Anno IV,  Comunicato del 24 novembre 2009

 

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L'essenza frankista nella nuova America del profeta Obama (creata dal frankista Brzezinski):

 

Il profetismo obamista,

 

ossia la nuova strategia

del “grande esperimento” cabbalistico.

 

Un'analisi di

Luca Fantini

24 novembre 2008

  

Naturalmente, la Cabbalà è assolutamente riservata agli Ebrei.

Quando i testi cabbalistici parlano di “uomo” si riferiscono al solo Ebreo, essendo il non-ebreo, nella visione cabbalistica come in quella talmudica un mezzo uomo o semplicemente un “non uomo”[1].

 

Mordechai Nisan, docente della Hebrew University di Gerusalemme, pubblicò nel 1984, nello spirito del Talmud e di Maimonide, una dichiarazione che rende bene il concetto:

I non ebrei non devono essere elevati ad alcuno ufficio o vita di potere sopra degli ebrei. Se rifiutano di vivere una vita d’inferiorità, questo segnala la loro ribellione e l’inevitabile necessità della guerra ebraica contro la loro stessa presenza nella terra d’Israele[2].

Non ha importanza ora il ripercorrere la storia del messianismo sabbatiano e frankista, non ha importanza, in questo contesto, stabilire fino a quale grado, sabbatianesimo e frankismo, si siano innestati sulla scia del modello luriano. E’ necessario invece considerare, come nota peraltro uno studioso ebreo di questi movimenti messianici cabbalisti[3], che il frankismo costituì il modello perfetto, più radicale dell’antinomismo.

 

L’antinomismo, in breve, è una autentica pseudo-teologia della contro-resurrezione, una teologia “magica”, operativa, fondata sulla prassi della salvezza tramite la dissoluzione più acuta, tramite la dissacrazione più violenta, tramite il peccato. Questa teologia della controresurrezione deve condurre al trionfo planetario dell’anti-uomo, ossia alla vittoria dell’anti-Io. Un’entità potente, cosmica che si sostituisce all’io, che lo fa deviare dalla sua autentica missione, la deificazione o comunque l’evoluzione spirituale, “donando” all’io la parvenza della medesima forza divina, mentre in realtà trattasi di potenza infera, che ha la precisa missione di ostacolare l’evoluzione spirituale dell’Io.  Ma certamente di potenza si tratta. Solo, appunto, non di una potenza creatrice e luminosa, che investe della sua deificante sostanza l’uomo che liberamente sceglie di compiere la sacrificale, eroica missione di elevazione e resurrezione,  si tratta: ma di una potenza che dà l’illusione magica dell’elevazione. Elevazione che, in tal caso, si raggiunge solamente tramite la dissoluzione, nel senso di consapevole, violenta rottura del limite. In senso ctonio. Non trascendentale. Non luminoso. Jacob Frank, nella sua indubbia grandezza, è un personaggio dostoevskiano. Il messianismo frankista  si deve appunto a Jacob Frank, nato nel 1726 a Korolewka, in Galizia. Egli è il messia autoproclamatosi della “fine dei giorni” di talmudica memoria, è un ebreo ultraebraizzante ma venuto in terra per salvare l’intera umanità. L’essenza del messianismo controspirituale e controresurretivo frankista è questa: il lavoro di distruzione deve essere compiuto con la discesa dell’uomo nelle più infime profondità dell’abominazione.

 

Dice Frank:

 Io non sono venuto ad innalzare, sono venuto a distruggere e a degradare tutte le cose finché esse non siano scese così in basso che più in basso non potrebbero scendere. La strada per l’abisso è terrificante e spaventosa[4].

Nell’ebraico Talmud, la parola ebraica che indica l’eresia per eccellenza, minuth, significa Cristianesimo. Il frankismo si espande su questa tradizionale, radicata cristianofobia giudaizzante, portando dei caratteri di dirompente radicalità, fondati, appunto, sulla necessità operativa, “magico-operativa” di espandere sempre più il campo delle tenebre nel regno della luce. Era infatti una significativa pratica frankista lasciar salire alla superficie della coscienza individuale “il pensiero impuro”, l’istinto prepersonale per percepire la forza cosmica in esso insita e far scoccare così una presunta “scintilla divina” dove, come si può ben comprendere, di divino nel senso luminoso e originario del termine vi è ben poco.

Il frankismo fu quindi un nichilismo magico basato sulla prassi di un materialismo metafisico fortemente radicato su una concezione del mondo che si può definire appunto di messianismo controresurretivo.

