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LA SOCIETÀ ISRAELIANA
Dal Notiziario della Custodia di Terra Santa “Frati della
Corda”,
n.4 aprile 2007, pg. 18-20

Nel novembre 2005, fra Louis Bohte ofin, in comunità a
Betlemme, ha tenuto una conferenza agli studenti sulla
società Palestinese. Gli fu chiesto allora di essere
informati anche riguardo alla società Israeliana. Siccome
non la conosceva molto bene, ha intervistato
Jeff Halper, un Israeliano che vive a Gerusalemme ed è
direttore del Comitato Israeliano Contro la Demolizione
delle Case,
uno dei gruppi pacifisti Israeliani più conosciuti. Ecco il
risultato dell'intervista:
Fra Louis Bohte ofm (LB):
Le chiedo di fare una presentazione di se stesso.
Jeff Halper (JH):
Sono
un ebreo nato negli USA,
e sono venuto in Israele nel 1973. Sono professore di
antropologia e anche a questo titolo posso dire qualche cosa
riguardo alla società Israeliana.
Sono un figlio degli anni sessanta e sono sempre stato
interessato alla giustizia sociale e ai diritti umani. Cerco
sempre di capire la gente, il che è essenziale per una
politica che vuole essere veramente inclusiva e a favore
della pace. Io non penso nei termini di noi-loro, ma
considero tutti come noi insieme. Noi tutti viviamo insieme
in questo pasticcio. Noi tutti, insieme, dobbiamo uscirne
fuori. Nessuno di noi può vincere: questa sarebbe
un'illusione. O vinciamo insieme o perdiamo insieme. Sono
venuto in Israele anche perché negli USA non mi sentivo
contento: la vita si basa tutta sul materialismo e c'è ben
poco di trascendente nella vita quotidiana. In termini
marxisti, la vita negli USA è piatta. Gli USA sono la
nazione più piatta del mondo.
Il capitalismo elimina le differenze, tutti diventano
soltanto dei consumatori. Alex Hailey era uno scrittore
importante negli USA: ha scritto molto riguardo alle radici,
cioè le radici africane, le radici degli americani indigeni
(gli indiani), le radici culturali. Così, essendo Ebreo,
sono partito per Israele, dove si trovano le mie radici.
Sono venuto qui, mi piace stare qui, ma fin dall'inizio mi
sono interessato del movimento pacifista. Sono sempre stato
consapevole del problema dell'occupazione, del conflitto con
i Palestinesi. Non ho guardato Israele in modo buonista o
ingenuo, e ho sempre opposto resistenza alla sua politica di
Occupazione, dal giorno in cui sono arrivato qui.
LB:
La maggioranza della gente in Israele è Ebrea con sfondi
culturali diversi. Che cosa puoi dire riguardo all'impatto
di questo pluralismo sulla società Israeliana?
JF:
Ci sono state comunità Ebraiche in tutto il mondo - comunità
meravigliose - per migliala di anni, in Medio Oriente, in
Etiopia, in India, in Europa, anche in Cina. Il Sionismo ha
decretato che tutte queste culture non significavano niente,
che rappresentavano soltanto l'esilio, che l'unica cultura
genuina degli Ebrei era quella Israeliana. Eppure la cultura
Israeliana che venne offerta agli immigrati era banale. La
cultura Israeliana oggi non può neanche iniziare ad essere
una rivale delle culture ebraiche che sono andate perdute.
Il Sionismo ha resi privi di cultura gli immigrati ebrei dai
paesi Arabi, e li ha trasformati in copie di consumatori
europei ed americani - cioè consumatori piatti. Gli ebrei
provenienti dai paesi Arabi si sono arrabbiati quando hanno
visto questo, ma ormai avevano perso la loro cultura.
Oggigiomo molti di loro si possono trovare nel partito
ultra-ortodosso Shas, sono ebrei provenienti dal Marocco e
dallo Yemen, che si vestono con abiti del secolo XVI. Questo
non ha senso.
Israele è una società forte, ma ha perso le diverse
tradizioni culturali della sua gente. Soltanto le guerre
tengono unito il Paese. L'esercito e la religione ortodossa
Hassidica sono le uniche strutture sensate che rimangono.
L'odio verso gli arabi e la preoccupazione della sicurezza
hanno sostituito la nostra cultura nazionale. Ben Gurion
decise questo quando scelse l'esercito come veicolo per
costruire la nazione.
Gli Israeliani vogliono vivere come gli Americani. Perciò il
conflitto contro gli Arabi è un problema. I ragazzi di
classe sociale media non vogliono entrare nell'esercito, non
vogliono interrompere le loro vite. E l'esercito non offre
nessuna via d'uscita dal conflitto. Il conflitto era utile
per costruire la nazione, ma adesso ha perso il suo valore.
