A un certo punto gli è sfuggita una lacrima, che ha subito 
allontanato, quasi fosse una vergogna mostrarla in pubblico. Ecco, 
per esempio, cosa significa il blocco che i palestinesi subiscono dai 
sionisti: una settimana fa c'è stato un vero diluvio e l'acqua ha 
tracimato distruggendo la strada principale di un intero quartiere, 
riversandosi nelle case, allagandole, devastandole. E' esattamente 
come nel caso dell'ospedale di Gaza. Il soccorso e la solidarietà 
pubblica sono stati da subito presenti, la gente, così "in alto", 
come "in basso", non chiede altro che di poter aiutare a ricostruire. 
Ma manca tutto quello che occorrerebbe (in primis il cemento) per 
ridare la viabilità e un'abitazione degna alle famiglie, i cui 
bambini, in particolare, ora sono a grave rischio per via 
dell'inquinamento dell'acqua stessa. E non si vede via di uscita. In 
effetti basterebbe che gli egiziani si risvegliassero dalla loro 
ignavia - anche solo ricordandosi dei tempi di Nasser, mica delle 
piramidi e dei faraoni - perché tutto ciò avesse termine. Proprio a 
Rafah si compendia l'iniquità che vige in tutto il Medio Oriente. Le 
guardie di frontiera in Egitto permettono a volte la costruzione dei 
tunnel (ce ne sono ormai tanti, sempre comunque capaci di 
rifornimenti molto limitati, ma meglio che nulla), speculando 
mafiosamente su ognuno di essi e su ogni passaggio delle merci. E, 
quando l'entità sionista e gli invasori dell'Iraq (USraele) lo 
richiedono, per compiacerli, fanno saltare i passaggi sotterranei o 
persino li avvelenano... spesso anche li gasano appositamente... così 
che ormai sono decine e decine i palestinesi morti già sotto terra. 
Arabi fanno questo ad altri arabi, mentre gli occupanti, i pulitori 
etnici, i razzisti per antonomasia stanno a guardare col sorriso del 
boia. Non può continuare così e un giorno, forse più presto di 
quanto si possa prevedere, finirà. Finiranno anche le divisioni 
all'interno del campo palestinese. La sera prima avevamo avuto 
l'onore di essere invitati a un incontro storico, che non avveniva da 
quasi due anni. Riunite in assemblea tutte le fazioni hanno preso la 
parola, auspicando la fine delle ostilità interpalestinesi (il 
governo ha anche annunciato la liberazione unilaterale dei 
prigionieri politici rinchiusi nelle sue carceri). Ma l'unità non 
potrà che nascere dal basso, dal popolo e per il popolo. E saranno 
accettati solo i politici integri, che non hanno tradito, che non si 
sono venduti. Questa e solo questa è stata la chiave del successo di 
Hamas e della catastrofe di Fatah. Abu Mazen, la cui immagine, come 
Presidente palestinese, ancora campeggia negli edifici pubblici di 
Gaza rimasti fedeli al risultato delle ultime elezioni, deve 
sloggiare e con lui tutta la sua corte corrotta al servizio del 
nemico. Hanno già assicurati i loro conti in banca nei paradisi 
fiscali. Vadano all'inferno.

Joe Fallisi
Gaza, venerdì 31 ottobre 2008


VERRA'