 

Proprio Mandel sostiene che il frankismo è in sostanza “un sionismo senza Sion[5], un tentativo di dominio planetario giudaico privo di un’entità statale o politica appartenente esclusivamente agli Ebrei, in quanto tale missione messianica non può che coinvolgere l’intero pianeta e l’intera umanità.

Il frankismo ebbe un ruolo significativo nella stessa Rivoluzione Francese, che ha avuto un’importanza centrale nello sviluppo del mondo contemporaneo, e, soprattutto tramite Israel Hel’fand (Parvus) a cui Solzenicyn dedica un ritratto perfetto in Lenin a Zurigo[6], nella stessa Rivoluzione Bolscevica.

 

Ma il frankismo ha avuto certamente nell’America la propria terra di predestinata elezione. Ebrei polacchi di ascendenza frankista, “segnati da uno stigma di assoluta spregiudicatezza, in cui intravediamo il marchio del settecentesco anticristo”[7], saranno in posizione di estrema potenza, ben piazzati al centro dell’impero planetario. Un impero di “sionisti senza Sion”, talvolta anche in polemica con l’entità sionista. Una polemica interna certamente, ma non per questo meno forte.

 

I più importanti, tra questi, saranno Zbigniew Brzezinski, Jerzy Kosinski, Roman Polanski. Tra gli altri. In questo contesto, ci interessa approfondire la nuova strategia di Brzezinski, il più lucido teorico, da decenni, della globalizzazione (di segno frankista, naturalmente), russofobo per eccellenza, al punto di creare addirittura la strategia del “jihadismo verde” pur di vedere perire il maggior numero possibile di russi, pur di vedere la Russia sbattuta per sempre a terra. Brzezinski allora riuscì, con la sua penetrante lucidità, nell’impresa. La strada per i globalisti frankisti fu in discesa per decenni. Ma poi, esigenze multipolari hanno, negli ultimi tempi, rimesso tutto in discussione. Oltre gli indubbi demeriti strategici dei neocons, contro i quali Brzezinksi ha sempre diretto i propri polemici strali, la via del globalismo frankista non è mai in salita come ora.

 

Brzezinski, da buon frankista (i sabbatiani ed i frankisti erano soliti dissimulare la loro ebraicità, operando false conversioni), ha ripetutamente attaccato la lobby ebraica che comanda gli Usa.

 

Nonostante ciò, la nuova strategia, per quel che all’esterno se ne possa capire, presenta ancora una volta caratteri seducenti. Che sfonderanno, purtroppo, all’interno di una massa mondiale, frastornata da secoli di supermaterialismo.

La nuova strategia planetaria del globalismo cabbalista frankista è comunque abbastanza chiara. Il terrorismo planetario di stato usato fino ad ora dall’amministrazione Bush e dai vertici dell’entità sionista ha recato solo danni, sia militari sia di immagine, alla causa. L’unico aspetto positivo di tutto questo “folle corso”, ci dice il Brzezinski, è che queste guerre continue sono divenute “il cimitero dei sogni neocon”[8].

 

La nuova partita planetaria per la conquista definitiva, risolutiva dei “Balcani globali” (la vastissima zona che si estende dal canale di Suez alla regione dello Xinjiang, dal Nord del Kazakistan al Mar Arabico), esige una nuova tattica. Non di strategia, certamente. Esige una trasformazione di immagine dei nichilisti dissacratori di dostoesvkiana memoria. Non più bombardamenti a tappeto. Non più Hiroshima, né Nagasaki. Non più Falluja, né Jenin. La strada da percorrere è ora quella di un messianismo pacifico, filantropico, panumanitarista, essenziato di neofrankismo. E’ l’unica via per affermare di nuovo l’unipolarismo globalista frankista americano, tentando di acquisire un consenso popolare planetario. A tal punto, risulta di forte rilevanza l’operazione Obama. Fin qui, la nuova strategia sembra essere andata in porto.

 

Obama è, dalla gran parte dei mezzi di informazione mondiali, designato come il “nuovo messia”, il nuovo profeta della pace.

Avevamo già scritto, da mesi, che non vi sarebbe stato alcun attacco all’Iran e che gradualmente, gli americani chiuderanno i fronti che hanno aperti sin qua. Lo ribadiamo, siamo sostanzialmente convinti di questo[9].

 

La nuova strategia opererà su due direzioni principali, che si vanno già delineando.

