Anno IV,  Comunicato del 5 giugno 2009

 
     
 

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OBAMA AL CAIRO:

L’UNIPOLARISMO GIUDEOAMERICANISTA

 

  

 

“Ho imparato un’infinità di cose dal Dottor Brzezinski. Lo ringrazio per il suo immenso contributo ed i servigi forniti agli Stati Uniti d’America”

 Obama

 

 

In seguito al discorso al Cairo di Obama, già salutato dalla stampa mondiale come una “svolta di civiltà”, si rendono necessarie brevissime considerazioni:

 

a)      Come avevo già scritto (L’essenza frankista della nuova America, 24/11/2008, http://www.terrasantalibera.org/LucaFantini_ProfetismoObamista.htm ) tentando di tracciare la strategia della linea giudaica frankista che ha supportato l’ascesa di Obama e che la supporterà, il “nuovo” americanismo userà in prima (e nei suoi propositi, definitiva) istanza la via diplomatica e “pacifista” per riaffermare, o meglio, riconfermare il suo dominio unipolare. “Pacifista” nella forma, ma ben più pericoloso nella sostanza, per noi europei, di quanto lo sia stato lo stesso periodo Bush, il quale, se non altro, non occultava mediante abilissime pretattiche, il finale disegno strategico statunitense: il dominio armato mondiale. Medesimo è il disegno strategico dell’attuale dirigenza che si riconosce in Obama. Ma le nuovi armi, oltre la retorica “pacifista”, saranno più subdole e occulte, come ad esempio quelle che fornisce la cosiddetta “ricerca scientifica”, per il controllo psichico-animico dell’umanità e lo svuotamento permanente della sua essenza spirituale. Obama ha già parlato chiaramente in tal senso e suoi uomini di fiducia sono mobilitati a tal fine. Una partita fondamentale si gioca per il “nuovo” americanismo sul piano dell’ “occultismo meccanicistico” in diretta continuità con quanto fatto fino ad ora più dall’amministrazione Blair che da quella Bush.

b)      Il giudeoamericanismo, di cui Obama è attualmente l’incarnazione esemplare, non si trova, a mio modesto avviso, al punto di alcuna “storica svolta”. Giudeoamericanismo ed islamismo hanno marciato a braccetto, sulla pelle dell’Europa prima, di patrioti arabi (cristiani o filocristiani) come Arafat, Saddam Hussein e Tareq Aziz poi. L’autentica definitiva sconfitta strategica europea si aveva con il ritiro dell’esercito russo dall’Afghanistan. In Afghanistan si aveva la vittoria militare russa: l’Armata Rossa non perdeva infatti, nel corso del conflitto, una sola rilevante battaglia militare. Si aveva invece la determinante vittoria strategico-politica del fronte islamoamericanista fondato sul presupposto del piano di dominio eurasiatico di Z. Brzezinski. Le dichiarazioni del Generale Boris Gromov – comandante supremo della quarantesima armata, il corpo di spedizione sovietico in Afghanistan - erano d’altra parte esplicite. Esse erano un chiaro atto d’accusa verso il Cremino, ritenuto il massimo responsabile della sconfitta di contro alla sostanziale vittoria militare dell’esercito russo. In questo senso, è sacrosanta l’affermazione di Putin, in base a cui la massima tragedia geopolitica del ‘900 è stata la caduta dell’Urss. Dalla metà degli anni sessanta circa, l’Urss perdeva infatti quasi del tutto l’originario carattere giudaico-marxista ed anticristiano, per divenire gradualmente sempre più Russia. Si avevano ancora assalti diretti e disturbi guidati in particolare dalla corrente giudaico-marxista facente capo ad Andropov (Liberman – Feistein), ma Usa ed Israele avevano ormai la chiara percezione che il “grande esperimento” di violenta schiavizzazione della Russia progettato dalla lobby anti-russa era ormai praticamente fallito, grazie all’indomito spirito di sacrificio del popolo russo. Determinante, di certo, era stata la Grande Guerra Patriottica, il cui continuo mistico richiamo rimane e rimarrà indelebile nella spirituale memoria della Russia. Lo stesso Solzenicyn sosteneva che Stalin, giustamente, durante la Seconda Guerra mondiale metteva al bando l’ideologia marxista, sventolava la bandiera russa e per un tempo anche lo stendardo della cristianità ortodossa. “E vincemmo”, concludeva lo scrittore. (Solzenicyn, Lettera ai capi, 5 settembre 1973). Medesima versione dello stalinismo 1941-1945, come variante non marxista e non comunista del nazionalismo grande-russo, è fornita nei testi scolastici in uso nelle scuole russe. Sempre Solzenicyn, con grande onestà intellettuale, si vede costretto a riconoscere (Id., Due secoli insieme, Voll. II, Napoli 2007, pp. 582-588) la radice in larghissima parte giudeoamericana del fenomeno della cosiddetta dissidenza antisovietica, che si potrebbe anche ben definire antirussa e russofoba. E’ dunque incontestabile il dato storico che americanismo-giudaico (Brzezinski, Soros, Kuron, Adam Michnitz, Geremek) ed islamismo – con l’appoggio fondamentale ed incondizionato del probabile frankista Papa Wojtyla - si siano stretti in un asse tattico massimamente antieuropeo finalizzato alla totale dissoluzione della Russia sovietica.  Anche dopo l’11 settembre 2001, in piena era Bush, dunque quando era teorizzato il principio della totale contrapposizione all’Islam in quanto simbolo per eccellenza del male e del terrorismo, l’amministrazione americana non si faceva scrupoli di perorare la causa degli islamisti ceceni e degli islamisti schipetari in Kosmet rispetto a quella dei cristiani russi o serbi. Significativo, che ancora dopo la morte di Izetbegovic (19 ottobre 2003), nonostante la maggior parte delle analisi, anche di quelle antiserbe, indicava le vaste responsabilità della dirigenza musulmana bosniaca (supportata da Usa, Gb, e da tutte le maggiori potenze musulmane della terra) nello scoppio della guerra, un esponente di punta del giudaismo internazionale come Bernard-Henry Lèvy definiva il leader musulmano che aveva devotamente servito la causa di Iran, Turchia ed Arabia Saudita in terra europea nel corso di tutti gli anni novanta, non un estremista ma un illuminato “uomo di lettere e cultura” (John R. Schindler, Jihad nei Balcani. Guerra etnica e Al-Qa’ida in Bosnia, 1992-1995, Gorizia 2009, pag. 390).