Ieri sera l'amico Vittorio, un gigante, in tutti i sensi, non è 
riuscito a venire al concerto. Ah... l'avrei riconosciuto subito tra 
il pubblico!... e lo aspettavo... ma i militi di Sion non erano 
d'accordo. Accompagna i pescatori quasi ogni giorno, fin dall'inizio. 
E il suo aiuto e quello degli altri attivisti di Free Gaza (ieri 
erano in dieci) è fondamentale. Io sono contro lo sfruttamento e 
l'uccisione degli animali, non potrei seguirli. Tuttavia capisco e 
condivido il senso della loro solidarietà: è la lotta contro il 
sopruso. L'hanno detto chiaramente gli sbirri... quando gli 
"internazionali" se ne andranno, ve la faremo pagare!... Già, perché 
per 'sti infami chi cerca di procurarsi un po' di cibo è un 
terrorista... e chi gli dà una mano un supporter di Hamas. Non c'è 
al mondo situazione più palesemente iniqua di quella che vede vittime 
i palestinesi. Tutto è concesso ai tiranni con kippà dai poteri 
asserviti dell'occidente... qualunque crimine, qualunque azione, 
anche la più illegale. Silenzio comprensivo e devoto, cancellazione o 
manipolazione delle notizie, vigliaccheria chimerica... Impera ormai 
un vero e proprio Big Brother mediatico, cui resistono solo pattuglie 
sparse di refrattari. Così, anche ieri è successo quello che avviene 
normalmente - e di cui esiste la testimonianza anche in video. Senza 
morti, da quando è arrivata Free Gaza. Nessuna "Rai" o "Mediaset" 
interromperà il flusso di menzogne per parlarne. Secondo la "legge" 
sarebbe consentita la navigazione entro 12 miglia nautiche. Com'è 
ovvio, questo vale per tutti eccetto i palestinesi. Persino a 6, 4 
miglia dalle coste di Gaza, quasi fin dentro il porto, i razzisti 
israeliani pretendono che le acque siano "loro". Arrivano in 
pattuglia e sparano coi mitra e col cannone ad acqua (sporca). E 
questo contro civili disarmati. Ma VERRA' LA LIBERTA' anche per gli 
abitanti oggi sotto occupazione, le loro sofferenze non possono 
essere state invano. Qualcosa di potente e di concreto si muove, 
fuori dalla vecchia politica decrepita: una volontà fattiva di 
verità, di giustizia. La seconda missione ha avuto successo, come la 
prima, e appena torneremo a Larnaca Dignity si rimetterà subito in 
moto per la terza... e poi ce ne sarà una quarta, una quinta... 
Stamani sono andato, insieme coi due giornalisti di Al Jazeera, Amir 
Siddiq e Ali Al Jabar, a portare i regali di Saed per la sua 
famiglia. Abitano a Beth Hannoun. Lì si è compiuta la sua tragedia e 
quella di tanti altri ragazzini palestinesi, straziati dalle bombe 
degli invasori. C'erano tutti ad aspettarci: il vecchio nonno, undici 
bimbi, la madre e il fratello di quest'ultima, che ha lasciato casa 
sua per venire ad aiutare. Khaled, il padre, mi aveva detto che sua 
moglie era la donna perfetta per lui, un regalo meraviglioso di 
Allah. Quando, prima di uscire, gliel'ho confidato con l'aiuto di 
Amir, la luce del suo bel viso ha inondato la stanza.

Joe Fallisi
Gaza, sabato 1 novembre 2008


TORNEREMO

Sì, stiamo tornando a Larnaca, ma torneremo anche a Gaza. Appena 
arrivati, Dignity andrà a riposare a Limassol per qualche giorno, poi 
sarà di nuovo pronta, il 7 novembre, a riprendere il suo viaggio con 
altri passeggeri verso le coste palestinesi. E' cominciato un 
movimento libertario, nato dalla società civile, che nessuno fermerà 
e che saprà manifestarsi anche in modi imprevedibili. Si tenteranno 
tutte le vie, non solo quella marina... l'assedio verrà a sua volta 
assediato e infine distrutto. Confermo quel che ho detto sin 
dall'inizio di queste corrispondenze: i fondatori di Free Gaza sono 
gente seria, non chiacchieroni autoreferenziali. Hanno in mente un 
progetto limpido ed energie e intelligenze altrettanto pulite per 
attuarlo, non si tratta di un fuoco di paglia. Come da noi - come 
dappertutto: se i cittadini non si auto-organizzano, fuori e contro i 
partiti della Casta onnivora, non c'è la possibilità che cambi 
niente in meglio, né, tanto meno, che il peggio venga scongiurato. 
L'altra volta il viaggio di ritorno aveva consentito il 
ricongiungimento di una famiglia palestinese a Cipro e che Saed 
potesse curarsi. Oggi è con noi uno studente cui l'entità sionista 
proibisce (come a tanti altri) di uscire e di andare a studiare in 
un'università europea. Cosa che invece farà, com'è suo diritto. Ora 
nella Striscia, compreso Vittorio che ha deciso di rimanere qualche 
altro mese ad aiutare i pescatori, ci sono nove attivisti di Free 
Gaza. Tre sbarcati da Dignity: "Queeva", Theresa (due angeli 
extraterrestri) e Ramzi, dalla penna corposa. All'orizzonte vediamo 
navi israeliane... scompariranno come nel viaggio di andata. Del 
resto, quel che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Siamo in acque 
palestinesi, poi arriveranno quelle internazionali, infine le coste 
cipriote. Prima che ci imbarcassimo per il viaggio di ritorno è 
venuto a  salutarci Ismail Haniyeh. Ci ha accompagnato sino a fuori 
del porto, sventolando la bandiera della Palestina. Ricorderò sempre 
il suo sorriso radioso. Se Hamas ha stravinto alle elezioni è perché 
ha saputo esprimere un premier come lui, che vive ancora e sempre nel 
campo dei rifugiati, col suo popolo. E che anche i suoi nemici sanno 
benissimo essere onesto e incorruttibile. Per questo lo odiano, 
impotenti. Creperanno nei loro soldi sporchi di sangue.