La prima sarà una più forte radicalizzazione della deumanizzazione, il trionfo concreto del modello di uomo “macchinizzato”, frutto di una visione scientista e ultra-razionalista che chiama “ricerca scientifica” l’affermazione di realizzazioni spiritualmente anti-umane.

La seconda sarà una strategia fortemente eurofoba. Segnata dal tentativo storico di annichilire definitivamente l’identità spirituale europea. Non quella giudaico-cristiana, che tanto piace ai circoli di potere frankisti, naturalmente. Ma quella realmente europea. Simboleggiata dalla luminosa spada dell’Arcangelo Michele. Sanno, i frankisti, che in prospettiva, lo scontro con la Cina sarà inevitabile. Tenteranno di mediare un temporeggiamento cinese in funzione antirussa ed antieuropea. Tenteranno di spegnere ogni focolaio di resistenza patriottica araba. Probabilmente riusciranno in molti di tali loro propositi. Il nuovo presidente americano assumerà probabilmente un ruolo leader nella creazione di una coalizione globale (di segno esteriormente “pacifista”), comprendente anche Cina ed India, che si opponga alla legittima strategia russa di indipendenza politica e militare, che si opponga al prevedibile sabotaggio russo dell’ingresso della Georgia e dell’Ucraina nella Nato e nell’Unione Europea. La Russia sarà allora ossessivamente descritta dai mezzi di informazione mondiale come “la peggiore dittatura fascista mai apparsa sulla terra”.

 

La Russia attuale non ha certamente la forza di resistenza spirituale a questo oscuro progetto che sembra riguardarla. E’ molto occidentalizzata, almeno nei grandi centri. Ma potrebbe avere comunque – come i fatti dell’agosto 2008 ci avrebbero voluto dire - la forza di resistenza politica e militare per opporsi, se non altro, a questo nuovo disegno che la predestinerebbe ad una ulteriore, futura schiavizzazione. E potrebbe allora ritrovare la stessa forza spirituale. Quella stessa eroica, luminosa forza, che il suo popolo trovò quando gli esecutori del “grande esperimento” russofobo, gli appartenenti al “piccolo popolo”, i Frankel, i Kogan, i Rapoport, i Finkel’shtein, gli Yagoda, gli Averbach, i Barman, tutti operanti sotto la suprema visione e direzione del kahalista Kaganovich[10], sommergevano la storia russa di sangue cristiano innocente. Quella stessa luminosa forza che permise al suo popolo di scongiurare e far fallire il “grande esperimento”, ossia la definitiva crocifissione della santa Russia[11].

 

Questa situazione economica che si va annunciando farà, peraltro, certamente il gioco dei globalisti frankisti. Oltre alla nutrita presenza di esponenti frankisti nei circuiti bancari internazionali, un graduale impoverimento di massa, con un pensiero materialistico e razionalistico ancora generalmente forte e radicato, crea il clima ideale per l’affermazione di un falso profetismo e di un falso messianismo.  

Nel 1666 apparve nella storia il gruppo messianico sabbatiano che faceva della dissimulazione e del rovesciamento dei valori creativi spirituali la pratica da usare.

Oggi, la nuova strategia, fedele a quell’impianto, usa una nuova tattica. Ma il fine rimane certamente lo stesso.

 

   Luca Fantini,

24 novembre 2008

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/LucaFantini_ProfetismoObamista.htm

 



NOTE :


[1] Al riguardo, Israel Shahak e Norton Mezvinsky, Jewish fundamentalistn in Israel, Londra, 1999.

[2] Ivi, pag. 73.

[3] G. Scholem, Sabbetay Sevi, Il messia mistico, Torino 2001, pag. 723.

[4] A. Mandel, Il messia militante. La fuga dal ghetto, Milano 1984, pag. 53.

[5] Ivi, pp. 79-89.

[6] A. Solzenicyn, Lenin a Zurigo, Milano 1976, pagg. 176 e segg.

[7] M. Blondet, Cronache dell’anticristo, Milano 2001, pag. 138.

[8] Z. Brzezinski, L’ultima chanche, Roma 2008, pag. 113.

[9] Si veda i vari articoli dedicati all’argomento nel blog francocolombo.

[10] Cfr. A. Solzenicyn, Arcipelago gulag. Par. III – IV, Milano 1995, pp. 74-126.

[11] M. Skarovskij, La croce e il potere, Milano 2003, pp. 24-27.

 

 

 
 

 

 

 

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