Gli Israeliani non sanno che cosa fare con questo conflitto.
Molti stanno lasciando il Paese: forse da 750 mila fino ad
un milione di ebrei ha già lasciato il paese. E sono quelli
con più cultura che vanno via. Questa emigrazione è una
perdita di risorse intellettuali.
LB:
Esiste un Ebraismo religioso e un Ebraismo secolare. Come
influisce questa differenza sulla
società?
JH:
Lo Stato di Israele è diventato molto più religioso, e
questo non mi piace. Nel 1948, circa 85 della gente era
secolare; adesso i secolari sono circa il 35-40. La gente
secolare diventa religiosa quando perde le proprie radici
culturali e il senso della propria vita. La religione non è,
per se stessa, un pericolo, ma lo diventa quando si associa
alla politica estremista della destra: allora diventa un
grande problema che blocca il cammino verso la pace. I
coloni Israeliani che sono ideologicamente religiosi sono
molto anti-Arabi. Votano Likud e i partiti della destra,
paragonano gli Arabi agli Amaleciti, e bloccano ogni
iniziativa a favore della pace. Gli Ebrei religiosi si
riferiscono soltanto ai cinque Libri di Mosè, a Giosuè e ai
Salmi. Per loro i profeti erano sovversivi, troppo
universalisti, troppo preoccupati della giustizia. Nei
circoli ultra-ortodossi è proibito leggere i profeti. Il
Giudaismo qui in Israele non è universale. La classe
dirigente religiosa ha paura dei profeti, perché i profeti
parlano di giustizia. Gli Ebrei religiosi pensano di avere
il diritto esclusivo su questa terra, e per loro gli Arabi
sono nemici per definizione. Nella Torah l'idea del nemico
Amalek è forte, e questo da forza alla guerra.
LB:
Secondo la tua opinione, quali sono gli elementi importanti
per noi Francescani qui in Terra Santa, per aiutarci a
capire e agire di conseguenza?
JH:
Dipende. I Francescani non hanno motivazioni politiche. I
loro valori principali sono l'amore, la cura, la
comprensione, la giustizia e la pace. Questi sono anche
valori che noi promuoviamo, certamente. Gli ultimi 60 anni
hanno visto una fusione del mondo dei diritti umani e della
tradizione francescana basata sul concetto fondamentale
della dignità umana.
Siamo tutti esseri umani creati ad immagine di Dio. Se la
dignità non proviene dalla religione, deve provenire da
altre fonti. La religione e i diritti umani sono ambedue
basati sul primato della dignità umana. Se i diritti umani
vengono resi operanti, e con questo, quindi, anche la
filosofìa dei Francescani, crollerà l'immoralità
dell'occupazione. Io vedo i diritti umani come estensione
della mia tradizione ebraica, e di quella francescana.
Israele deve rispettare e assicurare questi diritti.
I francescani possono parlare a favore di tutto questo senza
che il loro sia un discorso politico. Vorrei ascoltare la
voce dei Francescani. San Francesco era una figura veramente
profetica. Ho letto il libro di Nikos Kazantzakis su San
Francesco. Egli non poteva ignorare l'ingiustizia. Capiva
come i politici lavorano con il potere. San Francesco era
schierato apertamente per la giustizia, senza condannare
nessuno, ma la sua posizione era morale e politica insieme.
San Francesco non sarebbe rimasto silenzioso dentro le mura
delle chiese di fronte all'Occupazione, alla demolizione
delle case, alla violenza, all'oppressione, alle violazioni
dei diritti umani e della dignità umana. Nessuno era più
politico di San Francesco.
Israele è più potente dei Palestinesi. I Palestinesi non
occupano Tei Aviv. Questo significa che Israele ha più
responsabilità. Anche i Francescani hanno una certa
responsabilità nei confronti sia dei Palestinesi che degli
Israeliani, hanno responsabilità nei confronti
dell'ingiustizia.
LB:
Perciò Israele è come un bambino troppo coccolato.
JH:
Questo è vero. Ma un bambino coccolato può distruggere se
stesso. Se tu ami il bambino, devi essere anche severo con
lui, per non lasciare che distrugga se stesso. Devi
dimostrare questo tipo di amore, per esempio, se hai un
amico alcolizzato. Non puoi scusarlo e portargli l'alcol
perché - come lui reclama - ne ha bisogno. Tu dici no. I
Francescani devono dire no a Israele quando cerca di rendere
permanente la sua Occupazione.
LB:
Grazie.
Dal Notiziario della Custodia di Terra Santa “Frati della
Corda”,
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