 

c)      La caduta vertiginosa della Russia sovietica era così una fondamentale vittoria strategica di Z. Brzezinski, di Soros, di altri esponenti di massimo rilievo dell’alta finanza giudaica e dei militanti islamisti jihadisti, alleati tattici, in funzione antirussa, del fronte internazionale giudeo-americanista. Una formidabile vittoria dei nemici d’Europa. Era una vittoria strategica, in senso lato, del Giudaismo e del Sionismo, come sostiene Vasili Drozhzhin, attuale professore dell’Accademia di polizia di San Pietroburgo, nel suo saggio Storia dello Stato e del diritto nazionali 1985-1991 (nel saggio si ribadisce peraltro la classica tesi di talune correnti patriottiche grandi-russe in base alla quale “i sionisti soppressero fisicamente Stalin mediante avvelenamento”).

 

d)      L’attuale fine strategico americanista è rappresentato dalla conquista definitiva dei “Balcani globali”: la vastissima zona che si estende dal canale di Suez alla regione dello Xinjiang, dal Nord del Kazakistan al Mar Arabico. La crisi finanziaria, scoppiata con gran clamore poco prima dell’ascesa di Obama, ha avuto la chiara funzione di colpire, ancor più delle altre nazioni, la Russia ma in particolare la Cina. Ma d’altra parte, la Cina, nonostante le forti preoccupazioni di questi tempi, continua a finanziare il debito pubblico americano e l’euro, nella Banca centrale di Pechino, occupa uno spazio assolutamente marginale. Nonostante questo, i leader della Repubblica Popolare vedono ugualmente assumere ormai forma di realtà il sogno accarezzato fin dall’epoca di Deng Xiaoping, ossia avere di fronte a sé una sola superpotenza con cui misurarsi. Fino ad ora si può parlare di una simbiosi mondiale sino-americana fondata sull’interdipendenza, ma tale simbiosi, secondo vari osservatori, sarebbe assai labile ed è fatalmente destinata a spezzarsi. In particolare, ciò che Washington sembra temere è la stabilizzazione della tradizionale amicizia sino-pachistana. Nonostante il Pakistan non esca affatto per ora dal controllo americano, Islamabad considera Pechino il suo principale alleato strategico e la Cina sta aiutando il Pakistan in diversissimi settori, tra i quali quello dell’estrazione mineraria e della produzione energetica. Pechino, inoltre, assiste con grande preoccupazione al crescente rafforzarsi degli islamisti radicali nel Pakistan, la cui pericolosa influenza potrebbe estendersi, tramite le regioni confinanti, presso gli Uiguri. Le varie destabilizzazioni interne, o negli immediati confini, potrebbero fare del Pakistan e della zona immediatamente adiacente un centro geostrategico ad altissima densità conflittuale in cui finiranno per consumarsi i regolamenti di conti tra le maggiori potenze planetarie. Pensare a tali destabilizzazioni interne, che potrebbero essere attuate con i diversi mezzi che conosciamo (attentati terroristici, “rivoluzioni rosa” per la libertà e per i diritti umani ecc. ecc.), non è fuori luogo se solo si considera che è particolarmente presente in zona l’ONG di Brzezinski, l’Human Right Watch e che anche grazie ai supporti dati loro decenni fa proprio dal clan Brzezinski i jihadisti afgani e pakistani hanno conquistato un peso sempre maggiore sulla scena internazionale.

 

e)      In conclusione: Obama giudeo, cristiano, musulmano, profeta della pace e della illusoria “fratellanza dei popoli”, sostenitore fervente – da buon continuatore della dottrina Wilson – della astratta dottrina della indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli (soprattutto quando ci sono in gioco i legittimi interessi nazionali russi), è semplicemente la nuova declinazione tattica del secolare progetto strategico di dominio  planetario giudeoamericano, caratterizzato dalla progettata (ed in parte attuata fino ad ora) schiavizzazione psichica e spirituale dei popoli europei e dall’annientamento della Cristianità Europea.

 

f)       Voglio infine ricordare e rianimare, con questo articolo, nella memoria il sacrificio dei soldati-patrioti russi caduti in Afghanistan nell’estrema difesa dell’Europa e della Cristianità Europea. Anche quelli, tra loro, con ferite permanenti e mutilazioni. 

      Tutti loro, come veri patrioti europei, si sacrificavano contro il progetto massimamente antieuropeo ed anticristiano che oggi di nuovo, più potente che mai, sta partendo da oltreoceano. 

  

Minsk. Isola delle lacrime. Monumento ai patrioti russi caduti in Afghanistan

 

Luca Fantini

 

Dottore di ricerca in storia della filosofia, collabora con la nostra redazione come esperto di problemi storici e filosofici, con particolare attenzione alla questione giudaica

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/LucaFantini_Obama_al_Cairo.htm

 

 
 

 

 

 

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