Joe Fallisi
Gaza-Larnaca, domenica 2 novembre 2008


"FEEL FREE"

L'altra notte non abbiamo mai dormito io, Greta, Mary e Osama. 
Eravamo qui in albergo in attesa della prossima telefonata da 
Dignity, ripartita di sera, con la Luna sempre crescente, per il suo 
secondo viaggio, ovvero per la terza missione di Free Gaza. Portava 
il suo carico di nuovi passeggeri. Eccoli:

Hass, Amira (Israel)
Ahmed, Nazir (Lord) (Pakistan/UK)
Andrews, Christopher (Ireland)
Bartlett, Eva (Canada)
Bolos, Nikolas (Greece, Palestine)
Healey, Denis (UK)
al-Haj, Sami (Sudan)
Graham, Derek (Ireland, Palestine)
McNeill, Pauline (Scotland)
Morena, Fernando (Spain)
Nacer, Mohamed (UK)
O'Donnell, Hugh (Scotland, UK)
ÓSnodaigh, Aengus (Ireland)
Rossi, Fernando (Italy)
Arraf, Huwaida (US, Palestine)
Sharp, Rob (UK)
Schermerhorn, David (USA, Palestine))
Shoukri, Dr. Arafat (Palestine, UK)
Short, Clare (UK)
Thomas, Rhodri Glyn (Wales, UK)
Tonge, Dr. Jennifer Louise (Baroness) (UK)
White, Sandra (Scotland, UK)
Zisyadis, Josef (Switzerland)

Fra di essi 11 parlamentari europei non conformisti - di cui uno, 
Fernando Rossi, a suo tempo rifiutatosi di votare i crediti di 
guerra, ha concluso quest'anno la sua attività di senatore ancora 
prima di maturare la relativa pensione... cosa che ai suoi (ex) 
colleghi della Casta dev'essere sembrata incredibile, mostruosa... 
Tutto procedeva bene, il mare era quasi liscio. All'alba, al confine 
delle acque internazionali, come già era successo a noi, ecco 
arrivare dall'orizzonte velocissime due navi dell'entità, questa 
volta quasi ai fianchi della nostra. Si mettono in contatto radio, 
chiedendo la lista dei viaggiatori. L'impareggiabile Huwaida Harraf 
risponde loro di consultare www.freegaza.org... troveranno tutti i 
nomi e cognomi. Aggiunge con la sua vocina gentile: "Feel free to 
make a donation", "Sentitevi liberi di fare una donazione"... Un 
suono neandertaliano, a metà fra il vomito e la risata, erompe 
dall'altra parte... poi... come d'incanto, Dignity si ritrova sola 
nel suo cammino e va incontro alle barche in festa che stanno venendo 
ad accoglierla. Sì, Free Gaza è di nuovo nella Striscia. Questa 
volta ha portato tre apparecchiature scanner per l'esame della spina 
dorsale, di cui hanno urgente bisogno all'ospedale Shifa. Tornerà a 
Larnaca l'11 novembre. Già stanno chiamando da tutto il mondo per 
partecipare ai prossimi viaggi... Se il primo è stato il più pazzo e 
il secondo quello, forse, più pericoloso, il terzo è la conferma che 
stabilisce a tutti gli effetti un precedente impossibile da ignorare 
in futuro. Per gennaio è programmata una nave di... musicisti!... che 
felicità riabbracciare i miei amici palestinesi!... E Vik, capitano 
coraggioso, il cui impegno quotidiano nella difesa dei pescatori 
diventa sempre più duro... Oggi le navicelle hanno subito di nuovo un 
attacco criminale. E' ormai certo: i sionisti coi loro cannoni 
ultrapotenti non sparano solo acqua mista alle deiezioni, ma anche 
schifezze chimiche, al punto che i militi indossano ormai, durante 
queste belle imprese, apposite tute e maschere. Gli amici hanno 
raccolto dei campioni di 'sto liquido e verrà fatto analizzare. Ce lo 
raccontava in diretta da una delle due barche dei pescatori, con 
mille interruzioni dovute alla situazione precaria, David 
Schermerhorn. Ecco il nuovo che esiste negli Stati Uniti, altroché 
Barack Obama (già ormai completamente nelle spire della Lobby, senza 
l'approvazione della quale, del resto, MAI sarebbe  arrivato alla 
presidenza - né potrà mantenerla)!... E' un anziano signore, quasi 
ottantenne, che dimostra vent'anni di meno. Abita con la numerosa 
famiglia in un'isoletta dello Stato di Washington e ha deciso di 
dedicare la sua vecchiaia a una causa giusta. Siccome conosce bene il 
mare, sin dall'inizio dell'avventura di Free Gaza offre da volontario 
la sua collaborazione. Non ha mancato nessuno dei tre viaggi. E il 
terzo non sarà di certo l'ultimo. Ti saluto, grande David... che gli 
dei del Mediterraneo ti siano propizi.

Joe Fallisi
Larnaca, domenica 9 novembre 2008



 

Tutte  queste  lettere  sono state pubblicate individualmente dall'Agenzia  InfoPal:

www.infopal.it

 

Link a questa pagina:

http://www.terrasantalibera.org/JoeFallisi-letteredaGaza.htm